L’Ungheria prossima a ratificare l’adesione svedese alla NATO?

L’Ungheria sembra pronta a ratificare la procedura di adesione della Svezia alla NATO dopo un lungo inconcludente tergiversare.

La posizione di Budapest, rimasta isolata nell’ambito della NATO dopo il voto favorevole del Parlamento turco, è di fatto insostenibile anche a causa delle pressioni degli Stati Uniti, di Paesi alleati che hanno grande influenza sull’Ungheria (come la Germania) e dello stesso Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg.

Proprio quest’ultimo ha comunicato di aver avuto un colloquio positivo con il Primo Ministro ungherese Vicktor Orban e di accogliere con favore il chiaro sostegno del premier e del suo Governo espresso sull’adesione della Svezia alla NATO, concludendo di attendere con impazienza la ratifica non appena il Parlamento di Budapest si riunirà nuovamente.

Il Parlamento ungherese è attualmente in pausa invernale e si riunirà per la prima volta nel 2024 il prossimo 26 febbraio.

Di fatto, a differenza della posizione di Ankara che aveva dei motivi per opporsi alla adesione di Helsinki e Stoccolma alla NATO, pretesti legati alla repressione dei curdi ed alle operazioni militari eseguite dalle FF.AA. turche nel nord della Siria e nel Kurdistan iracheno contestate dalla Finlandia e Svezia che avevano deliberato anche embarghi alle forniture dei sistemi d’arma, situazioni queste ora ricomposte, non è mai stato chiaro il motivo dell’ostracismo ungherese all’adesione dei due Paesi scandinavi, se non per puro tatticismo o per ottenere nel caso svedese un qualche vantaggio fin qui non materializzatosi.

Se per la Finlandia, alla fine, anche l’Ungheria ha votato per l’adesione, invece, per la Svezia il voto che era previsto nell’ultimo quadrimestre del 2023 è slittato ed ora si attende che sia inserito nel calendario parlamentare di Budapest.

Il premier Orban non è nuovo ad assumere posizioni nette contro l’Unione Europea, pur essendone l’Ungheria membro da cui riceve i lauti contributi, e contro la NATO, soprattutto nel supporto fin qui assicurato dall’Alleanza alla Ucraina nel conflitto in corso con la Russia; le “malelingue” sostengono che il premier ungherese sia una sorta di alleato nemmeno troppo occulto di Putin ma, in realtà, è un politico sulla cresta dell’onda da diversi anni in Ungheria ed Europa che, ponendo veti ed ostracismi, più volte è riuscito a portare a casa risultati (non sempre lineari e condivisibili) e risorse difficilmente ottenibili per altre vie.

Il messaggio di Stoltenberg sembra preludere alla svolta ungherese; evidentemente, a Budapest si sono resi conto di essere rimasti in mano con il cd. “cerino acceso” e di non avere più margini di manovra, tanto che, fin qui, il Governo Svedese ha sempre rifiutato di intavolare trattative con l’Ungheria, sottolineando che non vi sono questioni particolari tra i due Paesi (tra l’altro, l’Ungheria impiega i caccia bombardieri JAS 39 Gripen prodotti da Saab in leasing decennale rinnovato ed attualmente sottoposti ad ammodernamento con contributo elargito da Stoccolma).

In conclusione, è prevedibile che il voto ungherese, fin qui mancato, arriverà quest’anno permettendo alla Svezia di divenire ufficialmente il 32° Paese membro della NATO, permettendo all’Alleanza di rinforzarsi ulteriormente nel Nord dell’Europa, nella regione artica e sub artica saldando di fatto e di diritto l’intero “fronte” scandinavo dalla Norvegia alla Finlandia, passando appunto per la Svezia (che, peraltro, ha già avviato le procedure per conformarsi agli standard NATO ed ha avviato programmi di collaborazione con Paesi NATO e partecipa da Paese partner ad esercitazioni dell’Alleanza).

Altro aspetto di notevole portata strategica, l’adesione svedese renderà il Mar Baltico una sorta di “lago NATO”, con le Marina di Stoccolma che ha avviato un importante programma di ammodernamento della flotta di superficie ed anche sottomarina; anche le Marine di Helsinki e di Varsavia hanno lanciato vasti programmi per potenziare le linee (la prima con le corvette/fregate classe Pohjanmaa o Project 2020, la seconda con le fregate classe Miecznik ed il programma Orka per nuovi sottomarini diesel/elettrici) mentre i Paesi baltici si concentrano su difesa costiera missilistica (con sistemi NSM acquistati anche dalla Polonia) e “guerra” di mine (sia come contromisure che come posa).

Si può affermare che la mossa russa dell’aggressione all’Ucraina ha ottenuto esattamente l’effetto opposto a quello tanto sbandierato di Mosca prima del 22 febbraio del 2022 di voler allontanare la NATO dai suoi confini, considerato che la Finlandia è ora un solidissimo Alleato e presto lo sarà anche ufficialmente, l’altrettanto salda Svezia; entrambi i Paesi porteranno in dote centinaia di migliaia di uomini (tra professionisti e riservisti ottimamente addestrati, motivati ed armati), aeronautiche e marine moderne; un pessimo risultato conseguito dalla Russia in termini strategici.

Foto @NATO