Nel periodo dall’inizio del 2025 a oggi, le azioni dei principali colossi della difesa statunitensi e europei hanno mostrato andamenti divergenti. Mentre i titoli USA (Lockheed Martin, Boeing e Northrop Grumman) hanno registrato una partenza debole o incerta nel 2025, i loro omologhi europei (BAE Systems, Leonardo e Thales) hanno messo a segno forti rialzi, toccando in molti casi nuovi massimi.
Andamento delle azioni nel 2025: USA vs. Europa

I giganti americani della difesa hanno avuto un avvio di 2025 sottotono. In particolare, Lockheed Martin (LMT) – il maggiore appaltatore USA – ha subito un netto calo nei primi mesi: a metà febbraio il titolo risultava in flessione di circa -13% rispetto a inizio anno . Anche Northrop Grumman (NOC), grande contractor aerospaziale e militare, ha perso terreno (~-6,5% da inizio anno a metà febbraio ).

Boeing (BA), che opera sia nel settore difesa sia in quello aeronautico civile, ha mostrato performance altalenanti: dopo aver chiuso il 2024 in forte calo (-32% nell’anno a causa di problemi produttivi e ritardi), nel 2025 il titolo ha cercato stabilità con modesti recuperi legati al miglioramento previsto nel comparto civile. In generale l’indice S&P500 Aerospace & Defense a Wall Street è rimasto fiacco nei primi mesi dell’anno . L’incertezza sulle future commesse pubbliche USA ha dunque frenato i titoli americani, che hanno nettamente sottoperformato rispetto ai concorrenti europei.

Di contro, le azioni dei maggiori gruppi europei della difesa hanno registrato forti rialzi e nuovi massimi storici nei primi mesi del 2025. Già nel mese di gennaio-febbraio il settore in Europa sovraperformava il mercato generale, spinto dal consenso emergente sulla necessità di aumentare i bilanci per la difesa oltre il precedente obiettivo NATO del 2% del PIL . Un catalizzatore chiave è arrivato a fine febbraio: il contrasto diplomatico tra Trump e Zelensky e le rinnovate pressioni perché l’Europa rafforzi autonomamente la propria sicurezza hanno innescato un rally senza precedenti dei titoli europei della difesa.

Nella seduta del 3 marzo 2025, a seguito di questi eventi, molti titoli hanno guadagnato numeri a cifre doppie in un solo giorno: BAE Systems è balzata di +15%, Leonardo di +16%, Thales di +16%, Rheinmetall di +14%, Saab di +12% . Questo slancio si aggiungeva a rialzi già accumulati da inizio anno (ad esempio BAE era già in crescita di ~+14% YTD a metà febbraio ).
In termini assoluti, molte di queste aziende hanno raggiunto i massimi di sempre: Leonardo ha toccato quota 45,7 € per azione (massimo da oltre 20 anni), spinta da un guadagno di circa +373% nei tre anni dall’inizio del conflitto in Ucraina. Anche Thales e BAE Systems hanno visto le proprie quotazioni su nuovi picchi, con Thales in rialzo di oltre +38% dall’inizio del 2025 e BAE di circa +22% nello stesso periodo.
Il risultato è che l’indice azionario europeo Aerospace & Defense ha segnato record storici a marzo , evidenziando l’eccezionale momento positivo per il comparto difesa in Europa.

I produttori europei hanno sovraperformato grazie al riarmo legato al conflitto in Ucraina: ad esempio Rheinmetall (+1470%) e Leonardo (+578%) mostrano rialzi importanti dal 2022, contro progressi più contenuti per Thales (+202%), BAE Systems (+177%) o Saab (+144%) . Tale rally evidenzia il trend al rialzo massiccio in Europa, nettamente superiore a quello dei peer statunitensi nello stesso periodo.
La prospettiva di una pace in Ucraina resta un fattore monitorato: gli analisti stimano che un eventuale cessate il fuoco potrebbe causare un temporaneo ribasso anche brusco (fino a -20% sulle azioni difesa), facendo venir meno l’urgenza di spesa, ma finora il perdurare delle ostilità ha continuato a sostenere il settore.
Oltre all’Ucraina, altri focolai (le tensioni in Medio Oriente, presenza cinese in Asia-Pacifico, etc.) contribuiscono a mantenere alta la domanda di sicurezza e dunque l’attenzione degli investitori verso i titoli della difesa.

La svolta politica negli Stati Uniti con l’elezione di Donald Trump nel 2024 (insediamento a gennaio 2025) ha introdotto nuove variabili. Trump ha manifestato un approccio diverso rispetto alla precedente amministrazione, mostrando riluttanza a proseguire il sostegno illimitato all’Ucraina e mettendo in dubbio l’impegno USA nella difesa europea.
Un episodio emblematico è stato lo scontro diplomatico Trump-Zelensky di fine febbraio 2025, in cui Trump ha espresso accuse verso Kiev, creando incertezza sugli intenti degli USA e spingendo l’Europa a offrire garanzie di sicurezza autonome all’Ucraina. Questo ha avuto un immediato impatto sui mercati: gli investitori hanno interpretato la situazione come un segnale di possibile disimpegno americano e della necessità per l’Europa di “badare a se stessa”, riversandosi sui titoli europei della difesa.
Sul fronte americano, già dopo la vittoria elettorale di Trump si erano viste vendite sui titoli del settore: a novembre 2024 annunci come la creazione di un Dipartimento per l’Efficienza governativa (affidato a figure come Elon Musk e Vivek Ramaswamy) hanno allarmato il comparto, suggerendo possibili tagli ai contratti e ai programmi militari ritenuti “inefficienti”.
In pochi giorni, le azioni di contractor USA sono crollate (ad es. General Dynamics -7% nella settimana, Leidos -19%) in scia ai timori che le politiche di Trump potessero ridurre i ricavi dei fornitori del Pentagono.

In parallelo, in Europa si sono intensificati gli impegni a incrementare i bilanci della difesa. Già dal 2022 molti Paesi (Germania in primis) hanno annunciato fondi straordinari e aumenti verso l’obiettivo NATO del 2% del PIL. Nel 2023-2024 è emerso il consenso che il 2% è un minimo insufficiente di fronte alle nuove minacce. All’inizio del 2025 questo dibattito ha fatto ulteriori passi: i leader europei hanno discusso di fissare target anche superiori al 2%.
La stessa NATO, su spinta degli USA, valuta un approccio più ambizioso. Trump in particolare ha addirittura dichiarato che “tutti possono permetterselo” riferito alla spesa militare, suggerendo per i membri NATO un impegno del 5% del PIL – un livello definito “folle” da molti osservatori, che per l’Italia ad esempio implicherebbe triplicare la spesa annua da ~32 a >100 miliardi €. Gli analisti considerano plausibile che in questo contesto la spesa europea per la difesa si attesti su valori significativamente maggiori che in passato con una stima del raggiungimento del 3,1% del PIL entro il 2029, e fino al 3,5% nel decennio successivo.
Le recenti dichiarazioni congiunte e accordi tra partner UE indicano proprio la volontà di rafforzare e prolungare il ciclo di riarmo europeo in risposta al nuovo scenario. Esempi concreti non mancano: a marzo 2025 il governo britannico ha annunciato l’acquisto di 5.000 missili antiaerei aggiuntivi da Thales, triplicando la produzione nello stabilimento di Belfast per rifornire Ucraina e difese NATO ; in Germania si discute la creazione di fondi speciali da centinaia di miliardi per difesa e infrastrutture. Questi sviluppi politici hanno alimentato ulteriormente le aspettative di mercato a favore dei gruppi europei.
L’andamento dei titoli della difesa non è immune dal contesto economico. Nel 2022-2023 l’inflazione elevata ha aumentato i costi di produzione di molti sistemi d’arma, erodendo i margini di alcuni programmi a prezzo fisso (in particolare per aziende come Boeing, costretta a svalutare contratti in perdita nel settore difesa). Tuttavia, la natura di lungo termine dei programmi militari e la garanzia di domanda pubblica hanno reso il settore difesa relativamente resiliente rispetto ad altri settori industriali.
Sul fronte dei mercati, l’aspettativa di maggior spesa pubblica per la difesa ha avuto ripercussioni anche sui titoli di Stato: ad esempio all’inizio di marzo, di pari passo al rally delle azioni difensive europee, si è osservato un forte sell-off obbligazionario (rendimenti decennali e trentennali in aumento di 7-10 punti base in Germania, Francia e Italia) in previsione dell’emissione di debito per finanziare i maggiori investimenti militari. Nel complesso, però, il settore difesa è visto dagli investitori come un comparto difensivo (in senso finanziario) e decorrelato, capace di attirare capitali nei periodi di tensioni geopolitiche indipendentemente dal ciclo economico generale.
Impatto della nuova amministrazione Trump sulle spese militari e sui titoli del settore

L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2025 ha introdotto segnali contrastanti per il comparto difesa, provocando reazioni differenti tra le due sponde dell’Atlantico. Sul versante americano, le dichiarazioni di Trump hanno destato preoccupazione nel mercato: durante la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco (febbraio 2025) alcuni esponenti statunitensi hanno ventilato l’ipotesi di drastici tagli (fino al 50%) al budget della Difesa USA . Trump sembra intenzionato a ridurre la spesa federale per le guerre all’estero e i programmi ritenuti non prioritari, nell’ottica di quello che definisce efficientamento dei costi.
Queste prospettive hanno immediatamente gelato il sentiment sugli appaltatori USA: non a caso, Lockheed Martin ha ceduto oltre il 13% nei primi due mesi del 2025 , scontando il possibile ridimensionamento di ordinativi domestici futuri. Altri titoli USA di difesa hanno seguito il trend ribassista (es. General Dynamics -8%, Northrop -6,5% da inizio anno a metà febbraio ).
Gli analisti di JP Morgan hanno interpretato questo calo come timore che le politiche di Trump – incluse iniziative come il nuovo Dipartimento per l’Efficienza – possano effettivamente tradursi in tagli di budget e cambi normativi penalizzanti per i ricavi dei contractor. Va osservato che sotto l’amministrazione precedente la spesa militare USA aveva continuato a crescere (il bilancio del Pentagono 2024 ha sfiorato i 900 miliardi $, un record storico), garantendo commesse robuste ai big del settore. L’ipotesi di una frenata o inversione di questa tendenza con Trump 2.0 rappresenta dunque un elemento di incertezza nuovo per le società statunitensi, inducendo molti investitori a ridurre l’esposizione.
Di contro, sul versante europeo, le mosse di Trump sono state paradossalmente uno stimolo positivo. La linea dura di Washington nel richiedere che l’Europa aumenti la propria spesa per la difesa – unita al rischio percepito di un minore supporto americano in caso di crisi – ha accelerato la corsa al riarmo in Europa, come riconosciuto dagli analisti.

Le aziende europee ne stanno traendo beneficio in due modi: direttamente, grazie ai maggiori investimenti nazionali nei programmi domestici (dai sistemi d’arma terrestri di Rheinmetall all’elettronica e aerospazio di Leonardo e Thales); indirettamente, perché l’Europa dovrà colmare eventuali vuoti lasciati dagli USA nel supporto militare (ad esempio fornendo all’Ucraina equipaggiamenti e munizioni prodotte in Europa, o rafforzando le proprie forze armate invece di fare affidamento sugli americani).
Non a caso, i titoli europei hanno sovraperformato quelli USA in questo periodo: mentre Wall Street rimaneva cauta, le azioni europee della difesa salivano a doppia cifra spinte dalla tesi di un nuovo ciclo di riarmo europeo dagli ultimi eventi. Il vantaggio competitivo percepito delle imprese UE è che esse potrebbero ottenere una quota crescente dei budget militari locali e di export intra-europeo, in un contesto in cui i governi UE cercano di rendersi più autonomi (favorendo possibilmente i fornitori nazionali).
D’altro canto, va notato che un aumento generalizzato delle spese NATO potrebbe avvantaggiare anche alcuni programmi americani (molti paesi europei continueranno ad acquistare sistemi USA come gli F-35 di Lockheed Martin, missili e difese Boeing/Northrop, ecc.). Tuttavia, dal punto di vista borsistico l’effetto Trump finora ha premiato nettamente l’Europa.
Eventi politici (come il ritorno di Trump e le sue dichiarazioni), economici (rilancio dei bilanci militari, impatto su obbligazioni e valute) e militari (guerra in Ucraina, nuove minacce) hanno tutti contribuito a plasmare queste tendenze. Guardando avanti, molto dipenderà dall’evoluzione di tali fattori: un’eventuale de-escalation dei conflitti potrebbe attenuare la corsa del settore, mentre il perseguimento delle attuali politiche di riarmo (specialmente in Europa) e il persistere di tensioni internazionali continueranno probabilmente a sostenere i titoli della difesa su entrambe le sponde dell’Atlantico, pur con effetti divergenti a seconda di come saranno ripartiti oneri e investimenti tra USA ed Europa.
Immagini: Leonardo, Rheinmetall, Boeing, Lockheed Martin, US Army