Pentagono, Trump autorizza l’uso del titolo storico “Department of War”

Il 5 settembre 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha firmato il suo 200° ordine esecutivo da inizio mandato, introducendo un cambiamento di forte impatto simbolico: il Dipartimento della Difesa potrà nuovamente essere chiamato “Department of War” (DOW) come titolo secondario.

La misura autorizza il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e i funzionari del Pentagono a utilizzare appellativi come Secretary of War e Deputy Secretary of War in comunicazioni pubbliche, documenti ufficiali non normativi e contesti cerimoniali. Tutte le agenzie federali dovranno riconoscere la nuova denominazione, mentre Hegseth sarà incaricato di valutare possibili azioni per rendere permanente la ridenominazione, anche attraverso eventuali passaggi legislativi.

In pratica

A livello formale, l’ordine esecutivo firmato da Trump non modifica la denominazione legale del Pentagono, che rimane Department of Defense secondo la normativa federale. L’introduzione del termine Department of War come secondary title significa che esso potrà essere utilizzato in comunicazioni ufficiali, cerimonie e documenti non vincolanti, senza valore giuridico. In pratica, il titolo secondario affianca quello primario senza sostituirlo: rappresenta quindi un atto simbolico e politico, volto a richiamare la tradizione storica del War Department e a trasmettere un messaggio di maggiore assertività militare, senza dover affrontare l’iter legislativo complesso che sarebbe necessario per un cambio di nome definitivo e per il quale non basterebbe un ordine federale.

Diverso sarebbe il percorso nel caso in cui l’amministrazione volesse modificare il nome legale principale del Dipartimento della Difesa. In quel caso non basterebbe un ordine esecutivo, sarebbe infatti necessario un intervento legislativo del Congresso, che dovrebbe approvare una legge per emendare il National Security Act del 1947 e le successive disposizioni del 1949 che fissarono l’attuale denominazione di Department of Defense. Si tratterebbe quindi di un processo politico complesso, soggetto al dibattito parlamentare e potenzialmente divisivo, che richiederebbe l’approvazione di entrambe le Camere e la ratifica presidenziale.

La Casa Bianca

Secondo la nota ufficiale della Casa Bianca, la nuova dicitura “conferisce un messaggio più forte di prontezza e determinazione rispetto al termine Defense, che enfatizza esclusivamente capacità difensive”. Trump ha spiegato che la decisione nasce dal desiderio di recuperare lo spirito originario con cui gli Stati Uniti hanno affrontato i conflitti mondiali sotto il War Department:

“Abbiamo vinto entrambe le guerre mondiali con il Dipartimento della Guerra. Dopo averlo rinominato Difesa, siamo entrati in conflitti lunghi e senza vittorie chiare, spesso finiti in una sorta di pareggio.”

Il Segretario Hegseth ha fatto eco al presidente, sostenendo che il cambiamento non è solo linguistico ma sostanziale:

“Parliamo di restaurare, non solo rinominare. Le parole contano. Vogliamo un Dipartimento che combatta per vincere, non che si impantani in conflitti infiniti. Massima letalità, non legalismi tiepidi; effetti violenti, non correttezza politica.”

Un ritorno alle origini storiche

Il War Department fu istituito dal Congresso il 7 agosto 1789, nello stesso anno dell’entrata in vigore della Costituzione, sostituendo il Board of War and Ordnance creato durante la Rivoluzione americana. Per oltre 150 anni ebbe la responsabilità dell’Esercito e, fino al 1798, anche della Marina.

La denominazione rimase in vigore fino al 1947, quando con il National Security Act il War Department fu fuso con il Department of the Navy e il neonato Department of the Air Force, dando vita al National Military Establishment, poi ribattezzato Department of Defense nel 1949.

Il ritorno del nome “Department of War” non ha conseguenze immediate sul piano organizzativo, ma assume un forte valore politico e comunicativo, soprattutto nel contesto internazionale. La mossa intende proiettare un’immagine di determinazione e aggressività, differenziandosi dalla tradizione di mera difesa per riaffermare la volontà americana di perseguire i propri interessi anche con strumenti militari offensivi.

La scelta, tuttavia, potrebbe alimentare il dibattito interno e internazionale, sollevando critiche da chi teme un allontanamento dalla dottrina della deterrenza e della difesa collettiva, in favore di una narrativa di confronto più diretto con potenziali avversari.