Dagli Hornet agli F-35: il Canada accelera la trasformazione della Royal Canadian Air Force

La Royal Canadian Air Force (RCAF) sta affrontando uno dei programmi di modernizzazione più complessi e ambiziosi della sua storia recente. Con un investimento complessivo superiore ai 60 miliardi di dollari canadesi (circa 37 miliardi di euro) già approvati, con diverse decine di miliardi in ulteriori fondi previsti, il piano punta a trasformare integralmente la forza da combattimento del Paese entro il 2040, garantendo al Canada una capacità di difesa aerea pienamente integrata con gli standard NATO e pronta per le sfide emergenti del nuovo contesto geopolitico.

F-35 e fine dell’era Hornet

Il programma si articola in diverse fasi parallele. Il Hornet Extension Project, diviso in due tranche, ha prolungato la vita operativa di 88 CF-18 Hornet, di cui 36 sottoposti a un’ulteriore estensione fino alla piena introduzione dei nuovi F-35A Lightning II.

L’ammodernamento include l’integrazione di sistemi ADS-B, radio ARC-210 Gen 6, radar AESA, sistema anticollisione automatico Auto-GCAS, missili AIM-9X, AIM-120D3, JSM e bombe guidate GBU-53 e GBU-54.

Il primo F-35 canadese sarà consegnato presso Luke AFB negli Stati Uniti nel 2026, con l’addestramento dei piloti già previsto nello stesso anno. L’arrivo, invece, del primo velivolo in Canada è atteso per il 2028.

La piena capacità operativa iniziale (IOC) è pianificata per la fine del 2029, con il dispiegamento principale nelle due basi di Cold Lake (Alberta) e Bagotville (Québec), oltre a cinque basi avanzate e tre basi di supporto operativo nel Nord del Paese.

Gli ultimi CF-18 Hornet saranno dismessi dalla RCAF entro il 2032.

Sfide logistiche

Oltre il 40% del territorio canadese rientra nella regione artica, ma vi risiede solo una piccola parte della popolazione. Questo dato sintetizza la sfida logistica e infrastrutturale che attende la RCAF: operare in condizioni estreme, con infrastrutture costruite sul permafrost, scarsa disponibilità di materiali e manodopera, piste spesso ghiacciate e lunghi periodi di oscurità.

L’uso di cavi di arresto per fermare i caccia su piste ghiacciate è diventato una procedura standard, non un’emergenza. Tuttavia, l’obiettivo resta quello di ampliare il numero di piste in cemento e basi operative nel Nord, in modo da ridurre le distanze di diversione e aumentare la resilienza strategica del sistema di difesa.

Una nuova era per l’addestramento

La modernizzazione non riguarda solo i mezzi, ma anche il modo in cui sono formati piloti e tecnici. Il programma prevede la creazione di un ecosistema addestrativo di quinta generazione, con infrastrutture digitali, nuovi simulatori, spazi aerei espansi e complessi di minacce e bersagli avanzati.

In particolare, il Cold Lake Air Weapons Range diventerà uno dei più grandi e sofisticati poligoni aerei del mondo. L’attuale spazio aereo addestrativo (circa 6,8 milioni di ettari) sarà moltiplicato per dieci, raggiungendo una dimensione paragonabile alla Francia o all’Ucraina, una “nazione addestrativa” autonoma dedicata alle esercitazioni con capacità di quinta generazione.

Verso la sesta generazione

Oltre al F-35, Ottawa sta valutando il proprio coinvolgimento nei futuri programmi di sesta generazione e nei Collaborative Combat Aircraft (CCA), i droni avanzati in grado di operare in tandem con i caccia con equipaggio.

Il Governo canadese è impegnato a definire nei prossimi mesi le modalità di partecipazione industriale e tecnologica a tali programmi, in modo da replicare i benefici di lungo termine ottenuti con la partecipazione al programma JSF nel 1997.

Riformare la burocrazia

Uno dei temi centrali emersi durante la conferenza International Fighter in corso a Roma, l’evento annuale più influente al mondo sul potere aereo che riunisce Forze Aeree ed industrie nel ambito dello stesso consesso, è la necessità di riformare la cultura amministrativa e i processi di procurement, storicamente lenti e vincolati alla prudenza finanziaria. Dalla leadership canadese è arrivato un chiaro impulso a velocizzare le procedure, ma la macchina burocratica non sembra ancora adeguatamente strutturata per sostenere un ritmo più rapido.

Per anni, il sistema ha privilegiato la sicurezza e la riduzione del rischio attraverso tempistiche più lunghe; oggi, però, il fattore tempo non è più un margine di cui il Paese può disporre.

Per superare questi ostacoli, è in via di istituzione una Defense Investment Agency, un’agenzia dedicata ad abbreviare il ciclo tra la definizione dei requisiti militari e la consegna operativa dei sistemi. L’obiettivo è ridurre drasticamente i tempi di acquisizione, oggi stimati in vent’anni per un nuovo velivolo.

La RCAF sta anche investendo nel capitale umano, con un piano di crescita del personale che nel 2025 ha già raggiunto il 130% del target di reclutamento. L’obiettivo è formare una nuova generazione di tecnici e piloti pronti a operare in un ambiente più digitale, integrato ed a rischio controllato.