Stilettate tra Cina e Giappone per Taiwan

Cine a Giappone si sfidano sempre più apertamente sul futuro prossimo di Taiwan.

A Pechino non sono piaciute particolamente le parole pronunciate in Parlamento dal Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi in merito alla necessità di mobilitazione immeditata delle Forze di Autodifesa di Tokyo in caso di tentativo di invasione cinese dell’isola di Taiwan.

Infatti, il Ministero della Difesa cinese ha replicato dichiarando che, in caso di intervento, il Giappone sarebbe destinato a subire una pesante e schiacciante sconfitta inflitta da parte delle Forze Armate di Pechino.

Il premier giapponese ha adombrato l’eventualità di uno scontro militare con la Cina, nel caso in cui quest’ultima decidesse di risolvere manu militari la questione dell’indipendenza non riconosciuta da Pechino della ribelle Taiwan, poiché l’invasione dell’isola potrebbe innescare una situazione di minaccia per la stessa sopravvivenza del Giappone.

Oltre le dichiarazioni del Ministero della Difesa cinese, c’è da registrare anche la convocazione dell’Ambasciatore giapponese a Pechino che ha dovuto ricevere dal Ministero degli Esteri cinese una protesta formale in merito.

Da parte sua, Tokyo soprattutto negli ultimi tempi non fa mistero di considerare la questione della difesa di Taiwan una sorta di interesse nazionale primario; per il Giappone, Taiwan rappresenta un importantissimo mercato avendo forti interessi economici ed industriali nell’isola; inoltre, per il Governo di Tokyo la libera navigazione attraverso lo stretto di Formosa e lungo le coste orientali dell’isola è condizione fondamentale ed indispensabile per assicurare le rotte commerciali per sostenere l’economia giapponese e dell’intera area del Sud Est asiatico.

Le tensioni tra Cina e Giappone sono aumentate con la crescente capacità aeronavale messa in mostra dalle FF.AA. cinesi alle quali Tokyo ha risposto potenziando le proprie Forze di Autodifesa.

Se la Cina ha avviato un programma di costruzione di portaerei ancora dotate di propulsione convenzionale ma con catapulte elettromagnetiche (EMALS), il Giappone ha risposto modificando le due JS Izumo e Kaga per renderle compatibili con i caccia bombardieri F-35B a decollo corto ed atterraggio verticale.

La stessa decisione di Tokyo di acquistare i missili da crociera per attacchi a lungo raggio BGM-109 Tomahawk e di sviluppare la versione da crociera del missile antinave Type 12, nonché l’avvio dei programmi per missili e veicoli di rientro ipersonici, tutte misure che il Giappone giustifica per far fronte all’aggressività sempre più manifesta della Corea del Nord, hanno innervosito la Cina che denuncia il ritorno della fronda militarista giapponese, una sorta di pericoloso tentativo di revanscismo.

Un altro motivo del contendere tra Pechino e Tokyo è la posizione giapponese sull’adozione di sottomarini a propulsione nucleare, situazione che ha avuto la stura con la decisione del Presidente Trump di supportare un programma per un SSN da costruire negli Stati Uniti per la Corea del Sud.

Sul punto il Ministro della Difesa giapponese non si è esposto particolarmente, dichiarando che tutte le opzioni tecnologiche sono valutate per potenziare le Forze di Autodifesa.

Tale novità ha ovviamente messo in allarme Pechino che ha ricordato a Seul gli obblighi derivanti dal Trattato di non Proliferazione (TPI), un monito da estendere a tutti gli altri attori della regione.