Nella tumultuosa regione del Corno d’Africa si registra l’intervenuto accordo di cooperazione militare tra la Somalia ed il Regno dell’Arabia Saudita.

In virtù dell’accordo siglato a Riad in occasione del World Defence Show 2026, i due Paesi rafforzano i rapporti e la comunanza di obiettivi strategici nell’area.
A sottoscrivere gli accordi per il Regno è stato il Ministro della Difesa, il Principe Khalid bin Salman: per la Somalia la firma è stata apposta dal Ministro della Difesa Ahmed Moallim Fiqi-
Gli accordi prevedono diversi aspetti, dall’addestramento alla pianificazione strategica, passando per la sicurezza marittima ed il supporto logistico e tecnico.
Per quanto riguarda il primo punto, l’addestramento, il Regno curerà il miglioramento della professionalità e della prontezza operativa dell’Esercito Nazionale Somalo (SNA).
Nell’ambito della pianificazione strategica i due Paesi hanno deciso di collaborare strettamente anche nello scambio di informazioni, competenze e di coordinamento per la programmazione e per l’organizzazione delle operazioni congiunte.
In relazione al tema della sicurezza marittima, problema assai sentito sia dalla Somalia che dal Regno alle prese con il fenomeno della pirateria, vi sarà un maggior impegno della Reale Marina saudita nella protezione delle principali rotte di navigazione nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al-Mandab.
Infine, l’Arabia Saudita si è impegnata a fornire alle Forze Armate somale equipaggiamenti e sistemi d’arma tecnologicamente avanzati, per i quali garantirà anche il supporto tecnico e logistico, nonché l’addestramento del personale somalo destinato all’impiego.
Sullo sfondo somalo lo scontro tra Riad ed Abu Dhabi
Con questi accordi l’Arabia Saudita prende il posto degli Emirati Arabi Uniti che sono stati allontanati dal Governo di Mogadiscio a causa dei rapporti tenuti da Abu Dhabi con la provincia “ribelle” del Somaliland.
Mogadiscio, oltre la protezione di Ankara che ha inviato perfino velivoli da combattimento F-16, mossa probabilmente concordata con Washington, vuole essere garantita anche da Riad che sta espellendo Abu Dhabi dallo Yemen ed è in rotta di collisione in Sudan e nell’area del Corno d’Africa.
Il Somaliland, da dimenticata area del pianeta, si è trovato al centro degli interessi geopolitici di primo livello perché su di esso stanno convergendo potenze i cui contrasti sono all’ordine del giorno come Israele, Turchia, Etiopia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Qatar, oltre l’Eritrea.
In questa regione somala Israele con l’autorizzazione delle autorità locali ha organizzato una sorta di hub per il supporto alle operazioni effettuate sullo Yemen; tale situazione ha messo in allarme la Turchia, grande protettore del Governo di Mogadiscio, dell’Egitto che non desidera ulteriori complicazioni nel Mar Rosso e dell’Arabia Saudita che guarda con crescente sospetto i rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti.
Se Israele si è spinto fino a riconoscere il Somaliland come Stato autonomo ed indipendente (non seguito dagli Stati Uniti), gli EAU si sono “limitati” a riconoscere come validi i documenti rilasciati dalle autorità di Hargheisa, stringendo rapporti commerciali in vista dell’apertura di uno scalo navale.
Sullo sfondo di questa crisi vi sono Cina che, nella vicina Gibuti, ha una grossa base aeronavale e gli Stati Uniti che operano nel Corno d’Africa per disarticolare il femomeno jihadista, oltre che controllare i movimenti degli Houthi sull’altra sponda del Mar Rosso.