In Asia si registra l’ennesima crisi in atto tra India e Pakistan a seguito del pesante attacco terroristico a Pahalgam con dozzine di persone uccise o ferite, in buona parte turisti, nella regione del Kashmir.

A Nuova Delhi, sotto shock, è stato convocato il Consiglio di Sicurezza dal Primo Ministro Modi per verificare la situazione e prendere i primi provvedimenti.
Il Governo Indiano ha chiamato in causa il Pakistan, ritenuto sostenitore e base di partenza e logistica del commando di terroristi che ha scatenato il panico in India.
Le prime decisioni sembrano essere indirizzate proprio per punire il Pakistan con l’avvenuta sospensione con effetto immediato del Trattato delle acque del Indo, un trattato molto importante che regola la gestione e l’uso della fondamentale via d’acqua e dei suoi numerosi affluenti che bagna i due Paesi e ne permette l’agricoltura intensiva e le altre attività economiche.
Tale misura rappresenta una novità assoluta, non essendo stata mai disposta, nemmeno ai tempi della guerra aperta e dei numerosi successivi scontri di confine trai due Paesi, ed è un segnale che la crisi in atto sia ritenuta di estrema gravità da parte dell’India.
Il Pakistan ha contestato la decisione con il ministro dell’Energia che a Islamabad ha definito l’iniziativa indiana un vero e proprio atto di guerra.
Altra misura punitiva è stata la decisione di ordinare a tutti i cittadini pakistani in possesso di visti SAARC di lasciare l’India entro 48 ore, provvedendo anche a sigillare i posti di confine nella regione del Kashmir per prevenire ulteriori infiltrazioni.
La terza misura decisa dal Consiglio di Sicurezza indiano è stato l’ordine impartito ai funzionari militari pakistani del Alto Commissariato, un organo di collegamento tra Islamabad e Nuova Delhi entrambe potenze nucleari che supporta l’ambasciata, di lasciare l’India entro il 1° maggio.
Del resto, anche i militari indiani del Alto Commissariato ad Islamabad sono stati ritirati ed i relativi incarichi annullati.
Inoltre, il Governo Modi ha fatto sapere che saranno prese tutte le misure necessarie per punire i responsabili del attacco e riportare la regione in condizioni di sicurezza, prefigurando un deciso intervento militare.
Ovviamente, il Pakistan ha reagito rigettando la tesi di un coinvolgimento nel vile attentato e, a sua volta, ha convocato il Consiglio di Sicurezza.
Una prima misura pakistana è stato il rilascio di un NOTAM (avviso per il personale navigante in aria ed in mare) per un’esercitazione navale con lancio di missili per oggi e domani nelle acque del Mar Arabico, sponda occidentale dell’India.
Inoltre, il Governo di Islamabad ha posto in stato di massima allerta le sue Forze Armate temendo una possibile rappresaglia indiana sul territorio nazionale (come avvenuto nel recente passato in occasione di situazioni simili).
I velivoli AEW&C della Pakistan Air Force (i Saab 2000 EriEye e gli ZDK-03 cinesi) sono in volo per controllare la situazione in tempo reale e coordinare, in caso di necessità, i caccia F-16 ,J-10 e J-17C ad intercettare i velivoli indiani, così come le batterie missilistiche della difesa aerea terrestre sono state attivate e portate alla massima prontezza.
Foto credit @Governo Indiano