Anche in Sudan, nel lungo e sanguinoso conflitto che vede contapposte le Forze Armate Sudanesi (SAF) alle Forze di Supporto Rapido (RSF) paramilitari, è iniziato un impiego sempre più ampio di droni per eseguire missioni di sorveglianza e di attacco.

Il conflitto a cui partecipano direttamente ed indirettemente potenze straniere, dopo una certa stasi, sta volgendo a favore delle Forze Armate “lealiste” che hanno riconquistato buona parte dei territori finora in mano alle RSF.
Peraltro, le RSF per allentare la pressione hanno iniziato a lanciare attacchi con droni; da ultimo, hanno attaccato obiettivi militari nella regione della capitale Khartoum.
Sono stati segnalati diversi attacchi con esplosioni correlate, mentre le SAF rivendicano di aver abbattuto almeno dieci droni.
Potenze straniere all’ombra delle SAF e delle RSF
Il conflitto ha assunto carattere internazionale perchè le Forze Armate Sudanesi che rivendicano la legittima autorità sono sostenute principalmente dall’Egitto, dall’Arabia Saudita e dall’Iran, quest’ultimo in funzione anti emiratina.
Per un certo periodo il Sudan è divenuto terreno di scontro tra Kiev e Mosca, poiché le Forze di Supporto Rapido, oltre godere dell’appoggio diretto ed indiretto degli Emirati Arabi Uniti loro principali finanziatori e sostenitori, hanno potuto contare fino al 2024 anche su quello della Russia che agiva tramite contractor a supporto, con l’Ucraina che appoggiava le SAF; la situazione è cambiata allorquando Mosca ha aperto un tavolo di trattative con i rappresentanti delle SAF, in vista di una possibile apertura di una base navale russa nel Mar Rosso lungo le coste sudanesi.
Anche la Cina, la Turchia e gli Stati Uniti in qualche modo sono presenti nel conflitto, le prime due fornendo armi ai due contendenti, i secondi perché lavorano per una soluzione diplomatica del conflitto, in verità assai complicata da raggiungere visti gli interessi in gioco.
Nel conflitto si è affacciata anche la fazione libica del Maresciallo Haftar, l’Esercito Nazionale Libico che supporta le RSF in chiave anti egiziana, perché il leader di Tobruk non sopporta più di tanto le ingerenze di al-Sisi sulla Cirenaica e sulle dinamiche interne della caotica e complessa Libia.
Interessi contrapposti
Altri attori nel ingarbugliato conflitto sudanese sono Kenya, Etiopia ed Eritrea, ognuno con interessi contrapposti; Nairobi appoggia apertamente le RSF, con le SAF che accusa il Kenia di partecipare direttamente al conflitto in Sudan con proprie unità e risorse, così come l’Etiopia che, sia pure in maniera meno evidente, sostiene le RSF, con l’Eritrea che, invece, in funzione anti etiope appoggia le SAF, rendendo plastico il proverbio “il nemico del mio nemico è mio amico“.
Insomma, un vero e proprio ginepraio internazionale con il Sudan divenuto terreno di scontro tra Potenze straniere, con un costo pesantissimo pagato dalla popolazione civile e con un’area dell’Africa sempre più caratterizzata da profonda instabilità.
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