In Africa si sta aprendo un ennesimo fronte di tensione, nel Sudan del Sud dove c’è aria di resa dei conti tra i vertici politici del Paese.

Per prevenire possibili scenari di golpe, il Governo ugandese ha deciso l’invio di Forze speciali a Juba, la capitale del Sud Sudan, per proteggere il Presidente Salva Kiir.
Nette le parole del Generale Muhoozi Kainerugaba, capo delle Forze Armate ugandesi, che ha affermato che qualsiasi attacco portato contro la persone del Presidente Kiir sarebbe considerato una vera e propria dichiarazione di guerra all’Uganda.
La situazione nel Sudan del Sud è particolarmente tesa a causa delle crescenti tensioni tra Kiir ed il suo vice, Riek Machar, che potrebbero mettere a rischio l’accordo di pace, peraltro piuttosto fragile, e riaccendere il conflitto che ha già causato migliaia di morti e devastazioni nel Paese.
Peraltro, il Governo del Sud Sudan non ha ancora rilasciato commenti ufficiali sul dispiegamento delle Forze Speciali ugandesi a Juba.
Dal canto loro, visto il deterioramento della situazione, gli Stati Uniti hanno ordinato l’evacuazione dal Paese del loro personale dell’Ambasciata non strettamente necessario, a causa delle crescenti preoccupazioni per la tenuta della sicurezza.
Di certo gli arresti di due Ministri e del vice capo dell’Esercito, alleati di Machar, sono stati considerati una grave violazione dell’accordo di pace e non hanno contribuito a stemperare le tensioni crescenti. Questi sviluppi seguono scontri tra le forze governative ed una milizia denominata Esercito Bianco che opera nella regione del Alto Nilo.
La situazione evidenzia la mancata implementazione di importanti elementi dell’accordo di condivisione del potere del 2018, quali l’emanazione di una nuova costituzione, la tenuta delle elezioni e la riunificazione dei gruppi armati che, con poche eccezioni, sono rimasti in maggioranza indipendenti.
In queste condizioni la prospettiva di una nuova escalation del conflitto che si staglia sullo sfondo è ormai sempre più nitida.