Il Giappone sta pianificando di ampliare il suo programma di Assistenza Ufficiale alla Sicurezza (OSA) nel Sud-est asiatico, raggiungendo il suo quarto anno con un crescente supporto. Lanciato nell’aprile 2023, il programma fornisce aiuto militare ai Paesi in via di sviluppo per migliorare la loro sicurezza e deterrenza. Si tratta della parte militare del programma di Assistenza Ufficiale allo Sviluppo, che si concentra su progetti civili.

E’ bene chiarire che il programma OSA è gestito dal Ministero degli Affari Esteri di Tokyo che, peraltro, per l’esecuzione può collaborare con il Ministero della Difesa.
Per quanto riguarda i Paesi beneficiari vi è una certa varietà: al momento solo tre appartengono all’ASEAN, una sorta di NATO asiatica; sono le Filippine, l’Indonesia e la Malesia.
Il programma OSA non riguarda trasferimenti di materiali strettamente militari ma sistemi per la sorveglianza come radar, OPV e droni, questi ultimi impiegabili per compiti di anti terrorismo; peraltro, con la modifica della legislazione sull’esportazione di sistemi d’arma in linea teorica anche questi equipaggiamenti potrebbero essere oggetto di OSA ma, ovviamente, è una decisione di carattere politico che a Tokyo richiede ponderazione per le implicazioni che ne deriverebbero; la Cina da tempo punta il dito contro la politica seguita dal Giappone accusato di coltivare desideri di revanscismo.
Come anticipiato, il Governo crede molto nel programma OSA per creare un quadro di crescente sicurezza e collaborazione nell’area dell’Indo-Pacifico; prossime nazioni a beneficiare dell’iniziativa saranno il Vietnam ed il Laos, mentre il dossier aperto per la Cambogia è stato sospeso a causa dei violenti scontri di confine scoppiati con la Thailandia.
Per il 2026 sono stati stanziati circa 18 miliardi di yen, poco meno di 100 milioni di euro, un netto aumento rispetto alle dotazioni assegnate al programma nei primi tre esercizi annuali; per confronto nel 2025 erano 8 i miliardi di yen stanziati.
L’OSA è diretta a sostenere i Paesi che hanno budget limitati; peraltro, Tokyo sta avviando trattative con altri Paesi dell’area che non hanno necessità di beneficiare degli aiuti giapponesi per attivare azioni compartecipate in alcune aree dell’Indo-Pacifico sempre tese a migliorare la cooperazione e la sorveglianza.
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