Nonostante le parole del Presidente statunitense Donald Trump che prevede un futuro non roseo per la NATO stante il mancato aiuto ed appoggio dell’Alleanza alle operazioni statunitensi ed israeliane contro l’Iran, i Ministri dell’Unione Europea si riuniscono a Bruxelles per discutere di un eventuale rafforzamento ed allargamento della missione Aspides in corso nel Mar Rosso.

La missione Aspides
Aspides è una missione europea avviata alla fine del 2023 a seguito dei ripetuti attacchi lanciati dagli Houthi dallo Yemen contro il traffico mercantile e militare in navigazione tra Mar Rosso, Golfo di Aden e Mar Arabico.
Nel corso della missione le navi europee si sono trovate a dover affrontare minacce multidominio di diverso tipo come droni, missili balistici antinave, missili da crociera e imbarcazioni d’attacco con o senza pilota.
La missione Aspides vede l’alternarsi al comando di Italia e Grecia ed ha ottenuto ottimi risultati nonostante il ridotto numero di unità mediamente disponibili per coprire il bacino del Mar Rosso e l’area del Golfo di Aden.
Le navi europee hanno affrontato le minacce in arrivo con missili superficie-aria, sistemi di artiglieria e jammer, quest’ultimi che si sono rivelati particolarmente idonei ed utili ad affrontare anche gli sciami di droni lanciati dagli Houthi.
Valutazione di un possibile allargamento
I Ministri europei sono chiamati a verificare la possibilità di allargare la missione Aspides anche per operare nello Stretto di Hormuz oggi sostanzialmente chiuso dall’Iran che fa transitare solo le navi dei Paesi che ritiene di dover autorizzare al passaggio, ammonendo che non tollererà la presenza navale di alcun Paese nell’area minacciando ritorsioni militari.
C’è scetticismo perché una mossa del genere segnerebbe un cambio di postura; finora i Paesi dell’Europa. ma non solo, si sono tenuti fuori dal nuovo calderone mediorientale, eseguendo esclusivamente missioni strettamente difensive.
Le richieste statunitensi e le risposte ricevute
Il Presidente Trump, a suo dire, ha sollecitato Paesi come Francia, Regno Unito, Australia, Giappone, Corea del Sud, perfino la Cina ed altri Stati interessati dalle pesanti limitazioni delle forniture di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz ad unire gli sforzi per consentirne la libera navigazione.
C’è da dire che, al momento, l’Amm.ne Trump ha ricevuto risposte sostanzialmente negative da parte dell’Australia mentre il Giappone ha dichiarato di non avere ricevuto alcuna richiesta in proposito e la Corea del Sud di aver avviato le valutazioni su un’eventuale schieramento delle sue navi nell’area.
Anche l’India non ha mostrato particolare entusiasmo ad aderire alle richieste statunitensi.
Da parte sua Pechino ha risposto a Washington di terminare immediatamente le ostilità contro l’Iran per ottenere la riapertura dello Stretto di Hormuz.
La posizione francese e britannica
In Europa la Francia ha mobilitato buona parte della Marine Nationale per incrementare la sorveglianza e protezione del Mar Mediterraneo Orientale e dell’isola di Cipro, nonché del Mar Rosso; probabilmente, nella riunione di oggi insisterà nell’offerta di allargare agli Alleati europei la missione in corso.
Il Regno Unito si è trovato in una situazione difficile poiché in un primo tempo il Governo di Londra ha negato agli Stati Uniti l’uso delle basi aeree in Gran Bretagna salvo poi autorizzarlo; la mossa successiva dell’annuncio dell’invio nell’area di crisi delle due portaerei britanniche è stato deriso dall’amm.ne statunitense definendolo tardivo e sostanzialmente inutile; tutto ciò ovviamente non facilita al premier Starmer una decisione in merito.
La posizione tedesca ed italiana
Altri Paesi come la Germania hanno già chiarito che oltre rafforzare la difesa attorno a Cipro non intendono andare.
Per l’Italia, alle prese con l’MQ-9A distrutto in Kuwait nel corso degli attacchi iraniani sulla base aerea di Alì Al Salem, è una situazione spinosa da affrontare, avendo il Governo più volte ribadito che il Paese non vuole essere trascinato in guerra.
Foto credit @EUNAVFOR