L’India e la Nuova Zelanda hanno firmato un memorandum d’intesa per rafforzare la cooperazione nel settore della difesa e per promuovere la sicurezza marittima nell’Indo-Pacifico.

Durante un incontro a Nuova Delhi tra il Primo ministro indiano Narendra Modi ed il suo omologo neozelandese Christopher Luxon, è stata sottolineata l’importanza di istituzionalizzare la collaborazione in campo difensivo tra i due Paesi.
L’India ha dichiarato che le due nazioni svilupperanno una roadmap per la cooperazione nell’industria della difesa, con l’obiettivo di promuovere un Indo-Pacifico libero, aperto e sicuro.
Entrambi i leader hanno espresso preoccupazione per le sfide strategiche poste dal espansionismo cinese nell’area del Indo-Pacifco e si sono impegnati a contribuire per una regione stabile e prospera.
La dichiarazione congiunta rilasciata dai due leaders dopo l’incontro enfatizza la necessità di mantenere la stabilità nell’Indo-Pacifico.
Il contenuto del accordo
L’accordo appena stipulato prevede regolari impegni bilaterali e una più stretta collaborazione in materia di difesa. In tale ottica l’India parteciperà alle Combined Maritime Forces e la Nuova Zelanda supporterà i progressi indiani compiuti nell’industria della difesa ed aerospaziale.
La partnership strategica tra le due nazioni sarà ulteriormente rafforzata dalle collaborazioni in corso, che includono esercitazioni militari congiunte, scambi di personale e visite di navi nei rispettivi porti.
L’accordo merita un approfondimento alla luce del cambio di politica adottato dalla nuova amm.ne Trump negli Stati Uniti.
Il nuovo corso statunitense e la crisi della “Five Eyes”
Se per l’India non sembrano esservi grossi problemi con gli Stati Uniti che, anzi, vogliono incrementare le vendite militari e non hanno sollevato ad oggi particolari rilievi sui rapporti tra Nuova Delhi e Mosca, criticità invece vi sono per la Nuova Zelanda.
Quest’ultima, infatti, fa parte della alleanza cd. “Five Eyes” costituita da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia ed appunto Nuova Zelanda e che ha lo scopo principale di condividere le informazioni di valore strategico.
Ora, la recente decisione statunitense di bloccare le informazioni di intelligence all’Ucraina e, al contempo, di riprendere i contatti ad alto livello con la controparte russa mettendola al corrente di informazioni sensibili ha sollevato nei partner di Washington interrogativi seri sull’opportunità di condivisione di dati con gli Stati Uniti, che hanno iniziato a perseguire una politica non più in linea con quella degli alleati.
Anche AUKUS scricchiola
La stessa AUKUS, l’alleanza tra Stati Uniti. Australia e Regno Unito, voluta dal Presidente Biden e dai Primi Ministri Morrisson e Johnson, tutti non più in carica nei rispettivi Paesi e che dovrebbe stringere ancora di più i rapporti militari, rischia di divenire un flop, poiché gli Stati Uniti non sembrano più disponibili a vendere all’Australia gli SSN classe Virginia.
Tali battelli avrebbero dovuto essere una sorta di soluzione tampone in attesa del SSN AUKUS che dovrebbe essere realizzato anche con tecnologia americana per la Royal Navy e la Royal Australian Navy (RAN).
Ma le capacità produttive statunitensi, sia pur potenziate, non sono in grado di sfornare SSN sia per le esigenze interne sia per quelle australiane nelle quantità richieste ed in tempi rapidi e la Casa Bianca preferisce avere un numero maggiore di SSN per la US Navy per contrastare la crescita, apparentemente inarrestabile, della Marina di Pechino.
I problemi australiani si rifletteranno anche sulla Nuova Zelanda, non avendo la RAN per un periodo di tempo ora non qualificabile capacità di interdizione a lungo raggio nelle acque dell’Oceania.
In tutto questo, le recentissime esercitazioni tenute dalle forze aeronavali cinesi in Oceania, nel Mar di Tasmania, con tanto di tiri reali, hanno creato reale preoccupazione sia a Wellington che a Canberra, dimostrando che, se ve ne fosse stato ancora bisogno, le FF.AA. di Pechino sono in grado di operare in assetto bellico lontane migliaia di chilometri dalle proprie basi di partenza.
I rapporti tra Wellington e Pechino sono peggiorati progressivamente da quando la Cina sostiene le ragioni autonomistiche delle Isole Cook per stipulare accordi economici che, secondo la Nuova Zelanda, comprometterebbero la stabilità e sicurezza dell’area.
Le implicazioni strategiche per la Nuova Zelanda
Per la Nuova Zelanda le sfide sono tante perché la sua posizione geografica eccentrica ne determina una sorta di isolazionismo pericoloso; di fatto può contare solo sul aiuto immediato dell’Australia; gli SSN e SSBN americani non possono attraccare nei porti neozelandesi per il divieto imposto a tutte le unità dotate di sistemi di propulsione nucleare.
La stessa US Navy nell’area del Indo-Pacifico è assorbita dalle attività nel Mar del Giappone per sorvegliare la Corea del Nord e Mar della Cina Meridionale con continui pattugliamenti in quel bacino dove i contrasti tra Pechino e gli Stati limitrofi sono al ordine del giorno; in più vi è la questione di Taiwan che alimenta tensioni sempre più pericolose in tutto il quadrante.
Wellington ha avviato un programma di ammodernamento delle FF.AA. ma, ovviamente, sia dal punto di vista delle risorse da allocare che da quello numerico vi è assoluta sproporzione con le ambizioni di Pechino.
L’India come partner di opportunità
In questo quadro è naturale che la Nuova Zelanda cerchi di trovare partner sufficientemente forti, come l’India, per giocare di sponda, allargando le alleanze.
L’India, da parte sua, ha tutto l’interesse a contrastare la Cina dovunque abbia un minimo di interesse e la partnership con i neozelandesi si presta alla bisogna per mostrare bandiera in acque, oggettivamente, lontane dal bacino di azione di Nuova Delhi.
Di fatto, l’antagonismo indo-cinese da ieri aggiunge un nuovo capitolo ed una nuova area in cui i due giganti asiatici si confronteranno.