L’Air Marshal Johnny Stringer, Deputy Commander dell’Allied Air Command (AIRCOM) della NATO, ha catalizzato l’attenzione degli addetti ai lavori nel panel dedicato alla difesa aerea e missilistica integrata (IAMD) durante l’AeroSpace Power Conference 2025. Il suo messaggio? Il tempo è scaduto. L’Europa non può più permettersi approcci graduali: la minaccia è reale, multilivello, e va affrontata con visione sistemica e accelerazione strategica.
Dall’epoca della “gratuità” alla nuova era dell’allerta permanente
Stringer ha tracciato una netta linea di demarcazione tra il passato e il presente. Dopo 30 anni di relativa tranquillità post-Guerra Fredda e due decenni di focus sulle operazioni contro-insurrezionali, l’Occidente ha considerato lo spazio aereo – e spaziale – come un “bene gratuito”. Ma oggi quel tempo è finito. L’aria non è più sicura, il dominio non è più incontestato, e le forze aeree non possono più ragionare per compartimenti.
«L’integrated air and missile defence (IAMD) è il punto in cui ogni aspetto dell’operazione aerea – offensivo, difensivo, interforze, multidominio – converge. Non è solo una capacità, è la chiave di volta della sopravvivenza strategica europea», ha affermato.
Minacce simmetriche, asimmetriche e ipersoniche: la nuova geometria del rischio

Nel suo intervento, Stringer ha posto particolare enfasi sull’evoluzione dello spettro delle minacce: dai missili balistici lanciati da aerei, manovrabili e a velocità ipersoniche, ai droni kamikaze stampati in 3D al costo di pochi euro, capaci di essere prodotti in 15 esemplari all’ora. “Il problema oggi non è solo il vettore, è il volume, la distanza e il costo per il nemico. Stiamo affrontando una democratizzazione dell’accesso alla potenza aerea offensiva“, ha sottolineato, riferendosi anche alla sua esperienza operativa in Medio Oriente.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la distanza d’ingaggio: da alcune centinaia di chilometri nella Guerra Fredda a migliaia oggi. Un cambio di paradigma che rende inutili molte delle architetture ereditate.
Difendersi non basta: “essere offensivi per restare difensivi”
Uno dei passaggi più forti è stato quello in cui l’Air Marshal britannico ha sfidato apertamente l’idea che l’IAMD sia solo una questione reattiva. Al contrario, ha affermato: «Pensare di intercettare tutto ciò che arriva è pericolosamente illusorio. Per difenderci dobbiamo essere offensivi: colpire i siti di lancio, le linee di comando, le fabbriche. Se perdiamo la battaglia IAMD, perdiamo l’Europa.»
Questo approccio “enterprise-level” alla difesa impone una trasformazione profonda nelle posture, nelle dottrine e nelle politiche industriali.
Camouflage, resilienza e costi sostenibili: le chiavi del successo
Stringer ha invitato a riscoprire anche tecniche tradizionali come mimetizzazione, inganno e dispersione, oggi fondamentali in un contesto di sorveglianza satellitare permanente. Inoltre, ha sollevato un tema cruciale: la sostenibilità economica e la capacità industriale. «Molte soluzioni oggi sono fatte di “unaffordium” e “unobtainium” – troppo costose e impossibili da produrre in massa», ha ironizzato, indicando la necessità di soluzioni efficaci ma accessibili.
Emblematico l’esempio mostrato in conferenza: un drone anti-UAS stampato in 3D direttamente presso Ramstein, prodotto in 5 minuti al costo di 9 dollari.
NATO e industria: serve un’accelerazione collettiva
Infine, il riferimento politico: il Regno Unito e la NATO stanno investendo nella resilienza delle reti di comando e controllo (C2), con un nuovo centro operativo in Norvegia in apertura nel 2025. Ma l’invito è corale: servono esercitazioni più rapide, sperimentazioni operative condivise, coinvolgimento dell’intero tessuto industriale – non solo dei grandi contractor, ma anche delle PMI.