Lockheed Martin: F-35, il CCA Vectis ed il C-UAS Sanctum

L’intervento di Lockheed Martin all’International Fighter Conference di Roma ha offerto una panoramica completa sul presente e sul futuro della superiorità aerea, intrecciando tre linee strategiche che definiscono l’evoluzione dell’azienda americana: l’ottimizzazione del programma F-35, lo sviluppo del nuovo sistema Vectis, e la costruzione di una difesa multilivello contro le minacce aeree e i droni di piccole dimensioni.

L’F-35 come pilastro della deterrenza e dell’interoperabilità

Il programma F-35 continua a rappresentare la spina dorsale delle forze aeree Alleate, con oltre un milione di ore di volo accumulate e venti partner internazionali. Al di là dei dati quantitativi, il punto chiave sottolineato da Lockheed è il valore strategico dell’interoperabilità: nazioni diverse che operano con lo stesso velivolo, le stesse tattiche (TTPs) e la stessa infrastruttura di manutenzione, condividendo esperienze e soluzioni.

L’F-35 Users Group è oggi il cuore tecnico di questa collaborazione. Lì si affrontano questioni operative, logistiche e di sicurezza, accelerando il processo di adattamento dei paesi partner al paradigma “fifth-gen”. L’obiettivo è garantire la sostenibilità della flotta e potenziare l’integrazione con le forze congiunte, trasformando l’aereo non solo in una piattaforma di superiorità aerea, ma in un nodo di rete per la consapevolezza situazionale ed il comando interforze.

Un esempio emblematico è fornito dai primi giorni del conflitto in Ucraina, allorquando gli F-35 furono rapidamente rischierati sul fianco orientale della NATO, dimostrando la capacità di deterrenza immediata e l’efficienza del coordinamento multinazionale. Quella stessa capacità è oggi oggetto di esercitazioni congiunte come Midnight Hammer e Ramstein Flag, dove la rete F-35 dimostra la possibilità concreta di trasferire dati di qualità “weapon-grade” tra sistemi d’arma e comandi nazionali, fino a batterie di difesa aerea terrestri.

Vectis

La seconda parte dell’intervento ha riguardato il programma Vectis, parte del progetto RCCA Increment 2, ovvero la visione di Lockheed per un velivolo “Collaborative Combat Aircraft” (CCA) destinato ad operare accanto alle piattaforme di quinta generazione.

Lockheed Martin rivendica un DNA storico in materia di autonomia e progettazione stealth, che risale ai tempi del dimostratore Polecat dei primi anni Duemila. Da allora, il concetto si è evoluto verso una piattaforma modulare e scalabile, costruita “to cost” e capace di essere adattata alle missioni in base alle diverse esigenze nazionali.

L’obiettivo è chiaro: ottenere massa a costi sostenibili, integrando la sopravvivenza tipica dei velivoli stealth con la flessibilità di trasporto ed impiego di carichi utili intercambiabili. Dalla sorveglianza e designazione di bersagli mobili alla difesa aerea avanzata, le configurazioni saranno adattabili in funzione dei profili operativi nazionali.

Particolare attenzione è stata dedicata al tema dell’autonomia. Lockheed prevede una transizione graduale verso veicoli completamente autonomi, iniziando da soluzioni semi-autonome controllate attraverso il sistema Multi-Domain Command and Control (MDCX). La sfida, ha sottolineato l’azienda, non è solo tecnologica ma anche politica e regolatoria: in Europa, la piena fiducia verso piattaforme autonome richiederà tempo ed addestramento, tanto per gli operatori quanto per le autorità civili di controllo del traffico aereo.

Difesa aerea di base e minaccia dei droni

L’ultimo asse strategico presentato da Lockheed riguarda la difesa delle basi aeree contro i droni di piccole dimensioni (C-UAS), un settore in rapida evoluzione dopo le lezioni apprese dai recenti conflitti in Europa e Medio Oriente.

La soluzione proposta, Sanctum, nasce dalla collaborazione tra i reparti di Missiles and Fire Control e Rotary and Mission Systems, integrando sensori, intelligenza artificiale e capacità di fusione dati in un sistema aperto e scalabile. L’interfaccia utente consente una visione unificata (“single pane of glass”) di tutte le tracce aeree, mentre il sistema assegna automaticamente le minacce agli effettori più adeguati che possono variare da sistemi cinetici convenzionali a soluzioni ad energia diretta o microonde ad alta potenza, secondo le policy nazionali.

L’obiettivo è creare una difesa multilivello modulare, capace di fondere i dati provenienti da radar tattici, sensori nazionali od alleati, e sistemi ottici locali, garantendo tempi di reazione compatibili con le minacce di tipo “sciame”.

Verso un ecosistema integrato

L’intervento di Lockheed Martin all’IFC 2025 ha messo in luce una visione coerente e a lungo termine: l’F-35 come spina dorsale interoperabile; il Vectis come amplificatore di massa e flessibilità tattica; e la difesa anti-drone Sanctum come scudo di prossimità per la sopravvivenza delle infrastrutture critiche.

Tre elementi distinti ma connessi da una stessa architettura di pensiero: rete, collaborazione ed adattabilità.

Un paradigma che non riguarda solo la tecnologia, ma il modo in cui le forze alleate pensano, addestrano e combattono insieme.