Sembra spirare un “vento nuovo” nel Levante del Mediterraneo; nei giorni scorsi il Primo Ministro libanese, Najib Mikati, ha compiuto una visita a Damasco, diventando il primo capo di Governo libanese a fare visita alla Siria dall’inizio della guerra civile nel 2011.

Durante la visita, il nuovo leader siriano, Ahmed al-Sharaa, ha dichiarato di sperare di migliorare i rapporti con il Libano e di costruire legami duraturi, rilanciando la cooperazione economica dopo anni di guerra.
Entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza del rispetto reciproco, dell’uguaglianza e della sovranità nazionale come base per la costruzione di nuovi legami.
La visita a Damasco del premier libanese segna un cambiamento significativo nelle relazioni tra i due Paesi, che erano state tese a causa del aperto sostegno del gruppo militante Hezbollah al regime di Bashar al-Assad e del pesante coinvolgimento della Siria nella lunga e sanguinosa guerra civile libanese svoltasi tra il 1975 ed il 1990.
Obiettivo di entrambi i Paesi è depotenziare il movimento Hezbollah e, conseguentemente, l’Iran che ha sostanzialmente creato, sostenuto e finanziato il partito politico e la sua emanazione militare, nonché le formazioni paramilitari sciite che hanno imperversato tra Iraq, Siria e Libano nel corso di questi anni.
Il rientro dei rifugiati e la delimitazione dei confini terrestri e marittimi
Inoltre, entrambi i leader hanno discusso di questioni in sospeso, come il ritorno dei rifugiati siriani in Libano, circa due milioni di persone che impattano pesantemente sulle disastrate condizioni socio-economiche libanesi, e la delimitazione dei confini terrestri, anche al fine di evitare pericolose infiltrazioni stroncando al contempo anche il fenomeno del contrabbando, e marittimi tra i due Paesi, quest’ultima di fondamentale importanza per i diritti di estrazione e sfruttamento dei giacimenti di gas localizzati dinanzi le coste libanesi e siriane.
La visita del premier Mikati fa seguito ad altre visite di personalità straniere a Damasco, compresi i Ministri degli Esteri italiano Antonio Tajani, francese Jean-Noel Barrot e tedesco Annalena Baerbock a suggellare la completa inversione di tendenza delle relazioni del Occidente con la Siria a seguito della caduta del regime di Bashar al-Assad rifugiatosi in Russia.
Foto via social network