Prosegue lo scontro al fulmicotone tra Dassault Aviation ed Airbus sul FCAS/SCAF

Non tutto è come sembra, specialmente quando ci sono gioco equilibri politico-industriali in grado di influenzare le dinamiche e gli equilibri di un continente, il Vecchio Continente.

E la questione FCAS/SCAF franco-tedesca è decisamente in grado di farlo, anche con riflessi sull’altro programma europeo, l’Eurodrone da cui la Francia “minaccia” di uscire.

Da mesi ormai è in corso una guerra mediatica intorno al programma franco-tedesco per un nuovo velivolo di 6a generazione e, in particolare, fra i due maggiori gruppi industriali coinvolti, Dassault Aviation e Airbus Defence.

Una guerra fatta di notizie, articoli, annunci, soffiate e smentite, con i Governi di Parigi e Berlino che tentano di smorzare le polemiche.

Dichiarazioni più o meno incomprensibili delle due parti, spesso volutamente confuse, altrettanto spesso amplificate o insabbiate a seconda delle necessità.

Cosa sta accadendo, quindi, fra Dassault e Airbus?

Che ruolo hanno Parigi e Berlino?

Il programma FCAS/SCAF, nato alla fine dello scorso decennio in risposta ai programmi statunitensi e cinesi di caccia di sesta generazione, vede Francia e Germania impegnate con i loro due player industriali di riferimento: Dassault Aviation (il cui maggior azionista è GIMD, holding della famiglia Dassault) ed Airbus (gigante europeo dell’Aerospazio, con partecipazioni da parte di entrambi i Governi francese e tedesco) con la divisione Defence and Space.

Il ruolo di Madrid

Molto più modesto, ma da non sottovalutare, il ruolo spagnolo: anche Madrid è azionista di Airbus, che ha nel Paese iberico alcuni dei suoi siti europei più importanti avendo avuto assegnato commesse consistenti in questi anni proprio dal Governo spagnolo, e che partecipa con Indra ed altre società al programma.

In questi mesi, per tornare alla prima delle due domande che ci siamo posti, abbiamo assistito ad una schermaglia mediatica continua fra le parti, che si accusavano a vicenda di voler rallentare o, peggio, sabotare il programma.

Purtroppo, queste schermaglie hanno portato ad analisi semplicistiche ed a facili e frettolose prese di posizione.

La leadership industriale e di gestione progettuale era stata chiaramente individuata fin dal principio ed il ruolo guida affidato a Dassault, mentre Airbus avrebbe avuto un ruolo da comprimario nel design del velivolo e si sarebbe occupata di sistemistica e adjunct; la situazione a specchio si riflette nel programma Eurodrone a parti invertite con Airbus leader e Dassault comprimaria.

Cosa sia accaduto e come si sia finiti nell’attuale situazione di crisi non è chiaro, ma è evidente che le semplicistiche accuse alla parte francese siano quantomeno discutibili, considerando che tutte le parti avevano accettato il ruolo guida di Dassault che era stato chiarito e condiviso sin da subito.

La situazione attuale, al contrario, pare essere voluta da Airbus, evidentemente non più disposta ad accettare un ruolo da comprimario forte di una dimensione di diversi ordini di grandezza superiore a quella di Dassault.

La posizione del Governo francese

Lo stesso Governo francese, infatti, non pare particolarmente entusiasta delle continue boutade di Eric Trappier (CEO di Dassault) che tenta di difendere il “patto” stipulato dalle parti all’inizio del programma.

La crescita di Airbus Defence e la “difesa” di Dassault Aviation

Parigi non ha la forza di contrastare Airbus, e Dassault teme di perdere il proprio ruolo guida nel programma, fatto che avrebbe inevitabilmente conseguenze terribili sul futuro dell’azienda francese, già oggi messa in soggezione dallo strapotere di Airbus che, grazie, alle nuove commesse da parte tedesca e spagnola per gli Eurofighter T4, T5 ed EK, oltre le commesse italiana e quella turca per le quali fornirà componenti, ha assunto un ruolo molto importante anche nel settore Defence.

Inoltre, non è da sottovalutare l’ingresso del gigante aerospaziale europeo anche nel settore dei velivoli d’addestramento avanzato/combattimento leggero, grazie all’accordo con Turkish Aerospace Industries (TAI) per i velivoli Hurjet destinati all’Ejército del Aire y del Espacio che dovranno essere “personalizzati”; insomma, una strategia a tutto campo quella adottata da Airbus Defence, con la separazione della componente Space che andrà a confluire in una nuova società aerospaziale con Leonardo e Thales, un vero e proprio colosso del settore.

Peraltro, Dassault Aviation ha incamerato il via libera del Governo Francese all’avvio degli studi della versione F5 del Rafale che rappresenterà il ponte tecnologico di congiunzione del attuale caccia con il FCAS/SCAF o con l’eventuale soluzione nazionale e continua a macinare ordini per l’F4.

La posizione del Governo Tedesco

La posizione del Governo di Berlino, invece, appare meno chiara.

Supporta Airbus o, quantomeno, non si sforza per difendere Dassault, ma appare soprattutto interessato a ridimensionare il ruolo francese nel programma, forte di una disponibilità economica imponente e di un budget per la Difesa degno di una grande potenza, non disdegnando per nulla di piazzare nuovi ordini per ulteriori F-35A e P-8A Poseidon negli Stati Uniti.

Airbus guarda a Saab

In questo quadro di incertezza, Airbus si dice pronta a proseguire da sola nell’impresa FCAS/SCAF ma, allo stesso tempo, dichiara di voler e poter valutare l’ingresso di nuovi compagna di cordata, sondando la svedese Saab che, a sua volta, ha iniziato gli studi di definizione di un velivolo/sistema di velivoli da combattimento di nuova generazione.

La partita, quindi, è tutta da giocare, ma una cosa è certa: sarà fondamentale non farsi sviare dai proclami delle parti, interessate soprattutto ad incassare il supporto del pubblico…

Immagine credit @Airbus Defence and Space