Somaliland terreno di scontro tra Israele e Turchia

Con una mossa a sorpresa i cui effetti non hanno tardato a manifestarsi, Israele ha riconosciuto il Somaliland, finora regione più o meno autonoma della Somalia, come Stato indipendente.

In tal modo, Israele è divenuto il primo Paese al mondo ad aver riconosciuto l’indipendenza del Somaliland, “battendo” anche l’Etiopia che sembrava sull’orlo di procedere in tal senso per ottenere dalle autorità di Hargheisa la concessione per ottenere l’agognato “sbocco al mare” costruendo una base navale, sia per scopi militari che mercantili.

In tal senso, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ed il Ministro degli Esteri Gideon Sa’ar hanno sottoscritto la dichiarazione per Israele con il Presidente Abdirahman Mohamed Abdullahi che ha firmato per il Somaliland; i due Paesi hanno proceduto al reciproco riconoscimento.

Da parte sua Abdullahi ha dichiarato che il Somaliland è pronto ad aderire ai cd. “Accordi di Abramo”, gli accordi per la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed i Paesi arabi e di fede islamica fortemente voluti dagli Stati Uniti per pacificare l’area mediorentale e le regioni limitrofe.

Israele ha offerto collaborazione al Somaliland nei settori dell’economia, agricoltura e dello sviluppo sociale.

La Turchia si oppone con fermezza

La mossa israeliana, peraltro, ha scatenato le ire di molti Paesi tra cui la Turchia, il principale sponsor del Governo di Mogadiscio che, ovviamente, non desidera perdere il controllo su un’ampia fascia di territorio, pur essendo il Somaliland da tempo una regione pressoché autonoma di fatto; Hargheisa, infatti, si è dotata di proprie strutture di governo, con proprie forze di sicurezza e gestisce una politica parallela ed indipendente rispetto quella somala.

Ankara da tempo sostiene il traballante Governo di Mogadiscio con aiuti finanziari, economici e “cura” l’addestramento e formazione dei militari somali fornendo anche armi ed equipaggiamenti; nella capitale sorge la più grande base militare turca al di fuori del territorio nazionale.

Recentemente, Ankara e Mogadiscio hanno sottoscritto diversi accordi di notevole importanza, tra cui uno per la costruzione di un hub commerciale marittimo a Mogadiscio con pieno controllo della compagnia turca Albayrak ed uno per istituire una sorta di Spazio porto per effettuare lanci di razzi vettori e satelliti messi a punto dall’industria turca; una strategia di largo respiro quella perseguita dal Governo turco che, però, ha un limite, quello di assicurare la sicurezza, un problema finora irrisolto.

Alla base dell’ostilità turca al riconoscimento dell’indipendenza del Somaliland vi è la competizione in atto tra Ankara e Tel Aviv sul Levante del Mediterraneo, dove i terreni di “scontro” sono multipli dalla Siria, al Libano, alla Striscia di Gaza, alla ricerca e sfruttamento di idrocarburi e gas, fino alla neo “Triplice Alleanza” tra Israele, Grecia e Cipro vista con il cd. “fumo negli occhi” dalla Turchia che vuole avere il predominio in quell’area e minaccia di scontrarsi apertamente con Tel Aviv.

L’interesse di Israele per il Somaliland

Oltre gli aspetti economici e di sostegno ad un Paese profondamente povero, Israele considera strategico il Somaliland per esercitare una forma di controllo sullo Yemen ed il Golfo di Aden, area da cui sono nati grossi problemi non solo per Tel Aviv; in parole povere c’è un interesse di Tel Aviv ad avere in Somaliland più di un punto d’appoggio per eseguire missioni sull’altra sponda del Mar Rosso e, più in generale, nel Corno d’Africa, con evidenti implicazioni di carattere strategico in tutta l’area.

Ovviamente, la mossa israeliana è stata immediatamente contestata da buona parte dei Paesi che si affacciano sull’area che hanno denunciato il tentativo di Tel Aviv e Hargheisa di voler organizzare una sorta di “deportazione di massa” della popolazione della Striscia di Gaza nel Somaliland, peraltro già smentita dai due Paesi.

Anche nello stesso Israele si sono alzate voci contrarie al riconoscimento unilaterale del Somaliland perché questo comprometterebbe l’ostracismo israeliano al riconoscimento dello Stato di Palestina, non essendo più possibile porre distinzioni sul piano giuridico e formale; insomma, secondo tale lettura il Governo Netanyahu si sarebbe “dato la zappa sui piedi” da solo, non avendo più appigli a cui aggrapparsi.

Le reazioni internazionali e la posizione degli Stati Uniti

Diversi Paesi, tra cui l’Egitto, hanno condannato la decisione di Israele perché compromette l’integrità territoriale della Somalia, sottolineando il loro pieno sostegno all’unità, alla sovranità ed all’integrità territoriale della Somalia.

La mossa israeliana non è piaciuta nemmeno all’Unione dei Paesi africani perché rischia di creare un precedente pericoloso con implicazioni di vasta portata per la pace e la stabilità in tutto il continente già alle prese con enormi problemi tra Sahel, Sudan, Africa Centrale e Nigeria, oltre che nel Corno d’Africa.

Gli Stati Uniti, alleati fondamentali di Israele, al momento non hanno seguito la decisione del Governo di Tel Aviv di procedere al riconoscimento dell’indipendenza del Somaliland; nelle stesse ore cruciali a Mogadiscio è giunta una delegazione del US CENTCOM per discutere con i vertici politici e militari somali della campagna contro il movimento Al Shabaab, la diramazione africana del ISIS, che è particolarmente attivo in Somalia ed autore di attacchi devastanti che più volte hanno colpito la capitale ed i principali centri abitati del Paese.

Il Presidente Trump sembra voler prendere tempo sulla questione prima di prendere una decisione in merito.