Accordo UK-Mauritius per le Chagos ma Diego Garcia è salva

Londra è ora prossima alla risoluzione di una lunga controversia circa la sovranità del così detto BIOT cioè British Indian Ocean Territory che comprende sei atolli dell’arcipelago Chagos, a sud delle Maldive e a nord-est delle Mauritius.

La zona compresa nel BIOT ha una estensione di circa sessanta chilometri quadrati e più di mille isole ma solo una di queste è considerata strategica dal Regno Unito e dagli Stati Uniti: Diego Garcia.

Nel 1966 il Regno Unito e gli Stati Uniti siglarono un accordo per permettere agli statunitensi di costruire a Diego Garcia un aeroporto militare ed una base navale ed in cambio Washington avrebbe fornito alla Royal Navy con un corposo sconto di 14 milioni di dollari (135 milioni di dollari attuali) i missili SLBM (Submarine Launched Ballistic Missile) “Polaris”.

I britannici bloccarono preventivamente l’accesso all’isola da parte degli abitanti indigeni, i chagossiani, che furono quindi costretti a trasferirsi principalmente nelle Mauritius ed alle Seychelles.

Nel corso degli anni si fece sempre più pressante la pressione delle Mauritius di reclamarne la sovranità nonché le proteste degli isolani costretti a lasciare l’isola che ricevettero le scuse di Londra ma senza la possibilità di tornare.

Dopo una serie di “battaglie” in tribunale nonché maggiori pressioni non solo locali ma da parte di nazioni africane e secondo la BBC anche dalla perdita di supporto da parte dei paesi europei dopo la Brexit, il Governo del Regno Unito sarebbe pronto a trattare.

Solo l’anno scorso infatti l’Assemblea delle Nazioni Unite ha approvato con una larga maggioranza la mozione che prevede di portare il caso davanti alla Corte Internazionale di Giustizia.

Davanti a questa situazione che rischia di danneggiare i rapporti del Regno Unito con diversi paesi anche strategici si è giunti all’annuncio tanto atteso da parte dei chagossiani: la sovranità sulle isole Chagos andrà alle Mauritius.

L’accordo, annunciato dal Premier Keir Starmer e dal Primo Ministro Pravinf JJugnauth, è il risultato di lunghe consultazioni iniziate a novembre 2022 che hanno subito nel corso di questi due anni di alcune battute d’arresto.

Diego Garcia è ritenuta strategica per gli Stati Uniti grazie alla sua posizione geografica per l’US Navy, l’US Air Force e l’US Space Force: un aeroporto di grandi dimensioni in grado di ospitare ed operare velivoli come B-52, B-1 e B-2, una base navale in grado di ospitare anche portaerei nucleari, una stazione del sistema ad alta frequenza di comunicazione HFGCS nonché una delle stazioni della Space Force per il tracciamento dei satelliti (GEODSS).

Da Diego Garcia sono decollati aerei e salpate navi per una moltitudine di operazioni come Desert Fox, Enduring Freedom e Iraqi Freedom tanto da essere definita a seguito degli attacchi dell’11 settembre “Footprint of Freedom”.

L’intera isola è praticamente off-limits dato che l’accesso è subordinato oltre che alle leggi inglesi anche dall’autorizzazione da parte dell’US Navy. Solamente i militari (non accompagnati da nessun familiare), personale del Dipartimento della Difesa e dipendenti delle aziende in appalto possono accedere alle strutture.

La domanda è ovviamente cosa succederà alle strutture militari presenti a Diego Garcia attualmente concesse dal Regno Unito agli Stati Uniti?

Secondo l’accordo annunciato tra Regno Unito e Mauritius, la base militare di Diego Garcia rimarrà sotto il controllo inglese, quindi rimarrà in vigore quanto concordato con gli Stati Uniti nel 1971, per un “periodo iniziale” di 99 anni.

Una notizia che ovviamente non è stata accolta positivamente da parte da tutti i chagossiani che anzi, esclusi dalle trattative, sono pronti a prendere vie legali per portare avanti la loro battaglia con il supporto dell’Human Rights Watch (HRW).

L’accordo prevede infatti un piano di ripopolamento sulle isole Chagos ma non su Diego Garcia.

La questione sembra però avviata ad una conclusione dato che è stato raggiunto l’obiettivo comune dei due paesi di arrivare ad una soluzione, mediata tra loro due, senza passare da assemblee o tribunali internazionali.