In Germania la Marina sta sottoponendo ad una serie di prove un sottomarino senza equipaggio “BlueWhale” sviluppato dall’ azienda israeliana IAI.

Le prove, che si svolgeranno fino al prossimo mese di novembre, si basano su oltre duemila ore di funzionamento in diversi bacini.
Dotato di sensori attivi e passivi e di un sonar trainato, il BlueWhale è in grado di rilevare sottomarini nemici ben camuffati e di inviare i dati criptati alle unità alleate tramite comunicazione satellitare.
Inoltre, nel corso delle prove già effettuate il battello di concezione israeliana si è dimostrato efficace anche nella ricerca e mappatura di campi minati.
Il BlueWhale, grazie alle sue limitate dimensioni, si è dimostrato particolarmente adatto ad essere impiegato in bacini ristretti ed impegnativi come il Mar Baltico.
Caratteristiche del BlueWhale
Il sistema autonomo sottomarino BlueWhale ELI-3325 sviluppato da Israel Aerospace Industries/ELTA è una delle più recenti innovazioni nel campo della tecnologia sottomarina; ha una lunghezza di 10,9 metri, un diametro di 1,12 metri e disloca solo 5,5 tonnellate.

Il BlueWhale può essere fornito di un sonar passivo, ad esempio il modello ASW-2500 di ATLAS Elektronik, società tedesca facente parte di Thyssenkrupp Marine Systems.
L’autonomia del battello è di 10-30 giorni in base alla tipologia di missione ed alla configurazione di batterie utilizzate.
Il sistema BlueWhale è progettato per essere altamente modulare, consentendo agli utenti di personalizzare la configurazione del carico utile in base alle esigenze specifiche della missione. Questo può includere l’integrazione di diversi tipi di sensori, strumenti di comunicazione e sistemi di navigazione per massimizzare l’efficacia operativa. Il sistema può essere facilmente trasportato su terra, per via mare e cielo in un container da 40 piedi (12 metri).
Le prospettive per la Marina Tedesca
Il BlueWhale è grado di fornire alla Marina Tedesca un’alternativa più economica in termini di manodopera rispetto ai sottomarini tradizionali e potrebbe rafforzarne le capacità contro le minacce subacquee ostili.

Essendo dotato di sensori sofisticati, il BlueWhale è in grado di raccogliere una vasta gamma di dati sottomarini, inclusi dati ambientali, informazioni sulle correnti marine, rilevamenti topografici del fondale marino e rilevamento di sottomarini avversari od altre minacce potenziali.
I risultati dei test finora eseguiti dalla Marina Tedesca nelle acque del Mar Baltico e del Mare del Nord sono ritenuti molto promettenti.
L’occasione italiana mancata
In Italia la Marina Militare avrebbe dovuto dotarsi di tre veicoli subacquei autonomi LDAUV (Large Displacement Autonomous Underwater Vehicle) BlueWhale.
Italia ed Israele avevano infatti avviato una collaborazione nel campo dei Large Displacement Autonomous Underwater Vehicles (LDAUV), regolata da un Memorandum of Understanding (MoU) firmato nel dicembre 2021 in vista del IIBW (Italian-Israelian BLUE WHALE).
Questo accordo prevedeva l’integrazione di payload e sistemi di produzione nazionale sulla piattaforma israeliana Blue Whale (BW) comprendendo, oltre ad ELTA, le aziende italiane Elettronica, CABI Cattaneo, FAAM, BATS Italia e ICS Technologies in rapporto paritario tra Italia ed Israele.
L’acquisizione di questi sistemi avrebbe dovuto consentire di colmare la lacuna molto sentita a livello nazionale, quella di esprimere una propria capacità con mezzi autonomi in grado di svolgere missioni antisommergibile, di sorveglianza e raccolta dati nelle aree di interesse strategico nazionale, oltre il controllo delle piattaforme off-shore e delle infrastrutture subacquee, quest’ultimo divenuto un compito di interesse strategico per la Marina Militare anche alla luce degli avvenimenti di questi ultimi anni.
L’obiettivo principale di questo programma era sviluppare una capacità ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) e ASW unmanned, in grado di operare in supporto alla proiezione di forze dal mare in aree d’operazione che sarebbero altrimenti inaccessibili o troppo pericolose. Questa nuova capacità avrebbe consentito di evitare il rischio diretto per il personale e gli assetti di valore in situazioni ad alto rischio.
Ma nel aprile di quest’anno il Governo ha deciso di ritirare il programma presentato in Parlamento del valore di oltre 250 milioni di euro, senza apparente giustificazione, presumibilmente per lo stato di crisi tra Roma e Tel Aviv, a causa delle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza per le quali l’Italia ha invitato lo Stato ebraico più volte alla moderazione.
Ovviamente, nonostante i problemi politici ulteriormente acuiti a seguito degli incresciosi comportamenti da parte israeliana nei confronti dei nostri uomini e mezzi schierati in Libano sotto le bandiere dell’ONU, le esigenze della Marina Militare persistono e, se non potrà essere riproposto il programma di cooperazione industriale con le aziende israeliane, sarà necessario attivarsi a livello nazionale o cooperativo internazionale, al fine di ovviare al mancato acquisto programmato dei tre veicoli subacquei autonomi LDAUV (Large Displacement Autonomous Underwater Vehicle) BlueWhale.
Foto credit @Israelian Aerospace Industries (IAI)