Portolano rilancia le capacità navali tra difesa aerea, lotta subacquea e dominio underwater

In occasione dell’audizione alla Commissione Difesa della Camera, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, ha delineato le priorità strategiche per il rafforzamento della componente marittima delle Forze Armate italiane.

In un contesto geopolitico in cui il Mediterraneo allargato riacquista centralità strategica e si moltiplicano le minacce ibride e convenzionali, la Marina Militare si prepara ad affrontare le sfide future con nuovi programmi, tecnologie avanzate e un focus sempre più marcato sul dominio subacqueo e sulla difesa delle infrastrutture critiche.

Difesa aerea navale, capacità antinave e anti-submarine warfare

Portolano ha indicato tra le aree di investimento prioritario per la Marina:

  • il rafforzamento delle capacità di difesa aerea e antimissile delle unità di superficie;
  • lo sviluppo di sistemi di ingaggio antinave a lungo raggio;
  • il potenziamento delle capacità di lotta subacquea.

L’obiettivo è dotare le piattaforme navali di capacità di ingaggio in profondità e di contrasto alle minacce balistiche ipersoniche, incluse contromisure per lo scenario crescente degli attacchi via drone e mediante sciami autonomi.

Il dominio subacqueo al centro della strategia

Uno dei punti più innovativi della visione presentata da Portolano riguarda il dominio underwater. L’Italia mira a sviluppare un’ampia gamma di sistemi a pilotaggio remoto (UUV – Unmanned Underwater Vehicles) e mezzi subacquei per operazioni offensive e difensive, con l’obiettivo di garantire una “underwater situational awareness” avanzata.

Questa capacità è considerata essenziale per la sicurezza delle infrastrutture energetiche sottomarine, delle dorsali digitali e delle rotte di approvvigionamento strategico. In questo senso, l’Italia intende anche rafforzare la sorveglianza subacquea delle zone economiche esclusive (ZEE) e delle acque profonde dell’interesse nazionale.

Maritime Situational Awareness e contrasto alla minaccia asimmetrica

La strategia navale italiana include l’estensione della Maritime Situational Awareness, ovvero una visione integrata, in tempo reale, dei flussi navali e delle potenziali minacce nei mari d’interesse. A tal fine:

  • saranno potenziate le reti radar costiere;
  • verranno acquisite nuove unità per la raccolta dati e analisi strategica;
  • sarà aumentata la capacità delle unità navali di impiegare droni aerei per sorveglianza e ricognizione.

Si tratta di un approccio integrato che mira a fornire una conoscenza continua dello scenario marittimo, anche in acque contese o ad alta densità di traffico, come il Mar Rosso e lo Stretto di Sicilia.

Investimenti nella flotta e sinergia con la dimensione cyber

Il rafforzamento delle capacità navali sarà accompagnato da un’evoluzione parallela nelle infrastrutture digitali e nella protezione cibernetica, a garanzia di una resilienza completa nel contesto del conflitto multidominio. Ogni nuova piattaforma navale sarà progettata con architetture digitali aperte, predisposte all’integrazione con reti NATO e sistemi di comando C4ISR avanzati.

Inoltre, il Generale ha sottolineato l’importanza della capacità navale di sostenere operazioni di Electronic Warfare (EW) e di condurre azioni autonome di protezione e contrasto, anche in contesti anti-access/area denial (A2/AD).

“Nel dominio marittimo – ha dichiarato il Capo di Stato Maggiore della Difesa – non possiamo limitarci a presidiare la superficie. La vera sfida si gioca anche negli abissi e nelle reti digitali. Ed è lì che dobbiamo essere pronti, presenti e credibili.”