Giappone testa Heron-MkII e TB2: verso una flotta UAV complementare

Il Ministero della Difesa giapponese ha confermato a Janes che l’Esercito di Terra (JGSDF) sta portando avanti test su due sistemi aerei a pilotaggio remoto di classe MALE (Medium Altitude Long Endurance): l’israeliano Heron-MkII e il turco Bayraktar TB2.

Le prove sul primo sono state completate nel corso dell’anno fiscale 2024, mentre quelle sul secondo si concluderanno nel 2025. La presenza del Heron-MkII è già stata documentata presso l’aeroporto di Shirahama, nella prefettura di Wakayama, il che lascia supporre che anche il TB2 venga testato in Giappone.

Dalle dichiarazioni e dai documenti di bilancio emerge chiaramente che Tokyo non si orienta verso la scelta di un solo modello, ma piuttosto verso un mix di piattaforme dalle caratteristiche complementari. Il Ministero della Difesa ha infatti distinto tra UAV multiruolo dotati di capacità non solo di sorveglianza e ricognizione, ma anche di guerra elettronica e attacco cinetico, e UAV pensati per fornire informazioni in tempo reale alle unità di prima linea e colpire immediatamente gli obiettivi.

Una strategia che coincide con quanto riportato da Asahi Shimbun e Kyodo News, secondo cui il governo intende puntare su una rapida espansione numerica della flotta di droni, destinando oltre 1.000 miliardi di yen e privilegiando la quantità rispetto alla qualità.

L’Heron-MkII, dal costo stimato di circa dieci milioni di dollari, è una piattaforma di dimensioni maggiori, in grado di imbarcare sensori elettro-ottici, radar AESA e una gamma di pod per missioni di guerra elettronica, intelligence delle comunicazioni e relay. Si tratta di un UAV ad alta capacità, ideale per missioni ISR di lunga durata, ma con capacità offensive limitate o assenti.

Il TB2, invece, ha un prezzo stimato intorno ai cinque milioni di dollari e dimensioni pari a circa la metà di quelle del velivolo israeliano. Pur con una capacità di carico inferiore e con vincoli nell’imbarco simultaneo di sensori elettro-ottici e radar, il drone turco compensa con una spiccata versatilità operativa: può trasportare bombe guidate al laser, missili anticarro, razzi guidati e persino piccoli missili da crociera. La sua efficacia è stata dimostrata in diversi teatri, dall’Ucraina alla Siria, dalla Libia al Nagorno-Karabakh.

A U.S. Air Force MQ-9 Reaper, assigned to the 62nd Expeditionary Reconnaissance Squadron, armed with four GBU-38 Joint Direct Attack Munition, parks on a flightline before a mission on Kandahar Airfield, Afghanistan Feb. 22, 2018. The 62nd ERS provides close air support, intelligence, surveillance and reconnaissance capabilities in Afghanistan.(U.S. Air Force photo by Tech. Sgt. Paul Labbe)

Il fattore economico gioca un ruolo cruciale nelle valutazioni di Tokyo. Il TB2, con un costo unitario stimato intorno ai settecento milioni di yen, risulta enormemente più conveniente rispetto al MQ-9B Reaper, già in acquisizione per la Forza di Autodifesa Marittima, il cui prezzo supera i cento miliardi di yen per unità. Questa differenza apre la strada a un’acquisizione su larga scala, coerente con la strategia di assicurare la superiorità numerica nel campo dei droni. Parallelamente, altre piattaforme restano in esame: il Nikkei ha segnalato l’interesse giapponese anche per l’Anka di Turkish Aerospace Industries, già adottato da Malesia e Indonesia, così come per modelli statunitensi, britannici e australiani.

In prospettiva, l’interesse del Giappone per UAV dalle caratteristiche diverse sembra riflettere l’esigenza di coprire un ampio spettro di missioni. L’Heron-MkII appare destinato a rafforzare la sorveglianza strategica e le missioni di intelligence elettronica, mentre il TB2 rappresenta la soluzione a basso costo per dotarsi rapidamente di una capacità d’attacco.