La stampa russa ha riportato l’interessante notizia che la Cina ha invitato a Pechino il Ministero della difesa dei talebani, il Mullah Yaqoob, per conoscere la situazione e le determinazioni afghane in risposta a possibili operazioni militari statunitensi nel Paese per riprendere il controllo della base aerea di Bagram.

Come è noto, pochi giorni fa il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un piano per riprendere il controllo della base aerea di Bagram in Afghanistan.
L’interesse statunitense per Bagram
Singolare la storia della base aerea di Bagram, sviluppata inizialmente dai Sovietici ai tempi dell’invasione dell’Afghanistan alla fine degli anni Settanta, per poi essere occupata dagli Stati Uniti e trasformata profondamente con grossi investimenti per sostenere le operazioni nel Paese.
Secondo il Presidente statunitense, nonostante i pregressi rapporti non amichevoli, sarebbe possibile trovare un accordo pacifico con l’Afghanistan ora sotto il governo dei Talebani, probabilmente dietro pagamento di una sorta di affitto o concessione ed ovviamente altre forme di aiuti economici, alimentari e medici che, peraltro, non si sono mai interrotti dal 2021.
Peraltro, il Presidente Trump ha fatto intendere che, se non si addivenisse ad una soluzione amichevole o commerciale con i Talebani, inizierebbe a considerare una serie di opzioni poco piacevoli per l’Afghanistan, costituite verosimilmente da sanzioni sempre più strette, fino a non escludere l’opzione militare per riprendere il controllo della base aerea.
Bagram è strategica agli occhi dei pianificatori delle operazioni del Pentagono per la sua posizione geografica, nel distretto del Parvan, non troppo distante dal confine che intercorre tra Afghanistan e Cina e le regioni che il primo Paese condivide con il Pakistan, Paese con cui gli Stati Uniti hanno un rapporto controverso.
Le risposte date dai Talebani alle offerte di Trump sono state di vario genere, da timide aperture a secchi rifiuti.
La visita della delegazione talebana a Pechino è servita alla diplomazia ed intelligence cinese ad ottenere preziose informazioni sulle reali intenzioni di chi detiene il potere a Kabul in questo momento.
La questione degli armamenti e materiali abbandonati durante il ritiro
Il Presidente Trump non è nuovo a trattare l’Afghanistan nella sua agenda; poco dopo la rielezione alla Casa Bianca, infatti, aveva richiesto ai Talebani la restituzione dei sistemi d’arma ed equipaggiamenti abbandonati di gran fretta nel Paese asiatico al momento del burrascoso ritiro avvenuto nell’estate del 2021, senza preavviso, del valore complessivo di oltre 7 miliardi di dollari.
Ovviamente, i Talebani non hanno preso in minima considerazione la richiesta presidenziale e in questi anni hanno sempre più impiegato i sistemi d’arma ed i materiali statunitensi nei conflitti locali con l’Iran ed in quelli sempre più estesi con il Pakistan, Paese con il quale i rapporti sono progressivamente peggiorati fino a sfociare in vere e proprie battaglie di confine con tanto di intervento della Pakistan Air Force a bombardare le posizioni tenute dagli Afghani.
Il caotico ritiro, la crisi russa-ucraina e le prospettive di un ritorno a Bagram
Curiosamente, fu proprio Trump a negoziare con i Talebani a Doha in Qatar verso la fine del suo primo mandato presidenziale il ritiro degli Stati dall’Afghanistan dopo circa vent’anni di conflitto.
Peraltro, quello che doveva essere un disimpegno progressivo divenne nell’estate del 2021 un vera e propria fuga del teatro afghano, con il contestuale collasso del Governo sostenuto dalla Coalizione ed il ritorno al potere dei Talebani, per ragioni allora apparentemente incomprensibili e, pochi mesi dopo, rese chiare dalla guerra scatenata dalla Russia nei confronti dell’Ucraina.
Infatti, il Presidente Biden, sulla base delle informazioni ottenute dall’intelligence, ebbe la conferma dei piani russi ed accelerando il ritiro dall’Afghanistan così intendeva recuperare uomini e risorse (solo finanziarie, non quelle materiali lasciate in buona parte in loco) per preparare gli Stati Uniti a far fronte alle esigenze in Europa Orientale che era prossima ad affrontare un nuovo conflitto con un clima di accuse e tensioni sempre più acute tra Mosca e Kiev.
Ora Trump riapre il fascicolo Bagram anche in vista delle elezioni di medio termine che storicamente rappresentano il gradimento dell’elettorato statunitense nei confronti dell’amministrazione di turno.