Battaglia tra Congresso e USAF per il destino del E-7 Wedgetail

Negli Stati Uniti è in atto una “battaglia” tra membri del Congresso ed il Pentagono relativamente la sorte finale del programma E-7 Wegdetail.

Come noto, l’USAF per la sostituzione degli E-3G AWACS in servizio dagli anni Settanta e costentamente ammodernati, al termine di una procedura selettiva, aveva individuato nel Boeing E-7 Wedgetail il candidato naturale a prendere il posto dei venerandi AWACS.

Peraltro, già alle prese con notevoli spese per il velivolo da superiorità aerea di nuova generazione, con il Boeing F-47 emerso come vincitore dalla selezione, l’USAF aveva lanciato un piano di acquisto del Boeing E-7 in più tranche.

Il programma Rapid Prototype

Punto di partenza (e probabilmente di arrivo nel senso di conclusione anticipata del programma in assenza di provveddimenti correttivi) era l’allestimento di due “Rapid Prototype” rappresentativi delle capacità richieste dall’USAF.

L’Aeronautica statunitense prevedeva di procurarsi altri 24 E-7A entro l’anno fiscale 2032, portando i due Rapid Prototype in linea con gli altri esemplari di serie al termine delle prove.

L’USAF, infatti, non si accontentava del veliolo nato per rispondere  al “Project Wedgetail” ora in servizio con la Royal Australian Air Force (RAAF) e, prossimamente, con la Royal Air Force (RAF), ma richiedeva l’installazione e l’integrazione di appositi sistemi operativi nel ambito di un programmazione di “prototipazione rapida” del valore di oltre 2,5 miliardi di dollari.

L’E-7 avrebbe dovuto fornire avanzate capacità di indicazione del bersaglio mobile in volo e gestione della battaglia, comando e controllo con un avanzato radar multiruolo a scansione elettronica che migliora la gestione della battaglia aerea e consente l’intercettazione a lungo raggio con potenziali avversari alla pari.

L’E-7 avrebbe consentito agli operatori dell’USAF una maggiore consapevolezza dello spazio di battaglia aereo attraverso il suo preciso quadro aereo e sarà in grado di controllare e dirigere i singoli velivoli in un’ampia gamma di condizioni ambientali e operative.

Crisi crescente e nuove soluzioni previste

Di “rapido” peraltro sono saliti i costi ed i tempi di realizzazione dei due prototipi il cui primo esemplare doveva essere disponibile per le prove entro il 2027, timeline non rispettabile evidentemente da Boeing.

La situazione per il Boeing E-7 è diventata critica perché il nuovo corso del Pentagono e dell’USAF prevede di affidare buona parte dei compiti previsti per il nuovo AWACS alla rete di satelliti ed a velivoli meno costosi e maggiormente rischierabili operativamente rispetto al velivolo di Boeing, con più di un interesse mostrato per l’E-2D Advanced Hawkeye della Marina ed a soluzioni basate su velivoli a pilotaggio remoto, accompagnate da considerazioni su crescenti perplessità sulle prestazioni fornibili dagli E-7 negli scenari futuri.

Evidentemente, una situazione del genere ha creato più di un cortocircuito tra l’Amm.ne Trump ed il Congresso che reputa fondamentale per la sicurezza nazionale il programma di sostituzione degli attuali E-3G AWACS giunti quasi al termine della loro vita operativa e che, evidentemente, non ripone soverchia fiducia nelle soluzioni alternative prospettate dal Pentagono e dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth.

I riflessi sulla NATO

Ma la decisione del Pentagono di bloccare il programma E-7 crea anche un grosso problema alla NATO che nel 2023, sulla scia della decisione britannica e di quella statunitense aveva selezionato il Wedgetail come successore della flotta AWACS dell’Alleanza, attualmente su 14 dei 18 velivoli E-3 in origine acquistati, ponendo un ordine iniziale per 6 esemplari.

I rischi sono evidenti, non poter usufruire della rete di supporto tecnico e logistico dell’USAF e la difficoltà di integrarsi con la difesa statunitense orientata su scelte operative completamente diverse.

La prossima flotta NATO allo stato attuale potrà interagire con i Wedgetail britannici ed australiani sempre più presenti in Europa, nonché con quelli turchi, peraltro, con capacità inferiori.

Tra l’altro il Wedgetail in servizio anche in Corea del Sud, nelle fila della RAAF ha recentemente ottenuto un altro traguardo importante, volando in team e controllando i loyal wingman Boeing MQ-28A Ghost Bat, velivoli a pilotaggio remoto od autonomo destinati a diventare veri e propri moltiplicatori di forze, impiegati con gli F-35A od autonomamente grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale.

La situazione britannica e francese

Il Regno Unito a suo tempo aveva acquistato un totale di 7 E-3 Sentry e per la loro sostituzione in origine aveva deciso l’acquisto di un pari numero di E-7A Wedgetail; esigenze di bilancio e le cicliche revisioni critiche della spesa della difesa avevano portato a ridurre inizialmente a cinque e, alla fine, tre esemplari.

Per contenere le spese, l’UK MoD aveva deciso di acquistare cinque Boeing 737 dal mercato civile per sottoporli alle modifiche necessarie; se il ridimensionamento a tre velivoli non aveva comportato soverchi problemi, discorso diverso per il radar Multi-Role Electronically Scanned Array o MESA prodotto da Northrop Grumman che, a suo tempo, aveva sottoscritto un contratto con la Difesa britannica per la fornitura di cinque esemplari del sistema avviandone la produzione.

Risultato, la RAF gestirà una linea di tre Boeing E-7A Wedgetail ed avrà in riserva due sistemi radar MESA, in attesa di improbabili schiarite sul piano finanziario da parte del Governo di Londra che consentano di riportare a 5 il numero di velivoli disponibili.

La Francia, da parte sua, altra utente del E-3 Sentry, si è discostata dalla RAF, dalla NATO e dalla stessa USAF, puntando invece al GlobalEye, un sistema AEW&C di Saab installato a bordo di una piattaforma Bombardier Global 6500.

Globaleye e G550 CAEW

Il velivolo in questione, adottato in origine dagli Emirati Arabi Uniti, sta ottenendo successi di vendita a seguito della commessa svedese per tre aerei e di quella francese per una prima coppia di velivoli.

A questi Paesi si aggiungerà molto probabilmente anche la Danimarca intenzionata a rafforzare la sua capacità di sorveglianza e di allarme precoce con il velivolo svedese, nonché la Polonia che attualmente gestisce una coppia di Saab 340 AEW e che ha mostrato interesse per il nuovo sistema.

L’Italia come è noto, si è affidata da tempo ad una soluzione completamente diversa, rappresentata dal Gulfstream G550 CAEW di cui l’Aeronautica Militare ha in servizio una coppia di esemplari che dovrebbero essere integrati da nuovi esemplari, frutto della conversione di otto velivoli acquistati per essere trasformati in piattaforme di diverso tipo tra AEW, sorveglianza Elint-Sigint e da guerra elettronica.

Immagine credit @Boeing