Il nuovo Vulcano 120 mm di Leonardo: il salto generazionale nella precisione a lungo raggio per i carri armati

Il Vulcano 120 mm è l’ultimo nato nella famiglia di munizionamento di precisione Vulcano sviluppata da Leonardo, concepito per estendere radicalmente la portata e la versatilità delle bocche da fuoco da 120 mm in dotazione ai carri armati ed ai mezzi da combattimento.

Questo importante progetto trae origine dall’esperienza maturata con le munizioni Vulcano nei calibri 127 mm navale e 155 mm terrestre, adattando le medesime tecnologie di guida di precisione all’arma principale da 120 mm dei Main Battle Tank (MBT).

La necessità di un proiettile del genere nasce dall’evoluzione degli scenari operativi moderni, nel ambito dei quali i carri armati si trovano ad affrontare minacce sempre più complesse, distanti e distribuite sul campo di battaglia. Le lezioni apprese da conflitti recenti tra cui la guerra in atto tra Russia ed Ucraina hanno evidenziato l’importanza di capacità di ingaggio a lungo raggio ed oltre la linea visiva (BVR), per colpire bersagli di alto valore, restando bel al di fuori dal raggio d’azione delle armi anticarro avversarie.

In questo contesto, il tradizionale carro armato pesante sta evolvendo in una piattaforma multiruolo capace non solo di confrontarsi con gli omologhi mezzi corazzati avversari, ma anche di fornire supporto di fuoco di precisione in profondità.

Il programma Vulcano 120 mm ha ricevuto l’interesse dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano (SME), interessato a dotare le proprie unità corazzate e da ricognizione pesante di una capacità organica di ingaggio a lungo raggio.

La presentazione ufficiale del Vulcano 120 mm è avvenuta lo scorso 16 luglio 2025, presso il “Balipedio Cottrau” nel Comune di Portovenere, Provincia della Spezia, insieme al nuovo cannone Leonardo 120/L55 destinato agli MBT frutto della joint venture tra Leonardo e Rheinmetall. Questo segna l’avvio della fase di qualificazione ed integrazione del sistema, che proseguirà nei prossimi circa 12 mesi.

Caratteristiche tecniche e modularità

Dal punto di vista tecnico, il Vulcano 120 mm è un proiettile sottocalibrato a guida di precisione. Ciò significa che il proietto effettivo ha un diametro inferiore a 120 mm ed è racchiuso in un sabot che si separa all’uscita dalla canna; una volta in volo, il proietto è stabilizzato da alette ed è dotato di sistemi di guida attiva in grado di correggere la traiettoria. La munizione non è razzo ma sfrutta l’elevata velocità iniziale impartita dal cannone ed un profilo aerodinamico ottimizzato (con una fase di planata supersonica) per raggiungere distanze molto superiori ai proiettili convenzionali dello stesso calibro. Grazie a queste soluzioni, il Vulcano 120 mm può triplicare la gittata utile rispetto a un 120 mm standard e conseguire una precisione nettamente superiore che non dipende dalla gittata.

Un aspetto chiave è la modularità tecnologica condivisa con gli altri proiettili della famiglia Vulcano. Leonardo ha infatti riutilizzato molti sottosistemi già sviluppati per le munizioni guidate da 76 e 127 mm navali e 155 mm terrestri, riducendo i rischi di sviluppo ed i costi unitari. Ad esempio, gli attuatori elettrici dei timoni di guida, i micromotori che muovono le alette canard, sono gli stessi per le munizioni Vulcano da 76, 127, 155 e 120 mm, prodotti in grandi volumi per economie di scala. Analogamente, il sensore di guida laser semi-attiva (SAL) impiegato nel Vulcano 120 mm è lo stesso componente usato nei sistemi Vulcano di calibro maggiore, il che ha permesso di integrarlo senza dover sviluppare un seeker ad hoc con evidenti benefici in termini di tempistiche e di contenimento dei costi. Questa comunanza include anche altre componenti ricalcando l’architettura già collaudata sulle versioni 155 mm e 127 mm. Il risultato è un sistema d’arma ITAR-free, cioè privo di componenti soggetti a restrizioni statunitensi, facilitando così l’esportazione verso Paesi esteri.

Il Vulcano 120 mm è compatibile con tutte le bocche da fuoco da 120 mm in uso, a cominciare dal nuovo cannone Leonardo 120/L55 e dal Rheinmetall L55A1, ma includendo anche gli attuali cannoni da 120 mm/44 installati sui carri Ariete e potenzialmente altre piattaforme equivalenti. In pratica, qualsiasi veicolo equipaggiato con un cannone NATO da 120 mm può impiegare questa munizione, a patto di disporre dell’elettronica di programmazione necessaria, come dettagliato più avanti. Le interfacce meccaniche sono identiche a quelle dei proiettili standard; quindi, il Vulcano 120 non richiede modifiche alla camera di scoppio od ai meccanismi di caricamento dei cannoni esistenti. Dal punto di vista balistico, il pieno sfruttamento delle prestazioni avviene con cannoni di alta qualità e lunghezza adeguata (ad esempio le canne da 55 calibri recentemente introdotte), capaci di sostenere pressioni elevate: il nuovo 120/L55 italiano, grazie ad un avanzato processo produttivo, è in grado di sparare il Vulcano 120 mm a velocità iniziali superiori di circa il 5%, massimizzandone la gittata.

Gittata, precisione e modalità di guida

Il Vulcano 120 mm è progettato per colpire bersagli a distanze impensabili per un munizionamento tradizionale sparato da carro armato. La gittata massima teorica del sistema è dell’ordine dei 30 km. Questo valore rappresenta un incremento straordinario rispetto ai pochi chilometri di gittata utile ottenibili dalle munizioni APFSDS o HEAT convenzionali da 120 mm. È importante notare, tuttavia, che nella pratica la distanza massima raggiungibile dipende dai limiti di elevazione del pezzo da 120 mm: i carri armati generalmente hanno un’elevazione massima del cannone attorno a 15-20 gradi, sufficiente per traiettorie indirette fino a circa 8-12 km. Infatti, Leonardo stima in ~10 km la gittata copribile in modalità NLOS (Non-Line of Sight) con l’elevazione standard di 15°. Per sfruttare appieno il potenziale balistico del Vulcano (e avvicinarsi alla soglia dei 20-30 km), sarebbe necessario adottare accorgimenti tattici come piattaforme con maggiore angolo di tiro o posizionare il carro su terrapieni inclinati od ancora rampe per aumentare l’elevazione. Nonostante queste limitazioni pratiche, il fatto di poter teoricamente colpire bersagli a decine di chilometri conferisce al sistema un ruolo quasi da artiglieria, fornendo capacità di deep strike al livello del plotone carri.

Sul fronte della precisione, il Vulcano 120 mm vanta un’accuratezza di gran lunga superiore alle munizioni balistiche. Basandosi sull’esperienza del Vulcano 155 GLR, si può prevedere un CEP (Circular Error Probable) inferiore a 5 metri sulle coordinate bersaglio usando la sola guida inerziale+GPS, che scende notevolmente in presenza di una guida terminale laser. In termini pratici, ciò significa avere alte probabilità di first-round hit anche su obiettivi di piccole dimensioni, eliminando la necessità di aggiustamenti di tiro. La traiettoria del proiettile è controllata attivamente da un sistema di navigazione INS/GNSS: durante il volo di crociera la munizione corregge la rotta tramite un’unità inerziale assistita da segnali satellitari (GPS, Galileo e altre costellazioni), mantenendosi nella zona prevista con precisione metrica. Nell’architettura Vulcano, il ricevitore GNSS è multi-banda e multi-costellazione, in grado di sfruttare sia segnali GPS americani sia europei Galileo (in modalità non criptata PRS) ed altri, per aumentare la disponibilità e la resilienza della navigazione. In caso di disturbi GPS (jamming), il proietto può fare affidamento esclusivamente sull’INS, il che degrada la precisione ma consente comunque di portarsi nell’area del bersaglio; inoltre, nella fase terminale intervengono i sensori homing (laser o IR) a rifocalizzare sul punto esatto.

Quanto alle modalità di guida terminale, il Vulcano 120 mm prevede configurazioni con diversi tipi di seeker intercambiabili:

  • Guida Semi-Attiva Laser (SAL): è l’opzione già disponibile ed integrata sul proiettile corrente. In questa modalità, il proietto è dotato di un sensore laser che “vede” l’energia riflessa da un bersaglio illuminato da un designatore laser esterno. Durante gli ultimi secondi di volo, il proiettile si dirige autonomamente sul punto laser designato. La guida SAL richiede, dunque, la cooperazione di un illuminatore amico (che può essere un drone, una squadra di forze speciali a terra/JTAC o Joint Terminal Attack Controller, un elicottero od un altro veicolo) e l’uso di codici laser NATO standard. Il vantaggio è l’elevata precisione (impatto diretto sul laser spot, CEP ~2 mt) e la capacità di colpire anche bersagli in movimento purché essi siano continuamente illuminati. Di contro, il bersaglio deve essere “dipinto” dal laser nei secondi finali (tipicamente l’illuminazione inizia ~5 secondi prima dell’impatto).
  • Guida a sensore IR imaging: è una modalità in fase di sviluppo avanzato, prevista come evoluzione successiva. Consiste in un sensore elettro-ottico infrarosso a bordo del proiettile, capace di riconoscere autonomamente il bersaglio tramite la sua firma termica e sagoma. Questa opzione non richiede alcun laser od intervento esterno durante l’ingaggio, risultando ideale contro bersagli che non possono essere designati comodamente o quando si vuole minimizzare l’esposizione di unità amiche. Leonardo, in partnership con la tedesca Diehl Defence, ha in corso lo sviluppo di un sensore IR di nuova generazione specificamente ottimizzato per l’impiego terrestre. Una volta disponibile, il seeker IR permetterà al Vulcano 120 mm di effettuare ingaggi completamente autonomi fire-and-forget, a prezzo di una maggiore complessità di identificazione dato che, ovviamente, sarà necessario precaricare nel sistema di guida le librerie dei bersagli per aiutare l’algoritmo di riconoscimento.
  • Guida GPS/INS: né laser né IR, in tale configurazione il proiettile può operare in modalità solo “geografica” con coordinate conosciute. In tal caso seguirà una traiettoria programmata verso un punto designato prima del lancio ed impatterà in quella zona prestabilita. La precisione dipende solo dalla guida inerziale/GPS ed è in genere sufficiente per colpire obiettivi fissi di grandi dimensioni (ad esempio infrastrutture, strutture logistiche) con pochi metri di errore.

Queste modalità risultano anche particolarmente resistenti a contromisure elettroniche: non avendo segnali emessi che possano essere disturbati, e con l’INS a garantire la navigazione in caso di oscuramento GNSS, tentare di “accecare” il Vulcano 120 mm risulta molto difficile. Inoltre, come spiegato dagli ingegneri di Leonardo, lo spoofing di un sistema GNSS militare in un proiettile di artiglieria è teoricamente possibile ma praticamente irrealizzabile: per ingannare il ricevitore bisognerebbe generare in tempo reale segnali falsi calibrati sulla posizione imprevedibile del proiettile, che in pochi secondi percorre centinaia di metri e, quindi, in grado di variare continuamente la sua posizione a velocità supersonica.

In sintesi, il Vulcano 120 mm può combinare una guida di media corsa INS/GNSS (per portarsi in prossimità dell’area bersaglio) con una guida terminale homing (SAL o IR) per centrare obiettivi puntuali o mobili. Questa combinazione multistadio assicura sia una lungo gittata, sia precisione molto elevata, un connubio difficilmente ottenibile con le munizioni classiche soprattutto alle distanze maggiori.

Due modalità di impiego operativo

Operativamente, l’introduzione del Vulcano 120 mm abilita due modalità di ingaggio principali: un ruolo primario con traiettorie estese anche NLOS con profilo di attacco dall’alto ed un ruolo secondario con tiro diretto avanzato.

In scenari NLOS (Non-Line of Sight), un carro armato equipaggiato con Vulcano 120 mm può ingaggiare bersagli posti oltre la sua linea visiva, simile a un’azione di artiglieria. Questo comporta l’uso di elevate angolazioni di tiro e della guida correttiva del proietto per colpire obiettivi nascosti dietro ostacoli naturali od a grande distanza come, ad esempio, contro mezzi nemici dispsoti oltre colline, batterie di lanciarazzi, o centri di comando arretrati. Come discusso, la gittata massima in tale modalità è attualmente limitata dall’elevazione del cannone, dai 10-15 km ai 25-30 km secondo Leonardo, che rappresenta un salto significativo rispetto ai 4-5 km di un colpo tradizionale APFSDS sparato in tiro curvo.

L’efficacia dell’ingaggio NLOS dipende fortemente dalla designazione del bersaglio: tipicamente, un sensore avanzato deve individuare e localizzare con precisione il target. In un contesto integrato, questa funzione può essere svolta da droni da ricognizione, osservatori avanzati a terra od altre piattaforme aeree. L’informazione sul bersaglio è, quindi, trasmessa all’unità, che la inserisce nella munizione prima del tiro. Se è disponibile un designatore laser su drone, il carro può anche sparare il Vulcano in zona bersaglio anche senza aver eseguito l’ingaggio tramite le sue ottiche e demandare al drone, ad esempio, la guida finale SAL sul target, con un livello di cooperazione simile a quello tra artiglieria ed UAV. Questa capacità di ingaggio cooperativo consentirebbe, ad esempio, ad un plotone di carri di ingaggiare obiettivi scoperti da un drone a decine di km di distanza, fungendo da “artiglieria di emergenza” per colpire minacce altrimenti fuori portata.

La cosiddetta trajectory shaping permette infatti di programmare un certo angolo di arrivo sul target: il proiettile può essere guidato in modo da scendere ripidamente sull’obiettivo, colpendolo dall’alto dei suoi punti deboli. Più la distanza è grande, più è possibile ottenere angoli di attacco elevati (fino quasi al verticale oltre i 10-15 km), sebbene la velocità d’impatto diminuisca all’aumentare dell’angolo.

La modalità top-attack rende il Vulcano 120 mm particolarmente letale contro mezzi pesanti: le corazzature superiori di carri e veicoli da combattimento sono infatti molto più sottili di quelle frontali; dunque, un colpo sul tetto della torretta o sul cofano motore può causare danni molto elevati anche senza perforare completamente lo scafo. Inoltre, l’attacco dall’alto aumenta le chance di bypassare od ostacolare i sistemi di protezione attiva (APS) di tipo soft/hard kill: il Vulcano è un oggetto piccolo, molto veloce e con ridotta traccia radar (RCS), caratteristiche che lo rendono difficile da individuare e ingaggiare in tempo dai radar degli APS attuali. Di fatto, il proiettile guidato Vulcano 120 può essere considerato un “quasi-missile” a basso costo: è accelerato dal cannone in pochi millisecondi fino a velocità supersonica, dopodiché plana inerte per la maggior parte del tragitto e, solo negli ultimi chilometri, accende il sensore di ricerca per auto-guidarsi con precisione sul bersaglio.

La seconda modalità è l’impiego in tiro diretto in traiettorie balistiche controllate a meno di dieci chilometri di distanza. In questo caso il carro armato può ingaggiare un bersaglio che, eventualmente, rientri nel suo campo visivo o di scoperta radar od optronica sfruttando il Vulcano per assicurarsi una elevata probabilità di colpire il bersaglio. Ad esempio, contro un carro nemico individuato a 6-8 km, un Ariete o i-MBT potrebbe lanciare un Vulcano 120 con la sicurezza che rispetto ad un proietto “legacy” il Vulcano è in grado di compensare effetti esterni come potrebbe essere ad esempio il vento. Rimane inalterata l’acquisizione con modalità IR o SAL che accresce ulteriormente le capacità del Vulcano 120 di colpire con precisione il bersaglio.

In questi scenari operativi l’impiego dei droni risulta non solo complementare ma fondamentale. Un drone UAV può svolgere tre ruoli chiave: intelligence, designazione e valutazione danni. In primo luogo, piccoli UAV tattici associati alle unità corazzate possono esplorare il terreno fino a decine di km, individuando bersagli oltre la vista delle unità a terra. Una volta individuato un obiettivo, il drone ne può fornire le coordinate precise (per guida GPS) oppure illuminare il bersaglio con un designatore laser dal cielo (per guida SAL).

Nel primo caso, il carro imposterebbe la munizione in modalità coordinate; nel secondo caso, la programmerebbe in modalità SAL e sincronizzerebbe il tempo d’impatto col il laser del drone. In entrambe le situazioni, droni e carri/mezzi da combattimento devono essere inseriti in una rete digitale di comando e controllo (C2) che permetta questo scambio di informazioni in tempo quasi-reale. In tal senso nuovi carri sviluppati da Leonardo-Rheinmetall (indicati come I-MBT) saranno predisposti nativamente per operare con droni esploranti e loitering munitions, potenzialmente integrando nelle loro suite C4I i feed video ed i dati di puntamento provenienti da assetti aerei organici. Ciò fa parte di una più ampia visione multi-dominio, nel ambito della quale ogni piattaforma terrestre è collegata a sensori remoti e può fungere all’occorrenza da nodo di fuoco di precisione “locale” su richiesta.

Riguardo la sopravvivenza in ambienti di guerra elettronica, il Vulcano 120 mm offre notevoli garanzie. Come già accennato, l’assenza di emissioni attive dal proietto (niente radar, nessun datalink) lo rende intrinsecamente invulnerabile al jamming elettronico: non esiste un segnale del proiettile che il nemico possa disturbare per deviarlo. L’unico elemento disturbabile sarebbe il segnale GPS, ma l’uso di ricevitori multifrequenza e multi-costellazione mitigano il rischio, e comunque l’INS di bordo assicurerebbe la navigazione fino all’area bersaglio anche sotto pesante disturbo. Una contromisura potenzialmente efficace resta l’uso di sistemi di occultamento ottico: ad esempio fumogeni multispettrali per schermare il bersaglio dall’illuminazione laser o confonderne la firma IR, oppure dazzler/laser accecanti contro un eventuale seeker IR. Tali misure rientrano nelle normali contromisure soft-kill e richiedono che il bersaglio sia consapevole dell’attacco in arrivo. Tuttavia, un proiettile come il Vulcano riduce drasticamente il preavviso per il bersaglio: viaggiando a velocità molto elevate e con traiettorie dall’alto, potrebbe lasciare al bersaglio pochi secondi per reagire, spesso insufficienti ad attivare efficacemente schermature fumogene (che impiegano qualche secondo a saturare l’area) od altre difese di tipo hard-kill.

In definitiva, il Vulcano 120 mm conferisce ai reparti equipaggiati un’inedita flessibilità tattica: possono ingaggiare bersagli oltre il diretto orizzonte, attaccare dall’alto veicoli protetti, cooperare strettamente con droni e resistere ad interferenze elettroniche. Il carro armato/mezzo da ricognizione e combattimento diventa così sia uno strumento di manovra diretta sia una piattaforma di fuoco indiretto di precisione, adattandosi alle esigenze di uno scenario bellico in cui le minacce e gli ingaggi si sviluppano su distanze molto maggiori che in passato.

Testata di guerra, effetti terminali e capacità di mission kill

La testata bellica del Vulcano 120 mm è progettata per massimizzare gli effetti terminali sul bersaglio attraverso una combinazione di danno cinetico diretto e blast/frammentazione. A differenza di un missile anticarro dedicato, il Vulcano non impiega una carica cava (HEAT) per perforare grossi spessori di corazza. All’interno del proietto è alloggiata una certa quantità di esplosivo che, all’impatto od a distanza ravvicinata dal bersaglio, detona azionando una spoletta intelligente (probabilmente multifunzione, programmabile con modi impatto, ritardo o prossimità come sulle versioni navali). L’esplosione genera un’onda d’urto ed una nube di frammenti ad alta velocità capaci di neutralizzare personale non protetto o veicoli corazzati. Questo effetto è ideale per ottenere mission kill sui carri armati nemici: invece di cercare una penetrazione frontale della corazza, il Vulcano 120 mm punta a distruggere o danneggiare gravemente elementi critici del carro avversario – ad esempio sistemi di puntamento ottici, sensori, antenne, cingoli, compartimento motore – rendendolo incapace di combattere ulteriormente. Nel gergo militare questo risultato è definito danno funzionale, poiché il veicolo bersaglio pur restando intatto strutturalmente è privato delle sue funzionalità belliche (es. incapacità di vedere, comunicare o muoversi).

Le prove condotte indicano che il Vulcano 120 mm è pienamente in grado di infliggere mission kill ad un MBT e persino distruggere bersagli meno corazzati come gli IFV con un colpo diretto. Un ingegnere di Leonardo ha riferito che l’energia cinetica residua del proiettile all’impatto è impressionante: pur avendo un calibro ridotto, il Vulcano impatta con un’energia circa 3-4 volte superiore a quella di un proiettile da 30 mm sparato dal cannone GAU-8 dell’A-10 Thunderbolt. Questo significa che, oltre all’effetto esplosivo, il proietto stesso, costruito probabilmente in acciaio speciale o tungsteno, possiede un’energia cinetica tale da perforare decine di millimetri di acciaio in caso di impatto diretto. Durante test a fuoco effettuati presso il poligono di Nettuno, un proiettile Vulcano 120 mm ha dimostrato di poter perforare spessori equivalenti o superiori alla corazza di un tetto torre o del vano motore di un carro armato moderno. Ciò è avvenuto a velocità d’impatto residuali tipiche di ingaggi top-attack a lungo raggio, confermando che anche solo l’energia cinetica del corpo penetrante può mettere fuori uso un mezzo centrando le parti superiori relativamente deboli. Sebbene la penetrazione non fosse un requisito primario del progetto, la struttura interna del penetratore potrebbe essere ulteriormente ottimizzata a tal fine in futuro, è rassicurante notare che un colpo Vulcano indirizzato sul tetto di un carro potrebbe aprirsi un varco nella corazza o quanto meno deformarla gravemente depotenziandola.

La testata a frammentazione conferisce inoltre capacità multi-bersaglio: il Vulcano 120 mm, se usato ad esempio contro truppe allo scoperto o soft targets, disperderà schegge su un raggio d’azione (letale) di alcuni metri. Questo raggio d’effetto è più contenuto rispetto a quello di munizioni da 155 mm o sub-munizioni anti-personale e rende, comunque, il Vulcano efficace anche contro fanteria e mezzi scoperti entro una certa area. In sostanza, pur essendo pensato principalmente per ingaggiare veicoli e bersagli puntiformi, il proiettile mantiene un minimo effetto area utile contro concentrazioni di personale nemico non protetto.

Bisogna sottolineare che uno dei vantaggi del Vulcano è la possibilità di colpire al primo colpo, riducendo enormemente il volume di fuoco necessario per neutralizzare un target. In scenari asimmetrici o di operazioni in ambiente urbano, ciò minimizza i danni collaterali: laddove sarebbero serviti decine di colpi HE/HESH da 120 mm un singolo Vulcano guidato può eliminare la minaccia con maggiore chirurgica, limitando l’impatto e gli effetti sull’area circostante. Anche contro bersagli mobili o che richiedono ingaggi rapidi come, ad esempio, un lanciatore di missili anticarro apparso per breve tempo, la munizione guidata offre la miglior probabilità di successo al primo tentativo, evitando al nemico la possibilità di riposizionarsi.

La capacità di mission kill/functonal kill del Vulcano 120 mm contro carri nemici è ampiamente comprovata: come dichiarato da Leonardo, ci si attende “almeno una mission kill contro un MBT ed un kill completo contro gli altri bersagli”. Questo significa che l’Esercito Italiano, laddove adottasse il Vulcano 120, potrebbe contare su un’arma che, senza dover penetrare frontalmente 700 mm di corazza, ottiene comunque l’effetto militare desiderato di inabilitare se non distruggere i carri armati ed i veicoli blindo-corazzati avversari, oltre colpire con estrema efficacia ed alta precisioni altri obbiettivi come postazioni protette, infrastrutture e truppe nemiche allo scoperto.

Programmazione della missione e interfaccia coi veicoli

Per impiegare efficacemente una munizione guidata come il Vulcano 120 mm, è essenziale un sistema di programmazione e comunicazione dati tra il veicolo lanciatore ed il proietto prima dello sparo. A differenza di un colpo convenzionale, infatti, il Vulcano deve ricevere le istruzioni di missione (coordinate del bersaglio, modalità di guida desiderata, etc.) prima di essere camerato e sparato. Leonardo ha sviluppato a tal fine un apposito kit di programmazione che può essere implementato sia come parte integrante del sistema di controllo del tiro del carro, sia come dispositivo portatile esterno impiegabile in campo. Durante la presentazione del nuovo MBT italiano, è stato confermato che i carri saranno predisposti all’uso del kit di programmazione per le munizioni Vulcano 120 mm, con architettura conforme allo standard NATO e completamente integrata nei sistemi digitali di bordo. Ciò significa che sui mezzi di nuova generazione il processo sarà trasparente: il capocarro od il cannoniere potrà inserire i dati del bersaglio nell’interfaccia balistica del carro (es. tramite console computerizzata), e questi saranno trasmessi automaticamente alla munizione nel momento del caricamento, svolto anch’esso in modo automatico. L’intero ciclo di programmazione e caricamento sarà dunque gestito da software, riducendo al minimo i tempi morti e le possibilità di errore.

Per piattaforme meno recenti o non dotate nativamente di tale interfaccia (ad esempio un carro Ariete C1 aggiornato solo parzialmente, Centauro di prima generazione od altri mezzi), Leonardo ha previsto una soluzione stand-alone portatile. Si tratta di un programmatore campale, contenuto in uno zaino, dotato di un’unità di controllo, un tablet, e di una “cornetta” a contatto da appoggiare fisicamente sulla munizione per trasferire i dati. In pratica, il cannoniere estrae il proietto dal suo involucro, accosta il programmatore portatile che, via induzione magnetica, carica i dati e poi lo introduce in camera di scoppio per il tiro. Questo metodo ovviamente richiede alcuni secondi aggiuntivi di preparazione, ma consente di impiegare il Vulcano 120 mm anche su mezzi non appositamente modificati – un enorme vantaggio in termini di retrofit e compatibilità universale. Ad esempio, un Paese estero potrebbe acquistare le munizioni Vulcano e pochi kit stand-alone, ed essere in grado di usarle sui propri Leopard 2 o M1 Abrams senza dover riprogettare i sistemi di tiro esistenti se non per inserire eventualmente le nuove tavole balistiche. Naturalmente l’integrazione fissa rimane preferibile per tempi di reazione più rapidi e comodità d’uso, ma la flessibilità offerta dal programmatore portatile è un punto di forza per la diffusione del sistema.

Il flusso di programmazione missione inizia con la designazione del bersaglio. A seconda dello scenario, il target può essere acquisito dal carro stesso (tramite i suoi sensori – es. telemetro laser, visore termico, future capacità radar da battaglia) oppure segnalato da fonti esterne (un drone, un osservatore avanzato, una centrale C2). Se il bersaglio è osservato direttamente dal carro, i suoi dati (coordinate misurate o l’indicazione di illuminazione laser attiva) vengono inseriti nel computer di tiro. Se, invece, l’ingaggio è richiesto da un asset esterno – scenario plausibile dato che il carro può fungere da “tiratore remoto” su richiesta altrui – allora arriverà un messaggio via rete tattica contenente la posizione del bersaglio e magari la priorità/tempo desiderato di ingaggio. In ambedue i casi, l’equipaggio del carro approva la missione e comanda la preparazione del colpo guidato. A questo punto, il sistema di controllo del tiro comunica con il programmatore di munizione trasferendo i parametri essenziali: tipicamente le coordinate del bersaglio (latitudine/longitudine/altitudine), il tipo di sensore da usare in terminale (SAL o IR, se disponibile), l’angolo d’impatto desiderato od il profilo di traiettoria, e la modalità di funzionamento della spoletta (es. impatto diretto o scoppio ritardato/prossimità). Questi dati sono memorizzati nella memoria logica del proiettile.

Da notare che non esiste, di norma, la possibilità di aggiornare i dati in corsa dopo lo sparo poiché non c’è un uplink di metà volo anche perché un collegamento in volo offrirebbe pochi vantaggi operativi, aumenterebbe la complessità del sistema e introdurrebbe invece possibili vulnerabilità. Tuttavia, è prevista una funzione di abort/self-destruct: se durante l’illuminazione laser SAL ci si accorge che il bersaglio designato non è più valido, un errore di identificazione, ad esempio, il designatore può emettere un codice particolare che il seeker SAL interpreta come comando di annullamento missione, facendo autodistruggere o deviare il colpo. Ciò aggiunge un margine di sicurezza nell’utilizzo di queste armi di precisione a lunga gittata.

Una volta lanciato il Vulcano 120 mm, il ruolo dell’equipaggio del carro è perlopiù concluso, salvo monitorare tramite i sensori il buon esito o prepararsi ad ingaggi successivi. Il tempo di volo a massima gittata (~30 km) è di circa 5 minuti, mentre a distanze intermedie come 10 km si parla di decine di secondi. Ciò implica che bisogna saper coordinare il tiro con il movimento del bersaglio (se mobile) e con l’eventuale illuminazione laser. In scenari dinamici, la rete digitale di combattimento potrebbe fornire aggiornamenti sul bersaglio anche dopo lo sparo (ad esempio per confermare se sta ancora lì), ma non potendo modificarne la traiettoria in volo, il Vulcano 120 mm è più adatto contro target a posizione nota o con spostamenti limitati durante il tempo di volo. Questo lo differenzia da un missile anticarro filoguidato o da drone loitering, che può inseguire i bersagli; tuttavia, l’enorme velocità iniziale riduce la finestra temporale in cui il bersaglio potrebbe muoversi significativamente e le precedenti affermati capacità stealth lascerebbero pochissimo tempo al mezzo di muoversi.

Impatto dottrinale e benefici tattici per le Forze Armate Italiane

L’adozione del Vulcano 120 mm potrà influenzare significativamente la dottrina d’impiego delle unità corazzate italiane, aprendo scenari d’azione prima riservati all’artiglieria od alle unità controcarri dedicate.

In primo luogo, come riconosciuto dell’Esercito, questa capacità è necessaria per ottenere un potenziamento cruciale per le forze di esplorazione e scorta ed in generale per le unità blindo/corazzate da ricognizione. Tali reparti operano spesso oltre il raggio di copertura immediata dell’artiglieria amica, inoltrandosi in profondità oltre le prime linee. Disporre sui mezzi esploranti di un’arma in grado di ingaggiare bersagli a 8-10 km significa dare loro autonomia di fuoco e capacità di neutralizzare minacce, senza dover attendere l’intervento di artiglieria che potrebbe non essere disponibile o CAS (Close Air Support). Un plotone in avanscoperta che individua un concentramento di blindati nemici ben oltre la portata del cannone da 120 mm con munizionamento convenzionale oggi dovrebbe ritirarsi o richiedere fuoco di supporto; domani, con Vulcano 120 mm, potrebbe ingaggiare direttamente quei bersagli senza essere individuato, sfruttando un drone per la designazione, distruggere od immobilizzare il nemico prima ancora del contatto diretto.

Per i carri armati da battaglia (MBT), il cambiamento dottrinale è altrettanto profondo. Tradizionalmente il carro è l’elemento di sfondamento in prima linea, concepito per lo scontro con altri carri ed il supporto ravvicinato alla fanteria. Con un’arma come il Vulcano da 120 millimetri, il carro diventa anche un sistema di artiglieria di precisione mobile, capace all’occorrenza di colpire bersagli ben oltre la linea del fronte. Questo non trasforma il carro in un sostituto dell’artiglieria tradizionale dato che non ha le caratteristiche proprie di un semovente d’artiglieria da 155 mm, ma gli conferisce un’ulteriore dimensione di impiego. Ad esempio, in una campagna ad alta intensità, i carri potrebbero essere usati per attacchi mirati contro nodi di comunicazione, difese aeree o riserve corazzate nemiche in profondità, preparando il terreno prima dello scontro diretto. In pratica, un reparto carri dotato di Vulcano può attuare una forma di fire and maneuver su scala più ampia, dove la fase di fuoco preparatorio di precisione è svolta dagli stessi carri dal retroterra, riducendo l’efficacia nemica prima dell’avanzata.

Dal punto di vista tattico, i benefici sono molteplici:

  • Ingaggio stand-off: I carri equipaggiati con Vulcano potranno ingaggiare minacce (come carri nemici, squadre armate con ATGM, artiglierie, ecc.) restando fuori dal raggio di reazione di queste. Ad esempio, un MBT con Vulcano può colpire un lanciatore anticarro a 8-10 km, al riparo dai suoi missili (che tipicamente hanno portata inferiore), aumentando la sopravvivenza delle proprie forze.
  • Riduzione ingaggi diretti carro vs carro: Se è possibile indebolire o immobilizzare i carri avversari a distanza, lo scontro diretto diventa meno rischioso. Negli scenari moderni già si osserva come gli scontri diretti tra MBT siano relativamente rari e i carri vengano spesso distrutti da altre piattaforme a distanza. Avere carri con capacità NLOS significa ribaltare questa tendenza a proprio favore, colpendo i tank nemici con quello che è a tutti gli effetti un “colpo di artiglieria guidato” dal proprio MBT.
  • Integrazione multi-dominio: La dottrina emergente richiede forze altamente interconnesse. Il Vulcano 120 mm obbliga a sviluppare tattiche coordinate fra unità corazzate, asset ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) come droni, e unità di supporto. Questo spingerà l’EI ad addestrare equipaggi e comandanti a gestire ingaggi coordinati in tempo reale con sensori esterni, migliorando in generale la capacità di sfruttare informazioni di superiorità situazionale. I nuovi carri i-MBT, come accennato, saranno dotati di droni organici: ciò apre alla dottrina del “carro come nodo centrale” che scopre tramite drone ed ingaggia col proprio Vulcano un bersaglio in autonomia, oppure funge da piattaforma shooter su designazione altrui. Si tratta di concetti vicini a quelli dei sistemi d’arma network-centrici di ultima generazione.
  • Ottimizzazione logistico-operativa: Colpire al primo colpo ed a grande distanza riduce il consumo di munizioni e l’esposizione a situazioni pericolose. In chiave logistica, impiegare un proiettile guidato invece di dieci convenzionali per neutralizzare un target comporta meno rifornimenti da effettuare e minori convogli esposti. Inoltre, potendo ingaggiare da posizioni sicure arretrate, i carri potrebbero consumare meno carburante in movimenti manovrati di avvicinamento e rischiare meno danni. Questo aumenta la sostenibilità delle operazioni prolungate.
  • Morale e deterrenza: Dal lato psicologico, sapere di poter essere colpiti da un carro nemico invisibile 10 km oltre la collina ha un impatto deterrente sul nemico. Le forze avversarie dovranno impiegare maggiori risorse per counter-reconnaissance e difesa di punti sensibili in profondità, sapendo che i carri italiani possono colpire dove e quando meno se lo aspettano. Ciò può rallentare le loro operazioni e dare alle forze amiche un vantaggio morale e temporale.

Naturalmente, l’introduzione di Vulcano 120 mm richiederà anche un adattamento di mentalità e addestramento per gli equipaggi dei carri. Come sottolineato da Leonardo, inizialmente potevano esservi perplessità sulla capacità di un carrista tradizionale di integrare questo nuovo strumento nella propria condotta di battaglia. I carristi dovranno pensare in maniera più simile ad artiglieri od a operatori di sistemi missilistici, pianificando ingaggi profondi e cooperando strettamente con il flusso informativo proveniente da altri domini (aereo, droni, ecc.). Dovranno anche imparare a decidere quale munizione impiegare in base al contesto. La dottrina dovrà fornire linee guida chiare su queste scelte, evitando confusione in combattimento. L’Esercito Italiano sembra comunque ben conscio di queste sfide e appare determinato ad evolvere le proprie tattiche di conseguenza.

In definitiva, l’adozione del Vulcano 120 mm rappresenta per le Forze Armate italiane un salto qualitativo dottrinale paragonabile all’introduzione dei missili guidati controcarro negli anni ‘70-‘80: un game changer che ridefinisce il ruolo di una piattaforma classica come il carro armato ampliandone il raggio d’azione ed i compiti. I benefici tattici attesi sono un incremento di letalità, sopravvivenza e flessibilità operativa delle unità corazzate, rafforzando la postura difensiva ed offensiva dell’Esercito in scenari sia convenzionali ad alta intensità sia in operazioni expeditionary dove il supporto di fuoco potrebbe essere limitato.

Evoluzioni future, compatibilità estesa e prospettive di export

Il progetto Vulcano 120 mm, pur essendo all’avanguardia, è concepito con spazio di crescita per ulteriori sviluppi ed applicazioni in futuro. Una linea evolutiva già definita è l’introduzione della guida IR imaging di seconda generazione, come discusso in precedenza. Leonardo ed i partner tecnologi come Diehl stanno lavorando su sensori IR terrestri più avanzati, il cui impiego sul Vulcano 120 permetterà di migliorare ulteriormente l’autonomia e la versatilità del sistema.

Gli stessi ingegneri di Leonardo hanno confermato che sarebbe addirittura possibile con una minima preparazione andare ad aumentare la gittata del colpo anche se allo stato attuale le prestazioni del Vulcano 120 mm sono ampiamente soddisfacenti ed all’interno i requisiti richiesti dallo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano.

Sul fronte della compatibilità con altri sistemi, il Vulcano 120 mm è virtualmente utilizzabile da qualsiasi piattaforma al mondo dotata di cannone da 120 mm standard NATO. Questo apre prospettive di adozione presso eserciti alleati che impiegano carri Leopard 2, M1 Abrams, Leclerc, K2 Black Panther ed altri, oltre naturalmente ai nuovi KF51 Panther in versione italiana e non, od ai carri di futura generazione. In molti casi, queste piattaforme potrebbero integrare il munizionamento con minime modifiche: ad esempio, i Leopard 2A7+ tedeschi o gli Abrams SEP hanno già sistemi digitali avanzati a cui potrebbe essere aggiunta la funzionalità di programmazione munizioni, simile a quella usata per le loro munizioni HE airburst programmabili. Anche i britannici, che storicamente usavano un 120 mm rigato, stanno passando al pezzo a canna liscia da 120/55 mm: quindi, i Challenger 3 del British Army in futuro potrebbero anch’essi teoricamente far uso di questa tecnologia.

Un aspetto strategico è che Leonardo ha mantenuto il Vulcano 120 al di fuori di accordi di co-sviluppo vincolanti con altri Paesi, il che significa maggiore libertà nell’export. In passato, Leonardo aveva stretto un accordo con BAE Systems per la commercializzazione delle munizioni Vulcano oltreoceano per i cannoni navali da 5”/127 mm USA, ma tale accordo è decaduto quando lo sbocco sul mercato statunitense non si è concretizzato. Per il 120 mm, al momento Leonardo è leader unico della tecnologia, Germania e Francia potrebbero guardare con interesse a questa capacità. La Germania in particolare, avendo co-sviluppato il Vulcano 155 mm, potrebbe adottare il 120 Vulcano sulle proprie piattaforme, specie considerando che ha anch’essa acquisito esperienza in sistemi simili (es. il proiettile DM11 programmabile, seppur non guidato). La Francia con i Leclerc aggiornati a 120 mm/L52 e soprattutto il progetto MGCS (Main Ground Combat System) di nuova generazione sono anch’essi possibili ambiti di evoluzione.

Per l’export è probabile che riguardi Paesi già utenti di armamenti occidentali da 120 mm, come ad esempio alcune nazioni del Golfo, l’India oppure l’Est Europa come la Polonia, molto attiva nel settore della difesa, che, pur avendo acquistato carri coreani K2 e americani Abrams, potrebbero volerne massimizzarne la letalità.

Nel medio termine, una volta completata la qualificazione con l’Esercito Italiano, il Vulcano 120 mm potrebbe divenire un prodotto di punta di Leonardo da proporre in combinazione con le proprie torri e piattaforme. Ad esempio, la torre HITFACT MkII 120 mm per veicoli ruotati potrebbe essere offerta con opzione “kit Vulcano”, e lo stesso dicasi per eventuali upgrade di carri stranieri curati da Leonardo. La modularità menzionata rende relativamente semplice inserire i “mattoncini” Vulcano in altri contesti: come rivelato, Leonardo è riuscita a integrare il seeker IR del Vulcano 127 in un proiettile 155 e viceversa con minimi adattamenti software, il che dimostra l’agilità nel riconfigurare la tecnologia secondo bisogni specifici. Tale configurazione sarà testata nel Regno Unito in prove in poligono commissionate dal Giappone che vede in tale tecnologia la possibilità di effettuare tiri contro nave dalle proprie isole.

Un’altra direzione evolutiva potrebbe riguardare la sinergia con nuove piattaforme unmanned oppure, l’impiego combinato di Vulcano 120 e loitering munitions potrebbe dare luogo a nuovi schemi tattici: ad esempio, usare il Vulcano per colpi rapidi di disturbo su mezzi nemici per poi attaccarli con munizioni circuitanti una volta immobilizzati o viceversa.

In conclusione, il Vulcano 120 mm sviluppato da Leonardo rappresenta non solo un prodotto innovativo per l’Esercito Italiano, ma anche un’innovazione con grande potenziale internazionale. Condivide la filosofia delle munizioni guidate di calibro maggiore (127/155) già accolte con successo, ma la trasferisce nel mondo delle forze terrestri corazzate.

Un ingegnere di Leonardo ha descritto il Vulcano da 120 estremizzando il concetto “qualcosa di simile a sparare con le prestazioni di un missile Javelin fino a 20-30 km”; un paragone volutamente audace così come riferito dall’ingegnere stesso ma che, al netto della minor capacità perforante rispetto al Javelin, evidenzia il salto concettuale introdotto: il carro armato potrà ingaggiare bersagli con precisione e distanze che fino a poco tempo fa era appannaggio solo dei missili od artiglierie maggiori.