Nonostante l’invio di militari da parte del Kenya e del Burundi nell’ambito della missione di stabilizzazione e protezione dei civili nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, deliberata dalla East African Community (Eac), cresce la tensione tra Kinshasa e Kigali.

I rapporti tra i due Paesi non sono mai stati buoni perché la Repubblica Democratica del Congo accusa il Ruanda di pesanti interferenze e di sobillare attività di destabilizzazione nelle regioni orientali del Paese, con la città di Goma presa di mira da attività terrroristiche.
Autore principale di queste attività sarebbe il gruppo M23 (Movimento 23 marzo) che le autorità di Kinshasa da anni tentano di contrastare senza molto successo perché, secondo la RDC, i terroristi/insorgenti troverebbero riparo e basi sicure nel vicino Ruada.
Ovviamente, quest’accusa è sempre stata sdegnosamente respinta dalle autorità di Kigali che, nonostante i moniti lanciati dalla East African Community (Eac) e dalle Nazioni Unite, rivendica la sua autonomia decisionale e sostiene che i problemi della Repubblica Democratica del Congo non siano attribuibili al Ruanda.
Peraltro, la situazione dell’area orientale del Paese, al confine con il Ruanda è diventata caotica, tanto che Nairobi ha disposto l’invio di un suo contingente nell’area della città di Goma; questa mossa non è piaciuta al Ruanda ed ai partiti politici congolesi di opposizione che non desiderano la presenza militare keniana nel Paese.
I rapporti tra RDC e Ruanda sono volti al peggio, con l’avvenuta espulsione dell’ambasciatore del Ruanda, e Kinshasa ha decretato la mobilitazione.
Le stesse Nazioni Unite hanno denunciato l’avvenuto peggioramento della situazione politica e militare in atto nella RDC, con i Caschi Blu, ivi stanziati, presi di mira da colpi di mortai e da attacchi con armi leggere.
Ieri, il Ruanda ha denunciato lo sconfinamento si un velivolo da combattimento Sukhoi Su-25 della RDC, non eseguendo azioni di contrasto ma limitandosi ad una nota formale di protesta; da parte sua Kinshasa ha dichiarato che il velivolo non era armato e stava effettuando una missione di ricognizione lungo l’area di confine quando ha avuto un malfunzionamento ed è atterrato per i controlli, per poi ripartire, all’aeroporto di Rubavu.
Lo scorso fine settimana l’Aeronautica della RDC ha schierato un paio di Sukhoi Su-25 per colpire le posizioni dell’M23 nel nord-est del Paese.
Il Governatorato del Nord Est ha annunciato che tremila volontari hanno risposto all’appello e si sono uniti all’Esercito per contrastare le attività del M23, che avrebbe conquistato un paio di grossi centri abitati, e delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) nonché per proteggere i civili della regione, migliaia dei quali sono fuggiti verso altre regioni del Paese per sfuggire agli attacchi.
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