Esercito 4.0

L’Esercito Italiano ha pubblicato sul suo siito il concept paper “Esercito 4.0”, un documento che traccia le linee di indirizzo e sviluppo prossime-future a cui la Forza Armata farà riferimento nel processo di ammodernamento.

Il documento individua 5 macro-aree su cui dovranno essere concentrate le risorse e l’impegno nel medio periodo: manovra a contatto, in profondità e nella terza dimensione, difesa integrata e logistica distribuita senza dimenticare la condotta delle operazioni dei nuovi domini cyber e spazio, nonché la combinazione di opportunità e insidie che li caratterizza.

In particolare, l’Esercito, per adeguarsi ai nuovi scenari, dovrà dotarsi di piattaforme blindate e corazzate, definite dal rapporto sempre più veloci, potenti e interconnesse; sul punto l’Esercito indica che l’acquisto di tali mezzi da combattimento di nuova generazione non potrà prescindere dal coinvolgimento dell’industria della Difesa nazionale anche al fine di mantenere un’autorità di progettazione italiana per garantire, unitamente ad una capacità produttiva di scala, anche la necessaria resilienza. Peraltro, quest’ultimo è un aspetto non nuovo perché, dagli anni Novanta in poi, l’Esercito Italiano ha acquistato in modo esclusivo (o quasi) mezzi da combattimento sviluppati e prodotti dall’industria nazionale che, con le sole eccezioni della blindo Centauro I e del veicolo blindato leggero multiruolo Lince, non hanno avuto successo alcuno sul mercato internazionale (l’ACV del Corpo dei Marines è un mezzo derivato ed è abbastanza diverso dal VBA originario da cui discende e, per il momento, nemmeno adottato dalle FF.AA. italiane) e non hanno portato commesse alle industrie del settore ed introiti allo Stato italiano. Pertanto, sarebbe auspicabile non ripetere esperienze pregresse non particolarmente “brillanti” né per l’Esercito, né per l’industria, al motto della difesa dell’italianità a tutti i costi, mettendo in linea, dopo anni di sviluppo e con elevati costi, mezzi similari (o anche inferiori in alcuni casi) a quelli già presenti e disponibili da tempo sul mercato, tentando questa volta di contemperare al meglio tutti gli interessi in gioco.

L’Esercito punta ad assicurare ai reparti la massima protezione possibile non solo da minacce tradizionali, ma anche da quelle provenienti dalla terza dimensione e dai domini spazio/cyber. In tale ottica, ai sistemi di protezione contro razzi, artiglieria e mortai (C-RAM), l’Esercito vuole affiancare i sistemi di difesa contro i droni e loitering munitions (C-UAS, Counter Unmanned Aerial System), minaccia micidiale per veicoli, mezzi e truppe, nonché sistemi robotici automatici (RAS), terrestri e aerei in grado di assolvere funzioni abilitanti del combattimento (esplorazione, scorta, sensore e allarme) inseriti nella piattaforma principale di comando e controllo di cui si sta dotando la Forza Armata.

Alla luce anche delle recenti esperienze belliche, l’Esercito vuole aumentare il raggio d’azione dei sistemi d’arma, portandolo dai 70 ai 150 km, per garantirne l’efficacia anche in aree di operazioni non contigue supportando le operazioni in profondità. Questa capacità di intervento sarà conseguita con i sistemi lanciarazzi multipli (MLRS) e con l’adozione di munizioni a lunga gittata guidate e non, in primis Vulcano, con droni armati e loitering munitions nonché con capacità offensive e difensive di guerra elettronica (EW) per disarticolare elettronicamente il nemico.

Anche la terza dimensione rientra tra le priorità della Forza Armata; si intende sfruttare al meglio la grande mobilità delle future piattaforme a decollo verticale e delle unità aeromobili ed aviotrasportate. Oltre i programmi per il Nuovo Elicottero da Esplorazione e Scorta (NEES) e del Light Utiliy Helicopter (LUH), l’Esercito è interessato al programma dell’US Army relativo il Future Vertical Lift (FVL) che sfrutta tecnologie d’avanguardia come il rotore contro-rotante ed il rotore basculante (tiltrotor) per aumentare velocità, manovrabilità, stabilità e raggio d’azione, migliorando pesantemente i parametri ottenibili dagli elicotteri attualmente in dotazione ai reparti dell’AVES.

Importanti novità si prospettano anche per la protezione della forze, nel settore antiaereo; infatti, si procederà ad integrare diversi sistemi contraerei di portata variabile creando veri e propri “clusters” multistrato, con le batterie SAMP-T (Sol-Air Moyenne Portée Terrestre) che saranno sempre più performanti anche nel ruolo antimissile contro i missili da crociera e balistici a corto raggio grazie all’aggiornamento a cui sono sottoposte le cinque batterie esistenti ed al completamento della sesta, con acquisizione di nuovi sensori di ricerca, tracciamento ed inseguimento dei bersagli nonché ammodernamento dei missili Aster 30, e le nuove sei +tre batterie a corta/media portata SHORAD “Grifo” in via di acquisizione che fanno ricorso al missile CAMM-ER sviluppato da MBDA Italia in concorso con MBDA UK.

Il sostegno di aderenza del tipo “distribuito” sarà assicurato ricorrendo a processi di automazione per il confezionamento, l’indirizzamento e la consegna dei carichi. Anche in questo ambito la tecnologia RAS potrà supportare le unità attraverso attività di rifornimento e trasporto autonome nel c.d. “ultimo miglio” del campo di battaglia ricorrendo ai cd. “muli automatizzati” a controllo remoto. Per ottimizzare questo nuovo tipo di logistica d’aderenza sarà necessario dotare tutte le unità di sistemi predittivi in grado di pianificare le operazioni di manutenzione e rifornimento, in grado di ridurre i tempi ed il peso logistico dovuti agli improrogabili fermi tecnici.

Ovviamente, lo sviluppo e l’esecuzione del programma Esercito 4.0 richiede risorse per la ricerca e lo sviluppo dei sistemi, ma anche un nuovo sistema di reclutamento e di formazione del personale. Da tale punto di vista, l’Esercito punta ad ottenere un maggiore bilanciamento tra doveri da adempiere e diritti da riconoscere, un diverso rapporto tra Quadri e gregari nonché il crescente arruolamento di “profili pregiati” di ingegneri, specialisti e tecnici, tutte componenti imprescindibili per dar corso alla “rivoluzione” Esercito 4.0..

Fonte ed immagine Esercito Italiano

1 commento su “Esercito 4.0”

  1. Primo, non mi risulta che il centauro e il lince quando uscirono sul mercato non fossero allo stato dell’ arte ,anzi, come lo sono i loro eredi peraltro,secondo si è scordato il guarani, un mezzo in dotazione alle forze armate brasiliane che sta avendo molto successo ed è molto apprezzato prodotto sempre dall industria italiana.Non credo ci sia una difesa dell italianità a tutti i costi vedendo le commesse per aziende estere da parte delle forze armate italiane ma un grande paese con il nostro tessuto industriale e la nostra manifattura ha il dovere non la possibilità di perseguire una sovranità tecnologica imprescindibile per la sicurezza nazionale anche per la partecipazione di tante aziende e l’ indotto che ne deriva,ultima considerazione le armi, le munizioni, i mezzi che si producono devono soddisfare i bisogni e le necessità delle nostre forze armate è questo l’obbiettivo primario non bisogna dimenticarlo se poi questi hanno successo anche all’ estero ben venga,poi su come e cosa si sta facendo per promuovere anche all ‘estero la nostra tecnologia e la nostra industria è un’altra storia.

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