Eurodrone a rischio: la Francia valuta l’uscita dal programma europeo MALE RPAS

Il progetto Eurodrone, formalmente noto come MALE RPAS (Medium Altitude Long Endurance Remotely Piloted Aircraft System), potrebbe presto perdere uno dei suoi membri più influenti: la Francia. Secondo quanto riportato dal quotidiano economico La Tribune, il governo francese starebbe valutando seriamente le condizioni per un’eventuale uscita dal programma europeo di sviluppo del drone strategico, promosso congiuntamente da Francia, Germania, Italia e Spagna.

Lanciato nel 2015 con l’ambizione di dotare l’Europa di un drone MALE indipendente dalle tecnologie statunitensi e israeliane, il programma Eurodrone è gestito da Airbus Defence and Space, insieme a Dassault Aviation e Leonardo. Tuttavia, fin dall’inizio il progetto ha incontrato ostacoli significativi, legati soprattutto ai costi, alla complessità industriale e alla frammentazione delle esigenze operative tra i partner.

Perché la Francia potrebbe abbandonare il programma

Parigi ha espresso crescenti perplessità sulla sostenibilità del programma, in particolare per quanto riguarda il rapporto tra costi e capacità operative dell’Eurodrone. Il velivolo, che dovrebbe entrare in servizio non prima del 2030, ha subito diversi rinvii e il suo sviluppo ha generato un incremento dei costi stimato tra il 20% e il 30% rispetto al budget iniziale. Oggi il prezzo unitario di un sistema (composto da tre droni e due stazioni di controllo) si aggira intorno ai 300 milioni di euro.

Secondo fonti francesi, il drone avrebbe un peso eccessivo e un’architettura ridondante per garantire la certificazione civile, il che ne limita le prestazioni e la flessibilità in scenari operativi complessi. Inoltre, la Francia preferirebbe soluzioni più agili e già disponibili, come il MQ-9 Reaper di General Atomics, già in servizio presso l’Armée de l’Air et de l’Espace, oppure puntare su droni di nuova generazione e piattaforme stealth, come quelli previsti nel programma FCAS.

Una rottura simbolica per l’industria europea della difesa

Un eventuale ritiro francese segnerebbe un duro colpo alla cooperazione industriale europea nel campo dell’aerospazio e della difesa. Non solo perché la Francia è uno dei maggiori finanziatori e promotori del progetto, ma anche perché la sua industria – Dassault in primis – è parte integrante della struttura tecnica del consorzio.

La mossa di Parigi rischia di inasprire le tensioni con Berlino, già alle prese con i delicati equilibri del programma FCAS (che include Dassault e Airbus). In questo contesto, la Germania potrebbe trovarsi a dover rivalutare le alleanze industriali europee e puntare a rafforzare i legami con altri partner, come Spagna e Italia.

Motori Made in Italy

L’Eurodrone sarà equipaggiato con due motori turboprop italiani Catalyst, sviluppati da Avio Aero (gruppo GE Aerospace) presso i siti di Torino, Brindisi e Pomigliano d’Arco. Il Catalyst, interamente progettato in Europa, rappresenta una novità significativa rispetto alla tradizionale dipendenza da motorizzazioni statunitensi o israeliane.

Inizialmente in gara per la fornitura dei motori c’erano due concorrenti europei: Avio Aero (Italia), filiale di GE Aerospace, con il suo turboprop Catalyst e Safran Helicopter Engines (Francia), che propose una versione adattata del suo motore da elicottero Ardiden 3TP.

Dopo un’analisi tecnica e industriale da parte di Airbus, la scelta è ricaduta sull’italiano Catalyst, esclusivamente sviluppato e assemblato in Europa, privo di componenti soggetti a regolamenti statunitensi (ITAR-free), e ritenuto più adatto alle missioni MALE per prestazioni, costi, rischi di sviluppo ridotti e potenziale di crescita

Il Catalyst con una potenza di circa 1.300 shp, il motore è dotato di tecnologie all’avanguardia come la combustione lean, una gestione elettronica FADEC a doppio canale e un’efficienza migliorata del 15% rispetto ai propulsori della stessa classe. Questa scelta rafforza il contributo industriale italiano al programma e segna un passo importante verso l’autonomia strategica europea nel settore motoristico aeronautico.

Quali alternative per la Francia?

Tra le ipotesi in campo, oltre all’estensione dell’uso dei Reaper, figura anche l’accelerazione nello sviluppo di droni autonomi o sistemi a sciame, più coerenti con le esigenze operative della nuova dottrina militare francese. Inoltre, Parigi guarda con attenzione a progetti innovativi come il drone stealth nEUROn (già sviluppato da Dassault), che potrebbero essere integrati in future capacità FCAS.

La scelta francese, se confermata, porterà inevitabilmente a riconsiderare tempi, costi e ambizioni del progetto, e potrebbe aprire la porta a un ritorno sotto l’ombrello della cooperazione transatlantica o a un ripensamento strategico più ampio dell’intero approccio europeo al dominio aereo non pilotato.