La Francia ha dovuto incassare lo stop alla partecipazione finanziaria al programma Rafale F5 che era stata annunciata dagli Emirati Arabi Uniti già acquirenti della versione F4 del caccia bombardiere di Dassault Aviation, con 0ttanta esemplari ordinati.

Prima dello scoppio della guerra in Medio Oriente Parigi ed Abu Dhabi avevano trovato un importante accordo che prevedeva un ruolo sostanziale degli Emirati Arabi Uniti nello sviluppo della versione F5 del Rafale, un vero e proprio ponte tecnologico tra il caccia di generazione 4,5 ++ ed il velivolo da combattimento di nuova generazione FCAS/SCAF.
In base all’accordo gli EAU avrebbero coperto il 70% complessivo dello sviluppo con una somma di 3,5 miliardi di euro.
Peraltro, la situazione è cambiata allorquando è stato reso noto che la Francia non avrebbe condiviso con gli EAU tecnologie considerate chiave; a quel punto i partner emiratini si sono chiamati fuori, lasciando la Francia a dover sostenere da sola lo sviluppo del Rafale F5 coprendo anche la quota di spese che sarebbe stata pagata dagli EAU.
Il programma Rafale F5
Per il programma Rafale F5 si prevedeva un esborso complessivo di 5 miliardi di euro a testimonianza dell’importante lavoro di sviluppo da effettuarsi sul velivolo che avrà capacità di controllare e cooperare con i droni da combattimento UCAV e CCA, integrando anche nuove capacità di comunicazione e cooperazione con altri velivoli e piattaforme multidominio, sensori e armamenti di nuovo tipo tra cui un missile antiradar ad alte prestazioni che sarà appositamente realizzato, nonché un nuovo sistema di protezione e concrete capacità di attacco elettronico.

Il programma Rafale F5 è giè previsto dalla Legge di Programmazione 2024-2030 ed è previsto che l’aggiornamento in questione (se si può ritener tale) sarà operativo entro il primo quinquennio del prossimo decennio.
I problemi con l’India
Ma le notizie negative per Parigi non sono finite poiché anche dall’India vi sono malumori relativi il mega contratto per 114 Rafale destinati alla Indian Air Force in buona parte da costruire localmente con assistenza tecnologica francese con quota crescente dal 30% al 60% di componenti prodotte in India.

Qui i problemi nascono dalla mancata approvazione francese alla richiesta indiana di poter accedere al codice sorgente dei sistemi elettronici dei caccia Rafale, limitando ed inibendo la capacità dell’India di modernizzare autonomamente il caccia bombardiere e di integrarvi armamenti e sistemi elettronici di produzione nazionale, tematica assai cara ed importante per il Governo di Nuova Delhi che spinge l’acceleratore sull’iniziativa “Make in India” per ottenere l’indipendenza dalle forniture estere in settori considerati strategici.
In particolare sarebbe precluso all’India l’accesso al radar AESA Thales RBE2, al processore principale ed al sistema di guerra elettronica SPECTRA del Rafale. praticamente il cuore e cervello del velivolo.
Ovviamente, il diniego francese ha sollevato polemiche e dubbi in India sulla prosecuzione del programma che ha un importo complessivo di ben 30 miliardi di euro; è facile immaginare l’impatto ultra negativo che avrebbe uno stop definitivo al programma sulle casse francesi e sul progetto FCAS/SCAF il cui sviluppo sarebbe finanziato con buona parte dei fondi ottenuti dal contratto indiano dei Rafale.
E’ altrettanto chiaro che uno stop al programma Rafale creerebbe un’importante vulnus alle capacità operative dell’Indian Air Force, costringendo il Ministero della Difesa di Nuova Delhi a trovare soluzioni alternative immediate o quasi, oltre ad accelerare lo sviluppo di un nuovo caccia nazionale e/o partecipare a programmi internazionali per velivoli da combattimento di nuova generazione.
Foto credit @Dassault Aviation