La settimana scorsa a margine del Avalon Airshow tenuto presso l’omonimo aeroporto nello Stato di Victoria, è emerso un interessamento australiano per il Global Combat Air Programme (GCAP).

E’ stato lo stesso vertice della Royal Australian Air Forc ha dare la conferma che sono state richieste informazioni e tenuto un meeting afferente il GCAP.
La questione di un’eventuale partecipazione australiana al GCAP sarà affrontata dopo le elezioni legislative ormai prossime, con il Partito Laburista guidato dal attuale Premier Anthony Albanese che cerca di ottenere la riconferma per continuare a governare il Paese.
Il programma GCAP
Il GCAP è un programma internazionale avviato nel 2022 da Regno Unito, Italia e Giappone volto alla realizzazione di un velivolo da combattimento di nuova generazione e tecnologie associate.
Le tempistiche del programma sono abbastanza stringenti con i velivoli che dovranno essere operativi entro il 2035 come confermato dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana, Gen. di Squadra Aerea Luca Goretti in occasione della celebrazione del 102° anniversario della costituzione come Forza Armata autonoma.
Oltre ad aver formalizzato l’intesa a livello politico e militare, i principali gruppi industriali aeronautici dei tre Paesi hanno sottoscritto gli accordi per costituire la società consortile che gestirà il progetto.
I tre Paesi hanno discussioni in corso sul eventuale allargamento del programma ad altre nazioni interessate ed in quale forma questo possa avvenire, se in qualità di partner tecnologici-industriali o come partner finanziari.
Recentemente, è stato confermato l’interesse dell’Arabia Saudita ad aderire al programma GCAP che inietterebbe nell’iniziativa consistenti risorse e richiederebbe anche una partnership tecnica-industriale.
Il Loyal Wingman ADP
Tornando all’Australia, un’eventuale sua adesione al programma GCAP segnerebbe un punto di svolta, poiché da diversi decenni la linea da combattimento della RAAF è basata esclusivamente su velivoli di manifattura statunitense, dal F-111C schierato a partire degli anni Settanta dello scorso secolo al attuale F-35A.
Attualmente, l’industria aeronautica australiana è impegnata nel programma congiunto con gli Stati Uniti di aggiornamento delle capacità del velivolo da guerra elettronica (EW) e soppressione delle difese aeree (SEAD) EA-18G Growler e, soprattutto, nello sviluppo del velivolo a pilotaggio remoto nel ambito dell’iniziativa Loyal Wingman ADP o Combat Collaborative Aircraft.
Quest’ultimo progetto è teso alla realizzazione di un velivolo a pilotaggio remoto a basso costo, riutilizzabile, che sia in grado di essere controllato da un caccia F-35 od operi da solo od in sciame guidato da algoritmi di intelligenza artificiale (AI).
Il velivolo, sviluppato da Boeing Australia, è noto ora come MQ-28 Ghost Bat ed è destinato ad essere una piattaforma multiruolo in grado di eseguire missioni di intelligence, sorveglianza, elettronica (ISR), guerra ed intelligence elettronica (EW/Elint) ed attacco.
Su questo ultimo aspetto si è registrato negli ultimi tempi una frenata da parte del Dipartimento della Difesa australiana non più convinta di affidare al Ghost Bat anche le capacità di attacco; peraltro, ciò contrasta con la decisione di Boeing Australia di iniziare le prove del MQ-28 con diverse configurazioni di armamento.
Nel quadro di una possibile collaborazione nel ambito del GCAP l’Australia potrebbe portare in dote proprio la tecnologia sviluppata nel programma Loyal Wingman ADP per il velivolo semi od autonomo che dovrà operare insieme al velivolo di nuova generazione.
Immagine credit @Leonardo