Il conflitto con l’Iran ha evidenziato diverse problematiche per Israele che ha subito importanti danni ad infrastrutture e messo in luce i limiti del attuale sistema di difesa antimissile ed antiaereo multistrato di cui sono dotate le IDF.

Alla luce delle risultanze emerse anche nel corso del conflitto con Hezbollah in Libano e con gli Houthi yemeniti, la Difesa e l’industria israeliana del settore hanno individuato i principali settori su cui intervenire, sia per gli effettori che per i sistemi di allerta e tracciamento.
La saturazione del sistema di difesa antimissile israeliano
Non è un mistero che, infatti, nel corso delle ondate di missili e di droni lanciate dagli Iraniani, soprattutto agli inizi del conflitto, la difesa multistrato israeliana sia stata messa sotto pressione, a volte duramente, dovendo fare i conti con il numero di effettori effettivamente disponibili e con il tipo di minaccia in arrivo costituito principalmente dal missile balistico a medio raggio Shahab-3, dal missile balistico a propellente solido Sejil e dal missile ipersonico Fattah-1, nonché Soumar da crociera a lungo raggio.
Essenziale per evitare danni e perdite ulteriori è stato il trasferimento della batteria THAAD del US Army, nonché il dispiegamento tra Mediterraneo e Mar Rosso delle unità AEGIS della US Navy che con i missili Standard SM-3 e Standard SM-6 hanno dato maggiore copertura allo Stato d’Israele.
Da non sottovalutare anche il contributo fornito dall’US Air Force, della Aeronautica Giordana e dei velivoli della Coalizione presenti in Medio Oriente nel contrasto aereo alle centinaia di droni lanciati dal Iran contro Israele.
Il sistema di difesa antimissile ed antiaereo multistrato israeliano
Al momento dell’apice dello scontro, la difesa multistrato antimissile israeliana verteva su sistemi Arrow 3 in grado di ingaggiare missili balistici a raggio intermedio e missili ipersonici al di fuori dell’atmosfera ed Arrow 2 capaci di intercettare missili balistici a corto e medio raggio.
Vi è poi il David’s Sling che è progettato per assicurare la difesa aerea a medio/lungo raggio e la difesa contro missili balistici a corto raggio e da crociera che ha avuto qualche problema iniziale “di dentizione” successivamente risolti, nonché l’Iron Dome o “Cupola di ferro”, un sistema in origine sviluppato per intercettare razzi, proiettili d’artiglieria e bombe da mortaio (C-RAM), via via evoluto in qualcosa di ancor più sofisticato in grado ora di contrastare anche UAS/UAV e loitering munitions e, perfino, missili da crociera come è stato evidenziato nel corso del conflitto al momento concluso.
Le soluzioni “correttive”
Se al livello “più basso” si lavora per integrare l’Iron Dome con l’Iron Beam il primo sistema laser ad alta potenza (HEL) per aumentare la capacità di intercettare droni e piccoli bersagli, abbassando al contempo i costi dei singoli ingaggi risparmiando i preziosi missili Tamir per le intercettazioni più importanti, nonché a soluzioni tradizionali come mitragliere peraltro abbinate a moderni sistemi EO/IR, algoritmi di intelligenza artificiale e sistemi di tracciamento automatico per migliorare la cd. difesa di punto, a livello più alto ci si è scontrati con il numero limitato di Arrow 3 disponibili e con le insufficienti prestazioni degli Arrow 2 non in grado di affrontare la minaccia ipersonica iraniana.
In più è emerso il problema della ricaduta perché l’Arrow 3 ma, soprattutto, l’Arrow 2 operano a “corto raggio”; se l’Arrow 3 intercetta “cinematicamente” il bersaglio, l’Arrow 2 lo fa con una testata esplosiva; peraltro, il più delle volte l’ingaggio avviene nella fase terminale del attacco per cui i resti dei due missili finiscono per divenire pericolosi nella loro ricaduta.
Alla luce di queste premesse, la Difesa ed il comparto industriale militare israeliano hanno avviato pertanto una sorta di “revisione critica” del sistema di difesa multistrato.
Uno dei settori a cui si lavora (peraltro non solo in Israele) è sui sistemi di sorveglianza ed allerta; la necessità è quella di abbattere i tempi di scoperta e di allerta per consentire ai sistemi di difesa antimissile di lavorare al meglio.
Satelliti di osservazione, allerta e tracciamento
La soluzione individuata è in una costellazione di satelliti che copriranno il Medio Oriente e le aree limitrofe che interessano Israele; tali satelliti saranno dotati di potenti sensori di osservazione e di tracciamento che permetteranno di individuare i lanci e le basi, trasmettendo l’allerta in tempo reale.
Questo permetterà di abbattere i tempi di risposta del sistema di difesa antimissile, consentendo al contempo di individuare le aree di lancio per la loro successiva disarticolazione, soprattutto, quelle da dove partono i missili a propellente solido che hanno tempi di messa in batteria decisamente ridotti rispetto a quelli a propellente liquido (peraltro anche più pericolosi nella loro gestione).
Anche il radar di tracciamento terrestre EL/M-2080 “Green Pine” beneficerà di miglioramenti ed adeguamenti, soprattutto, in termini di capacità di calcolo e di ottimizzazione del impiego degli effettori, grazie ai dati trasmessi da questa rete satellitare.
Nuovi missili Arrow 4 ed Arrow 5
Per i missili si lavora fattivamente alla versione Arrow 4 che consentirà di eseguire un’intercettazione più precisa, ottenendo al contempo una riduzione del costo dell’effettore; sarà una sorta di connubio tra l’Arrow 2 e l’Arrow 3, pur avendo una gittata inferiore rispetto all’Arrow 3; la versione Arrow 4 sarà sottoposta a prove nei prossimi mesi e, se non dovessero emergere particolari problemi, sarà messa rapidamente in produzione.
Peraltro, oltre l’Arrow 4, sono stati avviati gli studi per la versione Arrow 5, questa destinata a prendere il posto dell’Arrow 3, che sarà in grado di affrontare al di fuori dell’atmosfera ed a distanza ancora più lontana rispetto al sistema attuale le nuove minacce missilistiche compresa quella rappresentata dai missili ipersonici e dei loro veicoli plananti manovrabili (Glide) o HGV che rappresentano il pericolo maggiore e che gli attuali sistemi di difesa antimissile hanno difficoltà ad affrontare.
Peraltro, l’Arrow 3 è in piena produzione per soddisfare la commessa tedesca e per ripristinare le scorte delle IDF.
Foto credit @Israel Aerospace Industries (IAI)