Nel Mar Baltico, la NATO conduce una missione che unisce scienza, tecnologia e difesa collettiva.
Al centro dell’operazione c’è la NRV Alliance della Marina Militare italiana, la più avanzata nave da ricerca dell’Alleanza Atlantica, che ospita a bordo scienziati internazionali del NATO Centre for Maritime Research and Experimentation (CMRE) con sede a La Spezia.
Un gioiello italiano al servizio della NATO

L’NRV Alliance, costruita da Fincantieri, non è una semplice piattaforma navale ma è un vero e proprio laboratorio galleggiante, unico nel suo genere all’interno della NATO.
In questa missione, l’Alliance solca le acque al largo di Gotland, in Svezia, per testare nuove tecnologie capaci di rilevare attacchi contro infrastrutture sottomarine – gasdotti, cavi dati, reti ottiche – sempre più a rischio di sabotaggi.
Come spiegato da Dr. Robert Been, scienziato capo del CMRE, “ci sono stati atti di sabotaggio contro infrastrutture critiche sotto il mare, come gasdotti e linee di comunicazione. Noi stiamo cercando di capire come affrontare questo nuovo tipo di minaccia.”
Acque complesse, sfide nuove
Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli episodi sospetti di interferenze sottomarine. La NATO, con questa missione, cerca di anticipare le minacce future sperimentando sensori acustici avanzati, capaci di ascoltare il fondale marino e riconoscere segnali anomali in tempo reale.
Uno degli esperimenti principali consiste nel simulare la caduta di una ancora, un metodo sospettato in recenti danneggiamenti di infrastrutture strategiche.

Gli scienziati del CMRE hanno utilizzato una zavorra per ricreare il rumore specifico di un’ancora che impatta sul fondale, osservando come i sistemi acustici della nave siano in grado di rilevare l’evento con precisione.
“Per la prima volta”, afferma Been, “siamo riusciti a rilevare acusticamente la caduta di un’ancora sul fondale, usando una zavorra che ne simula il comportamento. È stato molto interessante vedere come il nostro sistema ha reagito.”

Nel corso della missione sono stati impiegati veicoli subacquei autonomi (AUV) tra cui il Slocum Glider prodotto dalla Teledyne Webb Research, boe intelligenti, sistemi radar e sonar a bassa frequenza e interfacce in tempo reale per l’analisi dei dati.

La complessità del fondale baltico — ricco di ostacoli naturali e infrastrutture civili — rende l’area ideale per test operativi avanzati.
“Ascoltare” il fondale: scienza e deterrenza
“Alcuni atti di sabotaggio potrebbero essere stati causati da ancore trascinate intenzionalmente sul fondo”, spiega il dottor Robert Been, scienziato capo del CMRE. “È un passo importante verso la prevenzione e la risposta a questo tipo di minacce”.
Il lavoro a bordo dell’Alliance ha anche una forte componente computazionale: l’analisi dei dati raccolti serve sia alla prevenzione, sia al supporto decisionale in tempo reale, sia alle analisi forensi post-evento.
Nuovi fondali per la NATO
“Lavorare in queste acque è particolarmente stimolante” – spiega Been – “Non solo per la geografia, ma perché ci muoviamo in un contesto geopolitico nuovo, che ci spinge a ripensare l’uso delle tecnologie già sviluppate, adattandole a minacce emergenti. È un atto di innovazione vera e propria.”
Con l’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO, la dimensione settentrionale dell’Alleanza assume un peso crescente, e operazioni come questa dimostrano come la continua ricerca sul campo possa rafforzare la deterrenza, offrendo strumenti pratici per la protezione del “mare invisibile” su cui si fonda una parte crescente delle nostre economie.
L’Italia al centro della ricerca marittima NATO

Che sia una nave italiana a guidare questo tipo di missione non è casuale. L’Italia, attraverso il CMRE con sede a La Spezia, è da decenni un pilastro della ricerca marittima dell’Alleanza, e la Marina Militare rappresenta un partner fondamentale grazie all’esperienza maturata in missioni internazionali e operazioni in teatri complessi.
Il personale della Marina a bordo garantisce professionalità, sicurezza, e capacità operative che permettono agli scienziati di lavorare in condizioni ottimali anche in acque fredde e dense di infrastrutture come quelle del Baltico.

La NRV Alliance (distintivo ottico A5345, nominativo internazionale IALL) è un’unità polivalente di ricerca appartenente alla Marina Militare Italiana, progettata per operare come piattaforma scientifica avanzata al servizio della NATO. Affidata dal 1988 al Centro di Ricerche Subacquee del SACLANT poi divenuto NURC— oggi noto come STO/CMRE (Science and Technology Organization / Centre for Maritime Research and Experimentation) — la nave rappresenta un punto di riferimento per la sperimentazione in campo ambientale e acustico-subacqueo.
Dal marzo 2016, l’Alliance è ufficialmente equipaggiata e condotta da personale della Marina Militare, in virtù di un accordo siglato nel 2015 tra il Ministero della Difesa italiano e il CMRE. La nave dipende organicamente dal Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) attraverso il COMSQUAIDRO e il Comando delle Forze di Contromisure Mine (MARICODRAG).
Caratterizzata da un livello acustico estremamente ridotto, l’Alliance è tra le navi più silenziose al mondo: un elemento fondamentale per studi in cui la discrezione sonora è cruciale, come il rilevamento passivo di oggetti o movimenti sottomarini. Dispone di circa 400 metri quadri di laboratori scientifici, sistemi di comunicazione e navigazione all’avanguardia, e una struttura poppiera “a portale” che consente l’impiego di verricelli, gru e sistemi per il varo e recupero di apparecchiature subacquee.
Queste caratteristiche ne fanno una delle piattaforme più avanzate per la ricerca applicata nel dominio marittimo, con benefici diretti non solo per la NATO, ma per tutte le marine dei Paesi membri.