La portaerei rimane il fulcro della capacità di proiezione della potenza marittima statunitense. È questo il messaggio ribadito dall’Air Boss, Vice Ammiraglio Daniel Cheever, comandante di Naval Air Forces e Naval Air Force Pacific, intervenuto durante un evento organizzato congiuntamente da CSIS e U.S. Naval Institute.
“Siamo impegnati a mantenere il livello stabilito dal National Defense Authorization Act, con undici portaerei e nove gruppi aerei imbarcati“ ha affermato Cheever. “La portaerei è altamente simbolica, rappresenta l’America ed è una deterrenza visibile in qualsiasi parte del mondo. Quando una portaerei arriva in teatro, tutti ne percepiscono immediatamente la presenza, che equivale a disporre di una forza aerea superiore a quella di qualsiasi nazione.”
Le prossime classe Ford: Clinton e Bush

Il budget 2025 della Marina ha stanziato 612 milioni di dollari per l’acquisto del materiale della futura USS William J. Clinton (CVN-82), senza però confermare ancora un contratto pluriennale che includa anche la successiva USS George H.W. Bush (CVN-83). Secondo l’attuale calendario, la CVN-82 sarà acquistata nel 2030 con consegna prevista nel 2040, mentre la CVN-83 seguirà nel 2034 con consegna nel 2043.
“Sono entusiasta per la 82 e la 83” ha sottolineato Cheever “perché rappresentano la continuità della classe Ford e ci porteranno a una flotta in cui la maggioranza delle portaerei sarà di nuova generazione.”
Le sfide della flotta
Nonostante la pianificazione di lungo periodo, la Marina affronta problemi concreti: la John F. Kennedy (CVN-79) ha subito un rinvio nella consegna, spostata dal 2025 al 2027 a causa delle difficoltà nell’integrazione dell’Advanced Arresting Gear e degli Advanced Weapons Elevators. Ritardi colpiscono anche la Enterprise (CVN-80), che non entrerà in servizio prima del 2030.

Il rischio è che, senza un’estensione della vita operativa di USS Nimitz (CVN-68) o USS Dwight D. Eisenhower (CVN-69), la flotta possa temporaneamente scendere a dieci unità, sotto la soglia imposta dal Congresso.
L’arrivo dell’MQ-25 Stingray

Un altro tassello fondamentale per il futuro delle operazioni imbarcate è l’introduzione del MQ-25A Stingray, il primo tanker senza pilota della Marina. Dopo anni di ritardi, il primo esemplare di produzione volerà quest’anno e inizierà i test di integrazione a bordo nel 2026, con la initial operational capability prevista per il 2027.
Lo Stingray sarà imbarcato inizialmente sulla USS George H.W. Bush (CVN-77) e rappresenterà il primo passo verso il manned-unmanned teaming, ossia la cooperazione tra velivoli con pilota e droni da combattimento di nuova generazione.
“Immagino grandi piattaforme, con equipaggiati e non, che operano insieme durante una missione, integrando capacità e apprendendo in tempo reale” ha spiegato Cheever, sottolineando come lo Stingray possa aprire la strada all’impiego di futuri Collaborative Combat Aircraft.
La Marina intende acquisire 76 MQ-25A Stingray per un costo complessivo di circa 1,3 miliardi di dollari, a testimonianza di un investimento strutturale verso l’integrazione uomo-macchina.
Domanda crescente per i Carrier Strike Group

Parallelamente, la domanda operativa di Carrier Strike Group non mostra segni di rallentamento. Negli ultimi tre anni, ogni dispiegamento delle portaerei dalla East Coast è stato più volte esteso: inizialmente nel Mediterraneo come deterrenza, poi per le esigenze del CENTCOM dopo gli attacchi di Hamas in Israele e le offensive dei ribelli Houthi nel Mar Rosso.
“Una cosa è certa: avremo sempre le portaerei. Esse rappresentano la garanzia di sicurezza aerea per il controllo del mare nel futuro” ha concluso l’Air Boss.