Operazione “Absolute Resolve”: la bolla aerea USA e i velivoli più segreti nel raid su Caracas

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026 gli Stati Uniti hanno condotto in Venezuela un’operazione congiunta, Operation Absolute Resolve, culminata con la cattura di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, poi trasferiti negli Stati Uniti.

La dimensione dell’apparato aeronautico schierato è stata definita “soverchiante”: il Chairman of the Joint Chiefs of Staff, Gen. Dan Caine, ha parlato di oltre 150 velivoli (inclusi bombardieri, caccia, ISR, ala rotante e droni) decollati da circa 20 basi “di terra e di mare” nell’emisfero occidentale. 

Al di là del dato politico-diplomatico, l’operazione è già un caso di studio per una ragione precisa, in un raid di “cattura ad altissimo valore” la vera arma decisiva non è un singolo sistema, ma l’architettura multi-dominio (aria, mare, cyber e spazio) che crea per poche ore una bolla di superiorità totale attorno al bersaglio. 

Il parallelo più pulito è con l’avvio di Desert Storm: nel 1991 la campagna aerea comincia “accecando” l’early warning iracheno con l’attacco di AH-64 Apache guidati da elicotteri speciali USAF (MH-53/Pave Low) contro siti radar di confine (Task Force Normandy). L’obiettivo era identico a quello visto in Venezuela: abbattere la capacità di vedere e reagire nei minuti cruciali, per far passare in sicurezza il primo scaglione di strike.

Una campagna “lampo”

Le ricostruzioni convergono su uno schema operativo classico ma raramente visto con questa massa: apertura del corridoio, neutralizzazione della difesa aerea, inserzione elicotteristica, copertura dall’alto fino all’esfiltrazione. L’obiettivo non era “sostenere” un’operazione prolungata, ma impedire per una finestra temporale ristretta qualunque reazione efficace (intercettori, SAM, C2, comunicazioni). 

Secondo varie fonti, nel corso della notte si sono registrate esplosioni e danni in più punti dell’area di Caracas e in infrastrutture militari; Reuters ha pubblicato una serie di immagini da Caracas nelle ore dell’azione.

Caccia: superiorità e strike di precisione

Nelle liste ricorrenti in ambito open-source e in alcune ricostruzioni specialistiche compaiono assetti di 5ª generazione (F-22 e F-35) affiancati da velivoli tattici imbarcati come l’F/A-18. Il senso operativo è duplice: negare lo spazio aereo e, se necessario, colpire bersagli “time-sensitive” (radar, piste, velivoli a terra, nodi C2) con tempi di reazione ridottissimi. 

Guerra elettronica

In una missione di questo tipo la componente di electronic attack è strutturale. Il riferimento più ricorrente è l’EA-18G Growler, piattaforma pensata per saturare lo spettro elettromagnetico e supportare la soppressione delle difese aeree (SEAD), aprendo la strada agli assetti successivi. 

Battle management

Il controllo della battaglia aerea passa anche da piattaforme tipo E-2 Hawkeye, utili a gestire deconfliction, coordinamento e air picture nell’area di operazioni (soprattutto se il dispositivo comprende assetti navali e decolli da unità aeronavali). 

Bombardieri: massa, stand-off e deterrenza “in tempo reale”

La presenza del B-1B Lancer viene riportata da più ricostruzioni come componente in grado di aggiungere massa e opzioni di attacco stand-off, oltre all’effetto psicologico di un assetto che segnala capacità di escalation immediata. 

L’elemento più “sensibile”: RQ-170 Sentinel e ISR stealth

La parte che più ha attirato l’attenzione degli osservatori riguarda l’eventuale impiego del Lockheed Martin RQ-170 Sentinel, uno dei droni ISR a bassa osservabilità più “sfuggenti” dell’inventario USA. The War Zone e FlightGlobal riportano la pubblicazione di filmati social compatibili con un RQ-170 e collegano la presenza del velivolo al supporto ISR dell’operazione. 

In termini pratici, un ISR stealth non “fa notizia” per l’armamento (non è la sua funzione), ma perché abilita ciò che conta davvero in un’azione di cattura: sorveglianza discreta e persistente, conferma dell’obiettivo, aggiornamento in tempo reale su movimenti e cambi di posizione del bersaglio. 

Night Stalkers, profilo bassissimo e copertura dall’alto

Il raid vero e proprio è stato condotto con elicotteri delle forze speciali (160th SOAR) e un pacchetto di piattaforme in grado di trasportare uomini e mezzi nel cuore di Caracas. Il Guardian riporta un profilo di volo estremamente basso (“circa 100 piedi” sopra l’acqua) per eludere la scoperta radar.

Gli elicotteri del 160th SOAR non sono “Black Hawk e Chinook verniciati di scuro”, ma piattaforme progettate e continuamente aggiornate per fare una cosa sola: portare un team dentro e fuori da un’area altamente rischiosa, di notte, spesso volando radenti per ridurre il tempo utile di scoperta e ingaggio da parte delle difese. L’US Army descrive esplicitamente questi velivoli come “highly modified” e sottolinea che, per il profilo missione delle forze speciali, vengono impiegati equipaggiamenti come serbatoi maggiorati e capacità di rifornimento in volo, elementi che da soli cambiano l’operatività della macchina e consentono inserzioni “deep” senza dover dipendere da basi vicine o soste intermedie.

Sui Black Hawk del 160th, in particolare nella configurazione MH-60M, la modifica più caratterizzante è l’insieme di sensori e avionica che rende possibile il volo “nap-of-the-earth” in condizioni degradate: profilo bassissimo, buio, meteo non ideale, con la necessità di evitare ostacoli e terreno senza alzarsi di quota Questo avviene grazie ad un radar dedicato al terrain-following/terrain-avoidance sul muso e di una torretta elettro-ottica/infrarossa per navigazione e consapevolezza situazionale notturna, una combinazione che serve tanto a “non farsi vedere” quanto, più semplicemente, a non farsi male volando a pochi metri dal suolo a velocità sostenute.

Questa capacità è accompagnata da un pacchetto di autonomia e sopravvivenza che distingue nettamente un elicottero SOF da un velivolo convenzionale. La sonda per il rifornimento in volo, visibile nelle configurazioni operative del 160th, permette di alimentarsi da tanker (tipicamente MC-130) senza atterrare, mentre l’adozione di serbatoi supplementari di carburante amplia raggio d’azione e libertà di manovra, con benefici evidenti nelle missioni in cui la sorpresa e la tempistica contano quanto la potenza di fuoco.

Sul piano della protezione, il 160th integra suite difensive più avanzate rispetto alla linea standard con l’adozione di contromisure a infrarosso di tipo direzionale, come il sistema CIRCM, che impiega un laser per disturbare seeker a guida IR e ridurre la vulnerabilità contro missili spalleggiabili e minacce a corto raggio, una preoccupazione centrale proprio quando si sceglie deliberatamente di volare basso.

Accanto a ciò, l’elemento meno “fotogenico” ma spesso più decisivo è l’architettura C2 e comunicazioni: radio sicure multibanda, data link e integrazioni che consentono all’equipaggio di restare connesso con assetti in quota, con il comando e con le squadre a terra, mantenendo la sincronizzazione durante le fasi critiche di inserzione ed esfiltrazione.

Quando si parla di missioni “eccezionali”, esiste anche un livello ulteriore di modifiche legate alla riduzione della firma, soprattutto acustica e radar. Il caso più noto resta la variante “low observable” associata al raid del 2011 su Abbottabad, su cui esistono analisi di settore ma pochissime conferme ufficiali. 

Armi top secret?

Qui conviene essere chiari: molte specifiche restano classificate e il termine “top secret” viene spesso usato in modo improprio. Quello che emerge dalle fonti è piuttosto la combinazione di effetti di effetti cinetici contro basi e nodi di difesa aerea/comunicazioni (prima di tutto per aprire il corridoio), guerra elettronica per degradare sensori e collegamenti e cyber e spazio.

Varie ricostruzioni citano un ruolo di U.S. Cyber Command e U.S. Space Command nel “layering” di effetti per creare il percorso operativo; in parallelo, più fonti riferiscono blackout o tagli di corrente a Caracas, senza che sia ancora definitivamente chiarita la quota cyber rispetto a possibili danni fisici alle infrastrutture.