La richiesta di bilancio FY2026 dell’Air Force per il programma Joint Strike Fighter (JSF) F-35 Lightning II riduce le quantità andando però a dare fondi per nuove capacità.
Con 24 nuovi velivoli F-35A previsti per l’anno fiscale, la priorità è di consolidare le capacità operative, aggiornare infrastrutture e introdurre nuove tecnologie. Questo è un netto calo rispetto ai 44 dell’anno precedente. L’obiettivo è di consolidare capacità piuttosto che incrementare numericamente la flotta.

A fronte di un investimento complessivo di circa 4 miliardi di dollari, l’Air Force destinerà oltre 3,5 miliardi alla produzione. Inoltre, più di 530 milioni verranno destinati all’Advance Procurement, ovvero l’acquisto anticipato di componenti critici e a lungo ciclo di produzione. Al centro di questa strategia anticipata c’è una novità tecnica importante: il nuovo radar AN/APG‑85, destinato a sostituire l’APG‑81 nei caccia di nuova produzione destinati agli Stati Uniti.
F-35A e la nuova configurazione Block 4

La variante A del Joint Strike Fighter, pensata per il decollo e atterraggio convenzionale, si avvia verso un’evoluzione sostanziale. Il bilancio FY2026 prevede finanziamenti per tutte quelle attività non ricorrenti – dalla progettazione alla costruzione di attrezzature industriali – necessarie a integrare le nuove capacità previste dal Block 4. Questo aggiornamento è fondamentale per garantire superiorità aerea negli scenari del futuro.

Si tratta di modifiche che spaziano dall’avionica ai sistemi di contromisure, passando per nuovi armamenti e migliori capacità di integrazione con l’infrastruttura informativa. A ciò si aggiunge l’ammodernamento delle capacità logistiche. Infatti, continua la sostituzione del vecchio sistema ALIS con l’ODIN, piattaforma cloud-native progettata per garantire una manutenzione più efficiente e una gestione dei dati decisamente più moderna.
Il radar APG‑85

Uno dei punti più significativi della richiesta FY2026 riguarda il radar. L’Air Force ha avviato un programma di due anni di procurement anticipato per l’AN/APG-85 sviluppato da Northrop Grumman. Questo nuovo radar AESA andrà a sostituire il collaudato APG‑81 nelle versioni destinate agli Stati Uniti.
L’APG‑81, in uso dalla nascita del programma F-35, ha costituito per anni uno degli elementi distintivi del caccia stealth americano. Ha offerto capacità radar avanzate grazie alla tecnologia AESA (Active Electronically Scanned Array), derivata direttamente dal radar dell’F-22 consentendo il tracciamento simultaneo di bersagli multipli, operazioni aria-superficie ad alta precisione e una buona resilienza alle contromisure elettroniche.
Ma oggi, di fronte alla crescente sofisticazione delle minacce aeree e terrestri, la sola affidabilità non basta più. L’APG‑85 nasce proprio per rispondere a questo salto tecnologico. Pur mantenendo un’architettura AESA, il nuovo radar integrerà moduli più efficienti. Probabilmente, questi saranno basati su nitruro di gallio (GaN), capaci di generare maggiore potenza, migliorare la risoluzione e ridurre l’impronta termica.

Le sue prestazioni saranno ulteriormente potenziate dall’integrazione nativa con l’architettura TR-3 e con la suite di capacità del Block 4. Questo garantirà una gestione intelligente dello spettro, una consapevolezza situazionale aumentata e un’integrazione più profonda con i sistemi di guerra elettronica di bordo.
Uno degli aspetti più innovativi sarà la capacità del radar di operare in sinergia con i sistemi di missione, adattando in tempo reale l’output in base al contesto operativo. Questa soluzione è utile dalle operazioni stealth in ambienti ad alta minaccia, alle missioni ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) in scenari contesi.
Il documento di bilancio spiega che si tratta di un componente così complesso da richiedere l’acquisizione di materiali critici con due anni di anticipo, suddivisa in due fasi: la prima per le materie prime (microcircuiti, moduli trasmittenti, processori) e la seconda per l’assemblaggio finale. La cifra destinata a questa voce supera i 230 milioni di dollari nel solo FY2026.
Addestramento e manutenzione al centro

Non meno rilevante è l’investimento sulle strutture e i materiali necessari ad accogliere i nuovi velivoli e garantire un ciclo operativo completo. Il FY2026 prevede l’acquisto di attrezzature di supporto peculiari (PGSE) per cellula, motore e avionica. Inoltre, ci sarà l’acquisto di simulatori di missione, kit per la pianificazione, manuali tecnici e dispositivi per l’addestramento piloti.
Parallelamente, prosegue il rafforzamento dei centri di manutenzione (depot) dislocati sul territorio statunitense. L’obiettivo è di creare una rete di riparazione autonoma e sostenibile nel lungo periodo. Il fine è chiaro: ridurre la dipendenza da fornitori esterni, garantire prontezza e abbassare i costi operativi sul ciclo di vita del velivolo.
Un programma in evoluzione

Anche se il numero di velivoli previsti per il FY2026 è il più basso dal 2018, questo non indica necessariamente un rallentamento del programma. Piuttosto, fa parte dell’obiettivo posto maggiore attenzione alla sostenibilità tecnica, all’upgrade tecnologico e alla maturazione dell’infrastruttura di supporto. Questo è più importante che la mera produzione in serie.
Il costo medio di un F-35A nella configurazione prevista per il FY2026 sale infatti a circa 165 milioni di dollari per sistema. Questo è un valore in crescita rispetto agli anni precedenti che era di 109 milioni nel FY2025. Tale incremento è giustificato dalla maggiore complessità dei nuovi sistemi, dai costi dell’inflazione e dalla produzione su una scala più scala ridotta.