Bombe su Damasco

Sono in atto in Siria scontri sempre più duri tra le Forze Armate israeliane e le Forze Armate e di sicurezza di Damasco.

I caccia bombardieri israeliani dopo essere intervenuti nell’area di Sweida per difendere i Drusi sotto attacco da parte delle unità dell’Esercito di Damasco e di quelle di “sicurezza” formate per lo più dai combattenti islamisti che avevano sostenuto gli scontri con le forze del deposto regime di Bashaar Assad nei lunghi e sanguinosi anni di guerra civile, hanno colpito pesantemente il quartier generale delle FF.AA. siriane nonché l’area del palazzo presidenziale nella capitale siriana.

Il ruolo degli Stati Uniti

Il rinnovato scontro tra Israele e Siria avviene all’indomani di una serie di incontri in cui la diplomazia statunitense sembrava aver ottenuto risultati importanti in vista di una normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi.

Gli stessi Stati Uniti avevano deliberato di rimuovere le sanzioni imposte alla Siria nei primi anni del corrente secolo ed avevano riaperto l’ambasciata ed avviato programmi di collaborazione con il nuovo “regime” di Ahmad al-Shara’ noto anche come Abū Muḥammad al-Jawlānī od al-Jūlānī, autoproclamatosi Presidente all’indomani della fuga in Russia di Bashar Al Assad.

Israele e Siria sembravano aver deciso di trovare una soluzione alla lunghissima crisi in atto da decenni, alla luce del forte ridimensionamento dell’Iran e del movimento Hezbollah che supportava il regime di Assad ed influenzava pesantemente il limitrofo Libano.

Il collasso di Assad ed il forte ridimensionamento iraniano

Peraltro, con il collasso del regime di Assad, Israele, impegnato ad eliminare la minaccia delle milizie sciite ed Hezbollah in Siria ed in Libano con micidiali attacchi aerei, ha consolidato le sue posizioni nel Golan, la regione montuosa di confine, allargando la “bolla difensiva” alle popolazioni druse in terra siriana storicamente alleate di Tel Aviv ed invise ai fondamentalisti islamici.

Ma, evidentemente, qualcosa nel percorso diplomatico deve essere andato storto, con pesanti scontri tra sunniti e drusi, con le unità del Esercito regolare e le forze di sicurezza di Damasco che hanno apertamente appoggiato i miliziani che hanno commesso anche fucilazioni sommarie.

Probabilmente, il Governo di Damasco, peraltro fin qui non chiamato in causa da quello israeliano per non irritare troppo gli Stati Uniti, sfruttando gli scontri in atto da tempo ha tentato di riprendere il controllo dell’area di Sweida e di quelle limitrofe tramite le milizie sunnite mai smobilitate che si sono abbandonate a violenze indiscriminate prima del pesante intervento israeliano.

L’offensiva aerea israeliana

In questo quadro fosco il Governo di Israele ha ordinato alle IDF di intervenire per fermare l’azione siriana che in effetti è stata bloccata dai bombardamenti aerei e di artiglieria, con le autorità di Damasco che annunciavano la tregua.

Nel corso di queste azioni sono stati eseguiti oltre centocinquanta attacchi aerei da parte dei caccia bombardieri siriani.

Oggi, però, si segnala l’ulteriore escalation con il bombardamento aereo del quartier generale delle FF.AA. siriane e del Palazzo presidenziale di al-Shara’, il che fa presumere che la fragile tregua in atto tra Siria ed Israele dai giorni della caduta di Assad sia finita e che si sta aprendo un nuovo capitolo dei rapporti tormentati tra i due Paesi.

Il Premier Netanyahu ha ordinato ai Drusi che vivono in Israele di non oltrepassare il confine con la Siria per andare a combattere i sunniti, sostenendo che è lo Stato d’Israele a difendere i Drusi siriani con le sue Forze Armate ed ha recapitato il messaggio ad al-Shara’ che non è previsto un intervento di terra.

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