Nonostante il tentativo del Presidente francese Emmanuel Macron di gettare acqua sul fuoco, affermando che le divergenze tra Francia e Germania nel programma FCAS/SCAF per un velivolo da combattimento di nuova generazione, sono intervenute le parole del Cancelliere tedesco Friedrich Merz a rinfocolare le polemiche in atto.

Infatti, il Cancelliere Merz ha dichiarato senza mezzi termini che i requisiti tedeschi non collimano con quelli francesi; la Germania non ha interesse per un velivolo imbarcabile su portaerei e che possa impiegare munizionamento nucleare e punta a due aerei diversi.
Peraltro, pur avendo di fatto affossato la collaborazione con Parigi, il Cancelliere Merz ha “indorato la pillola” sostenendo che la partnership andrà avanti e che le decisioni finali sul futuro o meno del programma saranno prese entro la fine del 2026.
E’ interessante notare che le dichiarazioni tedesche hanno avuto una prima ripercussione sul Belgio che nel programma FCAS/SCAF ha un ruolo di osservatore il cui Governo ha annunciato di voler rivedere la partecipazione; la Difesa Belga ha infatti dichiarato di aver programmato l’acquisto di 11 ulteriori F-35A che saranno allestiti in Italia presso la FACO di Cameri; peraltro, sin dall’inizio la partecipazione belga era stata malvista da parte di Dassault che sosteneva che non fosse salutare condividere tecnologie si 6a generazione stante l’avvenuto acquisto di F-35 da parte della Belgian Air Force; evidentemente, era un argomento che serviva al costruttore francese per colpire indirettamente il partner tedesco che si trova nella stessa situazione.
Le spine della collaborazione franco-tedesca
Le affermazioni piuttosto nette del Governo di Berlino arrivano dopo una serie di prese di posizione che riflettono lo stato acuto della crisi in atto tra Francia e Parigi nei principali programmi di collaborazione, dal FCAS/SCAF al MGCS passando per l’Eurodrone.
All’origine degli scontri al fulmicotone il rapporto di collaborazione mai nato tra Dassault Aviation ed Airbus che si scontrano per la leadership del programma FCAS/SCAF e del Eurodrone (già assegnata ad Airbus e mai digerita da Dassault Aviation che punta a far saltare la partecipazione francese al programma europeo); i Francesi sono sul punto di abbandonare il programma sostenendo che i costi siano troppo elevati e che il velivolo sia superato, ma Germania, Italia e Spagna intendono proseguire considerato che è stata superata con successo la Critical Design Review (CDR) ed è stata avviata la fase di allestimento dei prototipi.
Per il MGCS, il nuovo mezzo da combattimento che a partire dal 2040 d0vrebbe sostituire Leopard 2 e Leclerc rispettivamente nelle fila dell’Heer e dell’Armée de Terre, lo scontro riguarda KNDS nelle sue due anime francese e tedesche e Rheinmetall; al momento diverse iniziative in campo, tra Panther KF 51 e derivati, studi di KNDS DE e KNDS FR per nuovi mbt e programmi avviati dall’Unione Europea ne mettono in dubbio la prosecuzione.
Lo scontro aperto tra Dassault ed Airbus e le rivendicazioni sindacali
In questo quadro, le reciproce bordate pubbliche dei CEO di Dassault Aviation e di Airbus Defence and Space hanno dato fuoco alle polveri con l’azienda francese che ha affermato di essere in grado di sviluppare da sola un caccia di nuova generazione e con Airbus che rivendica la titolarità nello sviluppo di determinate componenti che i francesi vorrebbero invece sviluppare; a queste si sono succedute le affermazioni dei sindacati dei lavoratori delle principali industrie del settore aerospaziale che rivendicano una maggiore quota di lavoro e di ricerca sviluppo nel programma FCAS/SCAF spingendosi a chiedere al Governo a Berlino di tagliare il “cordone ombelicale” con Parigi, per un velivolo ad alto contenuto germanico.
Anche dal settore francese non mancano uscite sindacali e parlamentari che rivendicano la nazionalizzazione del programma FCAS/SCAF a totale discapito della collaborazione con la Germania.
Il grave ritardo del programma FCAS/SCAF e le soluzioni adottate
Il programma FCAS/SCAF è in grave ritardo sulla tabella di marcia anche perché la società consortile che dovrebbe gestire il progetto, nonostante gli input politici, non è mai partita, non essendo stato messo “nero su bianco” la suddivisione delle competenze che a parole vedrebbe Dassault Aviation come capo commessa.
Dinanzi a tale situazione di stallo, le Forze Armate dei due Paesi si sono mosse in direzioni opposte; infatti, in Francia oltre lo standard F4 è stato avviato lo sviluppo dello standard F5 del Rafale, che dovrebbe essere il ponte tecnologico tra il caccia di quarta generazione e mezza con il nuovo velivolo di 6a generazione.
Da parte sua la Germania, oltre ad avviare i programmi relativi l’acquisizione di Eurofighter Tranche 4 e Tranche 5, ha acquistato 35 F-35A, un caccia bombardiere stealth di 5a generazione, mossa che ha mandato su tutte le furie la Francia; Berlino giustifica tale acquisto con la necessità di sostituire parte della linea Panavia Tornado IDS che la Luftwaffe impiega anche per nuke strike con le bombe B-61 della NATO; infatti, l’F-35A, a differenza del caccia bombardiere Eurofighter, è certificato per l’impiego delle bombe nucleari B-61.
La “manna” del contratto indiano per 114 Rafale
Peraltro, la Francia è prossima ad incamerare l’importantissimo e fondamentale contratto assegnato dall’India per ben 114 caccia bombardieri Dassault Rafale, un mega accordo che porterà nelle casse francesi oltre 30 miliardi di euro, parte dei quali potrà essere impiegata per sopportare i costi di ricerca e sviluppo di un nuovo caccia di 6a generazione nell’ipotesi in cui il FCAS/SCAF nellla sua attuale forma sia abbandonato a favore della soluzione nazionale (con la partecipazione minoritaria spagnola che è presente nel programma franco-tedesco).
Le possibili soluzioni alternative per la Germania
Per Berlino sono sul piatto diverse opzioni: la più immediata sarebbe l’acquisto di 35 F-35A aggiuntivi per sostituire gli ultimi Tornado IDS, con gli Eurofighter Tranche 4 e soprattutto Tranche 5 che assicureranno per diversi anni la superiorità aerea; peraltro, un portavoce della Difesa tedesca ha smentito che vi siano programmi in tal senso a breve.
Le altre opzioni riguardano una soluzione nazionale, auspicata dai sindacati tedeschi, peraltro poco praticabile, od un programma di collaborazione con altri partner internazionali; tra questi Berlino ha individuato Stoccolma che con Saab ha avviato studi per un velivolo da combattimento di nuova generazione anche autonomo e non a pilotaggio umano.
Il possibile ingresso tedesco nel programma GCAP, pro e contro
Inoltre, nell’ambito della partnership tra Italia e Germania, il Governo di Roma ha offerto a quello di Berlino di partecipare al programma GCAP, portato avanti con il Regno Unito e con il Giappone per lo sviluppo di un velivolo da combattimento di 6a generazione e di tutta una serie di tecnologie avanzate.
Il programma GCAP, pur avendo scontato difficoltà iniziali, è solido e, soprattutto, ha la società consortile costituita da BAE Systems, Leonardo e Mitsubishi Heavy Industries, rispettivamente capocommesse dei rispettivi raggruppament industriali nazionali, già pienamente operativa e con le tre nazioni che hanno già investito considerevoli somme; l’Italia ha appena approvato la fase successiva del programma stanziando altri 8,5 miliardi di euro.
Il problema è che essendo prevista una partecipazione paritaria tra i tre Paesi ed essendo operativa la società consortile con la rispettiva suddivisione dei lavori trovare spazio alla Germania in questa fase come socio paritario (dietro Airbus DE vi sono Hensoldt, Helsing, Diehl, MTU e Rheinmetall) non è un compito facilissimo data la contrarietà del Giappone e del Regno Unito che non sembrano disposti ad una soluzione del genere.
L’esperienza passata del Eurofighter che ha visto un blocco temporaneo da parte della Germania alla vendita del caccia bombardiere a determinati Paesi, peraltro successivamente rientrato come nel caso della Turchia, ha messo in allarme il Regno Unito (ed il Giappone che sta cambiando la propria legislazione in materia di esportazioni militari) che, siglando, importanti accordi di partnership industriale militare con il Paese tedesco ha preteso che deteterminati vincoli all’esportazione non possano essere applicati per prodotti frutto della collaborazione anglo-tedesca.
L’esperienza del F-35 JSF e dell’Eurofighter
Più fattibile sembra l’ipotesi di una partnership di secondo livello, sulla falsariga del programma F-35 Joint Strike Fighter che prevede partner di 1°, 2° e 3° livello, anche se probabilmente non sarebbe ideale per la Germania; c’è da considerare che vi sarà un’unica linea produttiva altamente automatizzata che sfornerà i velivoli per i 3 Paesi e per l’eventuale esportazione ricevendo componenti lavorate dalle industrie britanniche, italiane e giapponesi; questa soluzione è stata scelta per abbattere i costi, rispondere velocemente alle richieste di mercato e per evitare di ripetere l’esperienza non positiva delle quattro linee produttive del Eurofighter o quella precedente delle tre linee del Tornado, una per ognuno dei Paesi partecipanti a questi programmi.
Ulteriore ipotesi di una partecipazione tedesca al programma GCAP potrebbe consistere nel segmento dei velivoli autonomi collaborativi da combattimento (CCA), dove effettivamente l’industria tedesca è avanti, che potrebbe vedere un impegno tedesco di primo piano, soluzione che potrebbe essere accettabile per i tre Paesi leader del programma.
Conclusione
In conclusione per la Germania, di fronte al collasso del programma FCAS/SCAF che sembra ormai inevitabile, si aprono diverse soluzioni ognuna delle quali ha pregi e difetti; di certo, Berlino pretenderà per il suo comparto industriale aeronautico un ruolo primario o comunque di livello qualificato e questo comporterà diversi sommovimenti industriali nel caso di una partecipazione tedesca ad un programma di collaborazione industriale.