Il Qatar espelle l’addetto militare ed i diplomatici iraniani dopo l’attacco di Ras Laffan

Con il passare dei giorni, si è entrati nella terza settimana di conflitto aperto, la situazione in Medio Oriente diventa sempre più incandescente e si delineano scenari sempre più foschi.

L’Iran, in risposta al bombardamento degli impianti di South Pars ed Asaluyeh da parte israeliana, ha eseguito una rappresaglia sulla zona industriale di Ras Laffan in Qatar, il principale impianto per la produzione di gas naturale liquefatto.

Il grave attacco ha messo sotto pressione le squadre di pronto intervento dell’Emirato che sono riuscite a domare i principali focolai ed a contenerne gli effetti.

La risposta qatariota

Sul piano politico e diplomatico la mossa iraniana non poteva rimanere senza risposta; infatti, il Qatar ha deciso l’immediata espulsione dell’addetto militare e dei diplomatici iraniani invitati a lasciare il Paese entro 24 ore.

La situazione è complicata dal fatto che i due Paesi gestiscono uno dei più grandi giacimenti mondiale di gas, con South Pars in Iran e Ras Fallan in Qatar; Iran e Qatar, pur essendo su posizioni politiche diametralmente opposte, hanno trovato (od avevano, vista la situazione in atto) un punto di equilibrio nella gestione condivisa di questa immensa risorsa naturale.

Il Qatar ha duramente condannato l’attacco subito a Ras Laffan, uno dei più importanti centri mondiali di lavorazione ed esportazione del gas, considerandolo una pericolosa escalation ed una minaccia diretta alla sua sicurezza ed a quella regionale.

L’Emirato ha dichiarato che ulteriori azioni ostili saranno contrastate con misure aggiuntive e ha ribadito il proprio diritto di rispondere ai sensi del diritto internazionale.

Da parte sua QatarEnergy ha confermato che diversi dei suoi impianti di gas naturale liquefatto (GNL) sono stati oggetto di attacchi missilistici nelle prime ore di oggi, provocando incendi di notevoli dimensioni ed ulteriori ingenti danni.

Questi attacchi ed i relativi danni si sono aggiunti a quelli sferrati ieri dall’Iran contro il polo industriale di Ras Laffan, che aveva causato ingenti danni all’impianto Pearl GTL (Gas-to-Liquids).

La posizione statunitense

Bisogna segnalare anche la posizione statunitense con il Presidente Trump che sostanzialmente fa ricadere su Israele l’intera responsabilità dell’attacco su South Pars, azione decisa e messa in campo senza coinvolgimento americano, e che peraltro minaccia Teheran di un’azione statunitense ben più significativa sull’impianto nel caso in cui l’Iran continui a prendere di mira Ras Laffan.

Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sempre più sotto pressione

A questo attacco si aggiungono quelli lanciati contro gli impianti petroliferi industriali di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Ieri, sono state segnalate esplosioni a Riad ed in diverse aree del Paese con la difesa aerea e missilistica saudita più volte entrata in azione per tentare di contrastare la minaccia, tutto questo mentre nella capitale politica del Regno si riunivano i Ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo che hanno condannato gli attacchi iraniani eseguiti con missili balistici e droni, considerati totalmente ingiustificati poiché portati contro aree residenziali ed infrastrutture civili, impianti industriali, impianti di desalinizzazione, aeroporti e missioni diplomatiche.

Dinanzi a tale situazione il Ministro degli Esteri saudita, il Principe Faisal bin Farhan, ha dichiarato oggi che il Paese non cederà alle pressioni subite dall’Iran e che si riserva di rispondere agli attacchi subiti nel quadro di quanto previsto e consentito dal diritto internazionale.

Da parte loro, oggi, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato di aver interrotto completamente la produzione di LNG che le operazioni presso i loro principali impianti di gas naturale sono state sospese a causa degli attacchi missilistici e dei droni iraniani; tutto questo, ovviamente, legato all’attacco su Ras Laffan provocherà immediate conseguenze sul mercato del LNG i cui prezzi sono schizzati alle stelle.