Premessa:non sono ingegnere navale, né un pianificatore della Protezione Civile , ma un semplice cittadino a cui piace riflettere. Mi si perdoni, quindi, l’ovvia approssimazione di questa riflessione, la quale vuol essere solo un’ipotesi di studio.
In queste terribili settimane di emergenza Coronavirus si è parlato spesso di navi ospedale.
In molti casi si è trattato di soluzioni di ripiego realizzate o proposte per dare un minimo di respiro a sistemi sanitari vicini al collasso. Sono state predisposte navi passeggeri velocemente riadattate come reparti di normale degenza , senza predisposizioni specialistiche come Terapie Intensive , sale operatorie e (SOPRATTUTTO) impianti di servizio ( acqua, aria , fognature ) pensati per una situazione di contagio, aventi lo scopo di alleggerire gli ospedali dalle attività di routine.
Un prezioso aiuto, quindi , ma comunque una soluzione di emergenza sicuramente non ottimale .
Possiamo ipotizzare tipologia di nave in grado di costituire un valido strumento atto ad INTEGRARE le strutture disponibili qualora esse non fossero sufficienti o fossero indisponibili per varie ragioni ?
Esaminiamo alcuni esempi di unità navali pensate sin dall’origine come unità ospedaliere permanenti, allo scopo di esplorare meglio il concetto.
Tralasciando le unità minori , troppo piccole per l’esigenza ipotizzata ( accogliere grandi numeri di pazienti in condizioni anche di emergenza biologica) i maggiori esempi di nave ospedale nel mondo sono :
– le due unità Classe Mercy ( USNS Mercy e USNS Comfort ) del Military Sealift Command della United States Navy ( le maggiori unità della categoria al mondo)
– la Daeshan Dao della People’s Liberation Army Navy ( Marina Cinese )
– la Africa Mercy dell’ Organizzazione Non Governativa Mercy’s Ship
Per le proporzioni dell compito ipotizzato, vale la pena prendere in esame solo la soluzione statunitense, essendo l’ unità cinese e quella della ONG di dimensioni troppo limitate.
La classe Mercy
Va premesso che le due navi americane al momento non sono attrezzate per svolgere un compito come quello richiesto da questa riflessione.
Si tratta comunque di unità molto capaci.
La Classe Mercy origina dalla conversione di due petroliere civili classe San Clemente, effettuata a metà anni 80 .
Si sono ottenute in questo modo delle navi enormi (sono le navi più grandi dell’intera US Navy dopo le colossali Portaerei ) con le seguenti caratteristiche generali :
70000 tonnellate di dislocamento
Lunghezza di 272 metri.
Larghezza di 32 metri.
Ognuna di esse garantisce il ricevimento di 200 pazienti al giorno , con 1000 posti letto in degenza normale , una terapia intensiva da 80 posti, 12 sale operatorie, un laboratorio radiologico, un laboratorio medico, una oftalmologia, gabinetti dentistici, TAC e quant’altro necessita un ospedale di medie dimensioni.
Durante i periodi di inattività, ogni unità è gestita da un equipaggio ridotto di 70 elementi, mentre in caso di attivazione arrivano ad ospitare una forza di circa 1300 persone tra operatori sanitari ed equipaggio.
Seppur capaci, si tratta di unità che cominciano a mostrare il segno degli anni ed i limiti dell’impostazione generale.
In particolare la concezione originaria dello scafo (petroliera) genera diversi problemi di abitabilità e di movimentazione interna.
Anche le infrastrutture di supporto agli elicotteri sono minimali, e la velocità di spiegamento (sebbene siano attivabili in soli 5 giorni) è relativamente bassa (appena 17,5 nodi di velocità).
Da tempo, in seno all’US Navy, si parla di sostituirle con unità più moderne, anche se, fin’ora, non sono stati elaborati i requisiti per l’unità sostitutiva ( qualcuno pensava ad unità più piccole, ma ancora non era sorto il problema coronavirus).
Da questo veloce esame possiamo capire che per il nostro ipotetico scopo servono unità diverse dalle due navi americane.
Cercando di ipotizzare alcune delle caratteristiche desiderabili in una futura nave ospedale italiana, possiamo ragionevolmente prevedere che esse debbano comprendere;
– stabilità della piattaforma: è necessaria per le operazioni chirurgiche anche in navigazione;
– accessibilità diretta : serve un agevole ingresso di ambulanze, mezzi logistici e di ingombranti sistemi di trasporto malati in Biocontenimento, oltre una capacità di supporto e di accoglienza di elicotteri da trasporto di una certa dimensione;
– versatilità : la nave deve essere in grado di sopperire alle strutture sanitarie terrestri in situazioni di calamità naturale, quali terremoti , incidenti chimici , nucleari, radiologici .
Deve essere indipendente dalle strutture di supporto terrestre ed essere in grado di soddisfare autonomamente le necessità idriche, di produzione ossigeno, di stoccaggio materiali sanitari , di decontaminazione;
– elevata capacità di compartimentazione NBC : è necessaria l’ isolamento delle stanze dei degenti dal resto dell’ ” ambiente Nave ” in caso di contagio o contaminazione;
– sostenibilità ed espandibilità: deve essere in grado di essere tenuta ” a riposo ” con minime necessità e con un equipaggio ridotto per la conduzione e manutenzione , ma di essere velocemente riattivabile ( max 5 gg ) oltre ad essere velocemente riconfigurabile a seconda dell’ emergenza da affrontare;
– deve poter attraccare nella maggioranza dei porti italiani, richiedendo solo un molo da traghetto e senza dover contare sulle forniture esterne portuali;
– deve avere una velocità ed un’autonomia adeguate al veloce dispiegamento lungo l’intera penisola, oltre alla capacità di dispiegamento in teatro lontano a supporto di operazioni militari o umanitarie;
Alla luce di queste esigenze , a mio modesto avviso, il modello di nave da cui partire per la trasformazione in Nave Ospedale può essere un traghetto RO-PAX (roll on- roll off , ossia con capacità di ingresso ed uscita autonome di veicoli aggiunta ad elevate capacità di trasporto passeggeri).
Questa nave offre sia la configurazione passeggeri, adatta ad essere trasformata in ospedale (molto meglio di una nave con le cisterne per il carburante riadattate, come visto sulle Mercy) che la capacità di ingresso autonomo di ambulanze e mezzi logistici (automezzi e rifornimenti) direttamente dalla banchina .
Una parte dei ponti veicoli può essere destinata ad aree di decontaminazione, ad ulteriori locali di degenza o sale operative (sale operatorie , laboratori , locali logistici) , mentre l’ architettura dei ponti passeggeri permetterebbe la mobilità interna tipica di un ospedale.
Le dimensioni dovrebbero essere imponenti.
Questa unità ha senso (ai fini del discorso) solo se può realmente offrire una capacità significativa di trattamento pazienti , qualcosa nell’ordine delle Mercy o superiore .
Idealmente, ogni posto di degenza dovrebbe poter essere trasformabile in un reparto a terapia intensiva, in modo da poter espandere quella capacità fino ad un obiettivo ideale di 500-1000 posti ed il sistema ambientale della nave dovrebbe poter garantire la possibilità di separare i locali dal resto della nave, al fine di contenere eventuali contagi.
Va anche considerato che solo con navi di dimensioni adeguate si può prevedere un ponte elicotteri adeguato al supporto di uno / due velivoli pesanti ( CH47 o AW101), aeromobili che possono essere necessari per il trasporto di più pazienti in Biocontenimento.
La classe Color Magic
Un esempio di tipologia di unità sulla quale basare la nostra nave ospedale lo offre la classe Color Magic della Color Line norvegese, costituita da due navi di 223 metri di lunghezza, 75000 tonnellate di dislocamento, 1000 cabine passeggeri, con capacità di imbarco ro/ro e di accoglimento di 550 veicoli, oltre a sistemazioni per 2750 passeggeri.
Un traghetto di queste dimensioni e tipologia consente di soddisfare gran parte delle caratteristiche necessarie evidenziate in precedenza :
– già progettata e compartimentata in cabine e locali per attività umane;
– ha ponti veicoli sovrabbondanti per le necessità di una nave ospedale e quindi in larga parte riconfigurabili in locali sanitari e logistici, con la possibilità di ospitare ed accogliere velocemente equipaggiamenti dedicati alla specifica missione;
– ha capacità di accesso autonomo di veicoli in banchina;
– può entrare in qualsiasi porto dimensionato per i traghetti in uso sulle maggiori rotte mediterranee che interessano la Penisola (le compagnie marittime mediterranee utilizzano navi simili, come la Cruise Roma della Grimaldi Lines);
– nel ponte superiore , dove ci sono le sistemazioni crocieristiche ( piscine , ponti panoramici ) può essere collocato un eliporto di adeguate dimensioni;
– ha capacità di generazione energia (32 MW) produzione acqua e distribuzione utenze adatte alla trasformazione in ospedale;
– ha la stabilità richiesta ( per dimensioni e per soluzioni ingegneristiche adottare per assicurare il massimo comfort ai passeggeri ) e la velocità adeguata (22 nodi , 41 km/h).
Si tratta dunque probabilmente della miglior base da cui partire per ottenere la nostra ipotetica nave ospedale.
I costi
Rimane da esaminare l’aspetto dei costi.
La Color Magic è costata al suo armatore circa 320 milioni di euro nell’anno 2006.
Una cifra che ci aiuta a capire il costo della piattaforma di partenza.
Ulteriori risorse sarebbero poi necessarie per gli allestimenti necessari a trasformarla in nave ospedale.
Alcune indicazioni approssimative , reperibili online con una veloce ricerca, possono dare un’idea di tali costi :
– un posto in terapia intensiva può costare circa 100mila euro;
– una sala operatoria realizzata secondo le direttive ministeriali si aggira sui 700-800 mila euro;
– una TAC tra i 400 e i 500 Mila euro;
E sono solo alcuni esempi dei costi da affrontare.
Alla luce di tutto ciò , è ragionevole ipotizzare un costo di allestimento che può partire dai 250 milioni di euro per ogni unità fino ad arrivare anche a 300/350 milioni, a seconda delle funzionalità richieste.
Possiamo quindi ragionevolmente supporre che una nave ospedale pensata per rispondere alle esigenze ipotizzate , ossia garantire la degenza di 1000-1500 persone , avere una decina di sale operatorie , una terapia intensiva da 200-300 posti ( idealmente con possibilità di espandere tale capacità fino ad almeno 500-700 posti ) e i vari reparti di supporto , potrebbe costare non meno di 550 milioni di euro per arrivare a toccare facilmente i 700-750 milioni di euro .
Per fare un paragone , è l’ordine di grandezza del costo di una Fregata classe Bergamini.
Bisogna anche considerare che sarebbe desiderabile una classe di due unità, in quanto basarsi su una sola nave comporta periodi di non disponibilità per manutenzione o per guasti improvvisi , rendendo preferibile avere un’unità sostitutiva.
Riassumendo, parliamo dunque di un investimento di circa 1miliardo – 1 miliardo e mezzo di euro in un arco temporale di cinque- sette anni (dalla impostazione della prima chiglia all’entrata in servizio delle due unità).
Un onere annuale medio oscillante tra i 150 e i 250 milioni di euro.
I costi di funzionamento in stato di operatività ridotta potrebbero essere contenuti, ipoteticamente nell’ordine dei 20-30 milioni annui, mentre quelli operativi al massimo delle capacità potrebbero essere più che compensati dall’ottenimento di una capacità strategica preziosa per un Paese circondato dal mare, quindi, agevolmente raggiungibile da questo genere di unità navali).
Conclusione
In conclusione , considerando che l’Italia è un Paese che si trova ad affrontare un’emergenza nazionale con risvolti sanitari all’incirca una volta ogni dieci anni (pensiamo ai recenti eventi sismici), si tratta di un tema che può valere una discussione più approfondita della presente riflessione.
Foto
– la USNS MERCY in navigazione accanto alla portaerei Lincoln ( classe Nimitz ), fotografia interessante per valutare le dimensioni dell’ unità statunitense.
– la stessa nave attraccata a Los Angeles per l’emergenza coronavirus ( durante la quale è richiesta di supporto alle normali attività ospedaliere )
– due viste del Traghetto RO-PAX Color Magic che permettono di apprezzare le differenze di architettura ( e di generazione ) con la Mercy.