Nei giorni scorsi è stato avvistato nei pressi di Bamako, capitale del Mali, un grosso convoglio militare russo in transito.

Tra i mezzi che sono stati individuati sono stati contati sette carri armati T-72B3, cinque veicoli da combattimento della fantera BMP-3 ed oltre 50 veicoli blindati (BTR)-82A, Lince e veicoli corazzati Tiger.
Notata la presenza anche del blindato Spartak armato di cannone S-60, presentato per la prima volta in occasione della manifestazione “Esercito-2023”; individuati anche camion blindati KamAZ-4385, che hanno iniziato a essere impiegati dalle Forze Russe nella guerra contro l’Ucraina a partire dal 2024.
Sorgono dubbi sul utente finale di tutti questi materiali; le autorità maliane hanno affermato che si tratta di equipaggiamenti destinati a loro; blogger russi e canali di informazione ucraini ed occidentali pensano, invece, che buona parte di questi materiali siano destinati ad alimentare l’African Corps che il Ministero della Difesa Russo ha costituito ufficialmente dopo i “problemi” avuti con la Wagner PMC, peraltro quest’ultima tutt’ora presente nel Continente africano.
I dubbi sorgono per la qualità e quantità del materiale che sembrano piuttosto (o esageratamente) elevati per gli standard maliani; infatti, l’Esercito di Bamako ad oggi conta solo una ventina tra carri armati, veicoli da ricognizione ed IFV, tra cui carri leggeri PT-76, veicoli blindati BRDM-2 ed IFV VN2C e circa 250 APC di varia tipologia (ma nulla di eclatante).
Anche la provenienza del materiale è oggetto di discussione; probabile che una parte sia stata dirottata dalla Siria dove è in atto il ritiro russo a seguito della caduta del regime di Bashar Al-Assad, mentre altri equipaggiamenti sembrano essere stati trasferiti via mare dalla Russia fino in Libia e di lì trasportati per via terra e/o via aerea in Mali.
Quello che è certo è un deciso rafforzamento in atto della presenza russa nel Sahel che coincide con la “cacciata” dei Francesi e del ritiro statunitense; questo riequilibrio degli assetti si riflette sulle dinamiche del Nord Africa e della fascia equatoriale del Continente africano, con effetti tutti da verificare nel medio e lungo periodo.
Infatti, a fronte di un “attivismo” militare numericamente e qualitativamente ridotto a favore delle varie giunte che si sono avvicendate di continuo nell’area, Mosca ha ottenuto importanti concessioni minerarie (uranio e non solo) oltre la possibilità di poter mantenere basi che le permettono di alimentare senza grossi problemi i suoi vari contingenti ufficiali ed “ufficiosi” presenti nel immenso Sahel.
Sarà interessante verificare se e fino a quanto la sfera di influenza russa entrerà in conflitto con quella turca e cinese che si espandono sempre più nel Continente Africano; a fronte di questa sconfortante situazione per l’Europa, solo l’Italia con l’avvio del cd. “Piano Mattei” sembra aver avviato un progetto strategico per posizionarsi in Africa in modo stabile e duraturo, puntando sulla collaborazione con gli Stati ed avviando partnership economiche ed energetiche, con l’obiettivo di stabilizzare e, contemporaneamente, ottenere lo spazio per le nostre imprese interessate ad investire in Africa.