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Prima dello scoppio della guerra in Medio Oriente Parigi ed Abu Dhabi avevano trovato un importante accordo che prevedeva un ruolo sostanziale degli Emirati Arabi Uniti nello sviluppo della versione F5 del Rafale, un vero e proprio ponte tecnologico tra il caccia di generazione 4,5 ++ ed il velivolo da combattimento di nuova generazione FCAS/SCAF.
In base all’accordo gli EAU avrebbero coperto il 70% complessivo dello sviluppo con una somma di 3,5 miliardi di euro.
Peraltro, la situazione è cambiata allorquando è stato reso noto che la Francia non avrebbe condiviso con gli EAU tecnologie considerate chiave; a quel punto i partner emiratini si sono chiamati fuori, lasciando la Francia a dover sostenere da sola lo sviluppo del Rafale F5 coprendo anche la quota di spese che sarebbe stata pagata dagli EAU.
Per il programma Rafale F5 si prevedeva un esborso complessivo di 5 miliardi di euro a testimonianza dell’importante lavoro di sviluppo da effettuarsi sul velivolo che avrà capacità di controllare e cooperare con i droni da combattimento UCAV e CCA, integrando anche nuove capacità di comunicazione e cooperazione con altri velivoli e piattaforme multidominio, sensori e armamenti di nuovo tipo tra cui un missile antiradar ad alte prestazioni che sarà appositamente realizzato, nonché un nuovo sistema di protezione e concrete capacità di attacco elettronico.

Il programma Rafale F5 è giè previsto dalla Legge di Programmazione 2024-2030 ed è previsto che l’aggiornamento in questione (se si può ritener tale) sarà operativo entro il primo quinquennio del prossimo decennio.
Ma le notizie negative per Parigi non sono finite poiché anche dall’India vi sono malumori relativi il mega contratto per 114 Rafale destinati alla Indian Air Force in buona parte da costruire localmente con assistenza tecnologica francese con quota crescente dal 30% al 60% di componenti prodotte in India.

Qui i problemi nascono dalla mancata approvazione francese alla richiesta indiana di poter accedere al codice sorgente dei sistemi elettronici dei caccia Rafale, limitando ed inibendo la capacità dell’India di modernizzare autonomamente il caccia bombardiere e di integrarvi armamenti e sistemi elettronici di produzione nazionale, tematica assai cara ed importante per il Governo di Nuova Delhi che spinge l’acceleratore sull’iniziativa “Make in India” per ottenere l’indipendenza dalle forniture estere in settori considerati strategici.
In particolare sarebbe precluso all’India l’accesso al radar AESA Thales RBE2, al processore principale ed al sistema di guerra elettronica SPECTRA del Rafale. praticamente il cuore e cervello del velivolo.
Ovviamente, il diniego francese ha sollevato polemiche e dubbi in India sulla prosecuzione del programma che ha un importo complessivo di ben 30 miliardi di euro; è facile immaginare l’impatto ultra negativo che avrebbe uno stop definitivo al programma sulle casse francesi e sul progetto FCAS/SCAF il cui sviluppo sarebbe finanziato con buona parte dei fondi ottenuti dal contratto indiano dei Rafale.
E’ altrettanto chiaro che uno stop al programma Rafale creerebbe un’importante vulnus alle capacità operative dell’Indian Air Force, costringendo il Ministero della Difesa di Nuova Delhi a trovare soluzioni alternative immediate o quasi, oltre ad accelerare lo sviluppo di un nuovo caccia nazionale e/o partecipare a programmi internazionali per velivoli da combattimento di nuova generazione.
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Infatti, il Cancelliere Merz ha dichiarato senza mezzi termini che i requisiti tedeschi non collimano con quelli francesi; la Germania non ha interesse per un velivolo imbarcabile su portaerei e che possa impiegare munizionamento nucleare e punta a due aerei diversi.
Peraltro, pur avendo di fatto affossato la collaborazione con Parigi, il Cancelliere Merz ha “indorato la pillola” sostenendo che la partnership andrà avanti e che le decisioni finali sul futuro o meno del programma saranno prese entro la fine del 2026.
E’ interessante notare che le dichiarazioni tedesche hanno avuto una prima ripercussione sul Belgio che nel programma FCAS/SCAF ha un ruolo di osservatore il cui Governo ha annunciato di voler rivedere la partecipazione; la Difesa Belga ha infatti dichiarato di aver programmato l’acquisto di 11 ulteriori F-35A che saranno allestiti in Italia presso la FACO di Cameri; peraltro, sin dall’inizio la partecipazione belga era stata malvista da parte di Dassault che sosteneva che non fosse salutare condividere tecnologie si 6a generazione stante l’avvenuto acquisto di F-35 da parte della Belgian Air Force; evidentemente, era un argomento che serviva al costruttore francese per colpire indirettamente il partner tedesco che si trova nella stessa situazione.
Le affermazioni piuttosto nette del Governo di Berlino arrivano dopo una serie di prese di posizione che riflettono lo stato acuto della crisi in atto tra Francia e Parigi nei principali programmi di collaborazione, dal FCAS/SCAF al MGCS passando per l’Eurodrone.
All’origine degli scontri al fulmicotone il rapporto di collaborazione mai nato tra Dassault Aviation ed Airbus che si scontrano per la leadership del programma FCAS/SCAF e del Eurodrone (già assegnata ad Airbus e mai digerita da Dassault Aviation che punta a far saltare la partecipazione francese al programma europeo); i Francesi sono sul punto di abbandonare il programma sostenendo che i costi siano troppo elevati e che il velivolo sia superato, ma Germania, Italia e Spagna intendono proseguire considerato che è stata superata con successo la Critical Design Review (CDR) ed è stata avviata la fase di allestimento dei prototipi.
Per il MGCS, il nuovo mezzo da combattimento che a partire dal 2040 d0vrebbe sostituire Leopard 2 e Leclerc rispettivamente nelle fila dell’Heer e dell’Armée de Terre, lo scontro riguarda KNDS nelle sue due anime francese e tedesche e Rheinmetall; al momento diverse iniziative in campo, tra Panther KF 51 e derivati, studi di KNDS DE e KNDS FR per nuovi mbt e programmi avviati dall’Unione Europea ne mettono in dubbio la prosecuzione.
In questo quadro, le reciproce bordate pubbliche dei CEO di Dassault Aviation e di Airbus Defence and Space hanno dato fuoco alle polveri con l’azienda francese che ha affermato di essere in grado di sviluppare da sola un caccia di nuova generazione e con Airbus che rivendica la titolarità nello sviluppo di determinate componenti che i francesi vorrebbero invece sviluppare; a queste si sono succedute le affermazioni dei sindacati dei lavoratori delle principali industrie del settore aerospaziale che rivendicano una maggiore quota di lavoro e di ricerca sviluppo nel programma FCAS/SCAF spingendosi a chiedere al Governo a Berlino di tagliare il “cordone ombelicale” con Parigi, per un velivolo ad alto contenuto germanico.
Anche dal settore francese non mancano uscite sindacali e parlamentari che rivendicano la nazionalizzazione del programma FCAS/SCAF a totale discapito della collaborazione con la Germania.
Il programma FCAS/SCAF è in grave ritardo sulla tabella di marcia anche perché la società consortile che dovrebbe gestire il progetto, nonostante gli input politici, non è mai partita, non essendo stato messo “nero su bianco” la suddivisione delle competenze che a parole vedrebbe Dassault Aviation come capo commessa.
Dinanzi a tale situazione di stallo, le Forze Armate dei due Paesi si sono mosse in direzioni opposte; infatti, in Francia oltre lo standard F4 è stato avviato lo sviluppo dello standard F5 del Rafale, che dovrebbe essere il ponte tecnologico tra il caccia di quarta generazione e mezza con il nuovo velivolo di 6a generazione.
Da parte sua la Germania, oltre ad avviare i programmi relativi l’acquisizione di Eurofighter Tranche 4 e Tranche 5, ha acquistato 35 F-35A, un caccia bombardiere stealth di 5a generazione, mossa che ha mandato su tutte le furie la Francia; Berlino giustifica tale acquisto con la necessità di sostituire parte della linea Panavia Tornado IDS che la Luftwaffe impiega anche per nuke strike con le bombe B-61 della NATO; infatti, l’F-35A, a differenza del caccia bombardiere Eurofighter, è certificato per l’impiego delle bombe nucleari B-61.
Peraltro, la Francia è prossima ad incamerare l’importantissimo e fondamentale contratto assegnato dall’India per ben 114 caccia bombardieri Dassault Rafale, un mega accordo che porterà nelle casse francesi oltre 30 miliardi di euro, parte dei quali potrà essere impiegata per sopportare i costi di ricerca e sviluppo di un nuovo caccia di 6a generazione nell’ipotesi in cui il FCAS/SCAF nellla sua attuale forma sia abbandonato a favore della soluzione nazionale (con la partecipazione minoritaria spagnola che è presente nel programma franco-tedesco).
Per Berlino sono sul piatto diverse opzioni: la più immediata sarebbe l’acquisto di 35 F-35A aggiuntivi per sostituire gli ultimi Tornado IDS, con gli Eurofighter Tranche 4 e soprattutto Tranche 5 che assicureranno per diversi anni la superiorità aerea; peraltro, un portavoce della Difesa tedesca ha smentito che vi siano programmi in tal senso a breve.
Le altre opzioni riguardano una soluzione nazionale, auspicata dai sindacati tedeschi, peraltro poco praticabile, od un programma di collaborazione con altri partner internazionali; tra questi Berlino ha individuato Stoccolma che con Saab ha avviato studi per un velivolo da combattimento di nuova generazione anche autonomo e non a pilotaggio umano.
Inoltre, nell’ambito della partnership tra Italia e Germania, il Governo di Roma ha offerto a quello di Berlino di partecipare al programma GCAP, portato avanti con il Regno Unito e con il Giappone per lo sviluppo di un velivolo da combattimento di 6a generazione e di tutta una serie di tecnologie avanzate.
Il programma GCAP, pur avendo scontato difficoltà iniziali, è solido e, soprattutto, ha la società consortile costituita da BAE Systems, Leonardo e Mitsubishi Heavy Industries, rispettivamente capocommesse dei rispettivi raggruppament industriali nazionali, già pienamente operativa e con le tre nazioni che hanno già investito considerevoli somme; l’Italia ha appena approvato la fase successiva del programma stanziando altri 8,5 miliardi di euro.
Il problema è che essendo prevista una partecipazione paritaria tra i tre Paesi ed essendo operativa la società consortile con la rispettiva suddivisione dei lavori trovare spazio alla Germania in questa fase come socio paritario (dietro Airbus DE vi sono Hensoldt, Helsing, Diehl, MTU e Rheinmetall) non è un compito facilissimo data la contrarietà del Giappone e del Regno Unito che non sembrano disposti ad una soluzione del genere.
L’esperienza passata del Eurofighter che ha visto un blocco temporaneo da parte della Germania alla vendita del caccia bombardiere a determinati Paesi, peraltro successivamente rientrato come nel caso della Turchia, ha messo in allarme il Regno Unito (ed il Giappone che sta cambiando la propria legislazione in materia di esportazioni militari) che, siglando, importanti accordi di partnership industriale militare con il Paese tedesco ha preteso che deteterminati vincoli all’esportazione non possano essere applicati per prodotti frutto della collaborazione anglo-tedesca.
Più fattibile sembra l’ipotesi di una partnership di secondo livello, sulla falsariga del programma F-35 Joint Strike Fighter che prevede partner di 1°, 2° e 3° livello, anche se probabilmente non sarebbe ideale per la Germania; c’è da considerare che vi sarà un’unica linea produttiva altamente automatizzata che sfornerà i velivoli per i 3 Paesi e per l’eventuale esportazione ricevendo componenti lavorate dalle industrie britanniche, italiane e giapponesi; questa soluzione è stata scelta per abbattere i costi, rispondere velocemente alle richieste di mercato e per evitare di ripetere l’esperienza non positiva delle quattro linee produttive del Eurofighter o quella precedente delle tre linee del Tornado, una per ognuno dei Paesi partecipanti a questi programmi.
Ulteriore ipotesi di una partecipazione tedesca al programma GCAP potrebbe consistere nel segmento dei velivoli autonomi collaborativi da combattimento (CCA), dove effettivamente l’industria tedesca è avanti, che potrebbe vedere un impegno tedesco di primo piano, soluzione che potrebbe essere accettabile per i tre Paesi leader del programma.
In conclusione per la Germania, di fronte al collasso del programma FCAS/SCAF che sembra ormai inevitabile, si aprono diverse soluzioni ognuna delle quali ha pregi e difetti; di certo, Berlino pretenderà per il suo comparto industriale aeronautico un ruolo primario o comunque di livello qualificato e questo comporterà diversi sommovimenti industriali nel caso di una partecipazione tedesca ad un programma di collaborazione industriale.
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E la questione FCAS/SCAF franco-tedesca è decisamente in grado di farlo, anche con riflessi sull’altro programma europeo, l’Eurodrone da cui la Francia “minaccia” di uscire.
Da mesi ormai è in corso una guerra mediatica intorno al programma franco-tedesco per un nuovo velivolo di 6a generazione e, in particolare, fra i due maggiori gruppi industriali coinvolti, Dassault Aviation e Airbus Defence.
Una guerra fatta di notizie, articoli, annunci, soffiate e smentite, con i Governi di Parigi e Berlino che tentano di smorzare le polemiche.
Dichiarazioni più o meno incomprensibili delle due parti, spesso volutamente confuse, altrettanto spesso amplificate o insabbiate a seconda delle necessità.
Cosa sta accadendo, quindi, fra Dassault e Airbus?
Che ruolo hanno Parigi e Berlino?
Il programma FCAS/SCAF, nato alla fine dello scorso decennio in risposta ai programmi statunitensi e cinesi di caccia di sesta generazione, vede Francia e Germania impegnate con i loro due player industriali di riferimento: Dassault Aviation (il cui maggior azionista è GIMD, holding della famiglia Dassault) ed Airbus (gigante europeo dell’Aerospazio, con partecipazioni da parte di entrambi i Governi francese e tedesco) con la divisione Defence and Space.
Molto più modesto, ma da non sottovalutare, il ruolo spagnolo: anche Madrid è azionista di Airbus, che ha nel Paese iberico alcuni dei suoi siti europei più importanti avendo avuto assegnato commesse consistenti in questi anni proprio dal Governo spagnolo, e che partecipa con Indra ed altre società al programma.
In questi mesi, per tornare alla prima delle due domande che ci siamo posti, abbiamo assistito ad una schermaglia mediatica continua fra le parti, che si accusavano a vicenda di voler rallentare o, peggio, sabotare il programma.
Purtroppo, queste schermaglie hanno portato ad analisi semplicistiche ed a facili e frettolose prese di posizione.
La leadership industriale e di gestione progettuale era stata chiaramente individuata fin dal principio ed il ruolo guida affidato a Dassault, mentre Airbus avrebbe avuto un ruolo da comprimario nel design del velivolo e si sarebbe occupata di sistemistica e adjunct; la situazione a specchio si riflette nel programma Eurodrone a parti invertite con Airbus leader e Dassault comprimaria.
Cosa sia accaduto e come si sia finiti nell’attuale situazione di crisi non è chiaro, ma è evidente che le semplicistiche accuse alla parte francese siano quantomeno discutibili, considerando che tutte le parti avevano accettato il ruolo guida di Dassault che era stato chiarito e condiviso sin da subito.
La situazione attuale, al contrario, pare essere voluta da Airbus, evidentemente non più disposta ad accettare un ruolo da comprimario forte di una dimensione di diversi ordini di grandezza superiore a quella di Dassault.
Lo stesso Governo francese, infatti, non pare particolarmente entusiasta delle continue boutade di Eric Trappier (CEO di Dassault) che tenta di difendere il “patto” stipulato dalle parti all’inizio del programma.
Parigi non ha la forza di contrastare Airbus, e Dassault teme di perdere il proprio ruolo guida nel programma, fatto che avrebbe inevitabilmente conseguenze terribili sul futuro dell’azienda francese, già oggi messa in soggezione dallo strapotere di Airbus che, grazie, alle nuove commesse da parte tedesca e spagnola per gli Eurofighter T4, T5 ed EK, oltre le commesse italiana e quella turca per le quali fornirà componenti, ha assunto un ruolo molto importante anche nel settore Defence.
Inoltre, non è da sottovalutare l’ingresso del gigante aerospaziale europeo anche nel settore dei velivoli d’addestramento avanzato/combattimento leggero, grazie all’accordo con Turkish Aerospace Industries (TAI) per i velivoli Hurjet destinati all’Ejército del Aire y del Espacio che dovranno essere “personalizzati”; insomma, una strategia a tutto campo quella adottata da Airbus Defence, con la separazione della componente Space che andrà a confluire in una nuova società aerospaziale con Leonardo e Thales, un vero e proprio colosso del settore.
Peraltro, Dassault Aviation ha incamerato il via libera del Governo Francese all’avvio degli studi della versione F5 del Rafale che rappresenterà il ponte tecnologico di congiunzione del attuale caccia con il FCAS/SCAF o con l’eventuale soluzione nazionale e continua a macinare ordini per l’F4.
La posizione del Governo di Berlino, invece, appare meno chiara.
Supporta Airbus o, quantomeno, non si sforza per difendere Dassault, ma appare soprattutto interessato a ridimensionare il ruolo francese nel programma, forte di una disponibilità economica imponente e di un budget per la Difesa degno di una grande potenza, non disdegnando per nulla di piazzare nuovi ordini per ulteriori F-35A e P-8A Poseidon negli Stati Uniti.
In questo quadro di incertezza, Airbus si dice pronta a proseguire da sola nell’impresa FCAS/SCAF ma, allo stesso tempo, dichiara di voler e poter valutare l’ingresso di nuovi compagna di cordata, sondando la svedese Saab che, a sua volta, ha iniziato gli studi di definizione di un velivolo/sistema di velivoli da combattimento di nuova generazione.
La partita, quindi, è tutta da giocare, ma una cosa è certa: sarà fondamentale non farsi sviare dai proclami delle parti, interessate soprattutto ad incassare il supporto del pubblico…
Immagine credit @Airbus Defence and Space
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Il programma Rafale si svolge sotto la supervisione della Direction Générale de l’Armement (DGA) e della direzione ingegneristica di Dassault Aviation e coinvolge 400 aziende francesi, tra cui Thales, Safran e MBDA.
Il velivolo ed il correlato programma rappresenta un importante pilastro della sovranità industriale e militare della Francia, grazie alle tecnologie critiche sviluppate ed ai successi ottenuti nelle esportazioni.
Ad oggi, Dassault Aviaton ha ricevuto ordini fermi per 533 Rafale dalla Francia e da otto Paesi clienti, tra cui in Europa vi sono Grecia, Croazia e Serbia.
Pertanto, altri 233 esemplari devono ancora essere prodotti e consegnati, con un ritmo di produzione previsto di 4 velivoli al mese.
Il Rafale è ormai un velivolo maturo, con circa venti anni di operatività; i primi esemplari ad essere dichiarati operativi furono quelli della versione M consegnati alla Marine Nationale, seguiti dai velivoli dell’Armée de l’Air.
Il primo Paese estero ad aver acquistato e reso operativo dieci anni fa il Rafale è stato l’Egitto, seguito poi dal Qatar, dall’India e dagli Emirati Arabi Uniti.
A questi Paesi, oltre le altre nazioni europee menzionate, si è aggiunta recentemente anche l’Indonesia che ha ordinato un totale di 42 Rafale.
I Rafale delle Forze Armate francesi hanno eseguito missioni di combattimento in Libia, Afghanistan, Sahel e Medio Oriente, mentre gli esemplari in dotazione alla Indian Air Force recentemente hanno operato nel conflitto di confine con il Pakistan, uno dei quali è andato perso.
Fonte e foto credit @Dassault Aviation
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Tra questi Paesi vi è la Germania che è alle prese con il collasso del similare programma FCAS/SCAF “gestito” con la Francia e Spagna, con il Belgio che, nonostante le rimostranze di Dassault Aviation perché la Belgian Air Force (BAF) ha in corso l’acquisto dei Lockheed Martin F-35A, ha assunto il ruolo di fornitore.
Il programma FCAS/SCAF, nonostante i tentativi governativi di invertire la rotta di collisione tra Dassault Aviation ed Airbus, non ha mai superato i problemi di suddivisione delle quote e del controllo, portando la situazione ad un sostanziale stallo con il crono programma, inizialmente previsto, che ha accumulato ritardi incolmabili con la tabella originaria.
Più volte i Governi di Berlino e Parigi si sono incontrati per tentare di superare le divergenze, ma i due fronti industriali sono rimasti sulle rispettive posizioni inconciliabili.
Le tempistiche inizialmente previste ora ben difficilmente potranno essere rispettate e l’ipotesi di un abbandono dell’impresa come programma trinazionale è sempre più concreta e l’addebito di responsabilità alla parte tedesca e/o francese ora passa in piano secondario.
Fatto sta che a Berlino, pur avendo in essere il programma F-35A, si trovano a valutare diverse ipotesi, dall’impresa in solitaria piuttosto evanescente e complicata, ad una possibile collaborazione con la svedese Saab con cui ora è “in ballo” anche il probabile acquisto di velivoli GlobalEye per la sorveglianza radar e l’allarme precoce da parte della Luftwaffe, fino ad una sorta di collaborazione nel programma GCAP.
Da parte del Regno Unito, non essendovi chiare e nette conferme o smentite, si guarda al possibile allargamento del programma alla Germania.
Al momento, la collaborazione con la Germania con il programma che è stato definito tra Regno Unito, Giappone ed Italia, potrebbe vertere sul settore dei Loyal Wingman che rappresenteranno un importante aspetto, al quale saranno affidate importanti missioni di combattimento e di supporto ai velivoli pilotati.
La collaborazione con la Germania potrebbe in effetti essere concentrata su questo aspetto stante il livello tecnologico elevato raggiunto dalle industrie tedesche nel settore dei velivoli a pilotaggio remoto ed autonomo nonché nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (AI) per applicazioni nei velivoli da combattimento.
Al limite, la Germania potrebbe optare per una sua versione del GCAP, con forte partecipazione delle sue industrie, velivolo ovviamente destinato solo alle esigenze tedesche ed a limite spagnole, senza ad andare ad influenzare le opportunità di esportazione del velivolo.
Chiaramente, come risulta dagli accordi che regolano il programma GCAP, l’allargamento ad altri Paesi deve essere concordato ed approvato all’unanimità dai Paesi fondatori.
C’è da notare che, oltre il possibile interesse tedesco, vi è quello conclamato dell’Arabia Saudita che parteciperebbe come socio finanziario principalmente e tecnologico secondariamente, nonché altri Paesi sono stati avvicinati al programma GCAP.
Il GCAP, a differenza del similare FCAS/SCAF, viaggia su maggiori certezze dovute alla suddivisione dei lavori, al riconoscimento di quote paritarie del 33%, della istituzione della società che gestirà il progetto, dei consorzi che svilupperanno la parte motoristica innovativa e le suite elettronica e di protezione.
Immagine credit @BAE Systems
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Infatti, il Belgio, che nel programma franco-tedesco-spagnolo FCAS/SCAF ha il ruolo di osservatore, ha in corso attente valutazioni relative la sua permanenza nell’iniziativa.
Al Ministro della Difesa belga Theo Francken non sono piaciute per nulla le parole pronunciate dal CEO di Dassault Aviation, Eric Trappier che si era espresso contro la partecipazione di Bruxelles nel programma nel caso in cui il Belgio non avesse rinunciato ad acquistare i Lockheed Martin F-35A.
Peraltro, uscite del genere di Trapier non sono nuove ed avevano già suscitato forti polemiche all’epoca della scelta della Germania di acquistare gli F-35 Lightning II per sostituire una parte dei rimanenti Tornado IDS, quelli impiegabili per gli strikes nucleari.
Il Belgio, da parte sua, ha deciso di aumentare la flotta di F-35A portandola dai 34 esemplari inizialmente ordinati a 45 velivoli; questi 11 Lightning II ulteriori saranno assemblati in Italia presso la FACO di Cameri.
Tornando allo scontro in atto tra Franken e Trapier, il primo sul social network X ha definito “arrogante” il CEO di Dassault Aviation.
Più in generale, è tutto il programma FCAS/SCAF a persistere nel limbo dei pessimi rapporti industriali tra Airbus Defence and Space (a forte connotazione tedesca) e Dassault Aviation che continuano a non accordarsi sulla suddivisione delle rispettive competenze, nonostante gli accordi intergovernativi sottoscritti, e che si riflettono anche sul programma Eurodrone dove Airbus è il main leader.
Nè la recente boutade di aumentare fino al 80% la quota riservata all’industria francese nel programma ha giovato a rasserenare gli animi.
Di fatto, solo il lato governativo di Francia e Germania sembra gettare acqua sul fuoco sulle polemiche e persiste nel credere nell’opportunità di proseguire nella collaborazione tra i due Paesi, pur nelle evidenti difficoltà in cui si dibattono il FCAS/SCAF ed il MGCS, quest’ultimo già in ritardo ed ora legato anche al destino finale dell’anima tedesca di KNDS che ha annunciato la volontà di cedere una parte del capitale sociale da lei controllato.
E’ notizia di questi giorni di una nuova iniziativa franco-tedesca questa volta spaziale per una capacità di rilevamento e allerta precoce.
I Governi di Parigi e Berlino, consci dei problemi, hanno annunciato che terranno nei prossimi giorni un vertice che dovrebbe permettere entro il prossimo dicembre di chiudere l’attuale fase interlocutoria e di avviare la fase realizzativa; sarà interessante capire su quali basi si giungerà o meno ad un nuovo accordo viste le attuali criticità non superate.
Il programma FCAS/SCAF è in forte ritardo sulla tabella di marcia con la Fase 1 di sviluppo preliminare lungi dall’essere conclusa e con la Fase 2, il cui inizio era previsto nel 2026 e che dovrebbe portare alla realizzazione del dimostratore di tecnologie, che non è stata nemmeno impostata.
Le tempistiche che prevedevano un’immissione in linea del FCAS/SCAF nel 2035 sono state prudenzialmente spostate al 2040 e probabilmente si andrà anche più in là.
Del resto, la Francia punta a sviluppare la versione F5 del caccia bombardiere Rafale una sorta di velivolo di generazione 4,5 ++, che avrà a bordo buona parte della tecnologia che sarà impiegata a bordo del FCAS/SCAF.
Da parte sua la Germania si è messa in sicurezza con l’acquisto degli F-35A velivoli di generazione 5 che probabilmente saranno integrati da una nuova tranche di esemplari Block IV.
Rimane la Spagna che partecipa al programma FCAS/SCAF con una quota di minoranza; a Madrid si scontrano gli interessi dei militari dell’Armada e dello stesso Ejército del Aire che vorrebbero acquistare rispettivamente gli F-35B e gli F-35A per sostituire Harrier II Plus ed EF-18 Hornet con la posizione del Governo che è contrario per questioni “ideologiche” e di rapporti con l’amm.ne statunitense.
In conclusione, al recente salone aeronautico di Le Bourget a Parigi la scelta di inserire in posizione defilata il mock up del FCAS/SCAF dietro i modelli di Rafale F5 e del nuovo loyal wingman derivato dal nEUROn fotografa perfettamente la situazione odierna del programma FCAS/SCAF in bilico tra continuazione e cancellazione.
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Nell’ambito della partnership siglata con Dassault Aviation, Tata Advanced Systems provvederà a realizzare in India uno stabilimento produttivo all’avanguardia a Hyderabad per la fabbricazione delle principali sezioni strutturali del Rafale, tra cui i gusci laterali della fusoliera posteriore, la sezione posteriore completa, la fusoliera centrale e la sezione anteriore del caccia bombardiere multiruolo.
Si prevede che le prime sezioni della fusoliera usciranno dalla catena di montaggio indiana nel corso del 2028 e che lo stabilimento di Hyderabad sarà in grado di consegnare fino a due fusoliere complete di Rafale al mese.
E’ da sottolineare che per la prima volta, le fusoliere del Rafale saranno prodotte al di fuori della Francia.
La produzione della fusoliera completa del caccia bombardiere Rafale in India sottolinea la crescente fiducia nelle capacità di Tata Advanced Systems e la solidità della collaborazione in atto con Dassault Aviation.
Tale partnership mira a rafforzare la posizione dell’India come attore chiave nella catena di fornitura aerospaziale globale, supportando al contempo il suo obiettivo di maggiore autosufficienza economica nel ambito delle iniziative “Make in India” e AtmaNirbhar fortemente volute e sostenute dal Governo di Nuova Delhi.
Fonte e foto credit @Dassault Aviation
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Il Presidente Macron ha dichiarato, infatti, che le FF.AA., Armée de l’Air et de l’Epace e Marine Nationale, incrementeranno gli ordini già assegnati e che la Difesa desidera che le consegne siano accelerate.
Eric Trappier, CEO di Dassault Aviation, ha replicato immediatamente alle parole di Macron, affermando che l’industria aeronautica da lui presieduta e governata, ha già aumentato il rateo produzione mensile del Rafale, portandolo nel 2024 da un esemplare a più di due velivoli, e che si prepara a portarlo a tre al mese nel 2026, nonché a quattro tra il 2028 ed il 2029.
Inoltre, Trapier ha anche ipotizzato che, se fosse necessario, il numero di velivoli prodotti al mese potrebbe essere portato a cinque, ma non ha specificato la finestra temporale in cui questo avverrebbe.
Il CEO di Dassault ha indicato nella stretta collaborazione con Thales per la parte avionica, Safran per la parte motoristica, MBDA per l’armamento e con la rete di fornitori la chiave di volta del incremento del tasso di produzione e di consegna dei caccia bombardieri Rafale.
Tra le misure previste da Dassault Aviation per sostenere l’aumento della produzione vi è anche la costruzione di una seconda linea produttiva dei Rafale in India la cui industria aeronautica già è presente nel programma fornendo componenti; la stessa linea francese è stata raddoppiata per far fronte alle commesse interne ed a quelle estere (su tutte quella emiratina per ben ottanta caccia bombardieri F4).
Per il 2025 Dassault Aviation prevede di consegnare venticinque Rafale ai clienti istituzionali e per i clienti esteri.
Tornando agli ordini francesi, l’Armée de l’Air et de l’Espace dovrebbe acquistare una ventina di esemplari in più, mentre la Marine Nationale dovrebbe passare un ordine per un’ulteriore decina di Rafale M.
Attualmente, Dassault Aviation ha in produzione lo standard F4 e sta iniziando a lavorare alla definizione del nuovo F5 che permetterà al velivolo un consistente salto tecnologico ed operativo, principalmente con l’adozione di un nuovo radar AESA, di nuovi sistemi di guerra e protezione elettronica e con la capacità di controllare ed interagire con i nuovi velivoli a pilotaggio remoto che saranno sviluppati quali piattaforme d’attacco, per missioni ISR e di guerra elettronica, una sorta di braccio avanzato per i caccia con pilota umano.
Inoltre, la versione F5 sarà integrata con il nuovo missile ipersonico a testata nucleare ASNG4 che rappresenterà la componente strategica aerea del deterrente nucleare francese.
Proprio questa versione armerà due Gruppi del Armée de l’Air et de l’Espace per svolgere l’impegnativa missione e ne è previsto l’acquisto di almeno quaranta esemplari così configurati.
Sul fronte delle possibile commesse dal Estero vi sono indiscrezioni sempre più convergenti relative il Portogallo che avrebbe rimesso in discussione a livello politico e militare l’avvenuta selezione del F-35 come successore del F-16 in servizio con la Força Aérea per i noti problemi tra Stati Uniti ed Europa.
Un altro possibile nuovo utente potrebbe essere il Canada che, dopo una gara infinita, alla fine era tornato sulla decisione iniziale di adottare l’F-35A, programma a cui sin dal inizio partecipa a livello industriale; nel caso canadese, peraltro, le perplessità sul Lightning II non provengono dai militari che, anzi vorrebbero un ancor maggiore integrazione con le FF.AA. statunitensi, ma dal mondo politico e dal attuale partito al Governo che deve fronteggiare una crisi senza precedenti con gli Stati Uniti sul fronte economico, una sorta di battaglia di sopravvivenza del Canada come entità statale indipendente.
Foto credit @Dassault Aviation
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L’accordo dovrebbe essere siglato nel corso della visita istituzionale del Presidente francese Macron in Serbia prevista a Belgrado per i prossimi 29-30 agosto.
Il contratto avrebbe un valore di 3 miliardi di euro e coprirebbe l’acquisto da parte serba di 12 Rafale, oltre munizionamento e supporto tecnico-logistico ed addestrativo.
I velivoli acquistati dalla Serbia sarebbero dello standard F4, il più recente sviluppato dal consorzio industriale guidato da Dassault Aviation in collaborazione con la Direction Générale de l’Armement (DGA) per le esigenze dell’Armée de l’Air et de l’Espace e della Marine Nationale, nonché per l’esportazione.
E’ interessante notare che la Francia ha in corso le consegne dei dodici Rafale acquistati dalla Croazia di seconda mano, di cui 10 monoposto C e 2 biposto B previsti nel programma del valore di 999 milioni di euro.
Prima della consegna alla Croazia, i velivoli già in servizio con l’Armée de l’Air sono sottoposti ad ammodernamento allo standard F3-R e saranno armati, tra l’altro, con missili aria-aria MICA e con munizionamento guidato di precisione per attacchi di precisione a distanza AASM.
Pertanto, la Francia con tale commessa diverrebbe la principale fornitrice di velivoli da combattimento ai due Paesi balcanici, la Croazia alleata NATO e la Serbia non allineata ma vicina alle posizioni della Russia che finora ha fornito i velivoli da caccia all’Aeronautica di Belgrado.
Foto credit @Armée de l’Air et de l’Espace/Direction Générale de l’Armement (DGA)
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La PDR dimostra che il progetto iniziale del velivolo è maturato in modo coerente, aprendo la strada alla progettazione dettagliata. È il risultato di diverse valutazioni tecniche condotte, come i test nella galleria del vento per confermare la configurazione aerodinamica di Eurodrone, la progettazione complessiva per garantire la dimostrazione della capacità operativa e la convalida di un Digital Twin pienamente rappresentativo. Fin dall’inizio, il programma Eurodrone beneficia di entrambe le filosofie di progettazione – fisica e digitale.
Sostenuto e basato sulle conoscenze già acquisite, il programma Eurodrone entra in una nuova fase per raggiungere la Critical Design Review (CDR), che rappresenterà la fase finale e la chiusura della progettazione dell’architettura e del sistema.
“L’esecuzione della Preliminary Design Review per lo sviluppo di Eurodrone rappresenta un importante passo avanti per questo programma chiave della difesa europea“, ha dichiarato Jean-Brice Dumont, responsabile Air Power di Airbus Defence and Space. “Dimostra un reale sforzo congiunto ed uno spirito di collaborazione da parte di tutti i partner industriali e della comunità dei clienti per garantire la sovranità e l’indipendenza dell’Europa in questo segmento critico di capacità ISTAR senza equipaggio di lunga autonomia“.
Dotato di una tecnologia innovativa ed all’avanguardia e progettato per diventare uno dei pilastri principali di qualsiasi futuro sistema aereo da combattimento, l’Eurodrone sarà una capacità indispensabile per facilitare la prevenzione dei conflitti internazionali e la gestione delle crisi, garantendo la superiorità operativa alle nazioni, soprattutto nel contesto delle missioni di Intelligence, Surveillance, Target Acquisition e Reconnaissance (ISTAR).
Fonte ed immagine @Airbus Defence and Space
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