Distanze, minacce congiunte, risposta multinazionale: il monito di Schneider (PACAF) dal palco dell’Aerospace Power 2025

Tra i momenti più rilevanti dell’Aerospace Power Conference 2025, organizzata dall’Aeronautica Militare a Roma con la partecipazione di leader militari da tutto il mondo, spicca l’intervento del Generale Kevin B. Schneider, comandante delle Pacific Air Forces (PACAF) statunitensi.

Aprendo il suo intervento, Schneider ha subito chiarito le proporzioni del contesto operativo. L’Indo-Pacifico, come definito dagli Stati Uniti, occupa oltre il 50% della superficie terrestre, circa 100 milioni di miglia quadrate, venti volte la massa continentale europea.

In questo spazio immenso, l’impiego del potere aereo richiede non solo velocità e precisione, ma soprattutto capacità logistiche sostenibili, reti di basi avanzate, rifornimenti aerei e cooperazione multilivello. “Volare da Los Angeles a Guam richiede 14 ore, e sei solo a metà teatro” ha sottolineato il generale, ricordando che anche la superiorità aerea deve fare i conti con vincoli strutturali.

Importanza commerciale

Ma se la distanza è una sfida fisica, la posta in gioco è globale. Schneider ha ricordato come ogni giorno un terzo del commercio marittimo mondiale transiti nel Mar Cinese Meridionale e un quinto attraversi lo Stretto di Taiwan. Qualsiasi interruzione, anche localizzata, avrebbe effetti a catena immediati sull’economia internazionale, sulla stabilità delle catene di approvvigionamento e sulla sicurezza energetica. “La stabilità della regione non è solo interesse dei Paesi asiatici: riguarda direttamente l’Europa e l’America” ha affermato con chiarezza.

L’espansione della Cina

Sul piano delle minacce, il Generale Schneider ha tracciato un quadro realistico e senza ambiguità. La Cina, con la rapida espansione delle capacità militari in tutti i domini – spazio, aria, mare, cyber e missilistica – e comportamenti sempre più aggressivi, viene indicata come il principale attore destabilizzante. Citando l’acronimo ICAD (Illegal, Coercive, Aggressive, Deceptive), coniato dal Capo della Difesa filippino, Schneider ha ricordato l’azione della Guardia Costiera cinese che ostacola i mezzi delle Filippine all’interno della loro Zona Economica Esclusiva. “Da noi le guardie costiere salvano vite. In Cina sono un’estensione armata del PLA” ha affermato con tono critico.

La Corea del Nord e la Russia

Non meno pericolose sono le provocazioni della Corea del Nord, che continua a sviluppare capacità missilistiche a lungo raggio e precisione crescente, e della Russia, che pur essendo più presente nello scenario europeo, continua a operare nel Pacifico con bombardieri strategici, sommergibili e pattugliamenti congiunti con la Cina. Dal 2019, le forze russe e cinesi hanno condotto almeno nove pattugliamenti congiunti aerei, inclusi voli nell’Artico e intorno al Giappone. Il messaggio strategico è chiaro: i teatri sono connessi, e le minacce agiscono in maniera coordinata.

Il nuovo concetto di intercambiabilità

Il Generale Schneider, tuttavia, ha anche offerto una visione di fiducia, centrata sulla forza delle alleanze. A suo avviso, il vero vantaggio competitivo del mondo libero non risiede solo nelle tecnologie, ma nella capacità di agire congiuntamente, integrando forze, dottrine e visioni. “Noi andiamo oltre l’interoperabilità. Puntiamo all’intercambiabilità, ovvero alla capacità di fare il lavoro gli uni degli altri, condividendo carichi, compiti e responsabilità”, ha spiegato.

La presenza europea nell’indo-pacifico

In questo quadro, Schneider ha riconosciuto l’importanza crescente della presenza europea nel Pacifico. Ha citato con favore l’impegno di nazioni NATO in esercitazioni come Pacific Skies e Pitch Black, che nel 2024 ha coinvolto venti Paesi, 145 velivoli e oltre 4.000 militari. Un segnale politico e operativo forte, amplificato anche dal dispiegamento della portaerei italiana Cavour e del britannico Prince of Wales, simboli tangibili di un’Europa consapevole che le sfide del Pacifico sono anche le sue

Concludendo, il Generale ha ricordato come la forza delle democrazie risieda nella professionalità dei propri uomini e donne in uniforme, nella capacità di costruire reti di alleanza fondate su valori comuni, e nel messaggio che si invia agli avversari quando ci si presenta come una coalizione compatta. “In una sala a Mosca, Pechino o Pyongyang, vedere venti bandiere che operano insieme manda un segnale potente. Il nostro vero vantaggio è l’unità”.