Dopo due giornate intense di confronti strategici, riflessioni operative e visioni sul futuro del potere aerospaziale, si è chiusa ufficialmente la seconda edizione dell’AeroSpace Power Conference 2025, evento di punta organizzato dall’Aeronautica Militare a Roma.
Un’occasione straordinaria che ha visto convergere, nella capitale italiana, comandanti di forze aeree, studiosi, rappresentanti istituzionali e industriali provenienti da tutto il mondo per discutere come affrontare le sfide del XXI secolo.
A tirare le fila dei lavori è stato il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Generale Luca Goretti, che ha offerto una chiusura tanto ispirata quanto provocatoria. Il suo messaggio finale è stato chiaro: «Lo spazio sarà il prossimo teatro di confronto. E dobbiamo evitare che diventi un campo di battaglia. Abbiamo il dovere di mantenerlo un ambiente deterrente, non offensivo. Per farlo, servono visione, unità e condivisione».
Il paradosso del progresso e la responsabilità della pace

In un passaggio evocativo, Goretti ha lanciato un monito forte: «Se un giorno andrete sulla Luna, portate con voi un palo, un nastro bianco e giallo…e un avvocato. Perché chi arriva primo, se non c’è una regola condivisa, potrà dire ‘è mio’. È successo in passato sulla Terra, e potrebbe succedere nello spazio». Un richiamo ironico, ma dal significato profondo: la corsa allo spazio non può prescindere dal diritto internazionale, dalla cooperazione e da una governance condivisa.
Il Generale ha anche ricordato che chi indossa l’uniforme è il primo a non volere la guerra: «Saremmo i primi a morire. E la medicina non sarà abbastanza veloce per rigenerarci. Allora perché mettere questo sul mercato? Non fatelo. Ma in questi due giorni abbiamo imparato che la strategia e la situazione geopolitica attuale, ci danno qualcosa su cui riflettere. Dobbiamo essere uniti. Dobbiamo essere interoperabili e dobbiamo condividere le informazioni.»
Condividere è dovere, non opzione
Un tema ricorrente del discorso di chiusura è stato quello della condivisione delle informazioni, vista come elemento fondamentale per l’interoperabilità e l’efficacia collettiva: «Ci sono Paesi che sanno tutto e Paesi che sanno poco. Ma tutti quelli qui presenti sono amici. E tra amici dobbiamo condividere, e farlo in fretta, altrimenti altri lo faranno al nostro posto».
Goretti ha inoltre riconosciuto il ruolo decisivo dell’industria, che «è con noi, e dobbiamo spronarla a darci ciò che ci serve per restare rilevanti. Il rapporto tra mondo militare e settore produttivo non è solo necessario, ma strategico».
Formare i leader di domani: la sfida educativa

Un altro nodo centrale del discorso è stato l’impegno a formare i leader del futuro. «Non possiamo permetterci errori nella selezione di chi guiderà le nostre forze. Dobbiamo prepararli, lasciarli sbagliare, ma anche accompagnarli. Serve trasmettere l’esperienza, il coraggio, la capacità di visione. Dobbiamo insegnare ai giovani come diventare leader. E per farlo, dobbiamo dare il buon esempio.»
Guardando in alto, verso il pubblico di studenti e giovani ufficiali presenti in sala, Goretti ha concluso con parole di fiducia: «Un giorno sarete voi seduti qui davanti. Ricordatevi che possiamo farcela. Ma serve onestà, coraggio, e soprattutto, trovare amici.»
Verso il 2027: continuità e determinazione
Il Generale Goretti ha concluso annunciando già la terza edizione dell’evento, prevista per il 2027. «Forse io non sarò più qui, ma chi mi succederà continuerà il cammino. Questa conferenza non è solo un momento di riflessione, è un’opportunità per incontrarsi, conoscersi e crescere insieme. Ed è questo che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni: se vogliamo essere amici, se vogliamo cooperare, possiamo farlo. Dipende da noi.»
Il messaggio dell’On. Matteo Perego di Cremnago

A chiudere ufficialmente i lavori è intervenuto anche il Sottosegretario alla Difesa, Matteo Perego di Cremnago, che ha rivolto il suo pensiero ai giovani e al futuro: «Vent’anni fa non potevamo immaginare i progressi fatti. Tra vent’anni, il mondo sarà ancora più trasformato. Ma senza sicurezza e senza pace, rischiamo di regredire verso un’umanità fatta di macerie. La nostra responsabilità è difendere le istituzioni e costruire il domani.»
Perego ha ricordato il ruolo dell’Aeronautica Militare italiana come motore d’innovazione, protagonista nello spazio e nelle generazioni di velivoli più avanzati: «Dalla quarta alla quinta, fino alla sesta generazione, e con radici solide come quelle del progetto spaziale San Marco. Dobbiamo essere protagonisti anche nel futuro, non solo nel presente.»
Un forte appello è stato lanciato all’integrazione civile-militare, vista come chiave per affrontare la competizione globale: «Lo spazio sarà anche economia, sarà anche industria. Ma sarà soprattutto sicurezza. E questo deve vederci uniti, pubblico e privato, istituzioni e aziende, nella consapevolezza del tempo che viviamo.»