Con una mossa sorprendente la giunta militare al potere, o meglio parte della stessa, ha sollevato dai propri incarichi il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e il Capo della Guardia Nazionale nonché altri quattro alti Ufficiali della sicurezza militare, delle forze di polizia della gendarmeria, degli ingegneri militari e del servizio sanitario delle forze armate maliane.

Sono sconosciuti i motivi di questo drastico provvedimento che, viste le personalità interessate, avrà sicuramente riflessi sui rapporti interni sempre più instabili del Paese africano.
La situazione sta volgendo al peggio per le autorità di Bamako perché questa settimana tre dei vari gruppi che combattono la giunta al potere dal 2020 hanno siglato un patto di alleanza, nell’ambito della Coordination of Azawad Movements (CMA) dei Tuareg, decidendo di fondersi e di mettere da parte le ataviche differenze per rovesciare il governo guidato dal Colonnello Assimi Goita.
I gruppi in questione sono il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad (MNLA), il Consiglio Superiore per l’Unità dell’Azawad (HCUA) ed il Movimento Arabo dell’Azawad (MAA) tutti operanti nel nord del Paese. Da notare che, alla fine dello scorso mese di gennaio, questi gruppi hanno abbandonato la Conferenza Costituente perché hanno attribuito alla giunta di Bamako la persistente mancanza di volontà di attuare l’accordo di pace che era stato siglato nel 2015 tra i vari gruppi combattenti e l’allora governo centrale.
Le scelte operate dalla giunta al potere dal 2020 di portare il Mali nell’area di influenza di Mosca siglando un accordo con la Wagner (accusata tra l’altro di aver commesso violenze ingiustificate nei confronti della popolazione civile), estromettendo Parigi e gli Alleati Occidentali dalla lotta al terrorismo, si sono rivelate dannose per il Paese che ora è in preda ad una grave instabilità.