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I due nuovi LCU appartengono alla classe Nihonbare la cui capoclasse è stata immessa in servizio nell’aprile dello scorso anno; una quarta unità completerà la suddetta classe.
Il dislocamento di questi LCU è di 2.400 tonnellate con dimensione di 80 metri di lunghezza, 17 metri di larghezza e con pescaggio di circa 3 metri. L’equipaggio sarà composto da circa 30 uomini. Trattandosi di una piccola nave da trasporto e sbarco la velocità massima sarà di circa 15 nodi.

La nave è dotata di un bow thruster (elica di prua) per facilitare l’attracco e il posizionamento durante le operazioni di sbarco.
Le unità della classe Nihonbare sono in grado di trasportare diverse centinaia di tonnellate di materiali, compresa una dozzina di container standard da 20′ od una dozzina di veicoli nel ponte di circa 40 metri di lunghezza per 12 di larghezza destinata al carico.
Questi LCU hanno la capacità di sbarcare i mezzi ed i materiali direttamente sulle spiagge dalla rampa grazie alla prua completamente sollevabile.
Le unità non dispongono di armamento fisso ma, in caso di necessità, sono predisposte per l’impiego di mitragliatrici a controllo manuale da 12,7 mm.
Le LCU di classe Nihonbare formeranno un Gruppo di trasporto marittimo delle Forze di autodifesa non gestito dalla Marina (JMSDF) ma direttamente dal Esercito Giapponese (JGSDF).

Tale Gruppo sarà completato da due navi da sbarco LSV medie di classe Yoko (3.500 tonnellate) da 120 metri di lunghezza e da quattro piccole unità di supporto alla manovra MSV (Maneuver Support Vessels), mentre le navi da assalto anfibio della classe Osumi resteranno in carico alla Marina.
Il nuovo Gruppo interforze avrà assegnato il compito principale di assicurare il trasporto di materiali, mezzi ed uomini alle isole più meridionali del arcipelago giapponese, quelle maggiormente esposte ai rischi di una possibile invasione od attacco.
Fonte e foto credit @Ministero della Difesa Giapponese
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Il Ministro della Difesa di Tokyo, Shinjiro Koizumi, ha dichiarato che questo schieramento rafforza le capacità militari giapponesi contro le crescenti attività navali cinesi nel Mar Cinese Orientale.
I missili Type 25 derivati dal missile antinave Type 12 hanno una gittata di circa 1.000 km e sono così in grado di raggiungere parte della Cina continentale nonché la Corea del Nord e possomo essere impiegati per il contrasto antinave.
Inoltre, un nuovo missile planante ad altissima velocità Type 25, frutto del programma missilistico ipersonico intrapreso da Tokyo, è stato schierato a Shizuoka per proteggere le isole remote giapponesi.

Tradizionalmente, il Giappone si è limitato alla difesa dell’arcipelago con le sue Forze Armate, ma negli ultimi anni ha aumentato le capacità di operare al di fuori delle acque e dei cieli di casa a causa delle attività militari di Cina, Russia e Corea del Nord che ne condizionano la sicurezza.
Nel 2022, Tokyo ha approvato un piano per il dispiegamento di missili da crociera per attacchi di precisione a lungo raggio in grado di costituire un adeguato deterrente e nell’ipotesi estrema di contrattaccare ad un’eventuale aggressione.
Il programma giapponese consiste nell’acquisto di 200 missili Tomahawk Block IV ed altrettanti Block V nonché del missile da crociera derivato dal missile antinave Type 12 sviluppato e prodotto dalle industrie di Tokyo ora denominato Type 25.
Oltre questi vettori è previsto come anticipato il dispiegamento di ordigni missilistici ipersonici che saranno di due tipi a gittata differente di cui il primo Type 25 già schierato.
Le tensioni con la Cina sono aumentate considerevolmente, dopo che il Primo Ministro Sanae Takaichi ha menzionato possibili interventi militari giapponesi in difesa di Taiwan, considerata da Pechino come parte integrale del territorio cinese.
In Giappone peraltro critiche sono emerse riguardo alla decisione di schierare missili, e si sono registrate proteste locali per la mancanza di avvisi alle comunità che si ritengono esposte al pericolo di una rappresaglia.
Fonte e foto credit @Ministero della Difesa giapponese
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Entro la prossima estate il Canada potrebbe annunciare l’adesione al programma con lo status di osservatore che permetterebbe al Paese nord americano di verificare lo sviluppo tecnologico del programma senza un impegno finanziario od industriale immediato e vincolante per il Governo di Ottawa.
Il Canada ha avviato un programma di revisione del programma di spesa che, dopo anni di continue dilazioni, prevede l’acquisto di 88 F-35A i cui primi 16 esemplari sono stati effettivamente contrattualizzati.
Con l’avvicendamento alla Casa Bianca tra i Presidenti Biden e Trump è iniziata una lunga fase di crisi tra Stati Uniti e Canada che non accenna a finire; questa situazione ha portato il Governo di Ottawa guidato dal Primo Ministro Mark Carney a rivedere diversi programmi militari gestiti con l’industria statunitense della Difesa; tra questi, vi è quello relativo l’F-35A che, peraltro, vede la partecipazione delle industrie canadesi in qualità di fornitore a Lockheed Martin.
Il GCAP prevede la realizzazione di una piattaforma pilotata di 6a generazione entro il 2035 insieme ad uno o più velivoli da combattimento collaborativo (CCA) controllato/i dal velivolo pilotato o che agiscono autonomamente grazie ad un sistema di Intelligenza Artificiale di tipo avanzato.
La situazione della prima linea da combattimento della Royal Canadian Air Force (RCAF) non è delle più brillanti essendo incentrata su CF-18 Hornet giunti ormai a fine vita operativa, con esemplari acquistati di seconda mano dalla Royal Australian Air Force (RAAF) che li ha dismessi a favore appunto a favore degli F-35A.
La stessa Australia è inserita tra i Paesi che potrebbero essere interessati ad entrare nel programma GCAP.
Immagine credit @BAE Systems
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Il costo totale stimato è di 340 milioni di dollari.
Il Governo giapponese ha richiesto l’acquisto di attrezzature e servizi a supporto della sua capacità nazionale di potenziamento dei proiettili plananti ad altissima velocità (HVGP), inclusi la preparazione dei test, il supporto ai test e il supporto al trasporto, tra cui il supporto al poligono di tiro; il supporto alle utenze di prova (acqua, gas, elettricità); la sorveglianza del poligono; la sicurezza del poligono, comprese le revisioni del sistema di interruzione del volo; l’assegnazione delle frequenze radio; la generazione del piano di prova; i dati di prova; le approvazioni ambientali e del sito; le strutture per uffici; i servizi amministrativi; il trasporto delle attrezzature di prova; l’approvvigionamento di apparecchiature di misurazione; le riunioni di coordinamento negli Stati Uniti e in Giappone; e altri elementi correlati di supporto logistico e al programma. Le attrezzature e i servizi saranno forniti dal Governo degli Stati Uniti.
L’Hyper Velocity Gliding Projectile (HVGP) è il primo sistema missilistico ipersonico sviluppato in Giappone, progettato per la difesa delle isole più remote e per fornire capacità di contrattacco a lungo raggio.

Sviluppato da Mitsubishi Heavy Industries in collaborazione con l’Agenzia per l’Acquisizione, la Tecnologia e la Logistica (ATLA), il sistema è in fase di schieramento operativo presso il Camp Fuji.
A differenza dei missili balistici tradizionali, l’HVGP è in grado di cambiare traiettoria durante il volo, rendendo in tal modo estremamente complicata l’intercettazione da parte dei sistemi di difesa aerea nemici.
Una volta raggiunta la quota prestabilita in alta atmosfera, il proiettile si separa e plana verso il bersaglio raggiungendo velocità superiori a Mach 5 grazie ad un sofisticato sistema di guida satellitare, inerziale come backup, imaging a radiofrequenza ed puntamento a infrarossi che consente di imgaggiare anche bersagli in movimento.
L’HVGP è progettato per colpire sia installazioni terrestri anche protette che grandi unità navali ricorrendo a testate perforanti, ad alto esplosivo e sub-munizioni per la soppressione d’area.
Il Giappone prevede di sviluppare e schierare HVGP con diversa autonomia massima che, dai 900 km della versione iniziale Block 1, saranno via via portati a 2.000 km e 3.000 km dei Block II e III entro la fine del corrente decennio.
Fonte Dipartimento di Stato
Foto ed immagine credit @Ministero della Difesa giapponese
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In particolare, il radar SPY-7 utilizzato per condurre questo test sarà consegnato al Ministero della Difesa del Giappone che provvederà ad installarlo sulla prima nave equipaggiata con il sistema Aegis (ASEV).
In occasione di tale esercitazione, il sistema ASEV ha dimostrato la capacità di ricercare, rilevare, identificare, tracciare e discriminare bersagli reali, concludendola con ingaggi di bersagli virtuali.
Il successo di questa esercitazione ha evidenziato la maturità raggiunta dal sistema integrato SPY-7 Aegis di ASEV.
Grazie alle sue avanzate capacità di rilevamento e tracciamento, il radar
SPY-7 sviluppato da Lockheed Martin è in grado di contrastare in modo efficace le moderne minacce complesse, consentendo al contempo l’ingaggio di bersagli multipli e migliora l’efficacia delle forze navali ad operare in un contesto in continua evoluzione.
Il sistema radar SPY-7 completo, compreso l’hardware finale utilizzato in questo test, sarà installato sulla prima nave da difesa antiaerea ed antimissile integrata (ASEV) della JMSDF e, insieme all’unità gemella, costituirà una componente fondamentale della difesa nazionale del Giappone.
Gli Aegis System Equipped Vessels (ASEV) sono stati progettati principalmente per assicurare la difesa contro missili balistici e ipersonici.

Le due nuove unità, una volta realizzate e consegnate rispettivamente nel 2028 e nel 2029, saranno tra le navi più grandi della flotta giapponese, con una lunghezza di circa 190-210 metri ed un dislocamento che potrà superare le 12.000-14.000 tonnellate a pieno carico.
Le due navi avranno a disposizione un vero e proprio arsenale con ben 128 celle di lancio verticale (VLS) Mk. 41 per vari tipi di missili, inclusi gli Standard Missile SM-3 Block IIA per ingaggiare missili balistici e missili da crociera per attacchi di precisione a lungo raggio BGM-109 Tomahawk Block IV e Block V.
Fonte Lockheed Martin
Foto ed immagine credit @US Missile Defense Agency
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I JSM saranno impiegati dalla JASDF per armare i caccia bombardieri Lockheed Martin F-35 Lightning II.
Il JSM è un missile da attacco, da crociera a lungo raggio, che può essere trasportato all’interno delle stive armi dell’F-35A, permettendo al velivolo di mantenere le sue piene capacità stealth durante le missioni di attacco prima dell’apertura delle stive con lo sgancio degli ordigni.
L’F-35A è in grado di può trasportare internamente due JSM; senza l’adozione del profilo di missione stealth, il velivolo può trasportare quattro di questi missili esternamente ai piloni subalari (in questo caso anche l’F-35B può impiegarlo).
Il missile ha un raggio d’azione stimato tra 185 km ed oltre 500 km, a seconda del profilo di volo adottato ed è dotato di un sensore di ricerca ad immagini ad infrarossi (IIR) ad alta risoluzione per discriminare e colpire bersagli navali e terrestri con estrema precisione nella fase finale di attacco.
Il missile, del peso di oltre 400 kg di cui 125 rappresentati dalla testata esplosiva, si dirige sul bersaglio grazie al sistema di guida inerziale (INS) assistito da GPS e da riconiscimento del terreno TERCOM.
A partire dal 2018 il Giappone ha posto una serie di ordini a Kongsberg per il JSM, l’ultimo dei quali risale all’anno scorso ed ha un valore di circa 73 milioni di euro.
Foto credit @Ministero della Difesa Giapponese
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Il disegno di legge sarà presentato nell’attuale sessione parlamentare, che si chiuderà il prossimo 17 luglio. Nell’ambito della proposta riforma, il CIRO è visto come un attore centrale nell’intelligence giapponese ed il suo Direttore si rapporterà direttamente con il Primo Ministro. Il CIRO riceve direttive dall’Ufficio del Primo Ministro e dal Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC) e coordina le attività di raccolta delle informazioni da diverse Agenzie, tra cui il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero della Difesa, l’Agenzia Nazionale di Polizia e l’Agenzia di Intelligence per la Pubblica Sicurezza, la Guardia Costiera ed altri Ministeri che raccolgono dati di interesse per l’intelligence.
Il CIRO include anche il Cabinet Satellite Intelligence Center che raccoglie ed analizza le immagini satellitari per supportare la sicurezza nazionale e altre politiche governative. Utilizzando informazioni da varie agenzie, il CIRO produce analisi e rapporti per l’Ufficio del Primo Ministro e per il Consiglio di Sicurezza Nazionale.
A differenza del Presidente degli Stati Uniti, il Primo Ministro giapponese non riceve un briefing quotidiano sull’intelligence, ma vi sono incontri periodici delle agenzie di intelligence per coordinarsi ed aggiornarsi. Con la nuova legge, se approvata, il CIRO sarà aggiornato e riceverà maggiore autorità, in modo da migliorare il coordinamento nella raccolta di informazioni tra le varie Agenzie e dipartimenti, potenziandone anche il suo ruolo nell’implementazione della legge sulla protezione dei segreti altamente classificati.
Il Direttore dell’ufficio nazionale di intelligence avrà un rango superiore rispetto al Direttore attuale del CIRO, che è un viceministro amministrativo.
Sarà creato un Comitato Nazionale per l’Intelligence, presieduto dal Primo Ministro, per definire la politica di raccolta di informazioni. Il comitato si riunirà con cadenza almeno semestrale.
Il Governo di Tokyo ritiene che la crescente complessità degli affari internazionali rende necessario consolidare informazioni e produrre analisi di intelligence più complete e per questi motivi propone una sostanziale riforma del principale organo dei servizi di sicurezza.
L’obiettivo della trasformazione capacitiva del CIRO è pertanto aumentare l’autorità del massimo organo di intelligence giapponese per operare alla pari con il Consiglio di Sicurezza Nazionale, migliorando l’attività di raccolta ed analisi delle informazioni.
Foto credit @Ministero della Difesa giapponese
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La consegna è stata facilitata da Mitsubishi Corporation nell’ambito di un accordo di vendita commerciale diretta.
Nel giugno 2025, Lockheed Martin ha completato la consegna al Giappone della prima fornitura di apparecchiature radar AN/SPY-7(V)1 per la nave dotata di sistema Aegis. Il raggiungimento di tutte le tappe fondamentali della consegna dimostra l’impegno di Lockheed Martin nel rafforzare le capacità di difesa in tutta la regione indo-pacifica.
L’integrazione completa del sistema e il collaudo dell’intero secondo set di apparecchiature saranno effettuati prima della consegna finale delle apparecchiature in Giappone, il che riduce significativamente il rischio di integrazione e consente la messa in servizio nei tempi previsti.

Il Ministero della Difesa giapponese sta acquisendo due unità di difesa antimissile integrata (ASEV), entrambe destinate ad entrare in servizio negli anni fiscali giapponesi 2027 e 2028.
Grazie alle sue avanzate capacità di rilevamento e tracciamento, SPY-7 contrasta minacce complesse, consentendo al contempo l’ingaggio di bersagli multipli e migliorando l’efficacia delle forze navali in un contesto in continua evoluzione.
La scelta del radar a stato solido di Lockheed Martin da parte sia degli Stati Uniti che di numerosi alleati internazionali dimostra le capacità di livello mondiale e la maturità di questo radar.
Essendo l’ultima generazione di radar digitali software-defined, SPY-7 è progettato per essere facilmente aggiornabile, consentendo l’inserimento rapido ed efficiente di nuove capacità e tecniche.
Lo SPY-7 utilizza il nitruro di gallio (GaN) come materiale di base, che consente un migliore raffreddamento del radar, con conseguenti prestazioni aumentate e sostenute.
Invece di un array che scansiona un’area, il radar è composto da migliaia di mini scanner, consentendo una copertura a stato solido dell’area di sorveglianza. Questa struttura basata su subarray rende il radar facilmente aggiornabile man mano che le minacce evolvono.
Fonte ed immagini credit @Lockheed Martin
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La classe Sakura è una nuova serie di pattugliatori d’altura progettati per eseguire missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR), destinati ad operare principalmente nel Mar del Giappone, nel Mar Cinese Orientale e nell’Oceano Pacifico per contrastare le crescenti tensioni regionali.
La Kaijō Jieitai prevede di immettere in linea entro la fine del corrente decennio dodici OPV di classe Sakura.
Queste unità sono costruite in coppia molto velocemente con i quattro primi OPV che sono stati impostati contemporaneamente a metà febbraio del 2024; i primi due Sakura e Tachibana sono in avanzata fase di allestimento finale ed è previsto che entreranno in servizio insieme a Hinoki e Sugi nel marzo del 2027.
Gli OPV di classe Sakura dislocano circa 1.900 tonnellate, sono lunghi 95 metri, larghi 12 metri ed hanno un pescaggio di 4,2 metri.
Queste navi adottano un’architettura propulsiva di tipo CODLAD (COmbined Diesel eLectric And Diesel) con due motori diesel Niigata 16MG28AHX e due motori elettrici che lavorano su due alberi con eliche; la velocità massima raggiungibile è di 26 nodi.
Tali OPV richiedono un equipaggio di 30 marinai grazie all’ampia ed estesa automazione adottata.
La suite elettronica su albero integrato è piuttosto ridotta con due radar di navigazione completati da un sistema per misure elettroniche (ESM) e di un sistema elettro/ottico (EO/IR) per la sorveglianza passiva e per la conduzione del tiro affidato all’unico cannone automatico da 30 mm montato a prua.
Le dotazioni sono completate da un radiogoniometro e da sistemi per comunicazioni comprese quelle satellitari (SATCOM).
Non è escluso che le unità una volta immesse in linea possano ricevere un armamento potenziato con missili antinave.
Le navi sono dotate di hangar polifunzionale per un elicottero del tipo SH-60J/K/L e droni con relativo ponte di atterraggio.
A poppa è presente un sistema di lancio e recupero di USV/ASV e RHIB e possono essere imbarcati moduli di missione containerizzati tra cui anche per missione MCM la cui movimentazione è assicurata da un’apposita gru.
Foto credit @Japan Maritime Self-Defense Force
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I missili sono stati lanciati da un sito vicino la capitale Pyongyang, verso il mare al largo della costa orientale; il Giappone ha attivato l’unità di crisi ed i lanci nordcoreani sono stati osservati dai servizi di intelligence di Seul, Tokyo e Washington.
La Corea del Nord ha testato missili per oltre due decenni, mirando a sviluppare armi nucleari, obiettivo ormai considerato raggiunto.
Nonostante le sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU e la grave crisi alimentare che attanaglia il Paese, Pyongyang rimane ferma sulle sue posizioni riguardo lo sviluppo e produzione di vettori e testate nucleari.
Seul e Washington hanno avviato esercitazioni annuali definite difensive contro le possibili minacce nordcoreane con migliaia di soldati statunitensi di stanza in Corea del Sud coinvolti.
Recentemente, il Primo Ministro sudcoreano Kim Min-seok ha incontrato negli Stati Uniti il Presidente Trump per discutere la riapertura del dialogo con la Corea del Nord; quest’ultimo si è detto favorevole a riattivare i colloqui con Pyongyang sulla base del rapporto personale con Kim Jong-un, leader supremo della Corea del Nord.
Foto credit Agenzia di Stampa della Corea del Nord
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