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Nell’ambito di questa partnership assume un ruolo determinante la rete radar operativa Jindalee (JORN) dell’Australia alla quale il Canada intende far riferimento per costruire un sistema radar oltre l’orizzonte (OTH) grande e sensibile con capacità operativa iniziale (IOC) raggiunta già a partire dal 2029, con il personale canadese che inizierà ad addestrarsi in Australia quest’anno.
Questa collaborazione migliorerà la cooperazione nella difesa tra i due Paesi e potrebbe costituire la maggiore esportazione di sistemi di difesa dell’Australia. Il programma canadese riflette anni di fiducia tra le due nazioni e riconosce l’esperienza australiana nella scienza e nella realizzazione della rete radar OTH.
A differenza dei radar convenzionali limitati dalla linea di vista, JORN riflette onde radio ad alta frequenza sulla ionosfera per “vedere” oltre la curvatura terrestre.
Ricorrendo ad onde HF lunghe anziché le microonde dei radar classici, JORN può rilevare anche velivoli stealth progettati per essere invisibili solo alle frequenze più alte; inoltre, grazie alla capacità “down looking” delle onde radio che “colpiscono” i bersagli dall’alto, il radar è in grado di rilevare velivoli che volano a bassa quota anche cercando di nascondersi dietro montagne o valli.
Il Primo Ministro canadese Mark Carney ha visitato l’Australia e ha ricevuto un briefing sulle capacità di difesa, comprendente il sistema JORN OTHR. L’Australia ha lavorato con il Ministero della Difesa Nazionale canadese (DND) per pianificare l’installazione della rete radar nell’Artico, sviluppando requisiti tecnici per il programma. Il Capability Acquisition and Sustainment Group (CASG) ha pubblicato una richiesta a BAE Systems Australia per realizzare un sistema OTHR per il programma canadese.
Il Ministero della Difesa australiano desidera assicurarsi che ogni esportazione migliori la capacità JORN, mantenendo il suo ruolo di leader nella tecnologia OTHR.
Attualmente, BAE Systems Australia ha in corso l’aggiornamento della rete radar JORN nell’ambito del programma AIR2025 Fase 6 per estenderne la vita operativa fino ai primi anni Quaranta.
Nel agosto 2025, il Ministero della Difesa australiano collaborando con l’omologo canadese ha definito i requisiti per un grande sistema OTHR per l’Artico. Il Defence Science and Technology Group (DSTG) sta collaborando con BAE Systems e Defence Research and Development Canada per utilizzare l’esperienza di entrambi i Paesi nella gestione di radar ad alta frequenza per la regione artica.
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A tal fine, il Comitato ministeriale per gli appalti ha approvato il piano del Ministero della Difesa israeliano (IMOD) per un’ulteriore e significativa accelerazione della produzione degli intercettori Arrow, sviluppati e fabbricati da IAI – Israel Aerospace Industries in qualità di capo commessa.
Il Ministro della Difesa Israel Katz ed il Direttore Generale dell’IMOD, il Generale di Divisione (in pensione) Amir Baram, hanno dato il via libera all’accordo, che sarà firmato a breve, consentendo un aumento significativo sia del ritmo di produzione che delle scorte di intercettori Arrow, nell’ambito dei preparativi per la campagna in corso.
Le industrie della difesa israeliane stanno già incrementando la produzione su direttiva dell’IMOD e l’approvazione del Comitato apre la strada a un’ulteriore espansione.
Il sistema Arrow 3, sviluppato e prodotto congiuntamente con la
Missile Defense Agency (MDA) statunitense, intercetta le minacce balistiche ad altitudini esoatmosferiche e superiori, difendendo Israele dalle minacce strategiche a lungo raggio.
Il sistema ha dimostrato la sua efficacia durante l’attuale guerra, intercettando con successo numerosi missili balistici lanciati dall’Iran e dallo Yemen. È considerato uno dei sistemi di difesa missilistica più avanzati al mondo.
Il piano di accelerazione è guidato dal Direttore dell’Organizzazione Israeliana per la Difesa Missilistica (IMDO) all’interno della Direzione per la Ricerca e lo Sviluppo della Difesa (DDR&D), Moshe Patel, insieme al Dipartimento del Bilancio e ad altri dipartimenti del Ministero della Difesa.
Nel programma IAI è il principale sviluppatore del sistema Arrow attraverso la sua divisione MLM, in collaborazione con Stark Aerospace negli Stati Uniti; ELTA Systems Ltd e la divisione TMM di IAI, Elbit Systems, Tomer (società di proprietà statale) e Rafael Advanced Defense Syatems partecipano tutte alla produzione del sistema.
La MDA è un partner chiave dell’IMDO all’interno della DDR&D nello sviluppo e nella produzione del sistema di difesa aerea e missilistica multistrato di Israele, che comprende i sistemi Arrow, David’s Sling e Iron Dome. La cooperazione strategica tra Israele e gli Stati Uniti contribuisce a garantire il vantaggio tecnologico di Israele nel campo della difesa aerea.
Fonte e foto credit @Ministero della Difesa di Israele
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È proprio in Vietnam che questo paradigma prende forma in modo strutturato. I piloti abbattuti sopra territori ostili diventano immediatamente obiettivi ad alto valore per il nemico, sia sul piano operativo sia su quello propagandistico. Nasce così il moderno Combat Search and Rescue (CSAR), con piattaforme dedicate come gli Sikorsky HH-3E Jolly Green Giant, supportati da aerei di scorta, guerra elettronica e soppressione delle difese. Ma, soprattutto, emerge un concetto destinato a rimanere centrale: il tempo è il fattore decisivo. Tra l’abbattimento e la cattura si apre una finestra estremamente ridotta, nella quale si gioca l’intera operazione.
Questo schema si ripresenta, amplificato, nel 1980 con l’Operazione Operation Eagle Claw. Il tentativo di liberare gli ostaggi dell’ambasciata americana a Teheran, nel pieno delle conseguenze della Rivoluzione iraniana, rappresenta uno dei fallimenti più significativi nella storia delle operazioni speciali. Non è il nemico a fermare la missione, ma la sua stessa complessità. Il piano si fondava su una sequenza rigidamente interdipendente: velivoli Lockheed C-130 Hercules, elicotteri RH-53D, un rendez-vous nel deserto, rifornimento e infiltrazione verso la capitale. La tempesta di sabbia degrada le capacità degli elicotteri, riducendone il numero sotto la soglia minima operativa. L’aborto della missione è inevitabile. Il disastro finale, con la collisione tra un elicottero e un C-130, è solo la manifestazione visibile di un sistema già collassato sotto il peso della sua stessa complessità operativa.
Non è un caso che proprio il fallimento di Eagle Claw abbia portato alla creazione di strutture come lo United States Special Operations Command e al potenziamento di unità specializzate come il 160th Special Operations Aviation Regiment, dedicate a operazioni notturne e ad alto rischio. La dottrina moderna delle operazioni speciali nasce da quella notte nel deserto iraniano, dove emerse in modo inequivocabile che la superiorità tecnologica, senza integrazione e flessibilità, non è sufficiente.
La lezione viene ulteriormente testata nella battaglia di Mogadiscio del 1993, resa celebre dal film Black Hawk Down. Anche qui, una missione inizialmente limitata si trasforma in uno scontro prolungato quando due elicotteri Sikorsky UH-60 Black Hawk vengono abbattuti. Il punto di rottura non è la resistenza nemica in sé, ma la perdita della mobilità e della sincronizzazione. Il sistema operativo entra in crisi nel momento in cui viene meno uno degli elementi chiave, replicando dinamiche già viste in Vietnam e a Desert One.
Tra questi due estremi, Vietnam ed Eagle Claw, si inseriscono numerosi casi che consolidano e raffinano la dottrina. Il recupero del pilota abbattuto nei Balcani negli anni novanta dimostra l’importanza della sopravvivenza e dell’evasione prolungata in attesa del recupero. Operazioni in Afghanistan, come quelle legate alla Battle of Takur Ghar o alla Operation Red Wings, evidenziano invece quanto la fase di inserzione ed estrazione resti il momento più critico, specialmente in ambienti non controllati. Anche operazioni apparentemente più “semplici”, come il recupero di piloti abbattuti in Libia nel 2011, mostrano che il rischio non è mai zero.

Il recupero del WSO di un F-15 abbattuto in Iran nel 2026 rappresenta l’ultima evoluzione di questa linea operativa. L’operazione si svolge in un ambiente A2/AD avanzato, caratterizzato da difese aeree stratificate, capacità di guerra elettronica e presenza di forze ostili sul terreno. Eppure, nonostante la complessità, il sistema regge. Questo non significa che sia stato privo di criticità; al contrario, i punti deboli emersi mostrano quanto il margine tra successo e fallimento resti estremamente sottile.
Il momento più vulnerabile è stato quello dell’inserzione e dell’estrazione, quando gli assetti aerei hanno operato su una landing zone non controllata, esponendosi direttamente al fuoco nemico, in una dinamica che richiama esperienze già osservate in Vietnam, Afghanistan e Mogadiscio.
La prima vulnerabilità è la dipendenza dalla mobilità aerea, già evidente in Vietnam. L’elicottero, nel momento dell’hover, diventa un bersaglio così come lo è l’aereo quando è costretto a volare a bassa quota oppure addirittura se deve atterrare. Nel 2026, questa vulnerabilità è amplificata dalla presenza di sistemi antiaerei moderni. La superiorità aerea non è mai totale, ma solo temporanea e locale sopratutto con la proliferazione di sistemi MANPADS sempre più letali.
La seconda riguarda la complessità della sincronizzazione multi-dominio. Se in Vietnam il problema era coordinare elicotteri e aerei, oggi si tratta di integrare intelligence, guerra elettronica, cyber, forze speciali e assetti aerei in tempo reale. Il sistema è più avanzato, ma anche più esposto a errori sistemici.
Inoltre, c’è anche la gestione dell’identificazione e dell’informazione. Il personale isolato deve essere localizzato e autenticato in un ambiente dove ogni segnale può essere intercettato o manipolato.
Il quarto fattore è il tempo. Come in Vietnam, più passano le ore, più diminuiscono le probabilità di successo. Nel 2026, la rapidità dell’intervento è stata decisiva per evitare la cattura del WSO, ma ha imposto una compressione dei tempi decisionali che aumenta il rischio operativo.
Infine, emerge il tema della resilienza. Se Eagle Claw dimostrò i limiti di un sistema rigido, le operazioni moderne mostrano una capacità maggiore di adattamento. Il successo non deriva dall’assenza di attriti, ma dalla capacità di assorbirli senza collassare.
Alla base di tutto questo rimane la postura strategica americana. Recuperare un uomo non è solo una necessità operativa, ma un imperativo politico e culturale. Significa mantenere il morale delle truppe, proteggere informazioni sensibili, inviare un messaggio a nemici e alleati nonché dimostrare che lo Stato è disposto a rischiare molto per i propri uomini.
Questa postura, tuttavia, non è priva di costi. Le operazioni di recupero espongono a rischi elevati, possono innescare escalation e richiedono un impiego massivo di risorse per un singolo obiettivo. Eppure, nonostante questi limiti, il principio non viene messo in discussione.
I dati storici confermano in modo netto quanto il Combat Search and Rescue sia una missione dominata più dal tempo che dalla tecnologia. Durante la Guerra del Vietnam furono recuperate oltre quattromila persone, di cui circa 2.780 in condizioni di combattimento, a fronte però di perdite significative tra i soccorritori e numerosi velivoli abbattuti. Le analisi successive mostrano che il fattore decisivo non è tanto il mezzo impiegato quanto la rapidità dell’intervento: circa il 55% del personale abbattuto viene perso immediatamente, mentre la probabilità di recupero cala drasticamente già dopo le prime ore, scendendo intorno al 25% entro le due ore e sotto il 20% dopo otto. Questo andamento, sorprendentemente costante anche nei conflitti più recenti, evidenzia come il CSAR resti un problema di “finestra temporale” più che di capacità tecnologica: intervenire rapidamente significa aumentare in modo esponenziale le probabilità di successo, mentre ogni ritardo trasforma l’operazione in una missione ad altissimo rischio con probabilità decrescenti di esito positivo.
Dalla giungla del Vietnam al deserto iraniano, passando per Mogadiscio e l’Afghanistan, il filo conduttore resta lo stesso. Le tecnologie cambiano, le dottrine evolvono, ma il problema operativo di fondo rimane invariato. Recuperare personale in territorio ostile significa operare al limite della complessità, dove ogni variabile può diventare decisiva.
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Infatti, è fondamentale per le unità che operano di notte avere un corretto equipaggiamento per aumentare la sopravvivenza in combattimento. Il nuovo sistema utilizza due tubi di imaging, migliorando la percezione della profondità ed include una telecamera termica integrata per identificare i bersagli senza necessità di un mirino.
Questo sviluppo è una risposta alle minacce moderne, come le unità di sabotaggio che operano giorno e notte; tale acquisto offre alle unità svedesi di difesa terrestre svedese una capacità notturna di alto livello.
Il Bino-25 è già operativo e utilizzato in operazioni difficili, come in Groenlandia e in missioni di sorveglianza aerea in Islanda, migliorando la consapevolezza situazionale grazie alla possibilità di collegamenti con sistemi digitali.
Collegando ATAK (Android Team Awareness Kit), un’applicazione che consente ai soldati di condividere le proprie posizioni in tempo reale e coordinare le operazioni direttamente tramite dispositivi mobili, alla termocamera, la consapevolezza situazionale è ulteriormente migliorata e, tramite un HUD, le informazioni possono essere visualizzate senza che il soldato debba distogliere lo sguardo dall’ambiente circostante.
Fonte e foto credit @Flygvapnet
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In occasione dell’evento, il Colonnello Lusger Bette della Germania ha passato il Comando dell’unità al Colonnello Evert Cuppens del Belgio.
La flotta MRTT, gestita dalla NATO Support and Procurement Agency (NSPA), offre capacità di trasporto strategico, rifornimento in volo ed evacuazione medica a Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia.
Attualmente, nove aerei Airbus A330 MRTT sono in servizio, con un decimo esemplare previsto per giugno, ed un’altra coppia di questi velivoli il cui arrivo è atteso rispettivamente nel 2028 e nel 2029.
Il programma MRTT evidenzia una cooperazione efficace tra NATO e UE, basata su un Memorandum d’intesa per la condivisione dei velivoli e dei costi. La MMU (Multinational Multi-Role Tanker Transport Unit) ha sede a Eindhoven e Colonia, con una futura base che sarà attivata anche a Karup in Danimarca.
Fonte NATO Support and Procurement Agency
Foto credit @Multinational Multi-Role Tanker Transport Unit
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Il contratto del valore di 900 milioni di euro prevede il supporto per l’intero ciclo di vita del sistema avionico del T-38C, garantendo che il sistema rimanga aggiornato, idoneo al volo e in grado di soddisfare i requisiti di missione.
I lavori di questa commessa saranno eseguiti presso diverse basi aeree dell’USAF e si prevede che termineranno entro il 31 marzo 2036.
Il T-38C Talon rappresenta l’evoluzione definitiva del T-38A introdotto negli anni Sessanta, un velivolo strettamente derivato N-156 che diede vita al caccia bombardiere leggero F-5A Freedom Fighter.
Il T-38C adotta una cellula più robusta ed un’avionica digitalizzata, in sostituzione di quella analogica presente sulle due prime versioni, installata in un “glass cockpit” moderno, dotato di display multifunzione (MFD).
I piloti dispongono di Head-Up Display (HUD) e di un sistema di guida inerziale (INS) supportato da segnale GPS.
Il Talon è un velivolo ampiamente supersonico in grado di raggiungere velocità massime di Mach 1,3 con i post bruciatori accesi dei due motori J85-GE-5 di cui dispone.
L’USAF ha avviato la sostituzione del Talon con il nuovo velivolo da addestramento avanzato Boeing Saab T-7A Red Hawk di cui è iniziata la produzione degli esemplari di pre serie.
Fonte US Department of War (US DoW)
Foto credit @USAF/Tech. Sgt. Natasha Stannard
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I due piloti del velivoli si sono eiettati; non appena è stato ricevuto il segnale di soccorso l’US CENTCOM ha mobilitato le forze necessarie al compimento della delicata missione.
Secondo funzionari militari statunitensi ed israeliani uno dei due membri dell’equipaggio dello Strike Eagle abbattuto è stato recuperato con successo sano e salvo e sta ricevendo le prime cure mediche.
Per il secondo membro dell’equipaggio sono tutt’ora in corso le ricerche per riportarlo alla base.
L’IRGC in un primo tempo aveva annunciato di aver abbattuto un F-35 ma le evidenze fotografiche indicano che trattasi di un F-15E, aereo che sta soffrendo diverse perdite in questa campagna aerea nei cieli mediorientali.
Inoltre, le autorità di Teheran hanno offerto una ricompensa per la cattura dei piloti statunitensi abbattuti, pari all’equivalente di 50.000 sterline.
Si sono visti filmati di un HC-130J Combat King II e due HH-60G Pave Hawk che volavano a bassissima quota per la ricerca dei due piloti dispersi.
Anche MQ-9A Reaper e A-10 Thunderbolt sono stati avvistati, il primo perché con la suite ISR e con i sistemi elettronici può localizzare i piloti abbattuti ed i secondi, perché grazie all’ampia protezione di cui sono dotati possono operare a bassa quota ed intervenire per eliminare con il potente cannone gatling da 30 mm e con altro armamento aria-superficie in dotazione qualunque tipo di minaccia si approssimasse nelle vicinanze dell’equipaggio abbattuto e per assicurare, laddove fosse necessario, il supporto di fuoco agli aero soccorritori nelle delicate fasi di recupero ed estrazione dall’area.
L’Aeronautica Israeliana ha sospeso gli attacchi nel quadrante dell’area in cui presumibilmente l’equipaggio si è eiettato e supporta la missione CSAR dell’USAF.
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Il contratto a prezzo fisso a tempistiche e quantità indeterminate (IDIQ) ha un valore di 585 milioni di dollari e prevede la produzione e la fornitura dei lotti 18 e 19 di hardware per display montati su casco, inclusi display a cristalli liquidi a matrice attiva e configurazioni a diodi organici ad emissione di luce (OLED) per unità di visualizzazione su casco.
Tali HMDS saranno assegnati alle Forze Armate degli Stati Uniti, ai Paesi aderenti al programma F-35 Joint Strike Fighter ed ai clienti delle vendite militari estere (FMS) del Lightning II.
I lavori di di questa commessa saranno eseguiti a Wilsonville, in Oregon (80%) ed a Fort Worth, in Texas (20%) e dovrebbero essere completati entro il mese di luglio del 2029.
Il F-35 Helmet Mounted Display System (HMDS) è un visore a realtà aumentata che sostituisce completamente il tradizionale Head-Up Display (HUD) fisso nell’abitacolo, trasformando il casco stesso nell’interfaccia primaria del pilota.
Grazie al Distributed Aperture System (DAS) composto da 6 telecamere a infrarossi distribuite sulla fusoliera, il pilota dotato di HMDS può “vedere attraverso” la struttura dell’aereo semplicemente girando la testa e le nformazioni critiche come velocità, altitudine, puntamento delle armi e avvisi di minaccia sono proiettate direttamente sulla visiera e rimangono nel campo visivo del pilota indipendentemente dalla direzione in cui guarda.
Durante i voli in ore notturne l’HMDS proietta immagini termiche e notturne sulla visiera, eliminando la necessità per il pilota di indossare ingombranti visori notturni (NVG) esterni.
Il casco è realizzato in fibra di carbonio per essere leggero e bilanciato, riducendo lo stress sul collo del pilota durante le manovre ad alto numero di G; ogni esemplare è modellato su misura tramite una scansione laser 3D della testa del pilota per garantire un allineamento millimetrico (entro 2 mm) tra gli occhi ed il display.
Fonte US Department of War (US DoW)
Foto credit @USAF/Senior Airman Erica Webster
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Questo accordo rientra nell’ambito del Trattato di Lancaster House 2.0 e mira a rafforzare la collaborazione in difesa tra le due nazioni per garantire la sicurezza europea e le capacità della NATO.
Lo studio sul nuovo sistema anglo-francese avrà una durata di 12 mesi e analizzerà il futuro delle minacce, oltre a sviluppare nuovi concetti missilistici per affrontare le sfide della guerra aerea.
Il detto lavoro esaminerà anche quali tecnologie dovrebbero essere incluse in tale nuovo sistema d’arma e stabilirà un piano per il suo sviluppo.

Il missile Meteor prodotto da MBDA insieme a Saab ed Indra è attualmente in uso, tra le altre Aeronautiche, alla Royal Air Force che lo impiega a bordo del Typhoon e che ha avviato l’integrazione anche con l’F-35B, ed all’Armée de l’Air et de l’Espace con i Rafale.
Tale iniziativa rappresenta un passo verso il successo della cooperazione industriale tra i due Paesi, al fine di garantire il mantenimento della loro superiorità aerea, anche perché il Meteor attualmente è uno dei missili aria-aria a lungo raggio più avanzati e capaci al mondo.
Inoltre, nell’ambito di questa partnership i due Paesi hanno deciso di creare un nuovo ufficio congiunto per coordinare programmi missilistici e migliorare l’efficienza e la cooperazione con altri Stati interessati a tali programmi.
Il Meteor è uno dei missili aria-aria a lungo raggio più avanzati al mondo, dotato di motore ramjet a flusso variabile che gli permette di raggiungere velocità superiori a Mach 4 ed un raggio d’azione di oltre 200 km.
Il ramjet a flusso variabile conferisce al Meteor la più ampia “no-escape zone” al mondo tra i missili aria-aria in servizio, mantendo l’energia necessaria per manovrare anche nelle fasi finali dell’ingaggio.
Tale missile ha capacità look down/shoot down che lo rendono idoneo ad inseguire ed abbattere bersagli che volano radenti al suolo o nascosti dal rumore di fondo dei radar terrestri; allo stesso modo è in grado di intercettare bersagli che volano a quote anche molto elevate.
Il missile del peso di 190 kg e del diametro di 178 mm è dotato di un seeker radar attivo che gli permette di scoprire ed inseguire il bersaglio autonomamente nella fase finali dell’ingaggio; nelle fasi di volo intermedio riceve gli aggiornamenti sulla posizione del bersaglio grazie ad un data-link bidirezionale ed è fortemente resistente alle contromisure elettroniche.
Fonte Defence Equipment & Support (DE&S)
Foto credit @Royal Air Force e @Armée de l’Air et de l’Espace
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Il Ghatak è un velivolo da combattimento non pilotato (UCAV) dotato di tecnologia stealth, destinato alla Indian Air Force (IAF), progettato dalla DRDO, l’Organizzazione di Ricerca e Sviluppo del Ministero della Difesa; al momento, è stata realizzata una coppia di velivoli dimostrativi a dimensioni ridotte che è stata ampiamente impiegata dalla DRDO per raccogliere dati in vista dell’allestimento del prototipo.
Il velivolo è dotato di un turbogetto Kaveri, sviluppato localmente, che è installato nella versione priva di post bruciatore; entro la fine del corrente anno è previsto il roll-out del prototipo allestito nelle dimensioni reali.
Il velivolo adotta un configurazione ad ala volante priva di coda; la struttura risulta composta all’80-90% da fibra di carbonio per ridurre drasticamente la sezione radar (RCS), per contenere i pesi complessivi e per ottenere una maggiore resistenza.
Il Ghatak avrà un vano armi interno per il trasporto di missili e bombe a guida di precisione, mantenendo il profilo stealth durante le missioni di attacco in profondità fino al rilascio del carico d’armi.
L’UCAV indiano, del peso di circa 15 tonnellate e con quota di tangenza operativa di oltre 9.000 metri, sarà in grado di operare in modalità completamente autonoma, integrando sistemi di algoritmi di intelligenza artificiale (AI) per la navigazione e la fase di attacco, anche in ambienti dove il segnale satellitare potrebbe essere disturbato o negato.
Il Ghatak nasce per eseguire operazioni di soppressione delle difese aeree nemiche (SEAD) e per eseguire attacchi in profondità in ambienti fortemente contestati (la IAF richiede un raggio d’azione di 500 miglia nautiche) ma si sta evolvendo in una sorta di “fedele gregario” o loyal wingman nell’ambito del programma Combat Air Teaming System (CATS) operante con i Tejas Mk2 e con gli AMCA di futura realizzazione.
Fonte e foto credit @Ministero della Difesa indiano/DRDO
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