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In base a questo contratto, Teledyne fornirà alla Royal Navy numerosi sistemi autonomi di osservazione oceanica, tra cui i veicoli sottomarini autonomi Sentinel e Slocum, i galleggianti APEX ed i relativi servizi, consentendole di ampliare la propria flotta di tecnologie avanzate senza equipaggio per raccogliere dati oceanografici di alta qualità a supporto della pianificazione operativa, della sicurezza marittima e delle attività di difesa, a diretto supporto dell’operazione Atlantic Bastion.
Nell’ambito del programma FMDG, i sistemi di Teledyne forniranno dati di lunga durata da ambienti marittimi complessi e remoti, offrendo alla Royal Navy informazioni ambientali affidabili ed utilizzabili.
Il programma FMDG si basa sull’utilizzo da parte della Royal Navy degli alianti sottomarini (Autonomous Underwater Gliders od AUG) Teledyne Slocum dal 2015 e rafforza il ruolo crescente dei sistemi senza pilota nelle operazioni navali della Royal Navy e della NATO.
Secondo la motivazione dell’assegnazione diretta del contratto da parte della Royal Navy, Teledyne infatti rimane l’unico fornitore in grado di garantire la perfetta interoperabilità, la conformità alle norme di sicurezza e la prontezza operativa con l’attuale flotta di AUG della Royal Navy.
Nell’ambito dell’agenda per la Marina Ibrida del Primo Lord del Mare, questa capacità di rilevamento automomo dei dati sarà fornita direttamente agli operatori di prima linea del settore meteorologico e oceanografico per la guerra dell’informazione (IW METOC).
I dati persistenti provenienti da sistemi come questi AUG migliorano la comprensione dello spazio di battaglia sottomarino, consentendo lo sfruttamento tattico dell’ambiente e forniscono il necessario vantaggio operativo ed informativo a supporto dell’operazione Atlantic Bastion.
Dal 2015, Teledyne supporta le esigenze di monitoraggio oceanografico e ambientale della Royal Navy attraverso i veicoli sottomarini autonomi Slocum, i galleggianti APEX ed i sistemi autonomi Gavia, progettati per operare in modo affidabile in condizioni operative impegnative.
I sistemi senza pilota di Teledyne sono ampiamente utilizzati da organizzazioni navali, commerciali e scientifiche in tutto il mondo per l’osservazione oceanica e la raccolta di dati ambientali.
Teledyne Marine è un fornitore leader di veicoli sottomarini senza equipaggio (AUV) e sistemi di osservazione oceanica.
Teledyne ha consegnato oltre 12.000 galleggianti APEX e 1.290 veicoli subacquei autonomi Slocum, di cui oltre 600 in servizio presso le forze navali della NATO.
I sistemi AUV Gavia sono stati acquistati da 18 marine militari in tutto il mondo ed i sistemi Teledyne sono operativi presso numerose forze navali della NATO e dell’AUKU, inclusa la Royal Navy.
Teledyne impiega circa 2.700 persone in 18 sedi principali nel Regno Unito e si impegna a supportare le priorità di difesa britanniche, attuali e future, attraverso tecnologie collaudate, competenze locali e partnership a lungo termine.
Fonte e foto credit @Teledyne Marine
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La Marina Militare, così come spiegato in Commissione Difesa da parte del Capo di Stato Maggiore Ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, ha ormai scelto una rotta precisa: gli unmanned non sono più un complemento marginale della nave moderna, ma una componente crescente della sua capacità operativa perché permettono di estendere la sorveglianza, aumentare la persistenza in area, alleggerire il carico delle piattaforme con equipaggio e presidiare meglio gli spazi più delicati del dominio marittimo.

Il primo fronte è quello subacqueo, dove il sistema più vicino a quello descritto dal Capo di Stato Maggiore della Marina sarebbe il DRASS RONDA. Il sistema si colloca nel segmento dei large unmanned underwater vehicle e punta su una logica chiaramente multi-missione: modularità, payload riconfigurabili, interfaccia aperta e impiego in attività come pattugliamento, bottom scanning e mappatura. Il profilo operativo è particolarmente coerente con le nuove esigenze di protezione del fondale, sorveglianza persistente e controllo delle infrastrutture critiche sottomarine.
Fig. 1 — Schema laterale DRASS RONDA LUUV con componenti principali
Ronda, inoltre, non nasce come piattaforma rigida. Il progetto insiste sulla scalabilità in dimensioni e prestazioni, sulla possibilità di integrare sonar, batterie supplementari, mine neutrali e mini-siluri, e sulla trasformazione del vano interno in payload bay dedicata.
Fig. 2 — Configurazioni modulari del vano payload RONDA LUUV
Nella configurazione LUUV la profondità operativa viene portata immediatamente a 100 metri, mentre le capacità attuali comprendono ispezione fino a 200 metri e pattugliamento di pipeline e cavi. Sullo sfondo c’è già una traiettoria di crescita che guarda a più autonomia, maggior raccolta dati, rilascio di micro-AUV, optronica avanzata e incremento delle capacità di deterrenza.
Fig. 3 — Roadmap upgrade: capacità attuali vs sviluppi pianificati
In altre parole, il valore del Ronda non è solo nella singola piattaforma, ma nel tipo di missioni che abilita. Per una Marina che deve sorvegliare cavi, infrastrutture energetiche e fondali sempre più sensibili, un LUUV nazionale di questo tipo significa poter allungare la presenza sott’acqua con costi e rischi inferiori rispetto all’impiego continuo di assetti tradizionali.

Il secondo asse è quello di superficie, dove prende forma il profilo del Sea Raptor 30. Si tratta di un drone marino pensato per missioni di sorveglianza, intelligence e pattugliamento costiero o d’altura, capace di operare in modalità manuale, remota o autonoma. Il sistema integra sensori radar, ottici e infrarossi per rilevare e classificare imbarcazioni, segnali e attività nell’area di interesse, restituendo un quadro in tempo reale della situazione e mantenendo collegamenti sicuri verso centri di comando terrestri, navali o aerei grazie alle architetture LOS, BLOS e SATCOM.
Anche le dimensioni e le prestazioni spiegano bene il suo interesse in ambito navale: 8,53 metri di lunghezza, 2,57 metri di baglio, 0,95 di pescaggio, 1.952 kg di dislocamento, motore Mercury Diesel da 270 hp, velocità massima di 50 nodi e crociera a 30 nodi. È il tipo di mezzo che può essere imbarcato e utilizzato come estensione avanzata del sensore della nave madre, spingendo in avanti sorveglianza, identificazione e raccolta dati senza esporre direttamente la piattaforma con equipaggio.

Se Ronda presidia il sotto-superficie e Sea Raptor allunga la vista e la presenza sulla superficie, il capitolo aereo va letto su due binari distinti. Il primo è quello del Bayraktar TB3, che resta nel filone delle prove e della sperimentazione. Il riferimento è a un sistema più complesso, legato all’asse Baykar-Leonardo, integrabile a bordo delle unità e adatto sia alla sorveglianza sia, potenzialmente, a un impiego armato. Qui il punto non è ancora l’immissione in linea piena, ma la validazione operativa di una capacità più ambiziosa e più pesante.

Diverso è il discorso per il Revolution VTOL di General Defence, che si colloca in una categoria più leggera e immediatamente spendibile sul piano operativo. Il sistema è un elettrico ad ala fissa con decollo e atterraggio verticale, pensato per missioni automatiche e ISR tattica. Le specifiche parlano di apertura alare di 3 metri, passo multirotore di 1,65 metri, peso senza payload di 15,8 kg con sei batterie, carico utile da 1 a 10 kg, peso massimo al decollo di 25,8 kg, autonomia fino a 4 ore e distanza dal ground control station fino a 150 km, per 410 km complessivi indicati.
Revolution è configurato con payload A40TR Pro e tracking board, camera EO Full HD, zoom ottico 40x, zoom digitale 32x, geotagging, stabilizzazione e componente IR termica. È quindi un sistema coerente con missioni di sorveglianza, riconoscimento e supporto tattico, più vicino a una capacità rapidamente acquisibile e integrabile rispetto a un drone più pesante e complesso come il TB3.
C’è poi un ulteriore elemento che aiuta a capire dove stia andando la Marina: alcune soluzioni leggere sono già state introdotte a bordo per allungare la sorveglianza delle unità navali, e in almeno un caso è prevista la possibilità di rilasciare un piccolo drone che diventa di fatto una munizione vagante. È un passaggio molto rilevante, perché segnala che il discorso unmanned non si ferma alla ricognizione ma entra anche nel terreno degli effettori distribuiti e del combattimento navale più stratificato.

Il quadro che emerge è quindi molto chiaro. Sotto il mare, la Marina punta su un LUUV nazionale come Ronda per ISR, pattugliamento e protezione di cavi e pipeline. Sopra il mare, guarda a un USV veloce come Sea Raptor per sorveglianza avanzata e proiezione del sensore oltre l’orizzonte. In aria, mantiene aperto il doppio binario tra il TB3 ancora nel ciclo di prova e il Revolution come possibile sistema più rapido da acquisire e integrare.
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Nel dettaglio, l’accordo consente a Fincantieri di integrare le tecnologie WSense nel sistema DEEP per il monitoraggio e la protezione delle infrastrutture critiche, riducendo la necessità di cablaggi e mitigando così una delle principali vulnerabilità dei sistemi tradizionali. Questa innovazione permette, infatti, di aumentare la resilienza di impianti sensibili, offrendo una soluzione più sicura, flessibile e facilmente implementabile. Parallelamente, l’intesa commerciale prevede l’utilizzo delle tecnologie WSense nel monitoraggio ambientale e nel controllo dell’integrità strutturale in ambito civile tramite Fincantieri Infrastructure, rappresentando un’innovazione di prodotto con un impatto significativo in termini di efficacia, sicurezza ed efficienza per l’end user.
L’accordo si inserisce nell’ambito dei rapporti già consolidati tra il Gruppo e WSense, anche a seguito dell’investimento nella società che Fincantieri ha sottoscritto ad aprile 2025, rafforzando una sinergia fondata sulla complementarità delle competenze: da un lato la capacità di Fincantieri di integrare e orchestrare soluzioni complesse, dall’altro il know-how specialistico di WSense nelle reti wireless e sistemi di monitoraggio subacquei. Con questa operazione, Fincantieri consolida la propria posizione di leader in ambito underwater, confermandosi orchestratore di soluzioni integrate e punto di riferimento per lo sviluppo di tecnologie di frontiera.
Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, ha dichiarato: “L’accordo odierno rafforza in modo concreto la nostra strategia di sviluppo dell’underwater economy, un ambito in cui la capacità di trasformare in soluzioni tecnologie nazionali d’avanguardia rappresenta un fattore competitivo decisivo. La collaborazione di lunga data con WSense, azienda deep tech di cui siamo convinti investitori, ci consente di abilitare telecomunicazioni wireless subacquee nei nostri prodotti di nuova generazione, aumentando la resilienza, la sicurezza e la sostenibilità delle infrastrutture critiche strategiche. È un ulteriore passo nel percorso che vede Fincantieri come orchestratore di ecosistemi tecnologici complessi e piattaforma industriale di riferimento per la sovranità tecnologica subacquea, a servizio dell’industria duale, dell’ambiente e del sistema Paese”.
Chiara Petrioli, CEO di WSense, ha dichiarato: “Siamo felici di questa partnership commerciale che sancisce il ruolo di WSense come leader dell’innovazione nel settore underwater e ci consente, insieme a un’eccellenza industriale nazionale come Fincantieri, di portare sul mercato sistemi wireless all’avanguardia per la sorveglianza, la protezione e la gestione sostenibile delle infrastrutture sottomarine, e la realizzazione di servizi innovativi per la Blue Economy. Siamo convinti che la filiera dell’innovazione che si sta concretizzando posizionerà l’Italia tra i protagonisti della rivoluzione dell’Internet of Underwater Things, in un ambito sempre più strategico per l’economia globale, al centro dello sviluppo delle future autostrade digitali.”
Fonte e foto credit @Fincantieri
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I quattro sottomarini U212 NFS attualmente in costruzione saranno altamente innovativi, con significative modifiche progettuali apportate rispetto agli U212A, tutte sviluppate autonomamente da parte di Fincantieri che riveste il ruolo di Design Authority e Prime Contractor in accordo ai requisiti della Marina Militare.
Il programma U212 NFS risponde alla necessità di garantire adeguate capacità di sorveglianza e di controllo degli spazi subacquei, considerati i complessi scenari operativi che caratterizzeranno il futuro delle operazioni nel settore underwater.
I nuovi battelli si affiancheranno inoltre ai quattro sottomarini della classe U212A operativi, di cui il Salvatore Todaro (S 526) e lo Scirè (S 527) appartenenti alla I serie saranno sottoposti a lavori di mezza vita operativa (AMV o MLU) essendo in servizio rispettivamente dal 2006 e 2007.
Il programma ha l’obiettivo di:
Il sottomarino U212 NFS (Near Future Submarine) è tra i mezzi più avanzati disponibili, con un Sistema di comando e controllo pienamente integrato, un avanzato parco di sensori elettroacustici ed elettro-ottici, potenziate capacità antisommergibile, antinave e difese anti-siluro, con la capacità d’impiego del nuovo siluro pesante e, in prospettiva, di missili a variazione di ambiente antinave e per attachi di superficie di medio-lungo raggio nonché di mine; ovviamente, potrà svolgere missioni a supporto del Raggruppamento Subacquei Incursori “Teseo Tesei” (COMSUBIN), trasportando e rilasciando in prossimità degli obiettivi gli operatori con i loro mezzi ed equipaggiamenti.
Dal punto di vista della gestione dell’energia a bordo, i nuovi U212 NFS garantiranno una più lunga permanenza in mare, attraverso la riduzione dei fabbisogni logistici, il maggior rendimento del sistema di generazione dell’energia indipendente dall’aria e l’adozione di nuove tecnologie di immagazzinamento e di gestione dell’energia.
Trattasi di batterie agli ioni di litio di nuova generazione progettate per fornire una maggiore resa energetica e potenza complessiva, assicurando al contempo una maggiore autonomia in immersione e vantaggi operativi tattici grazie alla navigazione silenziosa nonché aventi tempi di ricarica ridotti.
L’impiego di tale sistema di batterie agli ioni di litio consentirà un incremento dell’autonomia complessiva, così da permettere a questi sottomarini di effettuare missioni fino all’estremità del cosiddetto “Mediterraneo Allargato” di interesse strategico per il Paese e di mantenere il completo occultamento del battello per periodi di tempo prolungati.
Relativamente al sistema di accumulo dell’energia basato su batterie agli ioni di litio, l’Italia con questa tecnologia proprietaria si pone all’avanguardia rispetto ai Paesi alleati, i cui sottomarini non sono ancora dotati di sistemi analoghi o così performanti.
Il programma è concepito secondo un piano di sviluppo pluriennale con una durata ipotizzata di 15 anni, con avvio previsto già nel 2025 e conclusione prevista nel 2039.
L’onere complessivo del programma è di 658,64 milioni, interamente finanziato, diviso in modo quasi perfettamente paritario tra i bilanci del Ministero della Difesa e del Ministero per le Imprese e il Made in Italy,
nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente.
La consegna del primo sottomarino è prevista entro il dicembre 2027 mentre il secondo battello sarà immesso in servizio entro il gennaio 2029; gli altri due sottomarini saranno consegnati alla Marina Militare rispettivamente nel maggio del 2030 e nel giugno del 2031.
Fonte Atto del Governo 353 (A.G. 353)
Immagine credit @Fincantieri
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L’evento si è svolta alla presenza del Direttore Generale della Divisione Navi Militari, Eugenio Santagata, del Programme Manager U212NFS per OCCAR, Decio Trinca, del Contrammiraglio Francesco Milazzo, Capo del Submarine & Underwater Dimension Deparment della Marina e del Direttore del Cantiere Antonio Quintano.
Tale importante evento ha rappresentato l’inizio della costruzione simultanea di ben 4 sottomarini, confermando il ruolo di Design Authority e Prime Contractor di Fincantieri, e sottolineandone l’impegno a sviluppare ed implementare soluzioni tecnologiche all’avanguardia, in linea con i requisiti della Marina Militare.
I sottomarini U212 NFS presentano importanti aggiornamenti nella progettazione e nei sistemi rispetto alla precedente classe di sottomarini U212A, programma gestito in collaborazione con la Germania.
Il programma U212 NFS affronta anche la necessità di garantire un’efficace sorveglianza e controllo del dominio underwater in vista di scenari operativi futuri sempre più complessi posti al centro della strategia della Marina Militare per assicurare la sorveglianza e protezione delle infrastrutture sottomarine strategiche per il Paese.
La nuova classe U212 NFS preserverà e migliorerà ulteriormente il know-how industriale strategico e innovativo nazionale, fornendo piattaforme in grado di supportare la sorveglianza delle rotte di comunicazione marittima e della dimensione subacquea, anche nell’ambito della NATO e dell’UE.
L’U212 NFS includerà anche un sistema di combattimento di nuova generazione con sistema di gestione del comando e controllo delle armi sviluppato da Leonardo, entrambi con significativi contenuti industriali e tecnologici forniti dall’industria italiana, dalla ricerca e sviluppo e dal mondo accademico.
I nuovi sottomarini saranno dotati di una Electronic Warfare Suite di Elettronica allo stato dell’arte in grado di svolgere compiti di autoprotezione, sorveglianza e intelligence garantendo al contempo ottime prestazioni su tutto lo spettro elettromagnetico, dalla comunicazione alle bande radar.
Inoltre, gli U212 NFS avranno un sonar ELAC.
Un ruolo che sta diventando sempre più rilevante con l’espansione degli interessi nazionali sotto la superficie del mare, che spaziano dalle risorse dei fondali marini alle infrastrutture energetiche e di comunicazione sottomarine.
La consegna del primo sottomarino è prevista entro il dicembre 2027 mentre il secondo battello sarà consegnata entro il gennaio 2029.
Gli altri due sottomarini saranno consegnati alla Marina Militare rispettivamente nel maggio del 2030 e nel giugno del 2031.
Fonte e foto credit @Fincantieri
]]>L’iniziativa è stata annunciata l’8 dicembre dal Ministero della Difesa britannico e rappresenta uno dei principali pilastri operativi individuati dalla recente Strategic Defence Review.
L’urgenza del programma è stata sottolineata da episodi recenti come la presenza della nave russa Yantar nelle vicinanze delle acque britanniche, accusata dal MoD di condotte ostili verso la RAF, inclusa l’emissione di laser contro equipaggi di velivoli P-8 Poseidon.
Secondo l’intelligence britannica, Mosca sta potenziando le proprie capacità sottomarine non solo in chiave militare, ma anche per interferire con infrastrutture considerate oggi vitali per la sopravvivenza economica del Paese, come cavi sottomarini e condotti energetici.
Il Segretario alla Difesa John Healey ha colto l’occasione per rimarcare come lo scenario subacqueo sia diventato un dominio altamente competitivo che richiede innovazione rapida. “Questa nuova era di minacce richiede una difesa in grado di innovare a ritmo di tempo di guerra. Atlantic Bastion rappresenta il modello futuro della Royal Navy”, ha dichiarato durante una visita alla base navale di Portsmouth, dove sono già in corso sperimentazioni dei primi sistemi.
Atlantic Bastion prevede lo sviluppo di una rete di sensori subacquei integrata con piattaforme autonome, intelligenza artificiale applicata alla rilevazione di unità nemiche e una digitalizzazione profonda dell’intero ecosistema operativo. L’obiettivo è creare un ambiente monitorato e reattivo che si estenda dalla dorsale medio-atlantica fino al Mare di Norvegia, consentendo di tracciare movimenti sottomarini e di reagire in tempi ridotti.
Secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa, una parte significativa del finanziamento iniziale proviene da un pacchetto congiunto pubblico-privato pari a 14 milioni di sterline. Il livello di interesse dell’industria si è dimostrato elevato, con numerose aziende britanniche ed europee coinvolte nello sviluppo di sensori, piattaforme autonome e software avanzati per analisi e classificazione dei contatti. La componente privata, al momento, supera quella governativa con un rapporto di quattro a uno, dimostrando una spinta industriale rara per un progetto della fase iniziale.
Il First Sea Lord, General Sir Gwyn Jenkins, ha definito Atlantic Bastion come una transizione strategica, evidenziando come la sicurezza marittima sia tornata a essere un elemento cardine della politica nazionale. “Non possiamo permetterci di rimanere immobili. Le minacce evolvono e noi dobbiamo evolvere più rapidamente”, ha affermato, sottolineando che il dominio sottomarino rappresenta oggi un’area di vulnerabilità ma anche di possibile vantaggio competitivo.
I primi sistemi derivanti dai test attualmente in corso entreranno in mare nel prossimo anno. Successivamente, il governo prevede di destinare ulteriori fondi per lo sviluppo di una flotta integrata che unisca sottomarini tradizionali, navi di superficie e droni marini ad alto livello di autonomia.
Atlantic Bastion non è soltanto un progetto tecnologico, ma costituisce una risposta strutturale a un contesto geopolitico caratterizzato da crescente pressione russa sulle rotte dell’Atlantico settentrionale. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare la resilienza nazionale e mantenere un vantaggio tattico e strategico in un dominio tradizionalmente invisibile ma oggi cruciale per la sicurezza e la stabilità economica del Regno Unito.
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L’unità sarà sottoposta a lavori di adeguamento presso il cantiere del Gruppo a Palermo, con l’obiettivo di trasformarla in una piattaforma tecnologicamente avanzata e pienamente integrata nel sistema di capacità nazionali. Il progetto si inserisce in un percorso volto a rafforzare la presenza italiana nel dominio marittimo, sempre più strategico, attraverso soluzioni modulari e scalabili.
Fincantieri procede verso il ruolo di orchestratore di tecnologie ad alta complessità, in grado di operare dalla superficie al fondale, dall’hardware al software. L’iniziativa conferma la volontà del Gruppo di consolidare il proprio ruolo di riferimento nell’innovazione navale, sviluppando tecnologie che combinano flessibilità, sicurezza e interoperabilità, e rafforzando la capacità di rispondere in modo rapido e integrato alle esigenze del sistema-Paese, con una visione industriale orientata alla sovranità tecnologica e all’innovazione.
Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, ha commentato: “Questo progetto testimonia il ruolo di Fincantieri come abilitatore tecnologico a servizio del Sistema-Paese, capace di coniugare rapidità operativa, innovazione e visione industriale. Attraverso soluzioni versatili e riconfigurabili, in particolare in ambito subacqueo, continuiamo a rafforzare la nostra capacità di rispondere in modo integrato ed efficace alle esigenze della Marina Militare, contribuendo allo sviluppo di una sovranità tecnologica sempre più strategica per l’Italia”.
Fonte e foto credit @Fincantieri
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SIRENA è un progetto che mira ad un primato di sovranità tecnologica nazionale e che rappresenterà anche un importante riferimento in ambito mondiale.
Per Domitilla Benigni, CEO&COO di ELT Group, l’aggiudicazione del progetto SIRENA è un risultato molto importante per ELT Group che pone l’azienda in prima linea nella dimensione Underwater per lo sviluppo di un prodotto nuovo per il mercato nazionale e con pochi concorrenti su quello mondiale.
Per il CEO&COO di ELT Group il progetto SIRENA si configura come una grande opportunità nel mondo dei veicoli Unmanned subacquei e conferma il consolidamento della mission storica dell’azienda di protezione degli asset, sottolinenado al contempo il grande slancio dato dal Polo Nazionale della dimensione Subacquea per lo sviluppo di soluzioni innovative in un ambiente decisamente sfidante quale quello Underwater.
Al progetto SIRENA partecipano numerose aziende nazionali e centri di Ricerca: Elettronica S.p.A., STAM S.r.l., Graal Tech S.r.l., CO.L.MAR S.r.l., ELDES S.r.l., Key-Biz S.r.l., BLUETHINK S.p.A., CNIT – Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni, Università di Genova – ISME Interuniversity Center of Integrated Systems for the Marine Environment ed Università degli Studi di Napoli (UNINA) – Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati (CeSMA).
Fonte comunicato @ELT Group
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L’unità supporterà la Scuola di Sommozzatori della Armada (Escuela Militar de Buceo, EMB) presso il Centro di Sommozzatori della Armada (Centro de Buceo de la Armada, CBA).
La nuova nave avrà una lunghezza di 32,9 metri, larghezza di 9 metri ed un pescaggio di 2,50 metri.
Le sistemazioni di bordo potranno ospitare fino ad 11 marinai e 4 tra medici/infermieri od altro personale.
L’apparato di propulsione sarà composto da 3 motori diesel MAN D 2862 LE444 da 735kW collegati a tre idrogetti che spingeranno l’unità fino ad una velocità massima di 12 nodi e le conferiranno un’autonomia di 500 miglia; a prua sarà presente a prua una coppia di eliche intubate, ognuna da 150 kW di potenza, per facilitare le manovra e la nave sarà dotata anche del sistema di posizionamento dinamico DP-2. A bordo sarà disponibile un generatore di emergenza con potenza di 45kW.

La nuova nave supporto sarà dotata di una gru da 4 tonnellate e di due imbarcazioni di tipo RHIB.
La zona poppiera della nave è configurata per l’imbarco modulare di sistemi ed equipaggiamenti con un massimo di due container standard da 10″ e due da 20″ per il trasporto delle bombole per le miscele da immersione, la campana subacquea per operazioni fino a 90 metri di profondità, la camera iperbarica e per la fornitura d’acqua calda.
Per le operazioni di supporto alle attività subacquee la nave potrà operare con un Remotely Operated Vehicle – ROV capace di scendere fino a 900 metri di profondità e con un Autonomous Underwater Vehicle – AUV con capacità di immersione fino a 300 metri.
Fonte ed immagini credit @Freire Shipyard
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Attualmente, la Marina Militare organizza annualmente una campagna di ricerca oceanografica artica “High North” con la Nave Alliance.
Nave Alliance ha una storia particolare; nasce, infatti, per le esigenze di ricerca oceanografica della NATO; fu varata nel luglio 1986 presso il Cantiere Navale Fincantieri di Muggiano e consegnata alla NATO nell’aprile del 1988, pur essendo formalmente inquadrata nella Marina Tedesca.
Nell’aprile 1988, la nave fu consegnata all’allora Centro di Ricerche Subacquee del SACLANT (Undersea Research Centre – SACLANTCEN), successivamente ridenominato Centro di Ricerche Subacquee della NATO (NATO Underwater Reserch Centre – NURC), poi nuovamente ridenominato STO/CMRE.

A seguito di un accordo intervenuto con la NATO , nave Alliance è stata consegnata alla Marina Militare che mette a disposizione il proprio personale militare per equipaggiare la nave, mentre la NATO ne condivide l’impiego con la Forza Armata italiana.
Pertanto, l’accordo ha consentito il trasferimento dell’unità sotto la bandiera della Marina Militare, con la contestuale assegnazione, al comando dell’unità, di un Ufficiale superiore italiano.
Nave Alliance disloca poco meno di 3.200 tonnellate, è lunga 93 metri e larga 15,20 metri.
La nave è condotta da un equipaggio di 44 marinai e 20 ricercatori od altri operatori.
La propulsione di Nave Alliance di tipo diesel-elettrica è affidata a due motori diesel boxati, una turbina a gas e due motori elettrici a cui si aggiungono tre generatori diesel, con potenza complessiva di 24.090 KW ed una velocità massima di 16 nodi con un’autonomia di 7.200 miglia.
La nave è una delle più silenziose del suo genere, essendo stata concepita per ottenere un minimo livello di propagazione del suono in acqua.
L’unità è stata impiegata dalla Marina Militare, sotto il coordinamento scientifico dell’Istituto Idrografico, per le campagne di geofisica marina del Programma di ricerca High North.
La nave, in grado di operare con strati di ghiaccio del primo anno fino a 40 cm di spessore, può eseguire rilievi idrografici fino a 7.000 metri di profondità, operando con temperature esterne fino a -20°, impiegando veicoli unmanned a controllo remoto, con capacità di campionamento fino a 3.500 metri.
Peraltro, la Marina Militare per la sostituzione di Nave Magnaghi in servizio da cinquant’anni ha avviato presso il cantiere Fincantieri di Riva Trigoso la costruzione della Nave Idro-Oceanografica Maggiore che prenderà il nome “Quirinale” e che sarà consegnata nel novembre del 2027.

Nave Quirinale avrà un dislocamento di 6.400 tonnellate, lunghezza di 110 metri e larghezza di 20 metri; particolare l’architettura propulsiva che sarà di tipo integrato totalmente elettrico per abbattere le emissioni; la nave raggiungerà una velocità massima di 15 nodi ed avrà un’autonomia di 7.000 miglia a 12 nodi.
Anch’essa sarà in grado di operare con strati di ghiaccio del primo anno fino a 40 cm di spessore, potrà eseguire rilievi idrografici fino a 10.000 metri di profondità, operando con temperature esterne fino a -20°, impiegando veicoli unmanned a controllo remoto (ROV) ma anche autonomo (AUV), con capacità di campionamento da 5.000 a 7.000 metri, e potrà eseguire rilievi di bassi fondali con due mezzi navali minori in dotazione.
L’unità sarà in grado di eseguire rilievi batimetrici, topografici e geodetici, acquisire dati idro-oceanografici e geofisici marini e meteorologici, oltre che effettuare rilievi di anomalie magnetiche e condurre attività a supporto di operazioni di Rapid Enviromental Assessment (REA).
Nave Quirinale, a differenza di Nave Alliance, grazie alla strumentazione di alta tecnologia di cui sarà dotata ed alle soluzioni tecniche adottate, potrà operare indifferentemente al Polo Nord ed al Polo Sud, essendo stata specificamente progettata per operare negli ambienti estremi del pianeta.
L’equipaggio sarà di circa 80 marinai a cui si potranno aggiungere fino a 35 ricercatori.
La terza nave di interesse sarà Nave Arcadia dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

Nel 2021 con la firma del protocollo d’intesa tra Ministero della Transizione Ecologica (MiTe), Difesa (rappresentata dallo Stato Maggiore della Marina Militare e dalla Direzione degli Armamenti Navali – NAVARM) ed Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) si è dato l’avvio alle attività di progettazione e realizzazione della nuova unità navale multipurpose, che sarà a disposizione dell’ISPRA per le attività di ricerca scientifica ed ambientale nel mar Mediterraneo e non solo ed in particolare per il monitoraggio dei fondali e degli habitat marini.
Oltre le ricerche scientifiche Nave Arcadia avrà compiti di monitoraggio dei fondali marini finalizzati all’installazione ed alla manutenzione di cavi, condotte e linee sottomarine di trasmissione dati ed elettriche, nonché di infrastrutture subacquee ed impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, tutte infrastrutture di carattere strategico per il Paese.
Nave Arcadia, prima nave NOMR (Nave Oceanografica Maggiore da Ricerca) dell’ISPRA, sarà ultimata dal Cantiere T. Mariotti nell’estate del prossimo anno e consegnata nel 2027, avrà un dislocamento di 4.250 tonnellate, lunghezza di 76,2 metri e larghezza di 16,8 metri.
L’unità è stata progettata per studiare, monitorare e proteggere gli ecosistemi marini del Mediterraneo ma ha caratteristiche che le permettono di operare anche nella regione artica in determinati periodi dell’anno.
La propulsione di Nave Arcadia sarà di tipo ibrido diesel-elettrico con certificazione di classe silenziosa Quiet/Silent; l’unità sarà in grado di ospitare venti tecnici/ricercatori e venti membri dell’equipaggio ed avrà un’autonomia di trenta giorni
La nave in grado di operare con strati di ghiaccio del primo anno fino a 40 cm di spessore, potrà eseguire rilievi idrografici fino a 4.000 metri di profondità, operando con temperature esterne fino a -10°, impiegando veicoli unmanned a controllo remoto (ROV) ma anche autonomo (AUV) in grado di operare fino a 3.000 metri di profondità con 60 ore di autonomia, con capacità di campionamento fino a 4.000 metri, e potrà eseguire rilievi di bassi fondali con i due mezzi navali minori in dotazione, di cui tipo USV a propulsione elettrica.
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