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GA-ASI ha specificato che non vi sono stati feriti a causa dell’incidente. Le operazioni di collaudo in volo sono state temporaneamente sospese per precauzione per capire i motivi dell’evento.
Infatti, l’azienda sta valutando le condizioni del velivolo YFQ-42A ed ha avviato un’indagine per stabilire la causa principale dell’incidente.
GA-ASI segur una rigorosa procedura di indagine per comprendere esattamente cosa sia accaduto, e al momento la priorità è raccogliere dati e trarre insegnamenti da questo incidente.
L’aeromobile è uno dei diversi esemplari di YFQ-42A Collaborative Combat Aircraft (CCA) rappresentativi della produzione, attualmente in fase di maturazione tecnica e riduzione del rischio nell’ambito del programma in corso per l’US Air Force.
I velivoli YFQ-42A effettuano voli regolari presso strutture di proprietà dell’azienda nell’ambito del loro programma di test e di valutazione operativa.
Le operazioni di volo riprenderanno quando ritenuto opportuno a conclusione dell’indagine in corso.
Il Dark Merlin ha una lunghezza di circa 11 metri, un’apertura alare di 9 metri e un’altezza di 3 metri.
Il velivolo è propulso da un singolo motore turbogetto ad alta spinta che gli permette di raggiungere la velocità di Mach 1, con una velocità di crociera subonica elevata, tangenza operativa superiore i 13.000 metri ed un raggio d’azione di circa 1.500 km o 6-8 ore di volo.
L’YFQ-42A è in grado di trasportare fino a 1.500 kg di carico utile (payload) con una stiva interna progettata espressamente per trasportare armi per mantenere il profilo stealth; il velivolo per missioni di superiorità aerea può essere armato con due missili aria-aria AIM-120 AMRAAM.
Il drone CCA di GA-ASI può essere equipaggiato con un radar AESA, sistemi elettro-ottici/infrarossi (EO/IR) e sensori passivi per la guerra elettronica.
Per eseguire la missione l’YFQ-42A ricorre a software avanzati di Intelligenza Artificiale (AI) che gli permettono di eseguire decolli, atterraggi e manovre di combattimento in modo semi-autonomo o sotto il controllo di un pilota umano a bordo di un caccia bombardiere o da terra.
L’YFQ-42A è stato progettato per operare in formazione con caccia di quinta generazioni con piloti umani come l’F-35 Lightning II e l’F-22 Raptor e nel prossimo futuro il Boeing F-47 di sesta generazione, agendo come sensore avanzato o piattaforma di lancio missilistica aggiuntiva od ancora come piattaforma di armi per missioni di penetrazione in sistemi di difesa multistrato.
Oltre che come Collaborative Combat Aircraft, l’YFQ-42A è pensato per operare singolarmente od in sciame con altri velivoli simili ampliando la capacità dell’USAF di generare missioni ed aumentando in modo esponenziale le piattaforme avanzate da combattimento disponibili, ricorrendo a velivoli a basso costo e replicabili su larga scala in tempi brevi.
Fonte e foto credit @General Atomics Aeronautical Systems, Inc. (GA-ASI)
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A tal fine, il Comitato ministeriale per gli appalti ha approvato il piano del Ministero della Difesa israeliano (IMOD) per un’ulteriore e significativa accelerazione della produzione degli intercettori Arrow, sviluppati e fabbricati da IAI – Israel Aerospace Industries in qualità di capo commessa.
Il Ministro della Difesa Israel Katz ed il Direttore Generale dell’IMOD, il Generale di Divisione (in pensione) Amir Baram, hanno dato il via libera all’accordo, che sarà firmato a breve, consentendo un aumento significativo sia del ritmo di produzione che delle scorte di intercettori Arrow, nell’ambito dei preparativi per la campagna in corso.
Le industrie della difesa israeliane stanno già incrementando la produzione su direttiva dell’IMOD e l’approvazione del Comitato apre la strada a un’ulteriore espansione.
Il sistema Arrow 3, sviluppato e prodotto congiuntamente con la
Missile Defense Agency (MDA) statunitense, intercetta le minacce balistiche ad altitudini esoatmosferiche e superiori, difendendo Israele dalle minacce strategiche a lungo raggio.
Il sistema ha dimostrato la sua efficacia durante l’attuale guerra, intercettando con successo numerosi missili balistici lanciati dall’Iran e dallo Yemen. È considerato uno dei sistemi di difesa missilistica più avanzati al mondo.
Il piano di accelerazione è guidato dal Direttore dell’Organizzazione Israeliana per la Difesa Missilistica (IMDO) all’interno della Direzione per la Ricerca e lo Sviluppo della Difesa (DDR&D), Moshe Patel, insieme al Dipartimento del Bilancio e ad altri dipartimenti del Ministero della Difesa.
Nel programma IAI è il principale sviluppatore del sistema Arrow attraverso la sua divisione MLM, in collaborazione con Stark Aerospace negli Stati Uniti; ELTA Systems Ltd e la divisione TMM di IAI, Elbit Systems, Tomer (società di proprietà statale) e Rafael Advanced Defense Syatems partecipano tutte alla produzione del sistema.
La MDA è un partner chiave dell’IMDO all’interno della DDR&D nello sviluppo e nella produzione del sistema di difesa aerea e missilistica multistrato di Israele, che comprende i sistemi Arrow, David’s Sling e Iron Dome. La cooperazione strategica tra Israele e gli Stati Uniti contribuisce a garantire il vantaggio tecnologico di Israele nel campo della difesa aerea.
Fonte e foto credit @Ministero della Difesa di Israele
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Questo impegno è un elemento fondamentale dell’Arsenal of Freedom, un’iniziativa nazionale volta a rafforzare la base industriale della difesa ed a garantire i livelli di dotazioni delle Forze Armate statunitensi e dei loro Alleati.
I sensori di ricerca prodotti da Boeing consentono agli intercettori PAC-3 MSE statunitensi ed alleati di identificare, tracciare e neutralizzare minacce avanzate, rappresentate da velivoli ostili, missili ipersonici, missili balistici e da crociera.
L’accordo quadro consente un massiccio aumento della fornitura di sensori di ricerca necessari per ampliare la protezione offerta dal sistema di difesa aerea più avanzato al mondo.
Dal 2024 Boeing ha investito oltre 200 milioni di dollari per espandere la capacità produttiva dei seeker per PAC-3 MSE a Huntsville, in Alabama, con un ampliamento dello stabilimento di 35.000 piedi quadrati.
Questo accordo apre la strada a ulteriori investimenti di Boeing, a costo zero, lungo l’intera catena del valore produttivo, garantendo la possibilità di soddisfare la crescente domanda.
L’accordo consente a Boeing di incrementare rapidamente la propria forza lavoro altamente qualificata, creando posti di lavoro specializzati e ben retribuiti e promuovendo l’innovazione attraverso collaborazioni con le comunità locali.
Inoltre, l’accordo con l’US DoW permette di rafforzare la catena di approvvigionamento, una sorta di iniziativa “Made in America”, dando priorità alle partnership con i fornitori nazionali, creando una base industriale più sicura e resiliente e garantendo la certezza necessaria per soddisfare la crescente domanda.
In base all’accordo, Boeing, il Dipartimento della Guerra (US DoW) e Lockheed Martin, appaltatore principale del programma di potenziamento del segmento missilistico PAC-3 MSE, avvieranno immediatamente l’incremento della produzione e negozieranno la stipula di un contratto pluriennale entro la fine dell’anno.
Fonte Boeing
Foto credit @Lockheed Martin
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È proprio in Vietnam che questo paradigma prende forma in modo strutturato. I piloti abbattuti sopra territori ostili diventano immediatamente obiettivi ad alto valore per il nemico, sia sul piano operativo sia su quello propagandistico. Nasce così il moderno Combat Search and Rescue (CSAR), con piattaforme dedicate come gli Sikorsky HH-3E Jolly Green Giant, supportati da aerei di scorta, guerra elettronica e soppressione delle difese. Ma, soprattutto, emerge un concetto destinato a rimanere centrale: il tempo è il fattore decisivo. Tra l’abbattimento e la cattura si apre una finestra estremamente ridotta, nella quale si gioca l’intera operazione.
Questo schema si ripresenta, amplificato, nel 1980 con l’Operazione Operation Eagle Claw. Il tentativo di liberare gli ostaggi dell’ambasciata americana a Teheran, nel pieno delle conseguenze della Rivoluzione iraniana, rappresenta uno dei fallimenti più significativi nella storia delle operazioni speciali. Non è il nemico a fermare la missione, ma la sua stessa complessità. Il piano si fondava su una sequenza rigidamente interdipendente: velivoli Lockheed C-130 Hercules, elicotteri RH-53D, un rendez-vous nel deserto, rifornimento e infiltrazione verso la capitale. La tempesta di sabbia degrada le capacità degli elicotteri, riducendone il numero sotto la soglia minima operativa. L’aborto della missione è inevitabile. Il disastro finale, con la collisione tra un elicottero e un C-130, è solo la manifestazione visibile di un sistema già collassato sotto il peso della sua stessa complessità operativa.
Non è un caso che proprio il fallimento di Eagle Claw abbia portato alla creazione di strutture come lo United States Special Operations Command e al potenziamento di unità specializzate come il 160th Special Operations Aviation Regiment, dedicate a operazioni notturne e ad alto rischio. La dottrina moderna delle operazioni speciali nasce da quella notte nel deserto iraniano, dove emerse in modo inequivocabile che la superiorità tecnologica, senza integrazione e flessibilità, non è sufficiente.
La lezione viene ulteriormente testata nella battaglia di Mogadiscio del 1993, resa celebre dal film Black Hawk Down. Anche qui, una missione inizialmente limitata si trasforma in uno scontro prolungato quando due elicotteri Sikorsky UH-60 Black Hawk vengono abbattuti. Il punto di rottura non è la resistenza nemica in sé, ma la perdita della mobilità e della sincronizzazione. Il sistema operativo entra in crisi nel momento in cui viene meno uno degli elementi chiave, replicando dinamiche già viste in Vietnam e a Desert One.
Tra questi due estremi, Vietnam ed Eagle Claw, si inseriscono numerosi casi che consolidano e raffinano la dottrina. Il recupero del pilota abbattuto nei Balcani negli anni novanta dimostra l’importanza della sopravvivenza e dell’evasione prolungata in attesa del recupero. Operazioni in Afghanistan, come quelle legate alla Battle of Takur Ghar o alla Operation Red Wings, evidenziano invece quanto la fase di inserzione ed estrazione resti il momento più critico, specialmente in ambienti non controllati. Anche operazioni apparentemente più “semplici”, come il recupero di piloti abbattuti in Libia nel 2011, mostrano che il rischio non è mai zero.

Il recupero del WSO di un F-15 abbattuto in Iran nel 2026 rappresenta l’ultima evoluzione di questa linea operativa. L’operazione si svolge in un ambiente A2/AD avanzato, caratterizzato da difese aeree stratificate, capacità di guerra elettronica e presenza di forze ostili sul terreno. Eppure, nonostante la complessità, il sistema regge. Questo non significa che sia stato privo di criticità; al contrario, i punti deboli emersi mostrano quanto il margine tra successo e fallimento resti estremamente sottile.
Il momento più vulnerabile è stato quello dell’inserzione e dell’estrazione, quando gli assetti aerei hanno operato su una landing zone non controllata, esponendosi direttamente al fuoco nemico, in una dinamica che richiama esperienze già osservate in Vietnam, Afghanistan e Mogadiscio.
La prima vulnerabilità è la dipendenza dalla mobilità aerea, già evidente in Vietnam. L’elicottero, nel momento dell’hover, diventa un bersaglio così come lo è l’aereo quando è costretto a volare a bassa quota oppure addirittura se deve atterrare. Nel 2026, questa vulnerabilità è amplificata dalla presenza di sistemi antiaerei moderni. La superiorità aerea non è mai totale, ma solo temporanea e locale sopratutto con la proliferazione di sistemi MANPADS sempre più letali.
La seconda riguarda la complessità della sincronizzazione multi-dominio. Se in Vietnam il problema era coordinare elicotteri e aerei, oggi si tratta di integrare intelligence, guerra elettronica, cyber, forze speciali e assetti aerei in tempo reale. Il sistema è più avanzato, ma anche più esposto a errori sistemici.
Inoltre, c’è anche la gestione dell’identificazione e dell’informazione. Il personale isolato deve essere localizzato e autenticato in un ambiente dove ogni segnale può essere intercettato o manipolato.
Il quarto fattore è il tempo. Come in Vietnam, più passano le ore, più diminuiscono le probabilità di successo. Nel 2026, la rapidità dell’intervento è stata decisiva per evitare la cattura del WSO, ma ha imposto una compressione dei tempi decisionali che aumenta il rischio operativo.
Infine, emerge il tema della resilienza. Se Eagle Claw dimostrò i limiti di un sistema rigido, le operazioni moderne mostrano una capacità maggiore di adattamento. Il successo non deriva dall’assenza di attriti, ma dalla capacità di assorbirli senza collassare.
Alla base di tutto questo rimane la postura strategica americana. Recuperare un uomo non è solo una necessità operativa, ma un imperativo politico e culturale. Significa mantenere il morale delle truppe, proteggere informazioni sensibili, inviare un messaggio a nemici e alleati nonché dimostrare che lo Stato è disposto a rischiare molto per i propri uomini.
Questa postura, tuttavia, non è priva di costi. Le operazioni di recupero espongono a rischi elevati, possono innescare escalation e richiedono un impiego massivo di risorse per un singolo obiettivo. Eppure, nonostante questi limiti, il principio non viene messo in discussione.
I dati storici confermano in modo netto quanto il Combat Search and Rescue sia una missione dominata più dal tempo che dalla tecnologia. Durante la Guerra del Vietnam furono recuperate oltre quattromila persone, di cui circa 2.780 in condizioni di combattimento, a fronte però di perdite significative tra i soccorritori e numerosi velivoli abbattuti. Le analisi successive mostrano che il fattore decisivo non è tanto il mezzo impiegato quanto la rapidità dell’intervento: circa il 55% del personale abbattuto viene perso immediatamente, mentre la probabilità di recupero cala drasticamente già dopo le prime ore, scendendo intorno al 25% entro le due ore e sotto il 20% dopo otto. Questo andamento, sorprendentemente costante anche nei conflitti più recenti, evidenzia come il CSAR resti un problema di “finestra temporale” più che di capacità tecnologica: intervenire rapidamente significa aumentare in modo esponenziale le probabilità di successo, mentre ogni ritardo trasforma l’operazione in una missione ad altissimo rischio con probabilità decrescenti di esito positivo.
Dalla giungla del Vietnam al deserto iraniano, passando per Mogadiscio e l’Afghanistan, il filo conduttore resta lo stesso. Le tecnologie cambiano, le dottrine evolvono, ma il problema operativo di fondo rimane invariato. Recuperare personale in territorio ostile significa operare al limite della complessità, dove ogni variabile può diventare decisiva.
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Infatti, ARQUIMEA supporterà lo sviluppo e la produzione di 18 satelliti per la costellazione Tranche 3 Tracking Layer, parte del programma Proliferated Warfighter Space Architecture (PWAS) della Space Development Agency (SDA). Questo programma è legato a un contratto con L3Harris Technologies.
In particolare ARQUIMEA si occuperà della produzione delle strutture satellitari, un elemento chiave per ciascuna piattaforma. I satelliti opereranno sul modello 300 di Lanteris, progettato per missioni in orbita terrestre bassa. Questa partnership segna un nuovo traguardo per ARQUIMEA come fornitore di strutture per satelliti LEO.
Il livello di tracciamento Tranche 3 migliorerà la capacità di rilevamento e offre una copertura globale maggiore per la difesa. Con questo contratto, ARQUIMEA continua a impegnarsi per fornire soluzioni spaziali affidabili e scalabili.
Fonte e foto credit @ARQUIMEA
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La prima coppia di questi elicotteri ha preso servizio ufficialmente lo scorso 1° aprile.
La Marina Sud Coreana alla fine del 2020 aveva ordinato dodici MH-60R nell’ambito di un contratto del valore di poco meno di 900 milioni di dollari.
Gli MH-60R sono elicotteri multiruolo che possono operare nel contrasto antisommergibile con sonar a immersione a bassa frequenza (ALFS), boe sonore e fino ad un massimo di tre siluri Mk 54 ideali per colpire sottomarini in acque poco profonde o costiere.
Per il contrasto di superficie gli MH-60R impiegano missili aria-superficie AGM-114 Hellfire II ed Advanced Precision Kill Weapon System (APKWS), razzi da 70 mm a guida laser semi attiva (SAL).
Ulteriori armamenti installabili a bordo della versione “Romeo” sono la mitragliatrice gatling GAU-21 calibro 12,7×99 mm e la mitragliatrice M240 da 7,62×51 mm a controllo manuale.
Le dotazioni prevedono il radar multimodo APS-153 che rileva piccoli bersagli, delle dimensioni di un periscopio anche in condizioni di mare mosso e la torretta multi-spettrale (MTS) costituita da un sistema elettro-ottico ed infrarosso per l’identificazione visiva e la guida dei missili Hellfire.
Foto credit @Republic of Korea Navy
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In base a questo accordo, Textron Systems fornirà 16 veicoli di pre-produzione Cottonmouth (PPV), tre laboratori di integrazione di sistemi (SIL) e quattro scafi per test di resistenza alle esplosioni.
Il Cottonmouth ARV PPV sarà consegnato in tre varianti: C4UAS, 30mm e Logistica (LOG). Progettati per potenziare il quadro delle operazioni avanzate di base di spedizione (EABO) del Corpo dei Marines, questi veicoli privilegiano mobilità, sopravvivenza e adattabilità. Dopo la consegna, saranno effettuati rigorosi test governativi per convalidare le prestazioni e verificare i requisiti del programma.
Il Cottonmouth C4UAS è stato progettato per fungere da centro operativo sul campo di battaglia e nodo sensori navale all’interno della struttura delle forze, consentendo una trasformazione nel modo in cui il Corpo dei Marines comunica e combatte, offrendo una manovrabilità superiore e un sistema di sensori sinergico.
Sistema veicolare appositamente costruito, il C4UAS fungerà da piattaforma con equipaggio per l’integrazione di sistemi robotici e autonomi, consentendo una consapevolezza situazionale avanzata essendo dotato di sensori full-spectrum per la sorveglianza oltre la linea di vista.
La variante 30mm offre supporto di fuoco diretto e capacità anticarro, mentre la variante LOG sarà ottimizzata per l’approvvigionamento e il supporto sul campo.
Il Cottonmouth ARV PPV 6×6 raggiunge un peso in ordine di combattimento attorno le 17-18 tonnellate, è lungo 6,8-7 metri, largo circa 3 metri ed alto 2,8 di base.
Il veicolo anfibio è condotto da un equipaggio di due uomini e può trasportare una squadra di cinque marines.
Su strada raggiunge una velocità superiore a 105 km/h mentre in acqua di oltre 5 nodi.
Un singolo LCAC (Landing Craft Air Cushion), il mezzo da sbarco a cuscino d’aria dei Marine, può trasportare fino a quattro Cottonmouth ARV PPV.
Negli ultimi anni, Textron Systems ha fornito prototipi di veicoli C4UAS e da 30 mm, nonché SIL (Silicon and Lines Inspection), per i test e le valutazioni del Corpo dei Marines, fornendo preziose informazioni su progettazione e prestazioni per la riduzione del rischio.
Durante questo periodo, Textron Systems ha collaborato a stretto contatto con l’USMC per proporre un’offerta di veicoli corazzati Cottonmouth in linea con il Force Design 2030.
Costruito nello stabilimento di produzione di Textron Systems a Slidell, in Louisiana, il Cottonmouth ARV rappresenta decenni di tradizione ed esperienza nella progettazione e produzione di veicoli terrestri. Le attività di ingegneria e progettazione si svolgeranno anche a Hunt Valley, nel Maryland.
Fonte e foto credit @Textron Systems Corporation
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Dopo aver lanciato la missione di soccorso con l’avvenuto recupero del primo dei due membri dell’equipaggio del caccia bombardiere perso durante un’operazione di combattimento, gli sforzi statunitensi si erano concentrati sulle ricerche del secondo pilota.
Le Forze Armate iraniane, ovviamente, hanno ostacolato in tutti i modi le attività statunitense mettendo anche una taglia di 50.000 sterline come ricompensa a chi avesse riconsegnato sano il pilota alle autorità, per ottenere un ostaggio da impiegare per costringere gli Stati Uniti a trattare.

E’ stato lo stesso Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a confermare che il secondo pilota dell’F-15E abbattuto venerdì sull’Iran è stato tratto in salvo.
Per eseguire la complessa missione l’US CENTCOM ha mobilitato decine di aerei ed operatori delle Forze Speciali del 160th SOAR e dell’Air Force Special Operations Command (AFSOC).
Nel corso di quest’operazione si sono registrate un paio di perdite di velivoli da trasporto del tipo Super Hercules che hanno avuto un problema tecnico e sono stati fatti esplodere per non lasciarli agli Iraniani, senza perdite tra i membri degli equipaggi tutti rientrati alle basi a bordo di altri velivoli.
I velivoli statunitensi hanno dato la massima copertura all’operazione di salvataggio colpendo i convogli iraniani diretti verso l’area di ricerca; si sono registrati violenti scontri a fuoco tra i soccorritori statunitensi e le formazioni iraniane.
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Nelle settimane precedenti al varo, completati i lavori di costruzione principali, fissati i componenti più importanti, i tecnici del cantiere navale hanno effettuato le ispezioni per garantire che la nave fosse pronta per entrare in acqua.
La nave è stata quindi trasferita da terra al bacino di carenaggio, dove le squadre di Ingalls Shipbuilding hanno condotto i controlli finali prima di allagare il bacino e permettere al cacciatorpediniere di galleggiare per la prima volta.
Il DDG 131 prende il nome da George M. Neal, veterano della guerra di Corea e meccanico aeronautico di terza classe, insignito della Navy Cross per le sue azioni eroiche compiute nel tentativo di salvare un commilitone sotto il fuoco nemico.
In quanto cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke Flight III, il DDG 131 rappresenta la nuova generazione di navi da combattimento di superficie per la Marina degli Stati Uniti, essendo dotato del sistema radar AN/SPY-6 (V)1 Flight III e del sistema di combattimento Aegis Baseline 10, progettati per contrastare le minacce anche nel XXI secolo.
Oltre tali novità, gli Arleigh Burke Flight III incorporano aggiornamenti alla potenza elettrica ed alla capacità di raffreddamento, nonché ulteriori modifiche aggiuntive che ne migliorano complessivamente le capacità di combattimento.
L’hangar poppiero avrà dimensioni maggiori e potrà ospitare due elicotteri SH-60/MR-60 Sea Hawk; la capacità antiaerea sarà potenziata con l’impiego di missili Evolved SeaSparrow Block II mentre il sonar per la scoperta di mine sarà il Kingfisher.
Le parti sensibili e vitali della nave saranno protette da due strati di acciaio e da 70 tonnellate di protezioni in kevlar.
Anche l’impianto antincendio per la sala macchine sarà rivisto impiegando la tecnologia di nebulizzazione dell’acqua water mist al posto del bromotrifluorometano (halon) oggi in uso sui DDG dei Flight precedenti.
Fonte e foto credit @ Ingalls Shipbuilding
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Il contratto del valore di 900 milioni di euro prevede il supporto per l’intero ciclo di vita del sistema avionico del T-38C, garantendo che il sistema rimanga aggiornato, idoneo al volo e in grado di soddisfare i requisiti di missione.
I lavori di questa commessa saranno eseguiti presso diverse basi aeree dell’USAF e si prevede che termineranno entro il 31 marzo 2036.
Il T-38C Talon rappresenta l’evoluzione definitiva del T-38A introdotto negli anni Sessanta, un velivolo strettamente derivato N-156 che diede vita al caccia bombardiere leggero F-5A Freedom Fighter.
Il T-38C adotta una cellula più robusta ed un’avionica digitalizzata, in sostituzione di quella analogica presente sulle due prime versioni, installata in un “glass cockpit” moderno, dotato di display multifunzione (MFD).
I piloti dispongono di Head-Up Display (HUD) e di un sistema di guida inerziale (INS) supportato da segnale GPS.
Il Talon è un velivolo ampiamente supersonico in grado di raggiungere velocità massime di Mach 1,3 con i post bruciatori accesi dei due motori J85-GE-5 di cui dispone.
L’USAF ha avviato la sostituzione del Talon con il nuovo velivolo da addestramento avanzato Boeing Saab T-7A Red Hawk di cui è iniziata la produzione degli esemplari di pre serie.
Fonte US Department of War (US DoW)
Foto credit @USAF/Tech. Sgt. Natasha Stannard
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