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Durante l’attaco, tutto il personale italiano era al sicuro e non è stato coinvolto.
Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Luciano Portolano, ha comunicato che il velivolo RPAS MALE era importante per le operazioni condotte nell’ambito della Coalizione che opera contro Daesh od ISIS in Medio Oriente, in particolare in Iraq, poiché disponeva di una suite EO/IR particolarmente sofisticata in grado di operare di giorno e di notte per le fondamentali missioni di Intelligence, Sorveglianza, Ricognizione, Acquisiozione e Targeting (ISTAR) a favore di altri assetti.
Nei precedenti attacchi alla base di Ali Al Salem si erano registrati danni ad infrastrutture logistiche ed operative nonché ad un deposito di carburante; pare che anche la coppia di caccia bombardieri Eurofighter F-2000 ivi schierata per le operazioni della Coalizione anti Daesh abbia sofferto danni da schegge; uno dei due velivoli sembrerebbe non operativo da prima dello scoppio della guerra tra Israele, Stati Uniti ed Iran.
Il Ministro della Difesa Crosetto è stato informato dell’accaduto ed ha comunicato che la situazione è monitorata continuamente.
A sua volta il Ministro degli Esteri Tajani ha affermato che le missioni italiane continueranno e che il personale nelle basi italiane nella regione è in fase di riduzione per garantire la sicurezza.
Foto credit @Aeronautica Militare
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Durante l’evento, tre allievi del corso su un totale di circa quaranta aspiranti Incursori che avevano passato le preselezioni hanno completato con successo un lungo e rigoroso addestramento di circa due anni, ricevendo il brevetto, gli agognati basco sabbia ed il pugnale da Ardito, simboli del loro ingresso nella comunità delle Forze per Operazioni Speciali. Questi simboli richiamano la storica unità degli Arditi Distruttori della Regia Aeronautica (ADRA), un’unità creata nel 1942 e che si coprì di gloria intervenendo in Nord Africa colpendo basi aeree ed infrastrutture. Il Gen. Portolano ha sottolineato l’importanza della responsabilità dei nuovi incursori, evidenziando come dovranno prendere decisioni rapide in scenari complessi e pericolosi, sapendo che le loro azioni possono influenzare vite e l’onore del Paese.
Nell’ambito del comparto delle Forze Speciali italiane, il 17° Stormo Incursori ha il compito di selezionare, addestrare ed equipaggiare personale per missioni ad alto rischio tra cui ricognizione speciale, azione diretta, liberazione di ostaggi a livello nazionale e internazionale.

Il 17° Stormo, pur essendo di recente formazione sotto la vesta di unità per Operazioni Speciali e come tale inquadrato nella 1a Brigata Aerea per le Operazioni Speciali dell’Aeronautica Militare, ha raggiunto nell’arco di pochi anni livelli altissimi di professionalità tanto da aver ricevuto l’ accreditamento della Combat Controller Skill Level 1 e l’accreditamento ufficiale da parte dell’Air Force Special Operations Command (AFSOC) statunitense, un unicum nel panorama internazionale, il che dimostra la corretta intuizione dello Stato Maggiore dell’Aeronautica nell’aver allocato risorse umane e finanziare per alimentare questa specialità.
Inoltre, in occasione della cerimonia è stata conferita la Medaglia di Bronzo al Valore Aeronautico a un operatore che si è distinto in operazioni. Sono stati menzionati anche i recenti accreditamenti di eccellenza del 17° Stormo. Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Gen. S. A. Antonio Conserva, ha affermato che l’imbascamento rappresenta un riconoscimento dell’impegno e delle competenze acquisite dai nuovi incursori, sottolineando la necessità di capacità d’intervento rapide e competenti nelle operazioni speciali.

Il Colonnello Michele Anelli, Comandante del 17° Stormo Incursori, ha rivolto parole di incoraggiamento ai neo brevettati, esprimendo orgoglio per il duro lavoro e la determinazione dimostrati. Dopo la cerimonia, si è svolta una rievocazione storica di un campo d’addestramento degli Arditi, nonché una dimostrazione di operazioni speciali, inclusa la simulazione di una liberazione di ostaggio in un ambiente ostile che ha ricevuto il supporto da parte di una coppia di Eurofighter F-2000 del 4° Stormo portati sugli obiettivi da i controllori di fuoco a terra (JTAC) e da elicotteri HH-101A del 9° Stormo che hanno provveduto al trasporto degli incursori ed alla loro esfiltrazione assicurando la copertura aerea per tutta la durata della missione.
La cerimonia si è conclusa con il lancio da un elicottero HH-101A di tre incursori che hanno toccato terra perfettamente nella area assegnata con le bandiere del 17° Stormo, dell’Aeronautica Militare ed il Tricolore.
Foto credit @Aeronautica Militare
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Il modello di supporto PBL, completo ed altamente flessibile, fornito da Boeing Global Services in collaborazione con il fornitore italiano IG Spa che prevede il coinvolgimento di un team di 50 persone, comprende gestione del programma, supporto ingegneristico, gestione della catena di fornitura, aggiornamento delle pubblicazioni tecniche, EHS e meccanici aeronautici altamente qualificati (messi a disposizione dal fornitore italiano IG Spa), che garantiscono servizi di manutenzione programmata e non programmata (inclusi tutti gli A Check fino ai 4-C Check) presso la base operativa principale (MOB) di Pratica di Mare. Inoltre, il team è responsabile di tutta la manutenzione dei motori, sia On Wing sia Off Wing.
Il team Boeing presso la base aerea di Pratica di Mare lavora fianco a fianco con l’Aeronautica Militare ogni giorno e, da oltre 15 anni, contribuisce a garantire che la flotta italiana di KC-767A rimanga pronta a supportare missioni addestrative, operative ed umanitarie della Forza Armata.
L’elevatissimo tasso di successo missione del 98,8% della flotta testimonia questa proficua partnership, la bontà delle rigorose pratiche manutentive e la dedizione costante applicata sia dal personale Boeing sia dai tecnici dell’Aeronautica Militare nel garantire disponibilità sicura ed affidabile per le missioni a cui sono chiamati i KC-767A.
Boeing fornisce supporto integrato ai quattro aeromobili della flotta KC-767 dell’Aeronautica Militare italiana dal 2011, anno in cui iniziò l’immissione in servizio del velivolo multiruolo.

La linea KC767A dell’Aeronautica ha registrato oltre 47.000 ore di volo e completato più di 12.000 missioni, con oltre 140 milioni di libbre (circa 63.500 tonnellate) di carburante trasferite in volo; per diversi anni il velivolo in dotazione all’Aeronautica Militare ed alla Japan Air Self-Defense Force è stato il più moderno e capace, essendo in grado di trasferire il carburante indifferentemente a velivoli dotati di sonda od il ricettacolo per il rifornimento.
Nel corso degli anni, il team di Boeing Global Services (BGS) presso la Base Aerea di Pratica di Mare ha svolto un ruolo cruciale fornendo supporto e addestramento per importanti operazioni e missioni, quali l’operazione antiterrorismo Operation Inherent Resolve e le evacuazioni di Kabul nell’ambito dell’Operazione Aquila Omnia ed i rimpatri durante il periodo COVID.
Oltre queste missioni i KC-767A hanno assicurato i voli di rifornimento di istituto e sono stati impiegati in occasione delle esercitazioni internazionali di riferimento come la Pitch Black 2024 nell’Indo-Pacifico e l’European Air Refueling Training (EART) 2025, dimostrando la capacità di schierare in tempi brevi un numero significativo di personale ed asset in aree remote e di garantire interoperabilità tra le forze aeree alleate e partner.
Il KC-767A è la versione da rifornimento in volo e trasporto del velivolo commerciale 767-200 Extended Range. Il velivolo può essere allestito in tre diverse configurazioni, con un carico utile fino a 25.000 kg: nella CARGO si possono imbarcare 19 pallet militari NATO standard; la FULL PAX ospita fino a 192 passeggeri con relativi bagagli e la COMBI imbarca fino a 100 passeggeri e 10 pallet militari NATO standard.
In funzione tanker monta sistemi compatibili con i velivoli italiani ed alleati: sistema di rifornimento boom ad asta rigida con capacità di flussaggio fino a 4.091 litri al minuto; punto centrale a tubo e cestello con capacità fino a 2.727 litri al minuto; punti di estremità alare a tubi e cestelli con capacità fino a 1.818 litri al minuto; ricettacolo universale con capacità di imbarcare fino 4.091 litri al minuto.
Fonte Boeing
Foto credit @Aeronautica Militare
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Tale ordine rientra nell’ambito della produzione e consegna di 1.890 Advanced Anti-Radiation Guided Missile Extended Range Inertial Measurement (AARGM-ER), di cui 703 per la US Navy, 530 per l’USAF, 104 per l’Italia e 553 per diversi clienti del programma Foreign Military Sales (FMS).
I lavori della commessa saranno eseguiti a Minneapolis, in Minnesota, ed il loro completamento è previsto per il mese di dicembre del 2027.
Per l’Italia i fondi per il programma di cooperazione nel programma ammontano ad un importo di 1,69 milioni dollari.
L’AGM-88G AARGM-ER (Advanced Anti-Radiation Guided Missile – Extended Range) è un missile tattico aria-superficie supersonico progettato per la soppressione e distruzione delle difese aeree ostili (SEAD/DEAD). Sviluppato da Northrop Grumman per la U.S. Navy, la versione ER rappresenta l’evoluzione del precedente AGM-88E AARGM.
Dotato di un nuovo motore a razzo a propellente solido e di un design aerodinamico riprogettato con l’adozione di “strakes” laterali al posto delle precedenti ali centrali, l’AARGM-ER è caratterizzato da velocità e portata raddoppiate rispetto alle versioni precedenti, superando agevolmente la velocità di Mach 2.
Il sistema di guida del missile è di tipo avanzato; combina un ricevitore radar passivo per agganciare le emissioni nemiche, un sistema GPS/INS per la navigazione ed un radar millimetrico attivo (MMW) per la fase finale di attacco di precisione, in grado di agganciare il radar bersaglio anche se quest’ultimo fosse spento dagli operatori.
Pur avendo un diametro maggiore di 29 cm rispetto all’AARGM, la versione ER può essere alloggiata nelle stive interne del caccia F-35 (versioni A e C), mantenendo intatte le capacità stealth del Lightning II in avvicinamento al bersaglio prima della fase finale di attacco.
Oltre gli F-35A e C, il missile è impiegabile anche dal F-35B ma come carico esterno agganciato ai piloni subalari, dai caccia bombardieri F/A-18E-F Super Hornet e dai velivoli da guerra elettronica e soppressione delle difese aeree (SEAD/DEAD) EA-18G Growler.
L’US Navy ha avviato un programma per l’integrazione dell’AARGM-ER a bordo dei velivoli da pattugliamento marittimo P-8A Poseidon per conferire loro anche questa capacità; inoltre, vi sono studi per l’impiego da terra degli AARGM-ER lanciati dagli M270A2 e M142 HIMARS.
Fonte US Department of War (US DoW)
Foto credit @Northrop Grumman Corporation
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Alla “Spears of Victrory 2026” sono presenti Forze provenienti da 15 Paesi alleati e partner del Regno dell’Arabia Saudita di cui 5 come osservatori, vale a dire il Regno del Bahrein, il Bangladesh, la Francia, la Grecia, l’Italia, il Regno di Giordania, la Malesia, il Regno del Marocco, il Sultanato dell’Oman, il Pakistan, l’Emirato del Qatar, la Turchia, il Regno Unito e gli Stati Uniti.
Per l’Italia partecipa l’Aeronautica Militare con caccia Eurofighter F-2000 (Typhoon) del 36° Stormo di Gioia del Colle e da sorveglianza radar Conformal Airborne Early Warning E-550A del 71° Gruppo inquadrato nel 14° Stormo di Pratica di Mare.

L’esercitazione, uno dei più importanti eventi addestrativi della regione mediorientale, si svolgerà fino al prossimo 5 febbraio presso la base aerea King Abdulaziz di Dhahran.
Uno dei principali obiettivi perseguiti dalla “Spears of Victory 2026” è migliorare la interoperabilità tra le Forze aeree, scambiare conoscenze e competenze tattiche e simulare minacce moderne in ambienti fortemente caratterizzati da guerra elettronica e da aspetti di cyberwarfare.
L’esercitazione mette alla prova i sistemi di comando e controllo (C2) integrati con le Forze Armate saudite e con il Comando Militare Unificato del GCC.
L’Air Warfare Center, una delle strutture di addestramento più avanzate presenti in Medio Oriente, supporta lo sviluppo di piani ed operazioni di combattimento, esegue la valutazione delle capacità e provvede alla sperimentazione ed analisi di sistemi ed armi.
Fonte e foto credit @Ministero della Difesa del Regno dell’Arabia Saudita
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L’Air and Space Warfare Centre è un ente di recente istituzione, essendo stato costituito lo scorso 22 settembre 2025.
L’ASWC è un ente dipendente dallo Stato Maggiore del Comando della Squadra Aerea ed è stato istituito per fornire alla Forza Armata il necessario supporto per le operazioni aeree e spaziali odierne e del futuro.
Nei programmi di SMA. l’ASWC è destinato a diventare il centro italiano di eccellenza e di riferimento dedicato allo studio, allo sviluppo ed all’innovazione delle tattiche operative nei domini aereo e spaziale.
L’ASWC a pieno regime fungerà da polo di integrazione per le capacità operative dell’Aeronautica Militare, con l’obiettivo di accrescere l’efficacia del potere aerospaziale attraverso la standardizzazione delle procedure e l’adozione di tecnologie all’avanguardia.
L’attività di consulenza dell’ASWC si basa su quattro travi portanti o T4: Think, Test, Tactics, e Training.
L’ente, infatti, analizza requisiti, verifica capacità, sviluppa procedure ed addestra equipaggi anche attraverso Weapons Instructor Courses; inoltre, tra le finalità alla base della sua istituzione vi è la promozione dell’innovazione ed adattamento della Forza Armata alle minacce, la definizione dei sistemi d’arma futuri e la gestione della standardizzazione e valutazione.
Tra le diverse attività svolte si segnalano:
La sede dell’ASWC è frutto dell’opera di recupero di un immobile già esistente che è stato sottoposto ad importanti lavori di ristrutturazione eseguiti dal 208° Servizio Tecnico Distaccato Infrastrutture (STDI) in collaborazione con la DASAS, il Reparto Sistemi Informativi Automatizzati (ReSIA), il Reparto Gestione ed Innovazione Sistemi di Comando e Controllo (ReGISCC) ed il Reparto Generale di Sicurezza (RGS).
La nuova sede dell’ASWC è stata volutamente insediata dallo Stato Maggiore Aeronautica (SMA) a Pratica di Mare, base in cui operano il Reparto Sperimentale di Volo (RSV), il Reparto Medicina Aeronautica e Spaziale (RMAS) e la Divisione Aerea di Sperimentazione Aeronautica e Spaziale (DASAS) per garantire la necessaria osmosi tra le componenti operative e di ricerca, con il fine ultimo di dotare il Paese di una capacità di difesa all’avanguardia nei moderni scenari multi-dominio di natura sempre più complessa.
Sul piano operativo l’ASWC opera in stretto coordinamento con il Comando della Squadra Aerea e collabora con altri centri nevralgici come il Comando Operazioni Aerospaziali (COA) di Poggio Renatico che gestisce la difesa aerea e missilistica.
Fonte ed immagine credit @Aeronautica Militare
]]>Il programma, denominato Multi-Mission Multi-Sensor – Airborne Early Warning (MAEW), mobilita risorse per 644 milioni di euro su un arco temporale di sette anni, dal 2025 al 2031, con l’obiettivo di trasformare radicalmente la missione della flotta di Gulfstream G550 in forza al 14° Stormo di Pratica di Mare.
Il cambio di paradigma

Il documento programmatico evidenzia una profonda evoluzione dottrinale maturata dallo Stato Maggiore Aeronautica. Se nel 2012 l’acquisizione dei primi velivoli CAEW (Conformal Airborne Early Warning), e l’ingresso in servizio nel 2016, rispondeva alla necessità di possedere assetti moderni di scoperta radar e sorveglianza, l’attuale scenario operativo impone un cambio di priorità. La relazione tecnica sottolinea come i tradizionali sistemi di info gathering (Radar, ESM e IFF) non siano più considerati l’elemento centrale del sistema d’arma in isolamento.
Il baricentro operativo si è spostato sul processing software e sulla capacità di distribuire dati ad alta classifica in tempo reale. L’esigenza primaria non è più solo “vedere”, ma condividere le informazioni all’interno di un ambiente multi-dominio sempre più complesso, caratterizzato dalla necessità di scambiare dati con le nuove piattaforme JAMMS (Joint Airborne Multi-Mission Multi-Sensor) ed EA (Electronic Attack) in corso di acquisizione da parte dell’Aeronautica Militare.
NCCT e MADL
Per soddisfare questo requisito, l’Aeronautica ha identificato due tecnologie abilitanti che rappresentano il vero salto di qualità del programma: il Network Centric Collaborative Targeting (NCCT) e il Multi-function Advanced Data Link (MADL).

L’adozione del MADL, in particolare, segna un punto di svolta per l’interoperabilità con la flotta di quinta generazione. Fino ad oggi appannaggio quasi esclusivo degli F-35, questo data link permette comunicazioni direzionali a bassa probabilità di intercettazione. Installandolo sui G550, l’Italia trasforma questi velivoli in “router” avanzati capaci di dialogare silenziosamente con gli F-35 senza costringere questi ultimi a utilizzare link radio tradizionali, come il Link16, che ne comprometterebbero la furtività radar.

Contestualmente, l’integrazione nell’architettura NCCT permetterà la fusione immediata dei dati provenienti da sensori diversi, accelerando drasticamente la kill chain e la designazione dei bersagli in cooperazione con le forze USA. L’accesso alla rete NCCT rappresenta un risultato diplomatico e strategico di prima grandezza per la Difesa italiana. Fino ad oggi, questo livello di fusione dati e di integrazione nella kill chain statunitense è stato de facto una prerogativa quasi esclusiva dei partner “Five Eyes” (l’alleanza di intelligence che lega USA, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda). L’Aeronautica Militare ottiene un livello di accreditamento paritario a quello di nazioni come il Regno Unito (con i suoi RC-135 “Airseeker”) e l’Australia (con i futuri MC-55A “Peregrine”), confermandosi come interlocutore privilegiato del Pentagono nel Mediterraneo e in Europa.
L3Harris e il “US Interoperability Layer”
La motivazione risiede nella natura classificata delle nuove capacità per il cosiddetto “US Interoperability Layer”. Si tratta di un’architettura di sicurezza che funge da filtro tra i sensori del velivolo (che possono essere di origine nazionale o israeliana, come i radar ELTA dei CAEW) e le reti tattiche americane. L3Harris è identificata come l’unica Design Authority in possesso delle specifiche crittografiche e ingegneristiche necessarie per implementare questa segregazione, garantendo che lo scambio di dati tra domini a diversa classifica di sicurezza avvenga secondo gli standard del Pentagono. Nessun’altra azienda, nemmeno la stessa costruttrice del velivolo “green”, la Gulfstream, possiede le chiavi di accesso a questo livello di integrazione net-centrica.
Retrofit e nuovi acquisti
L’investimento copre un piano di aggiornamento complesso che interesserà diverse macchine. Nello specifico, è previsto il retrofit dei primi due velivoli CAEW (già in servizio) per portarli al nuovo standard di interoperabilità, garantendo uniformità con le piattaforme più recenti.
Parallelamente, il contratto finanzia l’acquisizione di un ulteriore velivolo “green” in configurazione base JAMMS. Questa piattaforma “nuda” sarà la base per successivi sviluppi della componente MMMS. Il programma è strutturato con una flessibilità contrattuale che include diverse opzioni future, tra cui il completamento del velivolo green, la modifica di un quinto esemplare e ulteriori aggiornamenti software, subordinati alla verifica dell’efficacia operativa delle prime implementazioni.
Le attività, che avranno inizio presumibilmente a dicembre 2025, vedranno il coinvolgimento diretto delle strutture del 14° Stormo sull’aeroporto di Pratica di Mare per le fasi finali di integrazione e flight testing.
]]>Con una Determinazione a Contrarre (DAC) che impegna 112,6 milioni di euro su un arco temporale quinquennale, la Direzione degli Armamenti Aeronautici e per l’Aeronavigabilità (DAAA) ha dato il via libera alla creazione di un centro di addestramento avanzato, destinato a diventare un punto di riferimento non solo per l’Aeronautica Militare, ma per tutti i partner internazionali del programma JSF.

La strategia della Difesa ha individuato nello scalo siciliano la terza Main Operating Base (MOB) per la flotta F-35, affiancandola alle basi di Amendola e Ghedi. Il progetto su Trapani è però più ambizioso e mira a istituire un vero e proprio ecosistema operativo e formativo.
Il piano prevede infatti la coesistenza di tre realtà distinte ma integrate: un Gruppo Volo Operativo nazionale (
ITAF OPS Squadron), un Gruppo Volo Internazionale Addestrativo (PTC Squadron) e il Centro di Addestramento Comune (LTC) oggetto dell’attuale contratto.
L’obiettivo è intercettare la crescente domanda di addestramento dei paesi NATO ed europei, istituendo in Italia il primo Pilot Training Center per F-35 al di fuori dei confini statunitensi.
L’intervento autorizzato, definito come prioritario, riguarda la prima fase del programma complessivo. Le risorse stanziate serviranno a costruire l’edificio principale per il ground training, una struttura che dovrà rispettare requisiti di sicurezza elevatissimi, includendo una Special Access Program Facility (SAPF).
Parallelamente alla componente edile, il contratto copre l’acquisto e l’installazione dei primi sistemi tecnologici, nello specifico due Full Mission Simulator (FMS), oltre alla predisposizione degli ambienti per ospitare ulteriori dispositivi di addestramento in futuro PTD (
Pilot Training Device). La DAAA sottolinea come la componente infrastrutturale e quella tecnologica costituiscano un “tutto inscindibile”, che richiede una progettazione integrata fin dalle fondamenta per ottenere le necessarie certificazioni di sicurezza statunitensi e nazionali.

Sotto il profilo amministrativo, la Difesa ha affidato l’impresa a un Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI) formato da Leonardo S.p.A. e Lockheed Martin.
La scelta è dettata da vincoli tecnologici e normativi stringenti. Lockheed Martin è infatti l’unico soggetto titolato a distribuire i simulatori del programma JSF, mentre Leonardo è stata individuata dal costruttore americano come l’unica realtà industriale nazionale in possesso delle competenze e delle autorizzazioni (tramite accordi TAA/MLA approvati dal governo USA) per gestire i dati ingegneristici classificati necessari all’opera.
Il progetto deve inoltre rispettare requisiti imposti dal F-35 Joint Program Office (JPO), con un processo di Design Review e successiva Authorization to Build, nel quadro del “Facilities Requirements Design” e del “Facilities Requirements Document”.
I tempi di esecuzione sono dettati da una forte urgenza strategica. Il documento programmatico fissa scadenze perentorie: l’Amministrazione Difesa richiede di disporre di una prima capacità di training entro dicembre 2028, con il completamento definitivo dell’edificio LTC previsto tassativamente entro il 1° luglio 2029.
La spesa sarà ripartita progressivamente, passando dagli 8,2 milioni previsti per il 2026 fino a raggiungere il picco di spesa nel biennio 2028-2029, periodo in cui si concentreranno oltre 87 milioni di euro di investimenti.
Il mancato rispetto di questa timeline, avvertono i vertici del programma, rischierebbe di compromettere il posizionamento strategico dell’Italia nel contesto del programma internazionale F-35.
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COSMO-SkyMed (Costellazione di Satelliti per l’Osservazione del bacino del Mediterraneo) è una costellazione per l’Osservazione della Terra ad uso duale (civile e militare), basata su satelliti dotati di radar ad apertura sintetica (SAR) ad alta risoluzione che operano in banda X e che oggi comprende quattro veicoli spaziali pienamente operativi: due di prima generazione (CSK) e due di seconda generazione (CSG), ai quali si aggiungerà presto il terzo satellite di seconda generazione (CSG-FM3) recentemente lanciato, destinato a rimpiazzare il più vecchio della precedente generazione. La costellazione sarà in seguito completata con il lancio del quarto satellite attualmente nella fase di integrazione e test e che sarà lanciato a inizio 2027. Il sistema COSMO-SkyMed consente la copertura globale del pianeta operando in qualsiasi condizione meteorologica e di illuminazione (giorno/notte) e fornendo immagini geolocalizzate con estrema accuratezza, ad elevata risoluzione spaziale e con tempi di risposta rapidi.

Considerato uno dei programmi più innovativi nel campo dell’Osservazione della Terra, il sistema COSMO-SkyMed di prima generazione è stato finanziato al 75% dall’ASI ed il restante 25% dal Ministero della Difesa mentre per la Seconda Generazione le quote sono rispettivamente di 65% e 35%. L’industria nazionale svolge un ruolo di primo piano in questa impresa, con Leonardo e le joint venture Thales Alenia Space (TAS) e Telespazio, insieme a un significativo numero di piccole e medie imprese. La JV TAS è responsabile dell’intero programma COSMO-SkyMed di Seconda Generazione, inclusi lo sviluppo e la realizzazione dei satelliti, nonché la progettazione, integrazione e messa in servizio dell’intero sistema end-to-end. Telespazio si occupa della progettazione e dello sviluppo del segmento di terra CSG e della fornitura di servizi integrati di logistica e operazioni. Il Centro Spaziale di Fucino di Telespazio, da dove sono stati acquisiti i primi dati di telemetria inviati dal satellite, gestisce tutta la fase di lancio e orbita iniziale del satellite (LEOP), fino alle fasi di verifica iniziale (IOT), messa in servizio e operatività di routine. I dati COSMO-SkyMed sono commercializzati a livello mondiale da e-GEOS, società partecipata dall’Agenzia Spaziale Italiana (20%) e da Telespazio (80%), che detiene i diritti esclusivi di commercializzazione. Inoltre, e-GEOS come utente della missione, elabora i dati COSMO-SkyMed per sviluppare applicazioni e servizi operativi che includono il supporto alla gestione delle emergenze, la sicurezza, il monitoraggio delle infrastrutture, la gestione del traffico marittimo, l’agricoltura di precisione ed il monitoraggio delle risorse naturali e degli ecosistemi. Leonardo, da parte sua, contribuisce al programma fornendo apparati per il controllo di assetto ed unità all’avanguardia per la gestione e distribuzione dell’energia elettrica.

“COSMO-SkyMed rappresenta una testimonianza concreta dell’eccellenza tecnologica italiana e della capacità del nostro Paese di mettere a frutto competenze, visione e investimenti di lungo periodo. La costellazione continua a evolvere, offrendo un contributo fondamentale per la conoscenza e il monitoraggio del nostro pianeta, a supporto della sicurezza, della sostenibilità e della gestione delle emergenze”, ha dichiarato Teodoro Valente, Presidente dell’ASI in occasione del lancio.
“Un traguardo di grande rilievo per l’Italia. Grazie al suo impiego duale, civile e militare, la costellazione radar COSMO-SkyMed rafforza la capacità nazionale di osservazione radar a supporto della sicurezza, della difesa e della gestione delle emergenze.
Il programma rappresenta un modello virtuoso di cooperazione tra la Difesa, l’Agenzia Spaziale Italiana e l’industria nazionale, capace di integrare innovazione tecnologica e sicurezza, generando valore strategico per il Paese”, ha invece dichiarato il Ministero della Difesa Guido Crosetto.

Nel corso degli anni, i dati ottenuti dal sistema COSMO-SkyMed hanno fornito informazioni fondamentali per il monitoraggio ambientale e territoriale, per la sicurezza e per la gestione delle emergenze, con circa 4,3 milioni di immagini acquisite dal lancio del primo satellite COSMO-SkyMed nel 2007. Queste ultime, secondo Leonardo, contribuiscono a migliorare i sistemi di osservazione del nostro pianeta fra cui anche quelli di monitoraggio europei (Copernicus) e sono utilizzati da molti utenti istituzionali internazionali, come ad esempio il servizio europeo di Emergency Rapid Mapping della Commissione Europea, operato da e-GEOS, che fornisce mappe satellitari di aree colpite da disastri naturali o crisi umanitarie nel giro di poche ore.

La Seconda Generazione del sistema COSMO-SkyMed garantisce la continuità dei servizi forniti dai satelliti e dal segmento di terra di prima generazione, rappresentando un autentico salto generazionale in termini di tecnologia, prestazioni e vita operativa del sistema e fornendo nuove possibilità applicative, dovute alle capacità di acquisizione di immagini radar a Risoluzione Ultra-fine (UHR) in aggiunta a quelle a media risoluzione a campo largo (fino a 200 km di sezione trasversale), con un’aumentata agilità elettronica del sensore SAR ed una maggiore agilità meccanica della piattaforma, nonché una multi-polarizzazione delle immagini acquisite simultaneamente dal sensore SAR (coerente), a cui s’aggiungono alte velocità di trasmissione dei dati di osservazione a terra, alte capacità di generazione immagini, volume dati gestiti a bordo, nonché capacità di processing a terra raddoppiata rispetto alla prima generazione e massima flessibilità operativa nella gestione della missione.
“Ogni lancio di COSMO-SkyMed rappresenta un traguardo significativo per il sistema spaziale nazionale italiano e la sua filiera produttiva……L’Osservazione della Terra e i dati che ne derivano sono una risorsa strategica per la sicurezza e la sostenibilità, consentendo servizi e interventi sempre più mirati e tempestivi. Questo impegno rafforza il ruolo dell’Italia nello spazio e contribuisce a generare valore per il Paese e la comunità internazionale,” ha dichiarato Massimo Claudio Comparini, Managing Director della Divisione Spazio di Leonardo. “Una volta completamente dispiegata con i suoi quattro satelliti, la costellazione apporterà significativi progressi tecnologici e prestazionali, rafforzando la leadership globale di Thales Alenia Space nelle infrastrutture spaziali per l’Osservazione della Terra,” gli ha fatto eco Giampiero Giampiero Di Paolo, Amministratore Delegato di Thales Alenia Space Italia.

Il terzo satellite della Costellazione di Seconda Generazione non solo garantisce la continuità delle osservazioni radar tra la vecchia e la nuova generazione di satelliti ma, secondo quanto dichiarato da ASI, introduce capacità avanzate di monitoraggio, grazie a innovazioni tecnologiche che aumentano precisione, flessibilità ed efficienza.
“Il satellite è dotato di una antenna radar di nuova generazione, alleggerita con componenti realizzati in stampa 3D, capace di orientarsi dinamicamente per acquisire aree diverse con maggiore rapidità e dettaglio, superando i limiti delle modalità SAR convenzionali”, specifica il comunicato dell’Agenzia, aggiungendo che a bordo è presente anche il Laser Retroreflector Array (CORA-S). Quest’ultimo sviluppato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), consentirà di determinarne la posizione in orbita con accuratezza millimetrica. Sempre secondo il comunicato, le caratteristiche dei nuovi dati acquisiti da CSG-FM3 miglioreranno il portafoglio del sistema CSG in termini di prestazioni, dimensioni, flessibilità e informazioni disponibili. In pratica, grazie a queste innovazioni, il nuovo satellite potenzia la capacità nazionale di Osservazione della Terra, offrendo immagini radar ancora più versatili a supporto di ricerca scientifica, sicurezza, difesa e gestione delle emergenze.
Foto ed immagini credit @SpaceX, @Agenzia Spaziale Italiana, @Ministero della Difesa, @Thales Alenia Space
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Il programma in questione (A.G. 350) integra e compendia quanto a suo tempo illustrato nei precedenti SMD 1/2020, SMD 39/2021 e SMD 04/2022, dando così continuità al processo già avviato di aggiornamento, ripristino ed alla integrazione del payload.
L’attuale programma afferisce al progressivo adeguamento dei sensori, dei payloads e dei sistemi di comando e controllo agli ultimi stardards tecnologici, nei segmenti strategici della sorveglianza e monitoraggio della situazione tattico-operativa, supporto decisionale di livello strategico ed operativo, Comando e Controllo (C2) multi-dominio, ambiti riconducibili
all’intero spettro delle Capacità Operative Fondamentali (COF) “Command, Inform, Protect” per il raggiungimento degli obiettivi di forza nazionali e NATO.
In particolare, il relativo programma pluriennale è riferito all’acquisizione dei seguenti ulteriori servizi, nonché all’upgrade di tecnologie più aggiornate:
I velivoli in questione sono utilizzati in altri Paesi europei e mondiali (per
esempio Stati Uniti, Francia, Paesi Bassi e Spagna).
Lo standard MQ-9 Block 5 permetterà all’Aeronautica Militare di:
L’ammodernamento allo standard Block 5 prevede tra l’altro una capacità di alimentazione elettrica notevolmente aumentata, un carrello di atterraggio migliorato e l’adozione delle ultime versioni dei sensori GA-ASI Lynx Multi-mode Radar e Raytheon Electro-Optical.
Oltre i velivoli, anche la Mobile Ground Costrol Station (MGCS) beneficia di nuovi aggiornamenti e miglioramenti apportati da General Atomics Aeronautical Systems Inc. (GA-ASI) che produce i velivoli MQ-9 e le relative stazioni di controllo a terra.
Il programma è concepito secondo un piano di sviluppo pluriennale con una durata ipotizzata di 14 anni, con presumibile avvio nel 2025 e conclusione stimata nel 2038.
L’onere finanziario complessivo del programma è stimato in 578 milioni di euro.
Tale spesa è finanziata a valere sugli stanziamenti derivanti dai capitoli del settore investimento del bilancio ordinario del Ministero della Difesa nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente.
Il programma in esame sarà alimentato anche con le risorse non già impiegate nei precedenti decreti: 95 milioni di euro dal DI SMD 01/2020; 41 milioni di euro dal DI SMD 39/2021 e 109,44 milioni di euro dal DI SMD 04/2022.
Fonte Atto del Governo A.G. 350
Foto credit @Aeronautica Militare
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