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Infatti, il Direttore Sucker ha incontrato il Direttore nazionale degli armamenti (NAD), Antonio Jose de Morais Baptista ed alti ufficiali delle Forze Armate di Lisbona per discutere l’adesione del Portogallo all’OCCAR.
Il Portogallo nella sua nuova veste di Stato membro parteciperà a tre programmi OCCAR nell’ambito dell’iniziativa SAFE dell’Unione Europea: le fregate FREMM EVO, i veicoli BOXER 8×8 ed il sistema di difesa aerea FSAF/PAAMS. Questi programmi supporteranno le capacità a lungo termine del Portogallo e la cooperazione industriale europea; due di questi programmi, FREMM EVO e FSAF/PAAMS interessano direttamente l’Italia.
L’adesione del Portogallo in qualità di Paese membro della NATO e dell’Unione Europea rappresenta un ulteriore importante passo nell’espansione dell’OCCAR e ne rafforza il suo ruolo nella sicurezza collettiva europea.
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La cerimonia si è svolta in presenza del Contrammiraglio Al Fawzy, Capo di Stato Maggiore della Marina Egiziana e di numerosi altri capi dipartimento e comandanti, nonché rappresentanti delle istituzioni italiane.
Presenti anche il Direttore Generale della Divisione Navi Militari di Fincantieri Eugenio Santagata, insieme a Nicola Bongiorni (VP Naval Services), Mauro Manzini (VP Sales), Gianni Sini (Direttore della filiale egiziana), Matteo Sensini (Direttore vendite regionale Africa) e Giovanni Sorrentino (Amministratore delegato di Orizzonte Sistemi Navali).

L’inaugurazione del nuovo edificio ha permesso a Fincantieri di celebrare un momento che segna il completamento dell’implementazione della avanzata base di servizi navali offerti dal Gruppo cantieristico italiano, nell’ambito del contratto decennale di assistenza in servizio (ISS) per le due fregate FREMM, assegnato nel 2023 dalla Marina Egiziana.
La nuova struttura, che comprende uffici ed un’area magazzino, è la prova tangibile del costante impegno di Fincantieri nello sviluppo di una partnership strategica con l’Egitto. Applicando l’ampiamente collaudato modello di manutenzione alle due fregate FREMM E.N.S. Al Galala ed E.N.S. Bernees, Fincantieri garantisce i più elevati standard di intervento tecnico e tempestivo, grazie a un team di 15 persone in loco, interamente dedicato alle necessità della prestigiosa Marina Egiziana.
Fincantieri vuole rafforzare il rapporto di collaborazione e fiducia reciproca con la Marina Egiziana, poiché lo considera un investimento nel futuro, nella crescita e nell’innovazione condivisa.
Fonte e foto credit @Fincantieri
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Il Ministro Dendias ha dichiarato che per il prossimo mese di aprile è prevista la formalizzazione dell’accordo che prevede la cessione di due fregate con l’opzione per un’altra coppia.
La Grecia acquisterà dall’Italia due FREMM italiane sia del tipo General Purpose (GP) che antisom (ASW); anche per l’altra coppia in opzione è previsto lo stesso schema.
Per la Marina Militare il trasferimento delle sue FREMM ora in servizio sarà compensato con la costruzione delle FREMM EVO di cui è stata avviata la produzione della prima coppia di nuove unità.
Il Ministro Dendias ha sottolineato che si tratta di un ottimo affare per la Grecia che può acquistare navi di recente costruzione, in ottimo stato, con dotazioni allo stato dell’arte e che nel prossimo futuro saranno dotate del missile da crociera a lungo raggio di nuova generazione frutto del programma europeo ELSA che armerà anche le fregate della classe Kimon o HN FDI/Belharra.
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La nave in questione appartiene al programma delle fregate FREMM che in origine prevedeva la costruzione di dieci unità per l’Italia, suddivise in sei General Purpose e quattro per il contrasto antisom o ASW; successivamente sono state ordinate ed allestite altre due unità in versione ASW Enhanced che adotta la suite di missione della configurazione General Purpose con la suite di guerra antisom.
Nave Federico Martinengo (F596) è la settima Unità FREMM italiana e la terza allestita in configurazione GP, “General Purpose”.
La nave costruita da Fincantieri a Riva Tigroso, impostata nel 2014 e varata nel 2017, è stata successivamente completata al Muggiano, è stata consegnata nel 2018 alla Marina Militare.
La fregata disloca 6.700 tonnellate, ha una lunghezza fuori tutti di 144 metri, larghezza di 19,70 metri ed immersione o pescaggio di 8,6 metri; l’unità è condotta da un equipaggio di 168 tra ufficiali, sottufficiali, sottocapi e comuni.
La nave adotta un’architettura propulsiva di tipo CODLAG o COmbined Diesel eLectric And Gas della potenza complessiva di 32000 KW pari 42.912,7 HP, su una turbina a gas Avio-GE LM 2500+G4 da 32,00 MW di potenza, due motori elettrici ognuno da2,5 MW alimentati da quattro Diesel Generatori Isotta Fraschini V1716T2NE da 2,190 KW con una coppa di eliche a passo variabile; per facilitare le manovre la fregata + dotata di un motore elettrico con elica prodiera azimutale di tipo retrattile.
Nave Martinengo raggiunge una velocità massima di circa 27 nodi ed un’autonomia di oltre 6.500 miglia nautiche ad una velocità di crociera di 15 nodi.
Cuore elettronico della nave è il CMS (Combat Management System) ATHENA-I che gestisce il radar multifunzionale 3D attivo EMPAR, tipo a schiera in fase (phased array) in banda C con IFF , il radar di ricerca di superficie e aerea 2D in banda I/J RASS, radar di navigazione a bassa probabilità di intercettazione LPI SPN-730 / Selex SPN 753(V) 4 in banda I, il sistema di scoperta IR SASS Galileo, due sistemi di puntamento multisensore radar ed elettro-ottico MSTIS NA 25X (RTN-30X), radar per appontaggio elicotteri ed un sistema ESM.
La protezione è affidata ad sistema ECM su jammer e lanciarazzi per chaff/flare ed un sistema antisiluro SLAT.
Per le comunicazioni sono disponibili Datalink Link 11,16 e 22 M-DLP e sistema comunicazioni satellitare SATCOM.
Per la difesa antisom è presente un sonar attivo montato nel bulbo Thales 4110CL dotato di sistema di scoperta mine e telefono subacqueo, con trasduttore WASS e vi è anche un sonar anti-mine WASS SNA-2000-I.
L’armamento consiste in un sistema SAAM ESD a 16 celle per missili ASTER 15 e ASTER 30, fino ad otto missili superficie-superficie TESEO Mk2, un cannone 127/64 LW in grado di sparare munizionamento VULCANO e tradizionale, un cannone Super Rapido da 76/62 mm configurato Dardo/Strales, 2 mitragliere KBA 25/80, 2 lanciasiluri B515 per siluri MU90 e 2 elicotteri NH90 o 1 SH90 o 1 EH101 in grado di impiegare siluri MU90 e missili antinave Marte Mk2/S.
Foto credit @Marina Militare
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Questa base, pur essendo britannica e territorio d’oltremare del Regno Unito, si trova vicino a zone abitate da ciprioti, portando molte persone terrorizzate dalle esplosioni ad evacuare. Un drone di fabbricazione iraniana di tipo Shahed ha colpito la pista della base, probabilmente lanciato da Hezbollah, e altri droni sono stati intercettati dalle difese britanniche e da quelle cipriote a seguito del primo avvenimento.
Cipro ha una limitata capacità di difesa e ha avviato programmi per modernizzarla, ordinando nuovi equipaggiamenti tra cui anche il sistema israeliano Barak MX, un sistema molto sofisticato in grado di coprire anche le lunghe distanze, il cui acquisto ha sollevato polemiche da parte della Turchia che occupa la parte settentrionale dell’isola.
La prima a mobilitare le sue per forze per rafforzare le difese cipriote è stata la Grecia che ha annunciato l’invio della modernissima fregata Kimon del tipo HN FDI e di una fregata classe Hydra dotata del sistema C-UAS Kentauros di produzione nazionale che è stato testato in condizioni operative nel Mar Rosso con ottimi risultati.
Inoltre, il Governo di Atene ha inviato sulla base aerea di Paphos a Cipro anche quattro caccia bombardieri F-16V armati di missili AIM-120 AMRAAM ed IRIS-T e, probabilmente, anche sistemi C-UAS ed ha ordinato alla Difesa di spostare le batterie di difesa aerea ed antimissile Patriot per avere maggiore copertura.
Alle decisioni greche sono seguite quelle francesi con il Presidente Emmanuel Macron che ha disposto l’invio della Languedoc una fregata di classe Aquitaine o FREMM FR della Marine Nationale armata con missili ASTER e di sistemi di difesa aerea dell’Armée de l’Air et de l’Espace; quest’ultima invierà anche caccia bombardieri Rafale in Medio Oriente per proteggere gli Emirati Arabi Uniti.
Sempre il Presidente Macron ha ordinato al Carrier Strike Group della portaerei a propulsione nucleare Charles de Gaulle che si trova tra Mar Baltico e Mare del Nord per esercitazioni congiunte con gli Alleati di invertire la rotta e trasferirsi nel Mediterraneo.
Lo stesso Macron ha annunciato di aver avviato consultazioni con gli Alleati europei per verificare la sussistenza delle condizioni per organizzare un Gruppo navale per le operazioni nel Mediterraneo orientale.
Per quel che riguarda il Regno Unito, il Ministero della Difesa ha deciso di inviare nell’area il cacciatorpediniere HMS Duncan di classe Daring o Type 45 dotato del sistema Sea Viper (ASTER 30) e con un paio di elicotteri Wildcat indicati per le missioni di supporto aeronavale armati con missili Martlet.
Inoltre, il dispositivo aereo che era stato preventivamente rafforzato prima dello scoppio del conflitto dalla Royal Air Force sulla base di Akrotiri è entrato in azione, con gli F-35B che hanno abbattuto droni in volo nella regione mediorientale sui cieli della Giordania mentre i Typhoon schierati in Qatar hanno abbattuto un drone diretto verso la capitale Doha con un missile aria-aria.
Infine, in questo clima di crescente tensione bisogna segnalare l’episodio che ha visto coinvolta la nave gasiera Arctic Metagaz battente bandiera russa che, a sud dell’isola di Malta nel Meditteraneo Centrale, è in preda a vasti incendi causate da un’esplosione le cui cause sono da accertare, con le Forze Armate di Malta che hanno avviato le operazioni SAR per trarre in salvo l’equipaggio.
La nave era attenzionata da tempo essendo sospettata di far parte della cd. “dark fleet” che opera traffici di combustibili di contrabbando, stante le sanzioni imposte alla Russia a causa del conflitto in corso con l’Ucraina.
Foto credit @Royal Navy
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Infatti, il media The War Zone, ha riportato la notizia che il DDG-88 USS Preble, classe Arleigh Burke appartenente al cd. Flight IIA, della Marina statunitense, ha abbattuto quattro droni usando il sistema laser HELIOS durante una dimostrazione in mare.
La notizia dell’ingaggio multiplo avvenuto con successo è stata confermata da Lockheed Martin, citando il CEO Jim Taiclet.
HELIOS o “High Energy Laser with Integrated Optical Dazzler and Surveillance” è un’arma a energia diretta da oltre 60 kilowatt progettata per neutralizzare droni e piccole imbarcazioni, funziona anche come abbagliatore dei sensori avversari.
Il sistema adotta una configurazione modulare di potenza e fibra ottica e nel prossimo futuro potrebbe essere potenziato a ben 150 kilowatt, rendendolo così idoneo a poter affrontare minacce ben diverse dai droni.
La USS Preble è stata la prima nave della Marina degli Stati Uniti ad impiegare il sistema HELIOS dal 2022, allorquando fu lanciato il programma.
Altri cacciatorpediniere hanno ricevuto abbagliatori laser meno potenti, e laser sperimentali sono stati testati su altre navi.
Nel 2024, la USS Preble aveva già abbattuto un drone (la foto di contorno al presente articolo), ma la recente dimostrazione è la prima confermata contro più obiettivi, uno sciame di droni, una delle minacce più gravi da affrontare per chi difende navi od obiettivi terrestri.
La Marina statunitense ha avviato studi e sperimentazioni per rendere le armi a energia diretta i principali sistemi di difesa contro minacce a corto raggio.
Infatti, le armi ad energia diretta ad alta potenza rispetto ai missili offrono un costo per ingaggio irrisorio rispetto al prezzo unitario di effettore; non hanno problemi di caricatore perché è illimitato e dipendono solo dall’alimentazione elettrica; con uno o più impulsi o irragiamenti il laser è in grado di colpire con la massima precisione il bersaglio, bruciando le sue parti vitali, determinandone l’abbattimento prima che possa colpire.
Attualmente, il loro punto debole è rappresentato dalle condizioni meteorologiche (ad esempio la presenza di nuvole basse e vi sono dubbi anche della sua compatibilità con gli effetti prolungati della salsedine sui suoi sensori ed illuminatore) in cui potrebbe essere chiamato ad intervenire e la portata utile che, al momento, nei sistemi laser già operativi o di prossima immissione in servizio è limitata dalla potenza assicurata per il suo funzionamento.
In Europa a partire dal prossimo anno, la Royal Navy riceverà i primi esemplari prodotti in serie del SeaDragon un sistema laser HEL che sarà installato a bordo dei cacciatorpediniere Type 45 o classe Daring per aumentare la capacità di contrastare droni, loitering munitions e missili cruise.
Sul SeaDragon il Ministero della Difesa del Regno Unito (Uk MoD) punta deciso, tanto dal prevederne una versione per impieghi terrestri per la difesa di infrastrutture militari e civili strategiche.
In Germania è stato dato il via libera alla sperimentazione a bordo delle fregate della Marina Tedesca di un sistema HEL messo a punto da Rheinmetall in vista di una sua adozione, al termine del ciclo di prove.
Anche in Francia, la DGA ha avviato un programma di ricerca e sviluppo di armi ad energia diretta per un loro possibile impiego a bordo delle unità di scorta FREMM FR e FDI della Marine Nationale integrandole nei rispettivi sistemi di combattimento, per renderle idonee a compiti anche C-UAS.
Foto credit @US Navy
]]>Il conseguimento di questo cosiddetto “Obiettivo di Alto Livello”(High Level Objective – HLO), secondo quanto dichiarato da OCCAR, conferma che il processo di progettazione del Programma FREMM EVO ha soddisfatto tutti i requisiti necessari e segna il passaggio formale alla fase di produzione.
Il completamento della CDR, pienamente in linea con la pianificazione prevista, aggiunge OCCAR, dimostra che il Programma è sulla buona strada per consegnare due unità navali dalle avanzate capacità alla Marina Militare Italiana, rispettivamente nel giugno 2029 e giugno 2030. Queste unità forniranno capacità potenziate per rispondere alle esigenze operative in evoluzione e rafforzare la sicurezza marittima.
Questa importante tappa segue il completamento della System Design Review (SDR) il 20 Maggio 2025, che a sua volta è arrivata a 10 mesi dall’assegnazione nel luglio 2024 del contratto da parte di OCCAR alla capocommessa Orizzonte Sistemi Navali (OSN), joint venture fra Fincantieri (51%) e Leonardo (49%).
Nel frattempo, a tre mesi dalla cerimonia di taglio della prima lamiera e cinque mesi in anticipo rispetto alle tempistiche contrattuali, nel luglio 2025 è stata celebrata l’impostazione del primo blocco dello scafo della prima unità della classe o FoC(First of Class) FREMM EVO, designata dalla Marina Militare quale Nave Bersagliere. La seconda unità o FoS (Follow-on Ship) è destinata a celebrare questi due traguardi nel corso del 2026, secondo quanto risulta ad AresDifesa.
Dal punto di vista della piattaforma, i principali miglioramenti tecnologici includono l’integrazione di un Sistema di Gestione della Piattaforma resiliente ai cyber-attacchi, l’ammodernamento dei sistemi di condizionamento dell’aria e di distribuzione elettrica, nonché l’adozione di soluzioni ambientalmente sostenibili.

Il sistema di combattimento sarà basato, secondo quanto risulta ad AresDifesa, sul SADOC 4 evoluto di Leonardo, un Combat Management System (CMS) di ultima generazione e resiliente dal punto di vista cyber, nonché la medesima sensoristica installata a bordo delle unità PPA/MPCS classe Thaon di Revel, anch’essa di fornitura principalmente Leonardo. Quest’ultima è incentrata sul Radar a Doppia Banda (C ed X) o DBR (Dual Band Radar) AESA con facce fisse, che fornirà avanzate capacità contro le minacce dei missili balistici di teatro (TBM) unitamente a quelle missilistiche di ultima generazione. In aggiunta a sensore radar dedicato, le FREMM EVO saranno le prime unità della Marina Militare ad essere dotate di una suite integrata per la guerra elettronica con capacità anti-droni, nonché suite elettro-ottica di sorveglianza e tracciamento, a cui s’aggiungono sistemi migliorati di varia natura già installati sulle FREMM, fra cui quelli di artiglieria, il sistema missilistico MBDA Italia SAAM ESD potenziato, la suite ASW con sonar a profondità variabile, e suiteper le comunicazioni e collegamenti dati tattici, che assicurano i massimi livelli di interoperabilità operativa. A questi s’aggiunge un numero maggiorato di lanciatori verticali per missili sia superficie-aria compreso l’Aster 30 Block 1NT che superficie-superficie da strike a lunga portata, nuova capacità per la Marina Militare in aggiunta a missili antinave e land-strike MBDA Italia Teseo Mk2/E. Le fregate FREMM EVO saranno equipaggiate con sistemi ad alta affidabilità, supportati da piani di manutenzione dedicati, per assicurare una disponibilità operativa ottimale e la piena prontezza alle missioni.

Il completamento con successo e nelle tempistiche della CDR del Programma FREMM EVO, secondo l’organizzazione, riflette gli sforzi congiunti di tutti gli stakeholder coinvolti e le competenze del team OCCAR Horizon. Evidenzia inoltre l’importanza strategica della cooperazione a livello nazionale e internazionale nella realizzazione di unità navali all’avanguardia, in grado di tutelare interessi condivisi e rafforzare il ruolo dell’Europa nella difesa globale.
]]>Il programma includerebbe fin dall’origine anche un supporto tecnico-logistico pluriennale in servizio, segnale tipico di un’impostazione “lifecycle” in cui costruzione, mantenimento dell’efficienza operativa e gestione dell’obsolescenza vengono trattati come un pacchetto unico.
Dai dettagli disponibili, l’oggetto dell’acquisizione è chiaro: 2 New Generation Destroyer (Type DDG) for the Italian Navy.
Non vengono pubblicate, allo stato attuale, caratteristiche tecniche puntuali (sensori, missili, VLS, architetture di combattimento), ma l’impostazione del programma fornisce già un’indicazione strategica: non si tratta di un aggiornamento incrementale delle attuali unità classe Orizzonte, bensì di una nuova classe concepita per rispondere a requisiti operativi più stringenti e per sostenere una disponibilità operativa elevata lungo l’intero ciclo di vita.
Il passaggio più importante riguarda la genealogia del progetto: i nuovi DDX vengono presentati come sviluppo tecnologico del programma FREMM Evolution (FREMM EVO). Questo elemento, al di là del nome, implica una scelta precisa: costruire la nuova capacità su una base progettuale già modernizzata, puntando su comunanze di sistema, razionalizzazione dell’impronta logistica in Italia, requisiti di interoperabilità e standard di sicurezza coerenti con l’ecosistema già in evoluzione attorno alle FREMM di nuova generazione.
Tradotto in termini operativi: l’obiettivo non è solo “avere due navi nuove”, ma garantire sostenibilità, aggiornabilità e supportabilità nel tempo, riducendo complessità e costi di gestione attraverso una maggiore uniformità di architetture, processi e catene di fornitura.
Nel quadro delineato, Orizzonte Sistemi Navali (OSN) viene indicata come soggetto che detiene (direttamente o tramite le capogruppo) diritti industriali e intellettuali legati alla FREMM EVO e alle sue evoluzioni tecnologiche, considerate la base per lo sviluppo del DDX. La conseguenza pratica, così come formulata, è che OSN risulterebbe l’operatore in grado di assicurare in modo integrato sviluppo, costruzione e supporto in servizio, inclusa la gestione di evoluzioni e obsolescenze su orizzonte pluriennale.
Per la Marina, questo tipo di impostazione riduce il rischio d’integrazione e può accelerare la maturazione di una nuova classe, soprattutto quando l’obiettivo è preservare coerenza tra piattaforma, sistema di combattimento e catena di supporto nazionale.
L’acquisizione verrebbe effettuata via OCCAR, un canale che tipicamente accompagna programmi complessi con una governance orientata al “through-life”. Anche qui, il messaggio è coerente con la natura di questi due DDG/DDX: non un semplice procurement, ma un programma che deve arrivare a capacità piena e mantenerla nel tempo.
È indicata una data stimata per la pubblicazione del successivo atto di procedura: 18 febbraio 2026. Quello sarà il primo passaggio utile per capire meglio perimetro contrattuale, articolazione del supporto e cronologia attesa (milestone industriali, consegne, eventuali opzioni).
Due nuovi “DDG/DDX” non sono una sostituzione numerica: sono una scelta di profilo capacitivo. Se confermato, il programma segnala l’intenzione di dotarsi di unità con ruolo centrale nella postura della flotta, pensate per operare in scenari ad alta intensità e per restare “aggiornabili” lungo decenni. Il fatto che la base dichiarata sia FREMM EVO indica una strategia di continuità industriale e di coerenza architetturale, con benefici attesi su training, supporto e disponibilità operativa.
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Il programma è volto all’acquisizione di un supporto tecnico-logistico, secondo il modello Through Life Sustainment Management (TLSM), e di ammodernamento di mezza vita (Mid Life Upgrade) per le Unità di tipo Fregata FREMM.
Il programma ha, da un lato, l’obiettivo di assicurare il mantenimento delle condizioni operative delle Unità di tipo FREMM, che assolvono infatti un ruolo cruciale nella difesa e sicurezza degli spazi marittimi, al fine di poter continuare a disporre di navi in grado di esercitare un’efficace attività di controllo dell’ambiente marittimo nelle aree di interesse nazionale.

Dall’altro lato, il programma prevede il rifinanziamento del sostegno logistico atto a garantire il supporto operativo senza soluzione di continuità, secondo lo sviluppo del programma Mid Life Upgrade volto all’ammodernamento tecnologico evolutivo delle Unità in servizio.
Infatti, il programma di rinnovamento delle Fregate della MM, avviato nel 2005, ha consentito l’acquisizione delle prime 10 Unità e del sostegno logistico attraverso lo strumento Though Life Susteinment Management -TLSM.
L’esigenza attuale è quella di prevedere per tutte le Unità del Programma:
il mantenimento delle condizioni operative attraverso il rifinanziamento dello strumento di supporto logistico integrato (TLSM) funzionale a dare seguito:

Il programma si conferma di vitale importanza per il processo di ammodernamento e per prevenire le obsolescenze dei sistemi imbarcati sulle Unità FREMM, con indubbi benefici in uno dei settori di più elevata valenza strategica per la Difesa, mantenendo vivo il know-how nel settore dell’industria navale della Difesa, permettendo alle Unità di continuare ad operare con assetti non organici alla Marina ed in particolare con altre Unità e sistemi in dotazione alle altre Forze Armate nazionali, della NATO, UE e di coalizione.
Il programma è concepito secondo un piano di sviluppo pluriennale con una durata ipotizzata di 15 anni, con presumibile avvio nel 2025 e conclusione stimata nel 2039.

L’onere previsionale complessivo del programma è di 2.440,38 milioni di euro.
Tale spesa è finanziata a valere sui capitoli del settore investimento del Bilancio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e del Ministero della Difesa (MINDIFE) nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente.
Ad eseguire i lavori saranno le industrie (Fincantieri, Orizzonte Sistemi Navali) che hanno realizzato le navi in questione per non disperdere il know-how fin qui maturato ed ottimizzare l’efficacia degli interventi.
Fonte Atto del Governo A.G. 349
Foto credit @Marina Militare
]]>Questa iniziativa consolida e intensifica la collaborazione tra la Forza Armata e l’industria: grazie al nuovo Navy Service Centre tarantino, i tempi di intervento sui sistemi Thales si sono dimezzati, sfruttando l’impiego di tecnici ed esperti altamente qualificati.
Inoltre, il centro fornisce on the job training al personale della Marina sulla manutenzione dei sistemi supportati, favorendo il trasferimento diretto di competenze specialistiche sul campo. Il Navy Service Centre di Taranto testimonia il forte impegno di Thales Italia nel garantire alla Marina Militare un supporto logistico avanzato e di prossimità, volto a massimizzare la prontezza operativa della flotta nazionale.
Donato Amoroso, Amministratore Delegato di Thales in Italia, ha dichiarato: “Siamo veramente orgogliosi di collaborare con la Marina Militare, contribuendo a garantire servizi sempre più rapidi ed efficienti. Ringraziamo la Marina per aver reso disponibile la struttura fronte mare dell’Arsenale di Taranto dove opera il nostro team di tecnici italiani. Questo presidio ci consente di effettuare interventi manutentivi a tutti i livelli, dalla semplice sostituzione di componenti fino alle operazioni più complesse. Con questa iniziativa, ribadiamo con forza il nostro impegno e la valorizzazione delle competenze italiane al servizio della Difesa italiana”.

La struttura di Taranto è dotata di un’officina specializzata dove si eseguono sia interventi programmati sia riparazioni correttive sui sistemi sonar di bordo. In particolare, i sonar filabili di ultima generazione, come il Thales CAPTAS-4, vengono sottoposti a manutenzione industriale completa a intervalli regolari compresi indicativamente tra 4 e 8 anni.
Ogni ciclo manutentivo prevede lo smontaggio dell’apparato, un’analisi meticolosa di ciascun componente tramite strumentazione diagnostica dedicata, l’eventuale sostituzione delle parti usurate e, in fase conclusiva, il rimontaggio del sonar con rigorosi test funzionali prima della ricertificazione da parte di Thales Italia. I sonar a scafo (fissi) seguono analoghi piani di revisione a 5 e 10 anni, in base alle esigenze operative specifiche.
Oltre alla manutenzione pianificata, il centro gestisce anche riparazioni correttive su sottosistemi elettronici, ad esempio sulle schede di controllo (sono oltre 500 le schede impiegate nei sonar Thales sulle navi della MM), avvalendosi di strumenti e competenze specialistiche avanzate. Se la natura dell’intervento lo consente, la riparazione viene svolta direttamente in sede a Taranto, garantendo tempestività e continuità operativa; diversamente, i componenti critici vengono trasferiti all’estero presso centri di eccellenza Thales per una gestione centralizzata degli interventi più complessi.
L’officina tarantina si estende su circa 300 m² e può impiegare 12 professionisti tra tecnici specializzati, ingegneri e project manager; è già pianificato un ampliamento di circa un terzo della base operativa, così da accogliere ulteriori risorse in linea con l’incremento delle attività . Questa infrastruttura all’avanguardia è in grado di gestire fino a 5 sonar completi all’anno, assicurando capacità manutentiva sufficiente per le esigenze attuali della Marina e riservando ampio spazio alla formazione continua del personale interno sui nuovi apparati.
Un fattore abilitante della riduzione dei tempi è la capacità locale di diagnosi e riparazione su componenti elettronici critici. Il centro è stato impostato come una “linea completa”, con special tool, strumentazione dedicata e un laboratorio elettronico in grado di testare e intervenire su schede e moduli, gestendo internamente le avarie entro una determinata soglia di complessità. Questo approccio, tipico dei modelli moderni di Through Life Support, riduce la dipendenza dalla fabbrica per i casi frequenti e accelera il ripristino dell’efficienza operativa, riservando l’invio all’estero solo agli interventi più specialistici.

La scelta di Taranto come sede del Navy Service Centre non è casuale: l’Arsenale tarantino si trova a diretto contatto con una parte significativa della flotta di fregate FREMM e di altre unità navali della Marina Militare. Questa prossimità geografica consente interventi manutentivi molto più rapidi, senza la necessità di trasferire le navi o i loro componenti lontano dalla base operativa.
Thales ha infatti perseguito un modello di supporto “on site”, dislocando competenze addestrate e asset tecnici direttamente dove sono più necessari ed efficaci. Ciò si traduce in una maggiore reattività verso l’utente finale (i reparti della Marina) e in una drastica riduzione dei tempi di fermo nave. Basti pensare che, grazie al presidio locale di Taranto, i tempi di turnaround per le manutenzioni principali dei sonar Thales sono passati da circa 12 mesi a soli 2 mesi rispetto al passato.
Taranto diventa così un nodo strategico di supporto “di prossimità”, capace di assicurare un servizio tempestivo e continuativo alla flotta, in particolare alle FREMM, e di sviluppare competenze tecniche direttamente sul territorio a stretto contatto con le unità navali.

Un elemento chiave dell’iniziativa è il trasferimento di know-how tecnologico alla Marina Militare tramite la formazione sul campo. Presso il centro di Taranto il personale tecnico della Forza Armata affianca infatti gli specialisti di Thales durante le attività manutentive, ricevendo training operativo diretto sui sistemi sonar ed equipaggiamenti correlati. Questo affiancamento pratico consente di accrescere le competenze interne della Marina nel dominio subacqueo, creando una reale condivisione della conoscenza.
Nel tempo, la Marina potrà così contare su tecnici militari sempre più esperti e aggiornati sui propri sistemi, aumentando la propria autonomia operativa in fase di manutenzione. Come evidenziato dalla stessa Thales, l’erogazione di on the job training presso la struttura di Taranto favorisce il passaggio di competenze specialistiche direttamente agli operatori della Marina , contribuendo a consolidare un patrimonio di know-how nazionale nel settore.

Il Navy Service Centre tarantino non si limiterà ai sonar dato che c’è la volontà di estendere l’attività di manutenzione verso i sofisticati sistemi di guerra elettronica installati a bordo delle fregate FREMM . È infatti possibile l’allestimento di aree dedicate alla manutenzione degli apparati EW (Electronic Warfare), che si affiancheranno alle attuali postazioni per i sonar. Tali sistemi richiedono competenze specifiche analoghe a quelle sonaristiche in termini di diagnostica, taratura e verifica funzionale. L’espansione nell’ambito EW rientra nella strategia di Thales di offrire un supporto integrato a 360° per tutti i principali sensori di scoperta e protezione delle unità navali. In prospettiva, il centro di Taranto potrà diventare un polo manutentivo multi-sistema, capace di intervenire sia sui sonar, sia sui dispositivi per la sorveglianza e la difesa elettronica di bordo, con evidenti vantaggi in termini di completezza del supporto offerto alla Marina.

Il centro di Taranto opera in stretta sinergia con gli altri poli di eccellenza e con le strutture centrali di Thales presenti nel Paese.
Le funzioni corporate di Thales a Firenze – approvvigionamenti, HSE (Health, Safety & Environment, cioè salute/sicurezza/ambiente) e qualità – affiancano costantemente il team locale, garantendo che i processi e le certificazioni seguano gli standard più avanzati del gruppo.
Inoltre, il Navy Service Centre si inserisce in una rete nazionale più ampia, integrando le capacità già attivate presso l’Arsenale di La Spezia a supporto dei cacciamine classe Gaeta e quindi focalizzato sul supporto ai sonar per la componente Mine Warfare (cacciamine) al nord.
Grazie a questa rete integrata, Thales, come partner industriale di fiducia della Marina, è in grado di effettuare interventi su sonar e altri equipaggiamenti direttamente nelle basi operative nazionali di La Spezia e Taranto, riducendo la dipendenza da centri esteri e aumentando l’efficacia e la rapidità del supporto tecnico-logistico.
Proprio sul fronte cacciamine (Mine Warfare), il sonar è l’abilitatore centrale della missione e la sua indisponibilità incide direttamente sulla prontezza della forza. L’obiettivo “logistico” è mantenere una disponibilità continuativa elevata della linea, nell’ordine di sei unità efficienti su otto della Classe Gaeta, riducendo al minimo i tempi morti dovuti a iter di riparazione, approvvigionamenti e trasferimenti fuori area. In questo quadro, la crescita della presenza Thales Italia e la progressiva localizzazione di competenze e scorte, insieme al recupero di know-how e a un approccio manutentivo più pragmatico stabilizzano la disponibilità del sensore e, di riflesso, la credibilità operativa della componente MCM superando i problemi avuti in passato sopratutto dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

La creazione del Navy Service Centre di Taranto porta vantaggi tangibili per la Marina Militare in termini di efficienza, tempestività e continuità operativa. La drastica riduzione dei tempi di fermo per manutenzione, passati da circa 12 mesi a soli 2 mesi nei cicli di revisione principali dei sonar, si traduce in una maggiore prontezza della Squadra Navale: le unità possono tornare in linea molto più rapidamente (riducendo notevolmente i tempi di sosta in bacino di carenaggio), assicurando continuità alle missioni di sorveglianza e difesa senza prolungate indisponibilità.
Allo stesso modo, l’approccio di supporto locale garantisce interventi immediati anche in caso di avarie impreviste, abbattendo i tempi di reazione in situazioni critiche e riducendo il rischio di lunghe soste tecniche lontano dalle zone d’operazione.
Dal punto di vista economico, la localizzazione in Italia delle attività manutentive consente un significativo contenimento dei costi di supporto per la Marina, eliminando molte spese legate a spedizioni di materiali all’estero e ottimizzando l’impiego delle risorse disponibili.
Va inoltre evidenziato che, con la drastica riduzione dei tempi di manutenzione, la Marina Militare potrà gestire con molta più elasticità l’impiego dei due sonar CAPTAS-4 di riserva acquistati in aggiunta alla dotazione installata sulle unità. In passato, il turnaround estremamente lungo rendeva di fatto indispensabile mantenere sistemi “spare” sempre disponibili per garantire la continuità operativa.
In sintesi, grazie a Thales Italia la Marina Militare beneficia di una maggiore disponibilità dei propri asset tecnologici critici, di interventi più rapidi ed efficaci quando necessario e di una gestione più sostenibile ed ottimizzata del ciclo di vita dei sistemi sonar ed elettronici di bordo.

La portata dell’impegno di Thales in Italia non si esaurisce nel settore navale. L’azienda è infatti attiva da oltre trent’anni in numerosi ambiti strategici della difesa e della sicurezza nazionale , con una significativa base installata a bordo di piattaforme aeree, terrestri e navali italiane (dai sonar alle radio, dalla guerra elettronica ai sistemi di assistenza alla navigazione). Nel dominio terrestre e aerospaziale militare, ad esempio, Thales fornisce equipaggiamenti avionici avanzati per velivoli, sistemi di comunicazione sicuri per le Forze Armate e soluzioni all’avanguardia per la difesa CBRN (Chimiche, Biologiche, Radiologiche e Nucleari) , garantendo capacità di protezione sia per gli operatori sul campo sia per le popolazioni civili.

In parallelo, l’azienda contribuisce attivamente anche alla sicurezza pubblica e alla protezione delle infrastrutture critiche nazionali. Opera nel settore della sorveglianza di grandi hub di trasporto come gli aeroporti, basti citare la piattaforma digitale AiRise sviluppata dal team di Thales a Firenze, che rende gli aeroporti più intelligenti, efficienti e sicuri nella gestione di operazioni, dati, passeggeri e personale e fornisce soluzioni biometriche per l’identificazione e il controllo delle frontiere, grazie al centro di competenza specializzato di Torino . Tali tecnologie migliorano la gestione delle identità e dei flussi migratori, supportando le forze dell’ordine nel garantire la sicurezza sul territorio.
Nel settore dell’aviazione civile, Thales Italia vanta un ruolo di primo piano nella navigazione aerea: lo storico sito di Gorgonzola (Milano) è il centro di competenza del gruppo per i sistemi di navigazione aerea e sorveglianza non radar, e oggi i sistemi realizzati a Gorgonzola coprono oltre il 60% di quelli in servizio nel mondo , contribuendo a garantire spazi aerei sicuri per il decollo, la navigazione e l’atterraggio ovunque ce ne sia bisogno. Inoltre, presso il polo di Vergiate (Varese), Thales gestisce un centro di supporto dedicato alla manutenzione degli equipaggiamenti avionici installati a bordo di aerei ed elicotteri, al servizio di costruttori nazionali, compagnie aeree e delle stesse Forze Armate .
Infine, in ambito digitale & cyber, Thales Italia è protagonista nello sviluppo di soluzioni per la connettività e la sicurezza informatica. L’azienda detiene una posizione di leadership nella connettività mobile di nuova generazione, ad esempio supportando gli operatori nel passaggio alle eSIM e fornendo tecnologie avanzate per le reti 5G più moderne, e offre una gamma completa di servizi di cybersecurity e protezione dei dati. Grazie a competenze locali di eccellenza, Thales realizza in Italia sistemi per proteggere informazioni sensibili, identità digitali e proprietà intellettuali tramite crittografia avanzata, gestione sicura delle chiavi, tokenizzazione e soluzioni di autenticazione e controllo accessi . Questa diversificazione tecnologica, che spazia dalla difesa militare alla sicurezza civile, dall’avionica ai servizi digitali, testimonia la volontà di Thales di investire nel tessuto industriale italiano, mettendo innovazione e competenze al servizio sia della Difesa nazionale sia dello sviluppo economico e della sicurezza del Paese.
Immagini ©silvia.sperti
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